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Hiv

Africa, nuove speranze dalla sanità in Rete

Il sito Global health facts
Raccogliere dati sul territorio e condividerli su internet: è un ulteriore passo nella lotta contro aids, tubercolosi e malaria in Africa e nelle nazioni in via di sviluppo. Le cifre sono quelle di uno stillicidio continuo. Se la popolazione mondiale è di sei miliardi di abitanti, 32 milioni sono infettati dal virus hiv, 14 milioni dalla tbc e più di 400 milioni di persone dalla malaria. L’ultima iniziativa è Global Health Facts: una comunità per raccogliere informazioni sanitarie da ogni Paese del mondo, ma con l’obiettivo di sviluppare strategie efficaci di prevenzione soprattutto nelle nazioni povere dove le strutture sono carenti. A differenza di altri siti, Global health presenta in modo sintetico e accessibile informazioni aggiornate non soltanto sulle malattie, ma anche sui finanziamenti per i piani di aiuto, pubblici e privati. Alcuni visionari da tempo stanno portando avanti i loro progetti per la “sanità globale”. Larry Brilliant, il medico che ha coordinato con successo il programma di eradicazione del vaiolo, sta lavorando su InSTEDD, un software per la rilevazione e il contenimento delle emergenze. Lo statistico svedese Hans Rosling ha descritto in celebri conferenze come lo sviluppo economico sia legato all’efficacia del sistema sanitario locale: la ricchezza cresce più rapidamente se un Paese ha costruito ospedali e centri di assistenza. E l’inventore del World wide web, Tim Berners-Lee, immagina che il futuro di internet sia legato alla capacità di collegare rapidamente dati economici e sociali per capire come si diffondono le epidemie: è una delle prime applicazioni del web semantico, una rete “comprensibile” per le macchine.

Una conferenza di Hans Rosling (in inglese)

Ma la sanità pubblica globale è solo una parte del complesso mosaico di iniziative su internet. Da tempo gli investitori finanziari negli Stati Uniti osservano i primi passi delle comunità di pazienti sul web: spazi dove le persone si scambiano consigli ed esperienze sulle patologie. Se alcuni si sostengono a vicenda, altri studiano la loro storia clinica e si confrontano con i medici. Come Patientslikeme, fondato da Stephen Heywood, affetto da sclerosi laterale amiotrofica. Luoghi che fanno gola alle multinazionali dei farmaci. Secondo una ricerca di Markel il 90% delle persone negli Usa affiderebbe i propri dati sanitari a un servizio web, ma si dichiara anche consapevole dei rischi per la privacy. E, di fatto, solo il 2,7% utilizza quest’opportunità. È uno scenario in rapida evoluzione: l’autorevole rivista Jama ha pubblicato uno studio sul monitoraggio di circa mille pazienti con alta pressione attraverso internet (per chiedere consigli al medico curante, fissare appuntamenti, ottenere i risultati dei test). Dopo dodici mesi la pressione di un terzo delle persone è tornata normale: secondo i medici coinvolti nel progetto, le comunicazioni informatiche sono state vantaggiose soprattutto per trasmettere i valori delle analisi e per restare in contatto con gli assistiti.

Epidemie e disastri: in arrivo la mappa hitech firmata Google

http://flickr.com/photos/gisuser/53632555/
“Rilevamento tempestivo, risposta tempestiva”: è il motto di Larry Brilliant, direttore della fondazione umanitaria Google.org, per spiegare il progetto InSTEDD, un software che permette di raccogliere notizie sulle emergenze sanitarie nel mondo, e di far circolare rapidamente le informazioni attraverso il web e gli sms. Dall’hiv alla tubercolosi, dalle inondazioni agli tsunami: InSTEDD rileva gli ultimi dati su internet di epidemie e disastri, li visualizza in una mappa, consentendo di ridurre il tempo di gestione e di intervento in situazioni di pericolo. Nel caso dell’aviaria, per esempio, le segnalazioni spontanee in Thailandia erano arrivate su internet sei settimane prima di quelle delle autorità sanitarie. InSTEDD è un’iniziativa ancora in fase di sviluppo che ha appena ricevuto 5 milioni di dollari di finanziamento. L’attesa è comunque grande perché Larry Brilliant è quasi una leggenda: con l’Oms ha portato a termine nel 1980 la campagna per l’eradicazione del vaiolo, la più temibile malattia infettiva per gli esseri umani, e sta per debellare la poliomelite.

Quello di Google.org è un progetto che sfrutterà le reti dei social network: sarà integrato con Facebook e con Twitter, un popolare sistema di microblogging. Le informazioni sulle epidemie saranno sintetizzate anche attraverso mappe tridimensionali (come Google Earth e Microsoft Virtual Earth). E sarà possibile inviarle alle persone nelle aree colpite con un servizio sms. Un progetto simile, ma meno sofisticato, è quello sviluppato dall’università di Harvard con la Healthmap.

Aids: il virus Hiv arrivò negli Usa da Haiti. Era il 1969

Il virus dell’Aids potrebbe aver fatto il suo ingresso negli Stati Uniti, via Haiti, probabilmente arrivando da una sola persona intorno al 1969. Molto prima quindi del cosiddetto “Paziente zero” atterrato dal Canada in Usa negli anni ‘80.
Il viaggio del virus assassino dall’isola del Centro America agli Usa è stato ricostruito attraverso l’analisi genetica dei ceppi virali in un lavoro pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas) da Michael Worobey del dipartimento di Ecologia e Biologia dell’Evoluzione, dell’Universita’ dell’Arizona, a Tucson.

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Giorno della ricerca sull’Hiv: cauto ottimismo per il vaccino anti-Aids

United States Department of Energy
Alla vigilia della decima giornata mondiale dedicata alla ricerca sul vaccino contro l’Hiv (il World Hiv Vaccine Awareness Day) che ricorre il 18 maggio, il New England Journal of Medicine ha ospitato un’ampia dissertazione a firma di Anthony Fauci, uno dei massimi ricercatori sui vaccini, nonché direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases di Bethesda, nel Maryland. Vaccini contro il virus, come è noto, non ce ne sono ancora. Al contrario, appare sempre più chiaro ai ricercatori che le peculiarità del virus responsabile dell’Aids - che secondo le stime più aggiornate dell’Unaids colpisce nel mondo circa 40 milioni di persone, contagia ogni anno quattro milioni e ne uccide quasi tre - impediranno sempre di ottenere un vaccino con un’efficacia paragonabile a quella degli altri vaccini.Ciononostante, “c’è ottimismo sul fatto che anche un vaccino men che perfetto possa garantire benefici sia agli individui che saranno vaccinati sia alle comunità più a rischio di contagio” scrive Fauci. La sua analisi ha concluso infatti che i tanto attesi vaccini in corso di studio (chiamati “di prima generazione”) non consentiranno all’organismo né di impedire il contagio né di eliminare il virus dalle persone già contagiate. E’ però ragionevole pensare che, al termine della lunga sperimentazione, potranno proteggere contro i danni peggiori del virus, rallentando la progressione verso la fase conclamata della malattia, ovvero l’AIDS vera e propria. Inoltre, il miglior controllo della carica virale dovrebbe anche ridurre le probabilità di contagio.

A partire dal lontano 1987 sono stati oltre 30 i “candidati” vaccini giunti a varie fasi di sperimentazione nel mondo, e circa 60 le sperimentazioni di fase I o II, come vengono classificati gli studi sull’uomo che su piccoli gruppi di volontari valutano rispettivamente la non tossicità e successivamente l’efficacia dei nuovi composti (la fase III prevede un gruppo più ampio di soggetti).

Oggi, spiega Fauci, dopo il ripetuto susseguirsi di entusiasmi e docce fredde ci sono ancora molti trial in fase avanzata, e “un gran numero di persone viene vaccinato”, ma ancora non è possibile prevedere il momento in cui il primo vaccino contro l’AIDS sarà disponibile.

Proposta per Forum: Vista l’efficacia dei farmaci, le autorità sanitarie dei paesi occidentali temono che tornino a diffondersi tra i giovani i comportamenti sessuali a rischio, perché l’AIDS non fa più paura. Qual è la vostra esperienza?

LEGGI ANCHE: Le pagine sull’AIDS sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità - le domande e risposte sul sito del Ministero della Salute - il Corso interattivo sull’AIDS della National Library of Medicine americana (in inglese) - Frontiers in AIDS Vaccine Development (video in inglese della International AIDS Vaccine Initiative, il cui sito affronta in dettaglio tutti gli aspetti legati in particolare ai vaccini contro l’HIV) - il test interattivo di autovalutazione sul vaccino (in inglese)

Virip, la proteina naturale che promette bene contro l’Hiv

Si chiama Virip, è presente in abbondanza nel sangue e potrebbe diventare una potente arma contro il virus Hiv. Secondo uno studio pubblicato sul numero di oggi della prestigiosa rivista Cell, questo ingrediente naturale del sangue umano ha la capacità di bloccare il virus Hiv-1 impedendogli di infettare le cellule e quindi di moltiplicarsi.
Il nome è una sigla che sta per Virus inhibitory peptide: si tratta appunto di un peptide (una piccola proteina) che con lievi modifiche alla struttura chimica diventa addirittura di due ordini di grandezza più potente. Secondo Frank Kirchhoff e i suoi colleghi dell’Università tedesca di Ulm, che hanno pubblicato la ricerca, il Virip e i suoi derivati si sono dimostrati efficaci anche nei confronti dei ceppi di Hiv-1 resistenti ai farmaci, e per questo appaiono “molto promettenti per ulteriori sviluppi clinici”.
Secondo le ultime statistiche dell’Organizzazione Mondiale della Sanità il virus dell’Aids ha causato circa 4 milioni di nuove infezioni nel mondo nel solo 2006, con 3 milioni di morti. Questo non è il primo composto naturale che si mostra attivo nel contrastarlo, ma la sua importanza sta nel fatto che sempre più spesso il virus si dimostra capace di mutare, e di acquisire la capacità di resistere ai molti farmaci messi a punto in questi anni (una ventina, complessivamente), per cui la possibilità di scegliere caso per caso un diverso approccio terapeutico è fondamentale. “È utile avere numerose classi farmacologiche diverse perché i virus resistenti a più farmaci fanno sempre più spesso la loro comparsa” spiega Kirchhoff. “In alcuni paesi industrializzati la resistenza è già un problema grave”.

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