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Giornata mondiale contro l’Aids: migliorano le cure, si studiano nuovi vaccini

Giornata mondiale dell'Aids a Calcutta, India (Ansa/EPA)

Giornata mondiale dell'Aids a Calcutta, India (Ansa/EPA)

In Italia ogni tre ore c’è un nuovo contagio con il virus dell’Hiv, 3 mila i nuovi casi ogni anno, ci si infetta di più al centro-nord rispetto al sud-isole e nel 2010 quasi una persona su tre diagnosticate come HIV positive è di nazionalità straniera. Sono i dati presentati al Ministero della salute in occasione della giornata mondiale contro l’Aids che si svolge domani, primo dicembre. Nel 2010 i contatti sessuali non protetti hanno costituito l’80,7% delle nuove infezioni. Oltre un terzo delle persone con una nuova diagnosi di HIV viene diagnosticato in fase avanzata di malattia, quando il sistema immunitario è già gravemente compromesso.

GALLERY - World Aids Day: le iniziative nel mondo

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Aids: una pillola al giorno aiuta a prevenirlo

La pillola Truvada, prodotta da Gilead Sciences Inc's, utilizzata nella ricerca (Credit:AP Photo/Paul Sakuma)

La pillola Truvada, prodotta da Gilead Sciences Inc's, utilizzata nella ricerca (Credit:AP Photo/Paul Sakuma)

Con quasi due milioni di decessi nel 2008, l’Aids e il virus dell’Hiv che lo provoca sono la sesta causa di morte nel mondo, ma salgono al terzo posto se si considerano solo i paesi a basso reddito. In attesa che venga finalmente messo a punto un vaccino per proteggere la popolazione, diversi studi dimostrano che l’assunzione quotidiana di una semplice pillola di antiretrovirale da 25 centesimi di dollaro contribuisce a limitare il contagio. Continua

Giornata mondiale dell’Aids: la sfida è nella prevenzione

Credit: Ap

Credit: Ap

Un sieropositivo su 4 ignora di avere il virus. E nel nostro paese i sieropositivi hanno raggiunto quota 150.000, a fronte di più di 22.000 casi di Aids conclamato. E’ calato negli anni il numero di persone che si ammalano, sono circa 4.000 in meno l’anno, e per effetto del miglioramento nell’efficacia delle cure, e quindi della sopravvivenza, ci sono oggi molti più sieropositivi viventi. Il principale veicolo di contagio sono i rapporti sessuali non protetti. Si celebra oggi la giornata mondiale dell’Aids e i dati dell’Istituto Superiore di Sanità riferiti al 2010 tracciano questo quadro sulla diffusione della malattia in Italia.

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Aids: testata la nuova pillola per prevenire l’Hiv

Il fiocco rosso, simbolo di solidarietà (Credit: La Presse/Klaus Ti)

Il fiocco rosso, simbolo di solidarietà (Credit: La Presse/Klaus Ti)

Si chiama Truvada, è un farmaco antiretrovirale che si è dimostrato in grado di ridurre del 43,8 per cento le nuove infezioni tra gli uomini che hanno preso una pastiglia al giorno per prevenire l’Hiv, rispetto a coloro cui è stato somministrato il placebo. Continua

HIV: con il test della saliva scopri in 2 minuti se l’hai preso

Un preservativo, simbolo della lotta contro il virus Hiv

Un preservativo, simbolo della lotta contro il virus Hiv

No, tanto io non ce l’ho. Non sono mica gay o tossico. Ne sei proprio sicuro?
Sai quella biondina che ti sei rimorchiato l’altra sera? Sei certo che fosse sana come un pesce? Beh, se è un po’ che non lo fai, è il momento di fare un controllino…
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Le infezioni croniche sono tra i principali responsabili di tumori

laboratorio
Gli agenti infettivi sono responsabili di molti tumori maligni accertati in numerose parti del mondo. Questo, in sintesi, il concetto chiave emerso da 36 esperti internazionali che si sono riuniti presso l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) a Lione per valutare le potenzialità cancerogene degli agenti biologici già precedentemente individuati come cancerogeni per gli esseri umani.
Gli esperti provenienti da 16 Paesi di tutti i continenti hanno lavorato anche all’identificazione di altri tumori insieme ai meccanismi di carcinogenesi (processo che trasforma cellule normali in cellule cancerose).
Una sintesi dei primi esiti del lavoro del gruppo dello IARC è stata da poco pubblicata sulla rivista Lancet Oncology.
Dai resoconti emersi nel corso del working group si parla di una percentuale del 26 per cento di tumori maligni dovuti ad agenti infettivi nei Paesi in via di sviluppo contro solo un 8 per cento nei Paesi industrializzati. Il totale, riferendosi all’anno 2002, dei tumori maligni derivanti da infezioni è stimabile in 1,9 milioni di casi che equivalgono al 17 per cento di tutto l’insieme dei tumori maligni.
Tra gli agenti infettivi responsabili della malattia tumorale vanno citati il virus dell’epatite B, il virus dell’epatite C, il virus Epstein-Barr, il KSHV (Kaposi sarcoma associated herpes virus), HIV-1, il papilloma virus e l’Helicobacter pylori.
Per quanto riguarda i virus delle epatiti B e C è stato rilevato che essi infettano rispettivamente 300 milioni di persone e 170 milioni di persone in tutto il mondo concentrate, soprattutto, fra il continente asiatico e quello africano. In particolare questi virus danno luogo a infezioni croniche responsabili, nella maggior parte dei casi, dell’insorgenza di tumori epatocellulari e sembra anche dei linfomi non-Hodgkin. Questi sono solo alcuni esempi del potere di alcuni virus così aggressivi da dare origine in primis a infezioni croniche, e poi a malattie tumorali maligne.

“La percentuale complessiva nelle varie parti del mondo di tumori maligni causati da agenti infettivi  è stata valutata fra il 15 e il 20 per cento – spiega Antonino Carbone, direttore del Dipartimento di patologia diagnostica e laboratorio della Fondazione IRCCS Istituto nazionale dei tumori –. La percentuale di infezione correlata al cancro è più alta nei Paesi in via di sviluppo a causa della più alta prevalenza di infezione primaria con gli agenti infettivi coinvolti (es. HBV, HP, HPV e HIV) e assenza di programmi di screening per lesioni precancerose HPV-correlate. L’identificazione di nuove sedi anatomiche di cancro attribuita a questi agenti biologici significa che un numero sempre maggiore di tumori maligni è potenzialmente prevenibile”.

Aids: creata la molecola che aggredisce il virus alle spalle

(ANSA)
Ecco una nuova strategia di attacco all’Aids: colpire il virus Hiv alle spalle agendo non direttamente su di lui ma sui ‘macchinari cellulari’ della persona infettata ‘dirottati’ dal virus per replicarsi e diffondersi nell’organismo. Infatti esperti italiani hanno dimostrato, per ora su cellule in provetta, che si può bloccare l’infezione, colpendo una proteina umana chiamata DDX3, la quale suo malgrado, aiuta il virus a replicarsi.
La scoperta, pubblicata sul Journal of Medicinal Chemistry, è di ricercatori del Laboratorio di Virologia Molecolare diretto da Giovanni Maga presso l’Istituto di Genetica Molecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pavia (Igm-Cnr), in collaborazione con il Laboratorio di Chimica Farmaceutica dell’Università di Siena, diretto da Maurizio Botta.
”Si tratta sicuramente di un approccio interessante e del tutto nuovo - ha commentato il lavoro Giovanni Rezza, responsabile del Dipartimento delle Malattie infettive parassitarie presso l’Istituto Superiore di Sanità - ma di certo, anche a giudicare dalla rivista su cui è pubblicato lo studio, si tratta di una ricerca di base con potenziali ricadute solo a lungo termine; bisogna dunque rimanere cauti sul valore applicativo di questa scoperta”.
Tutti i farmaci antiretrovirali oggi disponibili hanno come bersaglio d’azione un enzima del virus stesso. I ricercatori del Cnr hanno pensato a una strategia diversa di attacco al virus, non mirando direttamente su di lui, ma sulle proteine umane che di fatto il virus ‘dirotta’ per moltiplicarsi. Infatti, all’interno della cellula infettata, il virus Hiv prende il controllo di numerosi enzimi umani, distogliendoli dalle loro normali funzioni e obbligandoli a lavorare per lui. ”Uno di questi enzimi è la proteina cellulare DDX3 - ha spiegato Maga - il cui ruolo è facilitare il flusso di informazione genetica dentro la cellula. Il virus Hiv si inserisce in questo circuito e fa sì che DDX3 trasporti solo l’informazione genetica virale, al fine di massimizzare la produzione di proteine virali a scapito di quelle cellulari”.
Quindi DDX3 è un attore essenziale per la riproduzione del virus all’interno delle cellule umane. Con questo presupposto i ricercatori del Cnr hanno messo a punto una molecola che mette knock out DDX3 e hanno visto che, cosìfacendo, l’Hiv non è più capace di moltiplicarsi e l’infezione si blocca.
”Questi risultati dimostrano, per la prima volta che un farmaco diretto contro un enzima cellulare è in grado di bloccare l’infezione da Hiv”, ha detto Maga, finora la ricerca di nuovi bersagli d’azione di farmaci anti-Hiv si concentrava esclusivamente su molecole virali.
”Questo tipo di approccio - ha detto Rezza - è interessante perché, se fosse dimostrata in vivo su animali e poi sull’uomo la sua fattibilità, potremmo un giorno avere a disposizione farmaci del tutto nuovi e contro i quali il virus molto difficilmente potrebbe acquisire resistenze”.
Si potrebbe ipotizzare di attaccare il virus su due fronti, ha concluso Rezza, con una terapia multipla a base di farmaci classici, che colpiscono il virus direttamente, e di una nuova classe di farmaci che miri invece alle proteine umane che aiutano l’Hiv.

Nobel per la Medicina per le ricerche su Hiv e Papilloma virus

Il virologo tedesco Harald Zur Hausen e i francesi Francoise Barre-Sinoussi e Luc Montagnier hanno vinto il premio Nobel 2008 per la Medicina. Lo comunica L’Accademia di Stoccolma. Il Nobel è stato assegnato a Zur Hausen per le ricerche sulle cause del tumore alla cervice. La dottoressa Barre-Sionoussi e il virologo Luc Montagnier sono stati insigniti per le scoperte sul virus dell’Aids.

Il Nobel della Medicina 2008 premia così le scoperta su due virus: l’Hiv che scatena l’Aids, e il Papilloma virus (Hpv), alcune varianti del quale sono all’origine del tumore del collo dell’utero. Entrambi colpiscono ovunque nel mondo: la maggior parte dei casi e delle morti si verificano nei Paesi in via di sviluppo.
Si stima che i casi di Aids nel mondo siano più di 33 milioni e che, fra questi, due milioni sono bambini e adolescenti che per il 90% vivono nell’Africa sub-sahariana. Il Papilloma Virus sarebbe all’origine di circa mezzo milione di casi di tumore del collo dell’utero e 250.000 morti, l’80% delle quali avvengono nel Sud del mondo.

Il vaccino che proteggerebbe da alcune forme di Papilloma Virus è stato ultimamente al centro di una polemica tra chi ne sostiene la bontà e sottolinea l’urgenza della sua adozione a tappeto e chi invece ritiene che la sua efficacia sia ancora tutta da dimostrare.

Nuovi indizi sulle origini della diffusione dell’HIV

Il virus dell'Aids

Una nuova ricerca condotta da un gruppo di scienziati americani ed europei coordinati dall’Università dell’Arizona e guidati dal biologo Michael Worobey è riuscita a stimare con maggiore precisione il periodo in cui ha iniziato a diffondersi il virus dell’HIV (Human Immunodeficiency Virus, ovvero il virus dell’immunodeficienza umana, responsabile della sindrome da immunodeficienza acquisita –AIDS). I biologi guidati da Worobey hanno infatti scoperto che il virus è comparso per la prima volta tra il 1884 e il 1924, in corrispondenza della creazione dei primi centri urbani nei Paesi dell’Africa centro-occidentale, e non dopo il 1930, come si era creduto fino a oggi.

Potendo lavorare su un frammento del gene dell’HIV prelevato da una donna di Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo, deceduta nel 1960, ha spiegato il Professor Worobey in un articolo comparso sull’ultimo numero di Nature, la sua équipe ha potuto confrontare il campione del 1960 con il più antico frammento di gene di HIV disponibile, risalente al 1959 e prelevato da un campione di sangue di un uomo sempre di Kinshasa.

Il fatto di avere a disposizione frammenti raccolti in tempi così ravvicinati ha permesso al gruppo di biologi di calcolare con maggiore precisione i tempi di evoluzione del virus, quando quest’ultimo avrebbe colpito l’uomo per la prima volta, quanto velocemente si é diffusa la malattia e quali fattori ne hanno favorito l’espansione. Valutazioni precedentemente impossibili da fare dal momento che le uniche altre sequenze del gene dell’HIV disponibili erano state raccolte negli anni ’70 e ’80, periodi che rendevano impossibile un confronto con il campione del ’59.

Infine, sempre secondo Worobey, il virus non sarebbe passato dalle scimmie all’uomo nel Camerun ma nel Congo, aiutato proprio dalla forte urbanizzazione che ha caratterizzato il Paese alla fine del 1800.

Il vaccino italiano per la lotta all’Aids passa alla fase II

Una ricercatrice al lavoro

Il futuro dell’Aids potrebbe essere legato in maniera indissolubile alla scoperta di vaccini terapeutici. Dopo i risultati positivi della fase I, è partita ufficialmente la seconda fase clinica di sperimentazione del vaccino italiano anti-Aids targato Istituto superiore di sanità (Iss). Il programma unisce i primi 128 volontari italiani, tutti sieropositivi in terapia, tra i 18 e i 55 anni. “L’obiettivo primario della sperimentazione, finanziata con 21 milioni di euro, è quello di valutare l’immunogenicità del vaccino e proseguirne la valutazione di sicurezza, già verificata nello studio di fase I, attraverso il monitoraggio dell’incidenza e della tipologia di eventuali effetti avversi - spiega Barbara Ensoli, direttore del Centro nazionale Aids dell’Iss e “madre” del siero basato sulla proteina tat - La sperimentazione vaccinale coinvolgerà in tutta Italia 10 centri clinici e 100 operatori, coordinati a Modena. I risultati sono attesi tra un anno: se tutto andrà bene potremo passare alla terza fase”. Una buona notizia che si scontra con la decisione dell’istituto statunitense per le allergie e le malattie infettive, il Niaid, che ha deciso di bloccare per motivi di sicurezza un piano nazionale che avrebbe dovuto cominciare a testare un nuovo preparato su 8.500 volontari. La sperimentazione sarebbe stata condotta da “Partnership for Aids vaccine evaluation”, un consorzio di agenzie governative statunitensi e organizzazioni finanziate con fondi pubblici.

L’efficacia di questi vaccini è purtroppo molto bassa e la malattia continua a mietere vittime: secondo le stime più aggiornate dell’Unaids, il programma congiunto delle Nazioni unite su hiv e aids, colpisce nel mondo circa 40 milioni di persone, contagia ogni anno quattro milioni e ne uccide quasi tre. A partire dal 1987 sono stati oltre 30 i “candidati” vaccini giunti a varie fasi di sperimentazione nel mondo. La fase III, quella con un gruppo più ampio di soggetti, è stata raggiunta soltanto da un paio di essi, il primo in Thailandia su 2.500 soggetti, il secondo in Usa, Canada, Portorico e Olanda e coinvolge 4.500 persone. I risultati non sono buoni: in uno dei due esperimenti, chi è stato vaccinato rischia due volte di più di infettarsi di chi ha ricevuto il placebo. Un flop da diversi milioni di dollari, se si considera che solo quest’anno i fondi pubblici americani dedicati alla ricerca contro l’Aids sono stati quasi 500 milioni di dollari (circa 350 milioni di euro). Al momento, 20 diversi farmaci anti hiv sono presenti sul mercato. Nessuno di essi riesce a curare l’Aids, il cui mercato rappresenterà una spesa di 10.6 miliardi di dollari entro il 2015, secondo una ricerca della Datamonitor.

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