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infarto

Alzati e spegni la tv: così dimezzi il rischio infarto

Cattiva compagna televisione? (Foto: Flickr)

Cattiva compagna televisione? (Foto: Flickr)

Che stare seduti per ore a fissare il televisore non fosse proprio un toccasana per la salute ce lo immaginavamo tutti. Oltre all’inattività che di per sé non è mai positiva, si sa che alle scorpacciate di televisione si abbinano spesso anche scorpacciate di cibo, con conseguenze nefaste per la linea e spesso anche per la salute. Ora però una ricerca inglese va oltre e afferma che chi passa da due a quattro ore al giorno a teleintrattenersi sul divano ha un rischio più che doppio di sviluppare malattie cardiovascolari rispetto a chi si accontenta di guardare solo un film. Continua

Stakanovisti over 40? Ci vuole un fisico bestiale

Stakanovista in crisi (Foto: Flickr)

Stakanovista in crisi (Foto: Flickr)

Hai più di 40 anni e lavori più di 45 ore alla settimana? Allora hai il doppio delle probabilità di morire di infarto rispetto ai tuoi coetanei meno carrieristi. Lo ha stabilito uno studio danese, appena pubblicato sulla rivista scientifica di cardiologia Heart.

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Sesso dopo l’infarto: perché no?

Foto: Flickr

Foto: Flickr

Chi ha avuto un attacco di cuore non deve passare il resto della propria vita rinunciando a tutto. In particolare sull’attività sessuale, materia sulla quale i medici sembrano avere più remore a dispensare consigli, c’è sempre un grosso punto interrogativo. Sarà pericoloso cercare di tornare , anche in quella sfera della vita, alla normalità? La risposta dei medici dell’American Heart Association recentemente riunitisi a congresso è no. Basta sentirsi in forma. Continua

L’impotenza? E’ un campanello d’allarme per il cuore

(Credit: http://www.flickr.com/photos/gi)

Sono stati pubblicati nei giorni scorsi sull’edizione online del British Medical Journal i risultati di uno studio condotto dall’Università di Chicago dal quale emerge che gli uomini hanno un’aspettativa di vita inferiore alle donne (e già si sapeva), ma in compenso è più lunga la loro aspettativa di vita sessualmente attiva.

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Il cuore infartuato si autoripara. Eccezionale studio italiano sulle staminali

Problemi di cuore
Il cuore colpito da infarto si può riparare da solo. E’ la via italiana di una nuova terapia che ha scoperto come rieducare le cellule staminali cardiache a riparare il cuore danneggiato.
Infatti, le cellule staminali svolgono il delicato compito di aggiustare il muscolo cardiaco ma dopo un infarto le cellule non riescono più ad assicurare questa preziosa auto-riparazione. Studiosi italiani, dell’Università La Sapienza di Roma e del Laboratorio di Biologia Molecolare Europeo (EMBL) di Monterotondo, hanno scoperto perché le cellule smettono di funzionare correttamente ma anche hanno capito come metterle nelle condizioni di riparare il danno.
Il clamoroso annuncio è stato dato durante i lavori del 69° Congresso della Società Italiana di Cardiologia in corso a Roma, da uno degli studiosi, il professore Antonio Musarò dell’Università La Sapienza.
“Con i nostri studi condotti insieme alla dottoressa Nadia Rosenthal dell’EMBL - spiega Musarò, Professore associato di Medicina e Biotecnologie alla Sapienza - abbiamo capito perché le cellule staminali presenti nel cuore dopo un danno, come un infarto o un trauma, non svolgono più correttamente il loro compito. Invece di produrre tessuto funzionale contrattile che permette di riparare il danno, smettono di funzionare o addirittura producono tessuto fibrotico non funzionale. Questo succede perché l’infarto provoca un ambiente ostile all’attività normale delle cellule staminali. Quindi, abbiamo compreso che modificando l’ambiente subito dopo l’evento che ha provocato il danno, le cellule staminali possono riprendere la loro corretta funzione. Questo spiega anche perché molto spesso il semplice trapianto di cellule staminali non dà i risultati sperati. Il fallimento potrebbe essere dovuto proprio all’ambiente non idoneo”.
Una volta scoperto che è l’ambiente a rendere le staminali residenti incapaci di funzionare correttamente si è reso necessario trovare il sistema per ripristinare un ambiente ideale. A questo punto si è ricorsi a fattori di crescita da introdurre nel muscolo cardiaco danneggiato.
Si tratta del mIGF-1, che si è rivelato adatto a modificare l’ambiente, attivare le cellule staminali e recuperare efficientemente il danno. L’mIGF-1 è un fattore normalmente presente nei diversi tessuti dell’organismo ma in diverse condizioni patologiche la sua funzione viene a mancare. Sono incoraggianti i test sui modelli animali”.
“E’ una scoperta veramente molto importante - dice Francesco Fedele, Direttore del Dipartimento di Cardiologia dell’Università La Sapienza di Roma e presidente della Società Italiana di Cardiologia - perché apre una via nuova e fortemente innovativa soprattutto per un utilizzo intelligente delle cellule staminali”.

Se il capo è arrogante aumenta il rischio di infarto

Capo arrogante? Stress assicurato

Un capo prepotente e arrogante non solo genera stress nell’ambiente di lavoro, ma aumenta concretamente il rischio di infarto dei suoi dipendenti. Sono le conclusioni a cui è arrivata una ricerca svedese condotta su tremila uomini, secondo la quale esiste uno stretto collegamento fra scarse doti di leadership e rischio cardiocircolatorio dei dipendenti. Oltre allo stress aumenta anche il rischio di infarto con punte che vanno dal 25 al 64 per cento. E più tempo si passa con lo stesso datore di lavoro, più crescono i rischi di malattie cardiache. In pratica, gli studiosi del Karolinska Institute e dell’Università di Stoccolma hanno seguito per circa dieci anni la salute cardiovascolare di tremila lavoratori di sesso maschile di età compresa tra i 19 e i 70 anni. Nel corso di questo periodo, 74 persone hanno avuto un attacco cardiaco o un’angina fatale e non fatale: gli scienziati hanno così osservato che la maggiore frequenza di disturbi cardiaci si registrava tra quei soggetti che lamentavano di avere un capo  che li ritieneva incapaci. Questo legame sarebbe evidente, spiegano i ricercatori sull’ultimo numero della rivista scientifica “Occupational and environmental medicine“, anche tenendo conto di fattori di rischio cardiaco come età, fumo, stile di vita, ipertensione e diabete.

Gli scienziati hanno anche sottolineato che avere a che fare con un capo che non ci fa sentire validi e che non ci sostiene induce ad assumere cattive abitudini del tutto negative per il cuore, come alcol, fumo, stile di vita sedentario e una dieta ricca di “cibi spazzatura” come consolazione dalle delusioni ricevute. I lavoratori di oggi devono inoltre sopportare parecchi adattamenti, a partire dalle condizioni di flessibilità e precarietà in cui spesso sono costretti a lavorare. Ci sono richieste dell’azienda, dicono gli studiosi, che finiscono per mettere in ansia il lavoratore e non rendergli i chiari i suoi obiettivi. Per evitare di ammalarsi e stressarsi troppo, i capi dovrebbero, dal primo giorno di lavoro, stabilire gli obiettivi che ogni lavoratore deve raggiungere, dando così importanza a ciascuno di loro e creando una squadra di lavoro sana e coesa.

Infarto e ictus, ecco perché colpiscono di più al risveglio

Sveglia
Le prime ore della giornata, che per molti sono quelle più produttive, statisticamente sono anche quelle maggiormente funestate dagli attacchi di cuore, e non solo. Ora un gruppo di cardiologi della statunitense Emory University School of Medicine di Atlanta è in grado di spiegarne le ragioni, illustrate nel corso dell’ultimo convegno dell’American Heart Association tenutosi a New Orleans. Responsabili del fenomeno sono le cellule endoteliali, che servono da interfaccia tra il sangue e le arterie controllando il tono arterioso e aiutando a prevenire i pericolosi coaguli di sangue all’origine delle due patologie. In particolare, le cellule endoteliali progenitrici, che derivano dal midollo osseo, sono molto importanti per il funzionamento dei vasi sanguigni, trattandosi essenzialmente di cellule staminali che, benché il loro ruolo non sia ancora del tutto chiaro, sembra contribuiscano a rimpiazzare le cellule endoteliali laddove si producano delle lesioni e a costruire nuovi vasi nelle aree prive di adeguata irrorazione sanguigna. Il gruppo di cardiologi statunitensi, guidato da Ibhar Al Mheid, ha quindi esaminato per un giorno intero, a intervalli di quattro ore, 12 volontari di mezza età in buona salute, scoprendo rispettivamente dalla misurazione della pressione e dall’analisi del sangue, prelevato alle quattro del mattino (ora in cui la pressione non è stata misurata), che tanto la funzione endoteliale, ovvero la possibilità per i vasi sanguigni di rilassarsi, quanto la capacità di crescita delle cellule endoteliali progenitrici, raggiungono il loro picco a mezzanotte, per poi declinare nelle ore successive, fino a creare così le condizioni di rischio di infarto e ictus che agiscono nelle prime ore del mattino. In attesa di ulteriori studi, l’ipotesi avanzata da Al Mheid per spiegare questa dinamica temporale è quella dell’esistenza nel cervello di una specie di orologio circadiano innato, che già altri scienziati hanno scoperto condizionato dalla luce, dal buio e dalle attività quotidiane, e che in questo caso potrebbe guidare le variazioni cicliche riscontrate nella funzione endoteliale e nelle cellule endoteliali progenitrici.

La salute nel mondo, tra ineguaglianze e inefficienze

Bimbi africani

È di qualche giorno fa la pubblicazione della World Health Organization del “Rapporto sulla salute degli abitanti del pianeta”, che fornisce dati precisi su morti, malattie, infortuni in base a nazionalità, età, sesso e reddito del paese e una proiezione sui decessi e il peso delle malattie che ogni singolo paese dovrà affrontare da qui al 2030.
La relazione parla ancora una volta delle disuguaglianze nella salute, nell’accesso alle cure e nei costi dell’assistenza e dell’enorme differenza nella speranza di vita tra i paesi più ricchi e quelli più poveri: essa supera i 40 anni. Dei 136 milioni di donne che partoriranno quest’anno, più di un terzo non riceveranno alcun tipo di assistenza medica né durante il parto né dopo, il che significa mettere in pericolo la loro vita e quella dei loro bambini.
La situazione mondiale della salute è allarmante: le 10 cause principali di morte dipendono da più di 130 tra malattie, infortuni e disabilità. La situazione africana quella più impressionante: ogni 10 bambini che muoiono di malaria nel mondo, 9 sono appunto africani. Stessa cosa per l’AIDS: 9 bambini su 10 che nel mondo muoiono di AIDS sono africani. Inoltre, la metà dei bambini nati ogni anno in Africa muoiono di diarrea o di polmonite.
Lo scenario mondiale vede al solito una netta distinzione tra i paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo: nei primi le principali cause di decesso sono infarto, ictus, cancro al polmone, polmonite e asma bronchiale, mentre nei secondi si muore soprattutto per polmonite, infarto, diarrea, AIDS e ictus.
Il rapporto riferisce anche i dati sulla differenza fra sessi nei rischi di mortalità: gli uomini di tutto il mondo tra i 15 e i 60 anni hanno un rischio molto più alto rispetto alle donne di morire per un infarto o per morte violenta.
Per quanto riguarda invece la depressione i dati riferiscono che essa colpisce in tutto il mondo le donne del 50 per cento in più degli uomini, mentre l’alcolismo è tra le prime 10 cause di disabilità.

L’ora solare fa bene al cuore

Un sonno perfetto?

Più di un miliardo e mezzo di persone nel mondo sono sottoposte due volte l’anno al cambiamento d’orario che potrebbe, secondo gli autori della ricerca,  “scombussolare i ritmi cronobiologici e influenzare la durata e la qualità del sonno”.  E gli effetti si farebbero sentire per diversi giorni dopo l’avvenuto cambio d’ora. Gli scienziati hanno sempre saputo che la mancanza di sonno fa male al cuore, perché fa impennare la pressione del sangue, alzare i battiti e aumentare la tendenza alla formazione di pericolosi coaguli. Quello che non avevano realizzato è che bastasse una sola ora in più o in meno per vedere già effetti significativi.

Gli epidemiologi svedesi Imre Janszky e Rickard Ljung devono aver avuto invece forti sospetti in tal senso se si sono presi la briga di esaminare i dati di tutti gli attacchi di cuore avvenuti nel corso di vari anni nel loro paese che risultavano in ricovero o, nei casi più infausti, decesso. Hanno così appurato che il numero di attacchi di cuore tipicamente registrato in un lunedì d’autunno era 2140, ma il lunedì successivo al ritorno all’ora solare scendeva a 2038: un calo del 5 per cento.  Per contro in primavera il numero di infarti aumentava nei giorni immediatamente successivi all’inizio dell’ora legale, con un incremento compreso tra il 6 e il 10 per cento.

Se resta vero che la stragrande maggioranza delle persone colpite da infarto deve ricercarne le cause in una predisposizione genetica o in cattive abitudini di vita (dal fumo all’alimentazione, alla mancanza di esercizio fisico), il collegamento con la perdita di una singola ora di sonno può fornire un arma in più per la prevenzione.

Russare aumenta il rischio di malattie cardiovascolari: i consigli per sonni tranquilli

http://flickr.com/photos/icyfrance/177645680/
Russare in modo sonoro è un disturbo da affrontare seriamente, che non va affatto ridotto ai problemi di convivenza che può generare con il partner e i familiari. Lo conferma uno studio pubblicato da Sleep, la rivista dell’ Accademia statunitense di medicina del sonno, condotto da alcuni medici della Semmelweis University di Budapest. I questionari sottoposti a un campione statisticamente significativo di 12.643 soggetti hanno rivelato che il disturbo in questione, rispetto a quanti non ne soffrono, fa lievitare del 40 per cento le probabilità di ipertensione, del 34 per cento quelle di infarto del miocardio e del 67 per cento il rischio di ictus, con conseguente incremento del ricorso alle strutture sanitarie per effettuare visite d’emergenza e ricoveri. Russare in modo più lieve e impercettibile si associa invece a una più accentuata tendenza all’ipertensione solo tra le donne. La patologia, che nei casi gravi sfocia nella sindrome delle apnee ostruttive nel sonno, si può manifestare in modo più accentuato con il passare degli anni, benché tra gli uomini declini superata la soglia dei 70. Tra i molti fattori che la favoriscono, rientrano il sovrappeso, il fumo, l’alcol, la gravidanza e l’uso di farmaci. L’Accademia statunitense ha pertanto realizzato un sito internet nel quale, oltre alle informazioni sui disturbi del sonno e le terapie disponibili, vengono forniti 16 consigli per trascorrere ore notturne realmente tranquille, tra i quali quelli di non rimanere a letto se non ci si è addormentati entro venti minuti, e di stare alla larga dai sonniferi (o quanto meno di impiegarli con cautela).

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