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Giornate più corte: occhio alla depressione stagionale

Depressione autunnale

Non tutti forse sanno spiegarsi il perché quando arriva l’autunno e le giornate si accorciano molte persone sono assalite da un senso di tristezza, mancanza di energie, affaticamento, disturbi del sonno e del desiderio sessuale, aumento dell’appetito – con preferenza per dolci e pasta – e del peso, abbassamento della libido, tendenza all’isolamento e minor produttività. Tutta questa lunga serie di sintomi identificano una sindrome precisa nota come “disturbo dell’umore ad andamento stagionale” (SAD, Seasonal Affective Disorder), o, più semplicemente, depressione autunnale.
Si tratta di un disturbo dell’umore legato alle variazioni meteorologiche e in particolare alla diminuzione, durante il periodo autunnale e invernale, dell’esposizione alla luce solare che colpisce il 4-5% delle persone ma, in forma lieve, può interessare fino a un italiano su dieci.
Il cambiamento nell’alternanza delle ore di luce e buio provoca un’alterazione dell’orologio interno e conseguentemente dell’umore. Anche se non ci sono ancora chiare evidenze scientifiche sul perché la luce agisca sul cervello e quindi sul tono dell’umore, è stato osservato che l’umore peggiora quanto più ci si allontana dall’equatore, tanto è vero che chi vive nelle regioni nordiche ha la tendenza a essere triste.
Le radiazioni penetrano attraverso gli occhi dove sono trasformate in impulsi elettrici che a loro volta, tramite il nervo ottico, vengono trasmessi al cervello. Raggiunto l’ipotalamo aumenta il livello della serotonina, il neurotrasmettitore responsabile del tono dell’umore, e contemporaneamente viene bloccata la produzione di melatonina, l’ormone sensibile all’alternanza di luce e buio.
Sia negli Stati Uniti sia in Inghilterra da circa 15 anni si è trovata una cura per trattare la depressione stagionale efficace nel 75-85% dei casi: la light terapy, o terapia della luce. Questo tipo di trattamento è stato sperimentato su migliaia di pazienti che siedono di fronte a una sorgente di luce molto intensa. Di solito il trattamento viene svolto al mattino, soprattutto per quei casi di persone che hanno difficoltà di risveglio. L’esposizione varia nell’arco della giornata dai 40 minuti alle tre ore e l’intensità della luce a cui si viene esposti è pari a circa 20 volte quella di un ambiente interno illuminato artificialmente. Il miglioramento dell’umore si avverte già nell’arco di 4-5 giorni anche se il trattamento dura complessivamente dai 7 ai 14 giorni.
Sembra che la luce-terapia permetta di abbassare i livelli della melatonina e aumenti al contempo l’efficacia della serotonina permettendo quindi invertire la sintomatologia depressiva.
A questo tipo di intervento di norma si associa anche la terapia di gruppo, che aiuta a uscire dall’isolamento sociale, e l’attività fisica.

Accendo la luce per connettermi a Internet

Led per l'accesso wireless a internet

Led per l’accesso wireless a internet

Una stanza luminosa per connettere a Internet computer, cellulari e iPhone. Senza cavi che intralciano il cammino tra le scrivanie. I punti di accesso alla rete, però, non sono le antennine degli hotspot, ma led come quelli che illuminano il percorso nelle sale cinematografiche o i pulsanti per sollevare i finestrini nelle automobili. È una tecnologia che sfrutta per l’invio di dati le impercettibili intermittenze di luce emessa dai led: si tratta di un progetto sviluppato da alcuni ricercatori del Boston University college che di recente hanno ottenuto finanziamenti da una prestigiosa istituzione americana, la National science foundation.

L’area wireless “luminosa” è in grado di collegare alla rete apparecchi come televisioni, radio, computer, telefonini e termostati: ma quali sarebbero i vantaggi rispetto alle attuali tecnologie? Secondo i ricercatori, i led raggiungono la velocità di dieci megabit al secondo per la trasmissione wireless, superando il Wi-fi. Inoltre, gli utenti sarebbero anche più sicuri da intercettazioni o da persone collegate clandestinamente perché la luce, a differenza delle frequenze Wi-fi, non attraversa i muri. L’area wireless, quindi, sarebbe confinata unicamente nel perimetro di una stanza. Il sistema proposto dal Boston University college ha anche un risvolto ecologico: nei prossimi anni le lampadine a incandescenza saranno sostituite da fonti luminose che richiedono un minore consumo energetico. E una zona illuminata da led permetterebbe contemporaneamente di ridurre i consumi e di avere a disposizione una connessione a internet superveloce. La prima applicazione immaginata dai ricercatori, però, è nei trasporti: gli ambienti interni delle autobili, per esempio, contengono led.

Già sette anni fa Stephen Leeb, professore al Mit, aveva proposto di usare le lampadine tradizionali per trasmettere dati in ambienti chiusi: il suo apparecchio permetteva di affievolire la luce per una piccola frazione di secondo, generando oscillazioni luminose sono impercettibili alla vista, ma tali da consentire l’invio di informazioni. Il progetto è uscito dal laboratorio ed è diventato un’azienda, Talking lights: il sistema sviluppato da Leeb utilizza lampadari e abat-jour per trovare persone e oggetti che indossano badge o altri dispositivi in grandi edifici: finora è stato utilizzato da alberghi, ospedali e casinò

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Cancro: per intervenire tempestivamente basta cercarlo con la luce

Una ricercatrice del laboratorio di oncologia e medicina molecolare dell'Istituto superiore di SanitÃ
Quantificare le cellule tumorali in circolazione nel sangue non è sempre facile, specialmente quando sono poche, per esempio per tumori allo stadio iniziale o in caso di metastasi. Quando sono presenti in quantità inferiori a una cellula per ml di sangue è possibile che un semplice prelievo non le “catturi” e che il tumore resti nascosto.
Una nuova tecnica, messa a punto dai ricercatori della Purdue University nell’Indiana e della divisione di medicina oncologica della Mayo Clinic di Rochester, Minnesota, promette di risolvere questo problema in maniera semplice e non invasiva. In pratica si inietta al paziente un liquido che, illuminando le vene maggiormente visibili in superficie, come quelle del polso, con una particolare luce laser, evidenzia le cellule tumorali presenti nel circolo sanguigno. In questo modo è possibile intervenire quando il tumore è in una fase iniziale, quindi con maggiori probabilità di successo.
La conta delle cellule tumorali eseguita in vivo offre anche altri due vantaggi: l’esito dell’esame è immediato e si abbattono i costi rispetto alle normali analisi di laboratorio. Il passo successivo verso il suo impiego clinico consiste nel ridurre all’osso l’attrezzatura necessaria al test, in modo da rendere questa tecnologia diagnostica portatile.

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