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Un'immagine di The Eternity Clock - Credits: Supermassive Games / BBC
Sbucano su Twitter le immagini di The Eternity Clock, il primo gioco dedicato alla serie televisiva Doctor Who a sbarcare su console. Esistono da tempo infatti diverse avventure grafiche dedicate al Dottore, relegate però al solo mondo pc. The Eternity Clock sarà disponibile invece anche per PlayStation 3 e Vita e segnerà l’inizio di una trilogia. Continua

Un’immagine del gioco - Credits: Nintendo
Da giocatore vecchio stampo, non ho mai avuto una particolare simpatia per il Wii. Riconosco che ha inventato un modo diverso di divertirsi, portando i videogame a un pubblico vergine e vastissimo. Nintendo ne ha venduti a milionate doppiando la concorrenza, quindi evidentemente ha ragione lei. Ma le (sopravvalutate?) potenzialità della macchina sono state gettate alle ortiche spesso e volentieri: pochi titoli hanno saputo fare qualcosa di decente con il Wii e la quantità di robaccia in catalogo rispetto alle altre console è sconsolante. Continua

Un'immagine del gioco - Credits: Capcom
Il nuovo video dell’atteso Resident Evil: Operation Raccoon City fa la sua figura: movimentato, spettacolare e violento, è praticamente un cortometraggio d’azione vero e proprio (attenzione, potrebbe rivelarsi inadatto agli stomaci più sensibili). Continua

Un artwork del gioco - Credits: Nintendo
Chi non conosce The Legend of Zelda? La serie è nata nel lontano 1985 e non c’è appassionato di videogame che non abbia giocato almeno un capitolo, e ancora oggi quando ne esce uno nuovo è un evento. Il motivo? Tutta la saga racchiude una cura e un amore infiniti da parte degli sviluppatori di Nintendo. Skyward Sword per Wii non fa eccezione. Anzi, è uno dei migliori episodi mai visti. Continua

Un'immagine del gioco - Credits: Bethesda Softworks
Prendete il mitico Oblivion, uno dei migliori giochi di ruolo degli ultimi anni, dategli un’ambientazione nordica in stile Beowulf e confezionate il tutto con dei nemici grandi, grossi e parecchio arrabbiati: i draghi. Il risultato finale è The Elder Scrolls V: Skyrim, titolo attesissimo di questo fine 2011 che, diciamolo subito, non delude le aspettative e anzi si dimostra uno dei migliori action rpg apparsi finora nella galassia dei videogame. Continua

Un'immagine del gioco - Credits: Ubisoft
Ed eccoci al gran finale: si chiude la mini-saga di Ezio Auditore, il killer fiorentino che si è imposto come uno dei personaggi più interessanti degli ultimi anni. Assassin’s Creed: Revelations ripropone la fortunatissima formula della serie, che miscela in modo unico combattimenti, omicidi furtivi, acrobazie e una trama intrigante. Continua

Dopo qualche anno trascorso nel sottobosco del mercato dell’hi-tech è arrivato anche il loro momento. Le cornici digitali sono divenute l’ultima moda dell’imaging casalingo, e c’è chi già scommette in un’esplosione nel mercato di massa entro i prossimi tre anni. Del resto, non ci vuole molto a capire perché questo genere di gingillo elettronico possa riscuotere successo. In fondo l’idea di un dispositivo che in qualsiasi posto e in qualsiasi momento sia in grado di mettere in bella mostra tutte le foto delle vacanze al mare o dell’ultimo viaggio all’estero è qualcosa che può piacere a molti. In sostanza si potrebbe dire che la cornice digitale sta al mondo della fotografia come il lettore mp3 sta a quello della musica. E poi, questi prodotti hanno di fatto risolto quello che era stato finora il problema principale della fotografia digitale: la dipendenza dal pc.

Ma come funzionano? Esteticamente parlando siamo di fronte a normali portaritratti (in commercio ce ne sono di tutti tipi, in plastica, in metallo in vetro o in legno) che si attaccano però alla presa di corrente. La vera differenza sta nel caricamento delle foto, che nel caso delle cornici digitali è affidato alle ormai diffusissime schede di memoria o ai pratici cavetti Usb. Una volta riversati i file di immagine nella cornice, all’utilizzatore non resta che configurare i parametri di visualizzazione: si può per esempio impostare il tipo di presentazione, il tempo di permanenza di ogni singola foto sullo schermo, la luminosità, il contrasto, o decidere di far accendere o spegnere il dispositivo automaticamente in base a orari prestabiliti.
Un video, in inglese, mostra come scaricare le foto dalla macchina alla cornice digitale.
Alta tecnologia? Macché. Sul piano strettamente tecnologico, le cornici digitali non sono oggetti particolarmente evoluti e per le quali valga la pena stare a cercare il pelo nell’uovo. Tuttavia vi sono una paio di elementi che vanno comunque considerati prima dell’acquisto. Il più importante è quello della risoluzione: maggiore è il numero di punti che possono essere visualizzati sul display, migliore sarà la definizione delle immagini. In via indicativa, si può dire che i i 720 x 480 pixel rappresentano già un livello di risoluzione più che sufficiente. In secondo luogo non va trascurata la possibilità di disporre di un buon set di comandi per la regolazione del contrasto in base alla luminosità presente; trovandosi a operare sia di giorno che di sera, infatti, le cornici digitali devono avere un’illuminazione regolabile in lungo e in largo in modo che l’immagine sia sempre incisiva a prescindere dalle condizioni di luci presenti. Infine, è sempre meglio che il nostro portafoto elettronico sia capace di adattare in modo automatico le foto in base alle dimensioni del display, onde evitare distorsioni o eccessivi rimpicciolimenti.

Non solo foto. Gli ultimi modelli aggiungono poi alle classiche funzionalità di “slide show” altre risorse utili. Ad esempio i video, che – al pari delle foto – una volta caricati possono essere riprodotti in modo automatico, o il lettore Mp3, che permette di accompagnare le presentazioni con un sottofondo musicale. Per qualche euro in più, infine, possono essere acquistati modelli con supporto Wi-Fi e Bluetooth, in grado di essere caricati (o scaricati) senza bisogno di connessioni via cavo o di operazioni di travaso sulle memory card.
Sul mercato. Fra i primi ad aver fiutato le potenzialità delle foto digitali in cornice c’è sicuramente Philips, che già da un paio d’anni ha a catalogo la sua personalissima collezione di digital frames (prezzi intorno ai 200 euro), disponibili in versioni da 7 e 9 pollici con cornici colorate intercambiabili. Decisamente agguerrita è anche Kodak, che dietro l’egida Easyshare ha radunato una famiglia di cinque modelli da 7 a 10 pollici con schermo Lcd e lettore Mp3, disponibili anche in versione Wi-Fi per il caricamento wireless delle fotografie. I prezzi in questo caso vanno da 109 a 269 euro. Si è unita al treno anche Hp la cui – per il momento unica - portacolori si chiama df750 Series Digital Picture Frame, una cornice da 7 pollici e 800 x 480 pixel di risoluzione che integra un lettore di schede di memoria 4 in 1 e un lettore di Mp3 e di video. Un’alternativa interessante è infine quella offerta da Parrot, che con il suo Photo Viewer 7 (circa 200 euro) mette sul piatto un portafoto digitale con un sistema di caricamento senza fili basato su Bluetooth.

Rose, orchidee, tulipani: sono milioni le immagini di fiori su internet, ma ogni popolo le chiama con la sua lingua. Per non parlare degli ideogrammi cinesi o dell’alfabeto indiano. Un patrimonio che rischia di non essere accessibile a tutti. Come fare per scoprire rapidamente le traduzioni e sfogliare sul web un album fotografico immenso, dal Giappone all’Estonia? I ricercatori dell’università di Washington hanno avuto un’idea: Panimages, un motore di ricerca in cui basta scrivere la parola “fiore” per trovare fototografie in altre lingue, come cinese, francese, tedesco. È, insomma, la chiave d’accesso a una collezione globale di immagini di paesaggi, persone, città.
Dalla lingua degli indiani cheyenne all’esperanto, dalle arcane sillabe in hmong ai dialetti italiani come piemontese e siciliano: sono trecento le lingue di Panimages e 2,5 milioni le parole memorizzate nella sua banca dati. Un sistema che può aiutare le minoranze linguistiche a esplorare internet perché rende accessibili le immagini etichettate in inglese, l’idioma più utilizzato sul web. Il progetto è in crescita: ogni utente può partecipare aggiungendo nuove traduzioni, creando così un vocabolario condiviso. Le immagini sono raccolte dagli archivi di Google e dalla community di fotoamatori Flickr.

Da una folla di fotografie, testi e icone alla semplicità di pochi elementi: è una tendenza che negli ultimi anni si è diffusa su motori di ricerca, siti web e pubblicità online. Ora è confermata ulteriormente da un recente studio dell’università del Missouri: in una pagina web meno immagini trasmettono all’utente più informazioni. I ricercatori hanno chiesto ad un campione di persone di scegliere tre figure da un gruppo di sei e da un altro di ventiquattro. Nel primo caso ha ricordato il senso delle immagini il 99% degli individui, nel secondo caso l’89%. Vincono, insomma, quelle che John Maeda, designer al Media lab del Mit, chiama “leggi della semplicità“.
L’ergonomia dei siti è una chiave di successo importante, come spiega Sebastiano Bagnara, docente di psicologia cognitiva a Siena: “Esistono diversi approcci: lo user centered design, per esempio, significa progettare il sito in base alle conoscenze e ai desideri dell’utente”. Continua Bagnara: “Per esempio, Google è ottimizzato per un visitatore che ha bisogno di informazioni. L’elemento principale della pagina web è il motore di ricerca. Un giornale online invece è ideato per una persona che vuole conoscere le ultime notizie, con molti contenuti accessibili dalla home page”.

Flickr è sempre meno solo. Dopo Getty Images il celebre sito per la condivisione delle foto dovrà guardarsi le spalle da un nuovo rivale, capitanato niente meno che da Bill Gates: Corbis. La società, una delle agenzie fotografiche più famose del mondo, si era finora limitata ad operare nel mercato delle immagini professionali di altissima qualità, dalla cui vendita, spiega in questo articolo il New York Times, ha ricavato fino a oggi circa l’85% del suo flusso di cassa. Poco a che vedere, dunque, con la libera circolazione dei contenuti e coi paradigmi del web 2.0, del quale proprio Flickr è da sempre una delle espressioni più riuscite.
Da oggi però, e qui sta la notizia, anche la società fondata nel 1989 da Mister Microsoft si apre ai contenuti generati dagli utenti. Lo fa con un sito nuovo di pacca – SnapVillage – che permetterà di fatto a tutti gli utenti, professionisti o fotoamatori che siano, di inviare le proprie fotografie. Il vantaggio, rispetto a Flickr, sarà dato dalla funzionalità “microstock” del servizio, che consentirà in pratica a tutti gli iscritti di vendere online le proprie foto, decidendone il costo, da 1 a 50 dollari. All’acquisto, Corbis corrisponderà al fotografo il 30 per cento del prezzo stabilito, attraverso una normale transazione via Paypal.
Come si può facilmente notare facendo un giro sulla versione beta del portale, SnapVillage sfrutta tutti i punti di forza del web 2.0, dai tag ai commenti fino alla navigazione per categorie. Non poteva mancare la possibilità di visualizzare le immagini col maggior indice di gradimento, le più “snappy” per usare lo stesso linguaggio del sito.
Cos’abbia spinto Corbis a gettarsi nella mischia del web sociale lo fa capire senza mezzi termini Gary Shenk, presidente di Corbis, che proprio al New York Times ha rivelato: “In questo mercato stiamo assistendo a un processo di cannibalizzazione. Possiamo lasciare che ci consumi oppure diventarne parte”. Come a dire: o il web 2.0, o la vita.
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