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Lavorare troppo fa male, si rischia la depressione

(LaPresse)

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Quando le ore di lavoro aumentano, il rischio è, oltre a quello di commettere facilmente errori, quello di cadere in depressione. Lo dimostra una ricerca di Marianna Virtanen della University College di Londra pubblicata sulla rivista PLoS ONE, secondo cui lavorare troppe ore raddoppia il rischio di andare incontro ad episodi depressivi. Le ore giuste sono 7, al massimo 8 al giorno.

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Chi sta bene in ufficio vive più a lungo

Magari fosse così (Foto: Flickr)

Magari fosse così (Foto: Flickr)

Ci passiamo 8 ore al giorno, per cinque giorni la settimana, è naturale che le tensioni e lo stress accumulati sul posto di lavoro possano avere un’influenza negativa sulla salute. A quantificarla arriva uno studio appena pubblicato dalla American psychology Association sulla rivista Health Psychology. Continua

Offerte di lavoro? Google ne ha almeno seimila per il 2011

Un'immagine della sede di Google a Zurigo (Credits: Google Picasa)

Un'immagine della sede di Google a Zurigo (Picasa Zurich Office Images)

Alla faccia di chi pensa che il mercato del lavoro navighi ancora nel piattume, Google fa sapere di aver programmato per il 2011 il più grande piano di assunzioni della sua storia. Il colosso di Mountain View non quantifica con esattezza il numero di figure che andranno a rimpolpare il suo organico nel corso dell’anno ma tenuto conto che il precedente più importante risale al 2007, con oltre 6000 assunzioni, è facile avere un ordine di grandezza.

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Mal di lavoro: 2 milioni e mezzo di italiani maltrattati in ufficio

Stress in ufficio (Foto: Flickr)

Stress in ufficio (Foto: Flickr)

La fotografia l’ha fatta l’Istat nell’ambito dell’indagine sulla sicurezza dei cittadini 2008-2009. Quello che emerge è che dei quasi 30 milioni di lavoratori italiani, il 9 per cento (circa 2 milioni e 600mila) dichiara di aver subito nella propria vita lavorativa una qualche forma di vessazione, demansionamento o privazione di compiti. Il 6,7 per cento ha sperimentato una tale situazione negli ultimi tre anni e il 4,3 per cento negli ultimi 12 mesi. Continua

Stakanovisti over 40? Ci vuole un fisico bestiale

Stakanovista in crisi (Foto: Flickr)

Stakanovista in crisi (Foto: Flickr)

Hai più di 40 anni e lavori più di 45 ore alla settimana? Allora hai il doppio delle probabilità di morire di infarto rispetto ai tuoi coetanei meno carrieristi. Lo ha stabilito uno studio danese, appena pubblicato sulla rivista scientifica di cardiologia Heart.

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Ora LinkedIn parla anche italiano

linkedin
Molti professionisti di casa nostra, magari senza troppa confidenza con le lingue straniere, l’aspettavano da tempo: una versione tutta italiana di LinkedIn. Attesa premiata, visto che da oggi il più autorevole network dedicato al mondo del lavoro ha annunciato la disponibilità della versione in lingua italiana.
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Facebook e chat sul lavoro? Non più di 20 minuti al giorno

AP Photo/Thomas Kienzle

AP Photo/Thomas Kienzle

Prendete una giornata lavorativa media e sommate tutti i minuti che trascorrete “a zonzo” in Rete: su Facebook, ad esempio, ma anche sul vostro account di posta personale, sulla vostra chat del cuore e su tutti gli altri lidi del web che – diciamo così – non sono “strettamente legati” alla vostra attività. Se superate i 20 minuti complessivi sappiate che siete probabilmente fuori dai limiti tollerati dal vostro capo. Vi sembra eccessivo?
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Quando l’ufficio fa ammalare

Impiegato al lavoro

Sono circa 390 mila, secondo i dati della Camera di Commercio su dati dell’Istat e del Registro delle imprese, i milanesi che soffrono di problemi di salute causati dal lavoro d’ufficio (una sintesi dello studio si può scaricare qui). Il lavoro d’ufficio è causa di numerosi disturbi anche perché oggi, a differenza di quanto accadeva nei secoli scorsi, è lì che trascorriamo la maggior parte della nostra giornata.
Sono circa 140 mila gli intervistati che hanno dichiarato di avere problemi di salute seri e continuativi. E, sui 390 mila totali, oltre la metà ha riferito di problemi alla vista e agli occhi (216 mila) e, circa 83 mila, di soffrire di disturbi muscolo-scheletrici (DMS).
Si è stimato che circa una persona su quattro che lavora con videoterminali soffra di DMS. Si tratta di disturbi dovuti allo stare seduti troppo a lungo adottando posture scorrette o causati dall’erroneo posizionamento di schermo, tastiere e mouse e dalla mancanza di accessori come poggiapiedi, poggiapolsi eccetera.
Inoltre, a influire su queste patologie a carico dell’apparato muscolo-scheletrico, va menzionato sicuramente lo stress che porta ad assumere posture scorrette, irrigidimenti e tensioni. Sono le donne le più colpite da questi disturbi.
Oltre alla colonna vertebrale le attività d’ufficio coinvolgono anche altre componenti articolari, muscolari e tendinee e, in particolare, l’articolazione del polso e la muscolatura del collo. Di conseguenza si registrano cervicalgie, lombalgie e dolori alle spalle.
Infine, più di 35 mila persone hanno dolori e problemi alle mani (sindrome del tunnel carpale) e circa 20 mila raccontano di soffrire spesso di mal di testa.
Le soluzioni? Mettere in atto misure di sicurezza e di salubrità dell’ambiente di lavoro, come per esempio posizionare il piano di lavoro a un’altezza tale da appoggiare i gomiti e gli avambracci mantenendo i muscoli delle spalle rilassati (l’altezza giusta è tra 70 e 80 cm).
Le dimensioni ideali di un tavolo da ufficio sono di circa 150-160 cm di lunghezza, almeno 80 cm di profondità e le distanze devono essere tali da garantire la giusta distanza del lavoratore dal monitor del computer. Anche la sedia deve essere regolabile in altezza (tra 40 e 55 cm), dotata di ruote e schienale e basamento del sedile imbottiti.

Il curriculum vincente? Fatelo su YouTube

http://www.flickr.com/photos/ezalis/77430740/
All’inizio c’era spazio solo per i video amatoriali e per qualche breve spezzone televisivo; poi il popolo di Internet ci ha preso gusto e così YouTube ha cominciato a riempirsi di tutto e di più: notiziari, sit-com, canali tematici e pubblicità aziendali. Ora per il mega contenitore digitale di Google è arrivato il momento di confrontarsi con un mondo tutto nuovo: quella dei curriculum, anzi, dei video-curriculum. Il principio è semplice: l’aspirante lavoratore si filma mentre racconta le proprie esperienze, professionali e non. Poi mette il tutto su YouTube e il gioco è fatto.

Negli States il video curriculum è un fenomeno di gran moda, soprattutto da quando, lo scorso febbraio, il Time ha raccontato la storia di Benjamin Hampton, un neolaureato che ha trovato lavoro proprio grazie a un clip autobiografico di cinque minuti. Ma il fenomeno si sta diffondendo a macchia d’olio in tutto il mondo, anche sfruttando piattaforme diverse; nel nostro Paese, per esempio, il portale LinkLavoro.it ha da poco lanciato una sezione, denominata MediaCurriculum.com, che permette ai cerca-lavoro di registrare e visualizzare gratuitamente curriculum vitae in formato digitale.
I vantaggi del video-curriculum rispetto al gemello cartaceo sono essenzialmente due. Innanzitutto è più immediato, e ha più probabilità di arrivare a destinazione (anziché finire sulla fatidica pila di fogli che si accatasta sulle scrivanie dei responsabili delle risorse umane). Per chi fa selezione è infatti più agevole guardare un filmato di un paio di minuti, piuttosto che leggere la cronaca scritta di una carriera, soprattutto se lunga e articolata. In secondo luogo, e questo è forse l’aspetto più importante, è più efficace: se i curriculum tradizionali si sono ormai omologati su alcuni formati standard, i video-curriculum appaiono decisamente più personali. Basta mettere il naso fra gli oltre duemila video presenti su YouTube per rendersi conto che è praticamente impossibile trovare un curriculum uguale all’altro. Insomma non sarà una macchina della verità, ma è certo un modo più realistico per presentarsi e vendersi.
Ma quali sono le caratteristiche che deve avere un video-curriculum con le carte, o meglio, i fotogrammi in regola? Alcune società di recruiting – è il caso per esempio dell’americana Vault – hanno fissato alcune linee guida per aumentare le proprie chences di successo. Poche ma essenziali le regole da tenere presenti: scegliere un contesto di ripresa il più neutro possibile che sia in grado di far risaltare la propria figura, evitare di leggere ma cercare di essere spontanei, parlare lentamente e in modo chiaro, meglio ancora se in modo sorridente e spigliato. Il resto è lasciato alla creatività del singolo, proprio come ha fatto questo giovane aspirante reporter di Madrid:

Dieci regole per navigare comunque. Anche in ufficio

http://www.flickr.com/photos/81167076@N00/364465342/
In alcune aziende non è possibile vedere un video su Youtube durante l’orario di lavoro oppure utilizzare un software diverso da quelli installati. Eppure è proprio il quotidiano economico americano Wall street journal a pubblicare dieci consigli dedicati a chi vuole distrarsi un attimo durante la giornata, ma anche a chi vuole migliorare la produttività in ufficio con poche mosse.

Se il datore di lavoro ha bloccato l’accesso a Youtube o a un altro sito basta collegarsi a Proxy.org e scrivere l’indirizzo desiderato. Attenzione: la stessa tecnica si può utilizzare per raggiungere siti internet proibiti in Italia, come quelli dei portali che permettono di scommettere online. Chi non si accontenta dei software in dotazione sul computer in ufficio e non può installarne di nuovi, può cercare tra i programmi a codice aperto su PortableApps (come Firefox o un videogioco del Sudoku): si scaricano su una chiavetta usb (o su un ipod) e possono essere usati semplicemente collegando il dispositivo portatile al pc. Per cancellare le tracce delle proprie navigazioni sul web, osserva il Wall street journal, bisogna selezionare la scritta “strumenti” nel browser Explorer oppure premere i tasti “ctrl”, “shift” e “canc” con Firefox. E come fare se dovesse arrivare il capo alle spalle durante una navigazione libera nel web? Basta lanciare le dita sui tasti “alt” e “tab” per cambiare immediatamente la finestra.

Le altre idee del Wall street journal sono dirette alle persone che vogliono risolvere problemi pratici nella gestione del computer per lavoro. Un file gigante si può inviare, per esempio, attraverso Yousendit. Inoltre con Google desktop (se installato sul pc a casa e su quello in ufficio) si possono recuperare dalla propria abitazione i documenti aperti durante la giornata di lavoro. Boxnet è consigliato invece per archiviare testi, foto e video online. Se usate un servizio mail dal web (come Gmail) provate ad aggiungere una “s” alla parola “http”: in questo modo la sessione sarà al riparo da sbirciate indiscrete, ammesso che il servizio supporti questa funzione.

Il futuro di Facebook

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