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iPod

Steve Jobs (Credits: Mark Richards/ZUMAPRESS.com LaPress)
Il recente annuncio dell’attribuzione di un Grammy, l’Oscar della musica, al defunto Steve Jobs, in un certo senso lascia perplessi.
È innegabile che Jobs abbia “cambiato il mondo” per certi aspetti: ha reso la tecnologia “user-friendly”, portando computer innovativi e gadget tecnologici al grande pubblico e nell’ultimo decennio ha contribuito a diffondere nuovi modi di fruire di musica ed applicazioni multimediali. Ed è altrettanto innegabile che il mercato della musica in un certo senso gli deve la propria salvezza: senza le vendite dell’iTunes Store, probabilmente più di un discografico importante sarebbe andato gambe all’aria da un bel pezzo.
Da qui a osannare Jobs classificandolo come una sorta di nuovo messia tecnologico, ne dovrebbe passare un po’. Continua

Il nuovo iPod nano (credits:Apple)

Ci sono due dati che emergono in maniera dirompente dai risultati del terzo trimestre pubblicati l’altro ieri da Apple. Il primo è che siamo di fronte a uno società che scoppia di salute: 28,57 miliardi di dollari di fatturato in un trimestre con un utile netto di 7,31 miliardi di dollari sono numeri che difficilmente si vedono di questi tempi (e non solo fra i tecnologici).
Il secondo dato è che l’iPod è ufficialmente in crisi. Continua
Duecento milioni di dispositivi mobili con una mela stampigliata sul retro (di cui 25 milioni di iPad), 14 miliardi di download dal supermercato delle applicazioni App Store, 15 miliardi di canzoni scaricate da iTunes: con numeri del genere un sistema operativo non basta più. Serve qualcosa di più, magari capace di legare insieme tutti i pezzi di un ecosistema che cresce di anno in anno. Per Apple quel qualcosa si chiama iOS 5, ovvero l’ultimo aggiornamento della piattaforma software sulla quale gireranno gli iPhone, gli iPad e gli iPod (vecchi e nuovi) a partire dal prossimo autunno. Continua

Prendete un Galaxy S e privatelo di tutte (o quasi) le funzioni di telefonia. Otterrete il nuovo Galaxy Player, il lettore multimediale con cui Samsung proverà a rosicchiare quote di mercato all’iPod Touch.
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Dopo più di 30 anni di onorata carriera il Walkman va in pensione. Sony, la società che lo ha lanciato nel 1979 (sfornandolo in oltre 220 milioni di esemplari), ha annunciato infatti che farà cessare la produzione del dispositivo. Nell’era dell’iPod e della musica in formato digitale non c’è più spazio per un lettore a cassetta, nemmeno per quello che per molti anni è stato il device portatile per antonomasia. Basti pensare che nell’ultimo anno la casa giapponese ne ha venduti solo 3mila esemplari (contro gli oltre 600mila iPod).
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I nuovi iPod shuffle (Credits: Apple)
Malgrado iPhone e iPad l’abbiano in un certo senso fatta da padroni per quanto riguarda le ultime cronache di Apple, iPod rimane uno dei cardini più importanti dell’azienda.
L’ecosistema musicale di Apple - che il prossimo anno taglierà il traguardo dei 10 anni con l’anniversario della nascita di iPod - ha subito molte evoluzioni nel tempo.
Facciamo qualche considerazione sulle ultime novità.
iPod touch
Tende ad allinearsi con iPhone 4, eliminando il modello d’ingresso che nel precedente catalogo possedeva caratteristiche tecniche più modeste rispetto ai modelli maggiori.
iPod nano
Via la ghiera, si passa al touchscreen. Probabilmente si tratta dell’iPod più interessante della linea, cambiando radicalmente nell’estetica e nella gestione dei comandi.
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Il nuovo iPod nano (credits:Apple)
Nuovi iPod shuffle (55 euro), un iPod nano a tecnologia touch (da 159 euro) e un iPod touch (da 239 euro) che vanta molte delle caratteristiche dell’iPhone 4, questi gli annunci all’evento Apple di ieri, dedicato soprattutto alla musica.
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La guerra fra i vendor di dispositivi mobili si è spostata da qualche anno dagli uffici vendite agli uffici brevetti. È una battaglia che si gioca sul filo dei nervi, oltre che delle nuove tecnologie, visto che in molti casi il confine fra la creazione di una soluzione innovativa e la sua appropriazione indebita è davvero sottile. Come sanno bene gli avvocati di Htc ed Apple, protagonisti di quella che rischia di diventare una delle telenovelas più stucchevoli della storia dell’hi-tech.
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Credits: Playboy
Il porno tira. Non solo su Internet, ma anche sui telefonini, specie da quando i modelli di ultima generazione (sarà forse l’appellativo “full touch”?) hanno fatto scoprire agli utenti l’esistenza di applicazioni a luci rosse. Un mercato come gli altri? Non per Apple, che non ha mai fatto mistero di non gradire i contenuti piccanti sull’iPhone (e sull’iPod).
Ora veniamo a sapere che con una nuova maxi-epurazione la Mela ha rimosso circa 5000 applicazioni a sfondo “soft erotic”. Insomma sotto la mannaia sono finite anche quelle applicazioni che fino a ieri mostravano donne in bikini e lingerie.
Come spiegare questa nuova svolta puritana?
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Ascolto almeno due ore di musica al giorno; non la radio: la “mia musica”.
La ascolto sul piatto per i vinili o dal lettore di cd dello stereo di casa. Ma certo, non nego che l’Ipod ha tentato anche me
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