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Socialblood, come sfruttare Facebook per trovare donatori di sangue

credit: Socialblood

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L’idea è tanto semplice quanto geniale e, per certi versi, potenzialmente risolutiva: sfruttare Facebook per mettere in contatto persone che condividono lo stesso gruppo sanguigno e facilitare le richieste di donazioni.
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Facebook sbarca in India: questione di fuso orario (e non solo)

(AP Photo/The Canadian Press, Adrian Wyld)

(AP Photo/The Canadian Press, Adrian Wyld)

L’espansione di Facebook continua, dentro e fuori da Internet. Alla crescita inarrestabile del numero degli utenti (già oltre 400 milioni i profili registrati sul network) si aggiunge ora anche quella territoriale, che sta portando il social network più famoso del mondo a mettere radici un po’ ovunque.

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India, attesa per l’annuncio del computer a dieci dollari

computer_store

Computer_store

Un computer a dieci dollari? È un progetto per l’istruzione lanciato dal governo indiano. Il costo di vendita potrebbe partire da 20 dollari e scendere fino a dieci. Tra sei mesi potrebbe già comparire un prototipo. Ma i dubbi sono molti. Soltanto il display costa all’incirca 20 dollari, come ha ricordato Nicolas Negroponte, capo del progetto per l’Olpc, un computer portatile per i paesi in via di sviluppo che doveva essere sul mercato a 100 dollari, ma adesso è arrivato quasi a 200. Un’altra ipotesi è che l’intera operazione riceva finanziamenti pubblici dal governo di Nuova Delhi per abbattere i costi di vendita. Secondo la Bbc, invece, si è trattato di un errore di trascrizione: il computer costerà cento dollari. Ma, anche in questo caso, batterebbe il prezzo dell’Olpc.

A sciogliere ogni riserva interverrà oggi R.P Agrawal: a Tirupati presenta il programma Sakshat per diffondere le conoscenze informatiche nel Paese. E il computer a dieci dollari rientra nell’iniziativa: avrà un hard disk da due Gigabyte, connettività wifi (più adatta alle aree rurali dove le linee fisse sono scarse) e un consumo da 2 watt. Per il progetto del laptop supereconomico si sono mobilitate le migliori università tecnologiche indiane: Vellore Institute of Technology, Indian Institute of Science di Bangalore e Iit di Madras.

C

L’india combatterà la tubercolosi ispirandosi anche a Wikipedia

Farmaci

Perché aspettare che le multinazionali farmaceutiche investano nella ricerca sulle malattie tropicali? L’India è il primo paese in via di sviluppo a lanciare un’iniziativa globale ispirata alla collaborazione aperta dell’enciclopedia Wikipedia, dove chiunque può contribuire. Gli scienziati di Delhi, infatti, vogliono ampliare la cooperazione per la ricerca su nuovi farmaci contro la tubercolosi, una malattia che colpisce nove milioni di persone soprattutto nelle aree povere. Ma l’interesse delle aziende è limitato: i potenziali beneficiari non potrebbero diventare clienti in aree in cui la popolazione vive con meno di due dollari al giorno. Anzi, secondo Samir Brahmachari, direttore dell’Istituto di genomica dell’università di Delhi, dal 1960 non sono stati fatti sostanziali passi in avanti nel trattamento della tubercolosi. È un circolo vizioso che il Comitato scientifico per le ricerche industriali dell’India prova a modificare con il progetto Osdd, (Open source drug discovery), finanziato con 35 milioni di dollari: si tratta di uno spazio per facilitare la collaborazione tra scienziati, ricercatori e studenti che condividono idee, software, articoli scientifici e formule di molecole. Aperto non soltanto a medici e biologi, ma a chiunque abbia conoscenze e capacità utili per risolvere le sfide nello sviluppo di nuove soluzioni. Eventuali scoperte non saranno brevettate, ma diffuse in pubblico dominio, come è già accaduto nel caso del Progetto genoma umano. Inoltre, banche dati e altri strumenti di pubblico dominio per la ricerca sono accessibili da una piattaforma, Computational resources for drug discovery.

Casi di tubercolosi nel mondo. L’india è una delle nazioni più colpite

Casi di tubercolosi
Quello indiano non è il primo “appello” a unire le forze contro una malattia che colpisce soprattutto i paesi in via di sviluppo. Alcuni anni fa, tre scienziati hanno fondato Tropical diesease initiative (Tdi): una sorta di “cassetta degli attrezzi” per aiutare la ricerca contro quattro patologie: malaria, schistosomiasi, toxoplasmosi, tubercolosi. Secondo uno dei fondatori di Tdi, Stephen Maurer, soltanto un decimo delle risorse di ricerca e sviluppo sono spese per malattie che rappresentano il 90 per cento del carico totale nel mondo. E soltanto l’un per cento dei nuovi farmaci è destinato a curare quelle tropicali.

India, suoneria per cellulari lancia campagna su sesso sicuro

Un quartiere popolare di New Delhi
(Credits foto: Ansa)Una suoneria musicale per cellulari che canta “profilattico, profilattico, profilattico” è stata scaricata da 270.000 utenti, diventando un successo nel mondo della telefonia indiana e aiutando a diffondere un messaggio a favore del sesso sicuro. Lo hanno riferito gli organizzatori della campagna informativa legata alla suoneria. La musica, intitolata “Condom a Capella”, è composta dalla ripetizione della parola profilattico su diverse melodie ed è frutto del lavoro di un duo indiano, Rupert Fernandes e Vijay Prakash, ed è parte di una campagna informativa promossa dal World Service Trust della Bbc. Il sito internet http://www.condomcondom.org, da cui la suoneria può essere ascoltata e scaricata, ha già registrato 2 milioni di click. Yvonne MacPherson, responsabile per l’India del Bbc World Service Trust, ha detto che è la prima volta che una suoneria di cellulare viene utilizzata per diffondere un messaggio di socialmente utile. “Volevamo creare qualcosa che facesse discutere e che alla fine contribuisse a spezzare il tabù sui profilattici”, ha detto a Reuters MacPherson. “Vorremmo che i profilattici fossero considerati alla stregua di qualsiasi altro prodotto per la salute”, ha aggiunto. In India, i pregiudizi associati all’educazione sessuale costituiscono l’ostacolo più difficile per i programmi di prevenzione dell’Aids.

  • admin
  • Venerdì 12 Settembre 2008

L’India sfida Negroponte con un nuovo portatile a 10 dollari

Negli ultimi tempi, le grandi compagnie di Information Technology hanno iniziato a farsi concorrenza nel settore dei computer low-cost. Alcuni per offrire agli utenti che si accontentano di navigare su internet e di lavorare su applicazioni di Office notebook portatili (subnotebook) a prezzi che non superano le poche centinaia di Euro. Altri collaborano invece con Nicholas Negroponte contribuendo al progetto con cui l’informatico statunitense si è impegnato a distribuire, entro il 2009, 150 milioni di computer XO-1 a tutti i bambini del mondo per sconfiggere il digital divide.

Il notebook di Negroponte è già arrivato in diversi Paesi del sud del mondo, tranne in India, dove la sua proposta non è stata accolta dalla classe dirigente locale.

Dopo aver ascoltato attentamente la descrizione del progetto “One Laptop per Child” dell’informatico statunitense, il Ministro indiano per lo Sviluppo delle Risorse Umane ha pensato che il suo Paese avrebbe potuto fare di meglio, e, nel 2007, si è impegnato a rendere disponibili, entro due anni, dei computer portatili del valore di 10 dollari da distribuire nelle scuole per accrescere la qualità dell’istruzione superiore in tutto il Paese.
I primi prototipi realizzati dalla Semiconductor Complex Limited (SCL), che collabora con i ricercatori dell’Indian Institute of Science di Bangalore e dell’Indian Institute of Technology di Chennai, sono stati dei notebook vendibili a 47 dollari, ma di fronte alla prospettiva di un ordine di almeno un milione di unità gli ingegneri della SCL sembrano essere riusciti a ridurre il prezzo di un altra manciata di dollari, raggiungendo l’obiettivo indicato dal Ministro. Tuttavia, un gruppo di informatici più scettici sospetta che, in realtà, il prezzo di vendita di 10 dollari sia solo il frutto di un cospicuo sussidio governativo.

Supercomputer: nella top ten arriva Eka l’indiano

http://www.flickr.com/photos/scjody/410858611/
Dice di essere il numero “uno”, ma nella recente classifica dei più potenti supercomputer del mondo è arrivato in quarta posizione: Eka, questo il nome del megacervello elettronico in questione, significa “uno” in sanscrito, l’antica lingua dell’India. In realtà un record lo ha battuto: è il primo supercomputer indiano a entrare nella “top ten” globale. E anche il primo tra i 42 asiatici in lista. Gli scienziati lo usano per simulare la dinamica dei fluidi e i crash test dei veicoli, per progettare nuove molecole, per le nanotecnologie. Costato 30 milioni di dollari, fa parte dei Laboratori di ricerca computazionale (Crt) della multinazionale indiana Tata, che ha stretto di recente accordi commerciali con la Fiat. Il centro di ricerca è a Pune, definita “Oxford dell’India” per l’elevata concentrazione di istituzioni accademiche. Un’area dove sono presenti impianti di giganti dell’informatica, dell’agroalimentare, dei trasporti.

Nella “top ten” la medaglia d’oro spetta al Blue Gene/L dell’Ibm installato nel laboratorio Lawrence Livermore negli Stati Uniti, che gestisce la sicurezza delle testate nucleari nazionali. L’Italia è in quarantottesima posizione con il supercomputer del Cineca, il Consorzio interuniversitario per il calcolo automatico.

Il futuro di Facebook

Sopa, Megaupload e il resto
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