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ictus

Ictus, ecco il gene sentinella

(LaPresse)

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di Daniela Mattalia

Intanto, qualche cifra. L’ictus è la terza causa di morte al mondo, 1 decesso su 10 è provocato da questa patologia, che ogni anno uccide oltre 6 milioni di persone (ogni 40 secondi un individuo viene colpito da ictus). Questo fa capire perché è importante la scoperta di un gruppo internazionale di scienziati, cui hanno contribuito ricercatori italiani dell’Istituto neurologico Carlo Besta e dell’Istituto Mario Negri, entrambi a Milano (lo studio, pubblicato su _Nature genetics_, è stato condotto dall’International Stroke genetics consortium).
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Il rischio ictus divide l’Europa: a est si muore di più

Colpisce il cervello (Foto: Flickr)

Colpisce il cervello (Foto: Flickr)

L’ictus, evento cerebrovascolare dovuto a ischemia o a emorragia, è la terza causa di morte nel mondo, dopo l’infarto e il cancro. Ogni anno circa 15 milioni di persone nel mondo sono colpite da ictus: 5 milioni muoiono e altri 5 sopravvivono con lesioni permanenti e necessità di assistenza costante. Inoltre il progressivo invecchiamento della popolazione e l’aumento di fattori di rischio come l’obesità, il diabete e l’ipertensione, fanno pensare che l’incidenza dell’ictus sia complessivamente destinata ad aumentare.

Queste le premesse di uno studio appena pubblicato sull’European Heart Journal, che ha passato al vaglio i dati sulla mortalità dell’ictus in 39 paesi in Europa e Asia Centrale, rivelando l’esistenza di una grande disparità tra Est e Ovest. Continua

Caffè e fumo: una notizia buona e una cattiva

Abbinamenti pericolosi? (Foto: Flickr)

Abbinamenti pericolosi? (Foto: Flickr)

Quale volete per prima? Quando si tratta di fumo e caffè di solito le notizie non sono mai buone, quindi cominciamo da quella cattiva, dal momento che siamo già abituati a riceverne: il fumo, anche passivo, è legato a un più alto rischio si sviluppare il diabete di tipo 2. Continua

Se l’iPad aiuta i medici a valutare l’ictus

Credit: Ansa

Credit: Ansa

Costa solo 2,99 dollari, si scarica da iTunes e ha ottenuto una media di 4 stelle e mezzo nei 47 giudizi finora assegnati dagli utenti. Questa volta però non si tratta di un simpatico giochino, ma di un’applicazione per iPhone, iPod touch e iPad che ha uno scopo decisamente serio: aiutare i medici a riconoscere e valutare l’ictus. Continua

Aneurisma cerebrale, primo passo verso una prevenzione efficace

Prevenire l'aneurisma cerebrale

Un importante risultato per la possibile prevenzione dell’aneurisma cerebrale, la rottura spesso fatale dei vasi sanguigni che colpisce mezzo milione di persone all’anno nel mondo, è stato raggiunto presso la statunitense Università di Yale da un gruppo internazionale di ricercatori guidati da Murat Gunel, professore di neurochirurgia e neurobiologia, e da Richard Lifton, esperto di genetica. Come sottolinea il loro studio, pubblicato da Nature Genetics, l’ictus è la terza causa di morte su scala mondiale, e l’aneurisma intracranico ne è una delle origini, che agisce mediamente intorno ai 50 anni, ma di solito in assenza di sintomi che lo facciano presagire. La scansione del genoma di più di 2mila soggetti sofferenti di aneurisma cerebrale (distribuiti tra Finlandia, Paesi Bassi e Giappone, in modo da garantire maggiore attendibilità allo studio) e di 8mila soggetti sani, ha dunque permesso di scoprire, tramite il confronto tra i due gruppi, tre segmenti cromosomici nei quali variazioni genetiche comuni possono giungere a triplicare il rischio di aneurisma cerebrale. La scoperta è essenziale per disporre in futuro di test di screening necessari a identificare tempestivamente centinaia di migliaia di soggetti a rischio, che oggi i medici sono costretti a curare solo dopo che il danno si è ampiamente prodotto. E sarà possibile puntare a nuove terapie che potrebbero rinforzare i vasi sanguigni nel cervello evitandone la rottura. Nell’aneurisma cerebrale sono infatti coinvolte variazioni nel gene SOX17, noto per il ruolo determinante che svolge nel primo sviluppo delle cellule endoteliali. Come spiega Gunel, le variazioni in questione possono cioè interferire, nei soggetti geneticamente predisposti, con la capacità di produrre cellule che riparano le lesioni ai vasi sanguigni, e rappresentano pertanto la direzione in cui deve muoversi la ricerca per mettere a punto strategie di prevenzione adeguate alla natura dei mutamenti genetici e biochimici che causano questa patologia cerebrale.

Infarto e ictus, ecco perché colpiscono di più al risveglio

Sveglia
Le prime ore della giornata, che per molti sono quelle più produttive, statisticamente sono anche quelle maggiormente funestate dagli attacchi di cuore, e non solo. Ora un gruppo di cardiologi della statunitense Emory University School of Medicine di Atlanta è in grado di spiegarne le ragioni, illustrate nel corso dell’ultimo convegno dell’American Heart Association tenutosi a New Orleans. Responsabili del fenomeno sono le cellule endoteliali, che servono da interfaccia tra il sangue e le arterie controllando il tono arterioso e aiutando a prevenire i pericolosi coaguli di sangue all’origine delle due patologie. In particolare, le cellule endoteliali progenitrici, che derivano dal midollo osseo, sono molto importanti per il funzionamento dei vasi sanguigni, trattandosi essenzialmente di cellule staminali che, benché il loro ruolo non sia ancora del tutto chiaro, sembra contribuiscano a rimpiazzare le cellule endoteliali laddove si producano delle lesioni e a costruire nuovi vasi nelle aree prive di adeguata irrorazione sanguigna. Il gruppo di cardiologi statunitensi, guidato da Ibhar Al Mheid, ha quindi esaminato per un giorno intero, a intervalli di quattro ore, 12 volontari di mezza età in buona salute, scoprendo rispettivamente dalla misurazione della pressione e dall’analisi del sangue, prelevato alle quattro del mattino (ora in cui la pressione non è stata misurata), che tanto la funzione endoteliale, ovvero la possibilità per i vasi sanguigni di rilassarsi, quanto la capacità di crescita delle cellule endoteliali progenitrici, raggiungono il loro picco a mezzanotte, per poi declinare nelle ore successive, fino a creare così le condizioni di rischio di infarto e ictus che agiscono nelle prime ore del mattino. In attesa di ulteriori studi, l’ipotesi avanzata da Al Mheid per spiegare questa dinamica temporale è quella dell’esistenza nel cervello di una specie di orologio circadiano innato, che già altri scienziati hanno scoperto condizionato dalla luce, dal buio e dalle attività quotidiane, e che in questo caso potrebbe guidare le variazioni cicliche riscontrate nella funzione endoteliale e nelle cellule endoteliali progenitrici.

La salute nel mondo, tra ineguaglianze e inefficienze

Bimbi africani

È di qualche giorno fa la pubblicazione della World Health Organization del “Rapporto sulla salute degli abitanti del pianeta”, che fornisce dati precisi su morti, malattie, infortuni in base a nazionalità, età, sesso e reddito del paese e una proiezione sui decessi e il peso delle malattie che ogni singolo paese dovrà affrontare da qui al 2030.
La relazione parla ancora una volta delle disuguaglianze nella salute, nell’accesso alle cure e nei costi dell’assistenza e dell’enorme differenza nella speranza di vita tra i paesi più ricchi e quelli più poveri: essa supera i 40 anni. Dei 136 milioni di donne che partoriranno quest’anno, più di un terzo non riceveranno alcun tipo di assistenza medica né durante il parto né dopo, il che significa mettere in pericolo la loro vita e quella dei loro bambini.
La situazione mondiale della salute è allarmante: le 10 cause principali di morte dipendono da più di 130 tra malattie, infortuni e disabilità. La situazione africana quella più impressionante: ogni 10 bambini che muoiono di malaria nel mondo, 9 sono appunto africani. Stessa cosa per l’AIDS: 9 bambini su 10 che nel mondo muoiono di AIDS sono africani. Inoltre, la metà dei bambini nati ogni anno in Africa muoiono di diarrea o di polmonite.
Lo scenario mondiale vede al solito una netta distinzione tra i paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo: nei primi le principali cause di decesso sono infarto, ictus, cancro al polmone, polmonite e asma bronchiale, mentre nei secondi si muore soprattutto per polmonite, infarto, diarrea, AIDS e ictus.
Il rapporto riferisce anche i dati sulla differenza fra sessi nei rischi di mortalità: gli uomini di tutto il mondo tra i 15 e i 60 anni hanno un rischio molto più alto rispetto alle donne di morire per un infarto o per morte violenta.
Per quanto riguarda invece la depressione i dati riferiscono che essa colpisce in tutto il mondo le donne del 50 per cento in più degli uomini, mentre l’alcolismo è tra le prime 10 cause di disabilità.

Russare aumenta il rischio di malattie cardiovascolari: i consigli per sonni tranquilli

http://flickr.com/photos/icyfrance/177645680/
Russare in modo sonoro è un disturbo da affrontare seriamente, che non va affatto ridotto ai problemi di convivenza che può generare con il partner e i familiari. Lo conferma uno studio pubblicato da Sleep, la rivista dell’ Accademia statunitense di medicina del sonno, condotto da alcuni medici della Semmelweis University di Budapest. I questionari sottoposti a un campione statisticamente significativo di 12.643 soggetti hanno rivelato che il disturbo in questione, rispetto a quanti non ne soffrono, fa lievitare del 40 per cento le probabilità di ipertensione, del 34 per cento quelle di infarto del miocardio e del 67 per cento il rischio di ictus, con conseguente incremento del ricorso alle strutture sanitarie per effettuare visite d’emergenza e ricoveri. Russare in modo più lieve e impercettibile si associa invece a una più accentuata tendenza all’ipertensione solo tra le donne. La patologia, che nei casi gravi sfocia nella sindrome delle apnee ostruttive nel sonno, si può manifestare in modo più accentuato con il passare degli anni, benché tra gli uomini declini superata la soglia dei 70. Tra i molti fattori che la favoriscono, rientrano il sovrappeso, il fumo, l’alcol, la gravidanza e l’uso di farmaci. L’Accademia statunitense ha pertanto realizzato un sito internet nel quale, oltre alle informazioni sui disturbi del sonno e le terapie disponibili, vengono forniti 16 consigli per trascorrere ore notturne realmente tranquille, tra i quali quelli di non rimanere a letto se non ci si è addormentati entro venti minuti, e di stare alla larga dai sonniferi (o quanto meno di impiegarli con cautela).

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