
Rod Beckstrom, Ceo di Icann (AP Photo/Ahn Young-joon)
Internet è una comunità. E come tutte le comunità ha le sue autorità. Una di queste – denominata Icann (letteralmente Internet Corporation for Assigned Names and Numbers) – si occupa da oltre dieci anni di gestire gli indirizzi della Rete.
Non è un affare da poco. E lo si è capito una volta di più la scorsa notte a Seul, quando l’Icann ha preso una decisone che può tranquillamente definirsi storica: la possibilità di utilizzare domini web con caratteri diversi da quelli latini. Da oggi in poi, in pratica, la Rete si popolerà di indirizzi scritti in cinese ad esempio, ma anche arabo, coreano, giapponese, geco, indi o cirillico.
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Niente indirizzo Internet per i siti porno. Lo ha deciso oggi l’Icann (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), l’ente non profit che gestisce i domini generici di primo livello (e cioè .com o . net, per esempio) e quelli dei Country code Top level domain (tradotto in italiano: .it per l’Italia o .fr per la Francia). L’Icann, che si è riunita a Lisbona, ha infatti bocciato per la terza volta la proposta di creare indirizzi Internet .Xxx. La decisione ha suscitato ulteriori polemiche: il problema è infatti solo apparentemente tecnico.
I sostenitori del dominio XXX sostengono che in questo modo sarebbe possibile per l’utente identificare immediatamente il tipo di sito e i contenuti che lo stesso propone. I navigatori avrebbero così la possibilità di scegliere in maniera più consapevole se accedere o meno a un sito porno. Il fronte del no accomuna, curiosamente, alcune organizzazione religiose e una parte dell’industria del porno. Le prime ritengono che il dominio .Xxx rischierebbe di dare maggiore visibilità ai siti porno, i secondi ne temono la ghettizzazione. Inoltre assegnare domini .Xxx, secondo alcuni critici del progetto, avrebbe significato stravolgere il ruolo dell’Icann, chiamato a decidere nel merito dei contenuti che i singoli web propongono. Vedere, e poi decidere, se assegnare il .Xxx.
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