
Influenza A (AP Photo/Vadim Ghirda)
di Gianna Milano con Alvise Mamprin
Il Virus
1 L’H1N1 è più pericoloso degli altri comuni virus dell’influenza?
Finora si è dimostrato meno aggressivo di altri virus influenzali, tranne rari casi, ma molto contagioso. L’H5N1, quello dell’aviaria, anch’esso nuovo per l’uomo, era il contrario: poco contagioso ma molto virulento (ha ucciso la metà dei 450 casi registrati). Non si sa se nei prossimi mesi possa modificarsi e diventare più temibile. Un virus influenzale nuovo è imprevedibile per definizione.
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di Chiara Palmerini
Al call center attivato il 2 novembre dalla Asl di Milano, per rispondere alle domande dei cittadini sulla vaccinazione per l’H1N1, succedono cose impreviste: a telefonare in massa (500 chiamate il primo giorno, 700 il secondo) sono soprattutto gli anziani, che chiedono come fare per procurarsi la loro dose di vaccino contro il temuto virus. «La difficoltà è convincerli che loro sono quelli che ne hanno meno bisogno» dice a Panorama Giorgio Ciconali, direttore del servizio igiene e sanità pubblica della Asl di Milano.
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NO! TROPPI DUBBI
di LUISELLA GRANDORI
responsabile vaccinazioni per l’Acp, Associazione culturale pediatri
I vaccini contro l’H1N1 autorizzati dall’ Emea sono tre. Due, Focetria della Novartis e Pandemrix della Glaxo Smith Kline, contengono adiuvanti, l’Mf59 e l’As03, a base di squalene.
Sostanze che aumentano la risposta immunitaria, per rendere più efficace il vaccino, e permettere di utilizzare minori quantità di antigene per ogni dose, con risparmio di costi. Ricevere meno principio attivo sarebbe un vantaggio anche per chi si vaccina.
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Panico diffuso, pronto soccorso intasati, arrembaggio ai medici di base (sono 3 milioni gli italiani che vengono in questi giorni visitati in studio o a casa dai propri medici cioè un milione in più rispetto al normale). Sono anche aumentati del 40 per cento i consulti telefonici, del 30 per cento le visite in studio e di un altro 30 per cento le visite a domicilio (i dati si riferiscono a un sondaggio effettuato dalla Fimmg (la Federazione dei medici di Famiglia). Ma perché tutta questa paura?
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Il vaccino H1N1 in laboratorio (Ansa)
72 euro in Italia è la spesa media delle famiglie con bambini e adolescenti per affrontare l’influenza da virus A. Questa è la stima dell’Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza su dati Registro Imprese, Farmindustria, Influnet, Osmed e Istat.
La media della spesa, tra cure preventive e gestione della malattia, si alza nel Lazio a poco più di 75 euro, in Lombardia fino a quasi 76. Costi più contenuti in Umbria (66 euro) e Liguria (70,1). Se poi i genitori non possono ricorrere a ferie e rete parentale, tra spese medicinali (il kit tipo prevede gel disinfettante, spray nasale, antipiretico, fluidificante, ecc.) pediatra privato e baby sitter, la spesa può arrivare a più di 400 Euro.
In generale il business del settore farmaceutico è in crescita: in Italia da aprile ad oggi sono nati 30 esercizi al mese tra farmacie e parafarmacie. Quello del nostro portafoglio invece è in perdita.
Vaccino antinfluenzale
La questione di un vaccino antinfluenzale universale era dibattuta già prima che tornasse prepotentemente alla ribalta con l’irruzione della febbre suina, così come reiterato è l’annuncio che un simile rimedio potrebbe essere a portata di mano. Ad alimentare le speranze è stato da ultimo uno studio condotto presso la statunitense Saint Louis University da Robert Belshe, direttore del Centro di ricerca per lo sviluppo dei vaccini, i cui risultati, presentati nel corso di un convegno recentemente tenutosi a Baltimora, sono stati definiti un primo passo significativo in direzione di un vaccino universale efficace nella protezione dalle pandemie influenzali. In un periodo di sei mesi, 377 adulti in salute hanno ricevuto tre iniezioni di un vaccino costituito da proteine provenienti da virus influenzali del ceppo A e B, noto con l’acronimo inglese BIPCV (Bivalent Influenza Peptide Conjugate Vaccine), che a basse dosi si è rivelato sicuro e ben tollerato, oltre ad aver evocato un’incoraggiante risposta immunitaria. L’aggiunta di un vaccino influenzale universale a uno di tipo stagionale come quelli approntati ogni anno dalle aziende farmaceutiche in base alle previsioni dei ricercatori sui ceppi influenzali che circoleranno, contribuirebbe a una migliore prevenzione. Tuttavia, per giungere a un vaccino che salvi effettivamente gli esseri umani da una pandemia influenzale mortale, sono necessarie ulteriori ricerche non solo secondo lo stesso Belshe, ma anche a detta di un luminare della biologia molecolare come il belga Walter Fiers, in quanto determinante per lo sviluppo di un vaccino universale è stabilire cosa abbiano in comune i diversi ceppi influenzali, affinché la sua azione non venga vanificata dalle mutazioni virali e dall’interscambio di geni tra ceppi animali e umani.

Il noto social network ha messo on line una pagina dove con l’aiuto di mappe geografiche si può seguire l’evolversi dell’intensità delle discussioni sulla nuova influenza che ha colpito il Messico e alcune aree degli Stati Uniti.
I grafici mostrano la crescita del numero di citazioni delle parole “swine flu” nei post inviati nel Wall di Facebook negli ultimi cinque giorni e sono stati realizzati utilizzando un tool di riconoscimento dei trend di linguaggio disponibile su Facebook.
Il social network non è l’unico strumento messo in campo sul web per tenere informata l’opinione pubblica in tempo reale sull’emergenza della nuova epidemia. Su Google Maps, ad esempio, negli scorsi giorni sono state pubblicate diverse mappe della diffusione del contagio, continuamente aggiornate dagli utenti stessi, mentre su Twitter si moltiplicavano a dismisura i messaggi, con il risvolto negativo di aumentare inutilmente il panico.
Piaccia o no, come già era accaduto in altre occasioni, Internet e i social network si confermano il media di comunicazione preferito, soprattutto nelle situazioni di emergenza internazionale.
Il presidente Usa Barack Obama
“La nostra capacità di affrontare una sfida di questa portata per la salute pubblica dipende fortemente dal lavoro della nostra comunità scientifica e medica. E questo è un ulteriore esempio del perché non possiamo permettere che la nostra nazione rimanga indietro”. Sono le parole pronunciate da Barack Obama in un discorso tenuto ieri alla National Academy of Sciences a proposito dell’influenza suina.
Mentre si avvicina per Obama il traguardo dei 100 giorni, sembra che il presidente sia impegnato a rassicurare gli americani sul fatto che il loro primato nel campo scientifico e tecnologico non andrà sprecato né perduto. E per fare questo rievoca l’eterna sfida tra Stati Uniti e Unione Sovietica negli anni ‘50 e ‘60 per la conquista dello spazio, sostenendo che da allora la spesa per la ricerca scientifica è costantemente calata in percentuale sul Pil.
Decidendo di spendere più del 3 per cento del Prodotto Interno Lordo nella scienza, Obama sostiene che gli Usa potranno non solo tornare al livello in cui erano nell’epoca d’oro dell’era spaziale, ma addirittura superarlo. Tra i sistemi per allocare più risorse alla ricerca, Obama ha stabilito nel piano fiscale per il 2010 dei crediti fiscali permanenti per le imprese che investono in ricerca e sviluppo.
E l’allarme per l’emergenza sanitaria dovuta all’influenza suina non fa dimenticare al presidente americano gli altri obiettivi, alcuni dei quali sono stati pilastri fondamentali della sua campagna presidenziale. Primo fra tutti la “necessità di questa generazione di spezzare la dipendenza dai carburanti fossili” come unica possibilità reale per combattere efficacemente i cambiamenti climatici. Anche a questo serviranno i maggiori fondi che il governo conta di destinare alla ricerca.
Che cos’è l’influenza suina?
Una malattia respiratoria che colpisce i maiali ed è causata da un virus influenzale di tipo A (H1N1). E’ molto contagiosa ma la mortalità è bassa (1-4 per cento). Il virus si diffonde tra i maiali per via aerea, contatto diretto e indiretto e tramite maiali che ne sono portatori asintomatici. Il virus si diffonde tra i suini con regolarità, circa una volta l’anno, con maggiore incidenza in autunno e inverno nelle zone temperate.
Come passa all’uomo?
Occasionalmente ci sono stati casi di contagio umano. Di solito i sintomi clinici sono simili a quelli dell’influenza stagionale (infezioni delle vie respiratorie, dolori articolari, febbre, brividi), ma c’è una certa variabilità e sono stati riportati casi di influenza praticamente asintomatica e altri in cui il virus ha causato una grave polmonite e condotto il paziente alla morte. Il contagio avviene in genere da animale infetto a uomo, anche se in alcuni casi di contagio umano non c’è stato contatto tra la persona infettata e maiali malati o ambienti che ne hanno ospitati. Sono stati registrati casi di contagio da uomo a uomo ma in numero molto limitato e in situazioni di stretto contatto e all’interno di un ristretto gruppo di persone. Il contagio avviene di solito stando in contatto ravvicinato con una persona malata che tossisce o starnutisce o per contatto indiretto (si tocca qualcosa che è stato in contatto con il virus e poi si portano le mani alla bocca).
Cosa si può fare per prevenire il contagio?
La raccomandazione più importante è anche la più semplice da seguire: lavarsi le mani spesso. Per il resto bisogna evitare il più possibile il contatto con persone malate, e con oggetti e superfici che possono essere state infettate.
La carne di maiale è sicura?
Sì. Non ci sono prove che l’influenza suina sia mai stata trasmessa all’uomo tramite il consumo di carne e altri derivati del maiale adeguatamente trattati. Il virus non sopravvive a una temperatura di cottura superiore ai 70 °C.
C’è un rischio pandemia?
E’ probabile che la maggior parte delle persone, specialmente chi non è regolarmente in contatto con i maiali, non sia immunizzato dal virus. Se si stabilisce una trasmissione uomo-uomo “efficiente” è possibile che si verifichi una pandemia influenzale, il cui impatto è difficile da prevedere perché dipende da molti fattori. La virulenza, il grado di immunità delle persone, la protezione crociata degli anticorpi sviluppati con l’influenza stazionale.
Quali sono i casi contagio umano e quante persone sono morte?
E’ salito a 152 il bilancio dei morti in Messico, molti i casi di contagio accertato negli Usa e circa un centinaio i casi sospetti tra Australia e Nuova Zelanda. In Europa sono stati segnalati casi sospetti in Spagna, Gran Bretagna e Francia.
Esiste un vaccino contro l’influenza suina?
Non esiste un vaccino specifico e non si sa se il vaccino contro l’influenza stagionale fornisca una copertura anche per questo virus. Esistono però dei farmaci antivirali. Il CDC, Centro per il controllo e la prevenzione della malattie americano, raccomanda Tamiflu (olsetamivir) o Relenza (zanamivir) come forma di trattamento o prevenzione. Roche, la casa farmaceutica che produce il Tamiflu ha dichiarato di essere pronta a distribuirne 3 milioni di dosi. Il problema è però che questi virus mutano molto rapidamente e si sono già dimostrati resistenti all’azione di farmaci antivirali.
A chi posso chiedere informazioni?
Il ministero del Welfare ha istituito un numero telefonico, il 1500 al quale rispondono dalle 8 alle 20 medici ed esperti appositamente formati.
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