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Dodici atomi per fare un bit? Roba a non crederci. E fidatevi di quello che vi dico anche se magari non sapete nemmeno cos’è un bit e vi sentite spaesati come Marty McFly davanti agli 1,21 gigowatts del dottor Emmett Brown in Ritorno al futuro. Fidatevi e pensate che questa notizia potrebbe cambiare radicalmente lo scenario dello storage, quella branca dell’informatica che si occupa dell’archiviazione dei dati. Nel futuro, per dirla senza troppi giri di parole, avremo dispositivi in grado di archiviare milioni di dati in unità piccole, piccolissime. Roba che l’hard disk sembrerà a confronto un oggetto preistorico. Continua

credits: IBM
Anche quest’anno, puntualmente, IBM ha deciso di chiudere l’anno delineando il futuro prossimo della tecnologia con 5 innovazioni che, di qui al 2017, potrebbero cambiare radicalmente il nostro modo di vivere.
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una riproduzione del nuovo 3D Transistor Tri-Gate - credits: Intel
“Le prestazioni dei processori, e il numero di transistor ad esso relativo, raddoppiano ogni 18 mesi.” Molti l’avranno riconosciuta, è la cosiddetta Legge di Moore, coniata da Gordon Moore, impenditore informatico e attuale presidente onorario di Intel. Più che una legge è una mera considerazione ma, a giudicare dallo sviluppo che la tecnologia informatica ha seguito fino ad oggi, si è rivelata sorprendentemente azzeccata. Quello che Moore però non aveva calcolato (era il 1965 dopo tutto) era che l’aumento delle prestazioni avrebbe raggiunto un livello tale da avvicinarsi al limite dimensionale di 7 nanometri oltre il quale è impossibile spingersi, almeno con le tecnologie in uso oggi. Per questo, Intel e IBM (soprattutto) stanno cercando una strada alternativa per aggirare il problema.
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Il floppy disk (1967)
Only the strong survive dice un vecchio ritornello molto in voga nei paesi anglosassoni, come dire che solo i più forti sopravvivono in questo mondo difficile. Figuriamoci poi in un settore come quello delle nuove tecnologie, dove le aziende nascono e muoiono come meteore.
Ecco, fra i “forti” del mondo hi-tech c’è di sicuro IBM, la società più longeva dell’Information and Technology: lo dimostrano i 100 anni appena festeggiati ma soprattutto le centinaia di migliaia di brevetti che hanno fatto di Big Blue la società più innovativa del mondo (negli ultimi 18 anni nessuno ha fatto di meglio lei, nemmeno Google).
In questa photogallery abbiamo voluto ripercorrere un secolo di storia della società attraverso le sue grandi invenzioni. Continua

Io a questa cosa dell’eterna lotta fra uomo e macchina non ci ho mai creduto. Devo ammettere, però, che da quando ho visto su YouTube il video dell’ultima puntata di Jeopardy! ho iniziato a guardare il mio laptop con occhi diversi. Continua
Mars, IBM e Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti: difficile immaginare cosa possano avere in comune queste tre entità. Ebbene, dirigenti pubblici e privati dei tre gruppi hanno deciso di intraprendere un progetto milionario allo scopo di decodificare il genoma del cacao.
Analizzando i 400 milioni di geni che formano il seme dell’albero di cacao, i ricercatori coinvolti nell’iniziativa sperano di trovare un modo per proteggere i raccolti da malattie e parassiti, garantendo quindi output di produzione maggiori. Lo scopo di Mars, invece, è quello di rintracciare il o i geni che determinano il sapore nel DNA del cacao, in modo da migliorare il gusto definendo in maniera scientifica la quantità di zucchero da mescolare alla polvere nera.
Tuttavia, i dirigenti di Mars preferiscono non rispondere quando viene chiesto loro se tra gli obiettivi del progetto vi è anche quello di creare cioccolato geneticamente modificato (che i giornali americani già definiscono Frankencocoa) e se, eventualmente, credono che i consumatori possano essere disposti ad assaggiare cacao transgenico.
Per attenuare le polemiche, i rappresentanti del Dipartimento dell’Agricoltura ribadiscono che lo studio del genoma del cacao servirà a trovare un rimedio per le perdite (quantificabili in circa 700 milioni di dollari all’anno) registrate soprattutto negli Stati dell’Africa occidentale a causa della siccità. Inoltre, chiariscono che i risultati della ricerca saranno resi pubblici, quindi accessibili anche dai concorrenti di Mars. Tuttavia, resta difficile immaginare che la casa di Twix e M&M’S abbia investito 10,5 milioni di dollari in ricerca senza chiedere nulla in cambio.
Roadrunner
Un team di scienziati dell’IBM, sotto contratto per le forze armate americane, ha costruito Roadrunner, il supercomputer più veloce del mondo, in grado di effettuare di 1.026 quadrilioni (un Petaflop, cioè un milione di miliardi) di operazioni al secondo utilizzando gli stessi processori Cell che sono alla base della console PlayStation 3 di Sony.
IBM, infatti, è stato insieme a Toshiba, partner di Sony nel progetto Cell, che aveva come obiettivo non solo la nuova console per i videogiochi ma tutta una serie di nuove applicazioni sia a livello consumer che professionale. All’interno di Roadrunner (che occupa una superficie di oltre un chilometro quadrato ed è costato 133 milioni di dollari) ci saranno 12.960 processori Cell, per un totale di 116,640 chip tra cui anche gli Opteron di AMD.
Roadrunner ha battuto il precedente record di calcolo che apparteneva a Blue Gene ed era pari a “solo” 360 teraflops (cioè meno di un terzo). Per gli scienziati, la barriera del Petaflop rappresenta un successo estremamente ambizioso, raggiunto per altro in anticipo su quelle che erano le previsioni. Con Roadrunner sarà possibile effettuare calcoli complessissimi in un tempo estremamente ridotto. Secondo la National Nuclear Security Administration, infatti, se tutti i sei miliardi di abitanti della Terra utilizzassero delle calcolatrici 24 ore al giorno, tutti i giorni, impiegherebbero 46 anni a fare quello che Roadrunner può fare in un solo giorno.
Tra i primi utilizzi per Roadrunner ci saranno progetti scientifici come lo studio dei cambiamenti climatici, anche se l’obiettivo principale per cui è stato costruito è la valutazione corretta del funzionamento dell’arsenale di armi nucleari americane: il computer sarà infatti in grado di simulare il comportamento delle testate atomiche nelle frazioni di secondo immediatamente successive all’esplosione.
Con ogni nuova evoluzione dei supercomputer, gli scienziati stanno arrivando sempre più vicini a simulare la realtà fisica: negli ultimi 11 anni la potenza di calcolo è aumentata più di mille volte e IBM ha già individuato il prossimo obiettivo, cioè l’Exaflop (un miliardo di miliardi di calcoli al secondo), poi lo Zettaflop, lo Yottaflop e lo Xeraflop.
La rivoluzione di Roadrunner, però, è che fino ad oggi le nuove scoperte del supercomputing andavano successivamente a potenziare le tecnologie dirette ai consumatori. Il nuovo supercomputer di IBM rappresenta la prima volta che questa tendenza si inverte e una tecnologia nata per i consumatori viene in seguito utilizzata anche a livello industriale/militare.
Il processore Cell di PS3

800.000 computer sparsi ai quattro angoli del pianeta sono stati messi in rete per provare a sconfiggere il cancro. Potenza del network o, meglio, del grid-computing, il sistema distribuito di computer domestici che mettono a disposizione la loro potenza per risolvere calcoli complicati. “Help Conquer Cancer” è il nome dell’iniziativa lanciata da alcuni ricercatori canadesi e supportata dal “World Community Grid“, la più vasta griglia di calcolatori esistente, sviluppata da IBM per scopi benefici e già utilizzata per studiare i cambiamenti climatici in Africa o il virus dell’Hiv.
L’Università di Toronto spera in questo modo di dare un’accelerata alla ricerca sul cancro, analizzando in meno di due anni una mole immensa di dati a disposizione: oltre 86 milioni di immagini di proteine spesso ricollegate alla nascita dei tumori. Per un normale laboratorio sarebbe necessario un lavoro di circa 160 anni, spiegano i ricercatori per dare il senso dell’iniziativa. “Sappiamo che la maggior parte dei tumori sono causati da proteine difettose, ma abbiamo bisogno di capire meglio la funzione specifica di queste proteine e come interagiscono con il corpo”, sottolinea Igor Jurisica dell’Ontario Cancer Institute. “Dobbiamo inoltre scoprire quali sono le proteine che ci permettono di diagnosticare il cancro prima che appaiono i sintomi. Solo in questo modo avremo la possibilità di curare la malattia e, in potenza, bloccarla del tutto”.
Ad ogni modo, chiunque può contribuire al progetto mettendo a disposizione la potenza del proprio computer domestico. Per aderire all’iniziativa basta diventare membri del World Community Grid, magari dopo aver prima dato un’occhiata alle FAQ.

In Italia si sente parlare solo di Second Life. Ma in rete ormai è tutto un proliferare di universi virtuali in 3D, altrettanto affollati e promettenti. Si pensi che all’ultimo Virtual Worlds Expo di San José ne sono stati presentati una trentina (qui una guida rapida in italiano). Altri ancora, come il super-chiacchierato Second Earth di Google, potrebbero presto arrivare, inaugurando l’era del world wide web immersivo e a tre dimensioni.
Quanto basta, però, a far nascere un problema non da poco. Attualmente, ogni singolo mondo rappresenta un’esperienza chiusa in se stessa: non è possibile, ad esempio, spostare il nostro avatar (magari costruito con tanta pazienza) da un universo all’altro.
E’ per questo che IBM e Linden Lab (l’azienda proprietaria di Second Life) hanno iniziato a lavorare su un sistema aperto che consenta agli utenti di creare avatar universali, in grado cioè di poter migrare liberamente da un metamondo all’altro. Si tratterebbe di una sorta di passaporto digitale contenente tutte le informazioni (aspetto fisico, dati personali, memoria) del nostro alter-ego virtuale. Una scommessa non da poco, considerato che per anni si è provato a creare una password unica per i nostri account online, senza alcun successo.
Sempre a proposito di Second Life, dal Giappone arriva poi la notizia di un’interfaccia di controllo remoto in grado di gestire l’avatar senza mouse o joystick, ma con la sola forza del pensiero. Un altro passo verso una più completa identificazione tra la nostra identità reale e quella virtuale?
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