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Macintosh

Apple 2009: ecco i MacBook Air di nuova generazione

Apple presenta i nuovi portatili
La novità principale per il mondo Macintosh nel 2008 è l’introduzione a gennaio del sottile e minimale MacBook Air e il contestuale potenziamento delle funzionalità e offerta di soluzioni wireless.

Poco dopo sono stati potenziati MacBook normali e Pro ma i secondi si sono rivelati afflitti da problemi gravi alla circuiteria video, come un po’ tutti i produttori di laptop che avevano adottato le schede di NVidia. Dopo un iniziale silenzio l’azienda si è mossa con un programma di riparazione o rimborso, presto messa in secondo piano dall’esordio a ottobre dei nuovi MacBook “unibody” dal look unificato, con scocca unica in alluminio e schermo lucido, anzi lucidissimo.

Problemi anche per la concorrenza dei “cloni” Macintosh il cui esponente più visibile, Psystar, si è invischiato in una causa con Apple in cui volano accuse di pratiche monopolistiche da un lato e di violazione del temibile Dmca dall’altro.

Anche quest’anno il settore musicale è andato a gonfie vele sia per la vendita di brani che per quanto riguarda gli iPod che restano dominatori assoluti del settore nonostante le rituali previsioni negative.
Al tempo stesso è evidente come Apple si stia preparando ad un futuro targato iPhone (ed iPod touch) con l’acquisizione di tecnologie e -cause permettendo- competenze ma al tempo stesso ha sfornato nuovi modelli di iPod atti a sfruttare tutte le opportunità possibili come le feste natalizie o San Valentino.

Parecchie le novità anche per l’iPhone che in luglio è diventato 3G esordendo (finalmente) in decine di paesi, tra cui l’Italia. Poco dopo, in autunno, il dispositivo si è e aggiudicandosi il titolo di cellulare più venduto sul mercato americano.
Al suo successo ed a quello dell’iPod touch ha contribuito parecchio l’apertura a marzo di un programma per sviluppatori di software e il lancio del negozio online di applicativi, l’AppStore, foriero di gioie ma anche di dolori per una gestione con alcune ombre.

Ora non ci resta resta che aspettare i primi di gennaio e il Macworld ‘09, che sarà l’ultimo a cui l’azienda parteciperà. Questo 2008 ci restituisce infatti una Apple sempre più ansiosa di tagliare con il passato e forte, molto forte nonostante la crisi economica, e pronta a tutto, probabilmente anche ad un futuro senza Steve Jobs.

  • admin
  • Mercoledì 31 Dicembre 2008

È arrivato Leopard, il sistema operativo con cui Apple vuol tornare a ruggire


C’era un vecchio spot degli anni Ottanta in cui una nota compagnia petrolifera invitava gli automobilisti a mettere una tigre nel motore. Un consiglio che quelli della Apple hanno seguito alla lettera, spingendosi pure oltre, visto nel motore ora ci hanno messo addirittura un leopardo. Dopo Tiger, infatti, Leopard è da venerdì sera il nuovo “motore” dei computer della Mela. Un’uscita molto attesa per tutta la community Mac che aspettava da due anni il sistema operativo. Più di 300 le novità annunciate da Apple, ma è un numero destinato a salire visto che la società di Cupertino si è tenuta qualche cartuccia di riserva da “sparare” nelle prossime settimane.

La prima impressione è che Steve Jobs e soci abbiano cercato di rendere più facile la vita degli utenti, soprattutto di quelli più disordinati, facendo tesoro di tutta l’esperienza accumulata con iTunes, il sistema per scaricare e ascoltare musica e video. Sono user friendly molte delle nuove risorse per l’organizzazione delle applicazioni e dei contenuti, dalla coreografica iChat alla nuova barra degli strumenti (il cosiddetto dock) tridimensionale, fino al pratico sistema di raggruppamento per “stacks” che permette di accorpare tutte le icone sparse sul desktop attraverso un unico clic. Decisamente utente-centrica anche la scelta di adottare un’anteprima rapida per guardare dentro al contenuto di un file di qualsiasi natura (anche video) senza bisogno di aprire l’applicazione, nonché l’innesto di veri spazi virtuali per raggruppare a piacere le attività aperte in modo da ordinare razionalmente le finestre attive, una funzione che tornerà utile soprattutto agli utenti che dispongono di uno schermo di grandi dimensioni.
Ma la novità forse più rilevante è forse quella denominata Time Machine, un sistema che consente di guardare nel passato del computer per recuperare anche a distanza di tempo qualsiasi cosa sia transitata sul Mac; una sorta di memoria a lungo termine che permetterà agli utenti di dormire sonni più tranquilli anche in caso di perdita dei dati.


Basterà tutto questo per rosicchiare quote di mercato a Windows, ancora saldamente in testa alle percentuali di vendita con più dell’85 percento del mercato? È sicuramente presto per dirlo, anche se sul web sono già scattati i raffronti fra i sistemi operativi di punta delle due case. Va detto che l’integrazione nativa per Windows prevista da Leopard potrebbe invogliare molti più utenti rispetto al passato ad entrare nel mondo della Mela. Di fatto, chi proprio non può separarsi da quelle applicazioni che girano solo su sistemi Microsoft può comunque acquistare una macchina Apple e chiederle di operare in ambiente Windows.

Una curiosità: all’interno di Leopard i pc con Windows sono stati disegnati con il cosiddetto “blue screen of death”, l’inquietante schermata blu che accompagna ogni errore di sistema dei sistemi operativi Microsoft. Ebbene, ironia della sorte, pare proprio che alcuni utenti Mac abbiano segnalato la presenza di un’analoga schermata che sarebbe comparsa a seguito dell’installazione di Leopard. Un difetto ammesso dalla stessa Apple che ha già fornito i consigli per correre ai ripari. Chi di schermata blu ferisce…

Think Different: vota Bill Gates

La foto segnaletica del fondatore della Microsoft quando fu arrestato dalla polizia di Albuquerque, New Mexico, nel 1977

Steve Jobs (Mac) contro Bill Gates (Pc). Il libertario contro l’uomo d’ordine. L’esteta contro il vampiro dell’information technology. L’uomo d’arte contro il nerd monopolista. L’immaginario è questo. Che piaccia o meno. Come ai tempi dell’Italia divisa tra coppiani laici e colti e bartaliani cattolici e un po’ zotici, i fan dei due king dell’IT continuano a innalzare steccati, nutrendo uno scontro, tutto immaginario, che ricorda vagamente quello tra curve avversarie.

A guardare più in profondità, ci si accorge che in realtà le cose non stanno proprio così. Un po’ perché, lungi dall’essere un uomo in odore di santità, anche Jobs, classe 1948 come il suo rivale, ha i suoi scheletri negli armadi, tra cui le sterminate iPod City, 200 mila abitanti, dove gli operai cinesi sono costretti a produrre e assemblare - per qualche dollaro al giorno e in condizioni da far vibrare i polsi - gli oggetti più cool del momento. Scrive Leander Kahney, firma di punta di Wired: “Gates sta distribuendole sue fortune con lo stesso gusto con cui le ha accumulate: milioni di dollari in beneficienza per alleviare i problemi sanitari del pianeta”. Al contrario, l’unica attività sociale che abbia compiuto il numero uno della Mac (il 67esimo uomo più ricco d’America secondo Forbes) è quella di aver sostenuto la campagna di Johnny Kerry nella campagna presidenziale del 2004. Un po’ poco per un uomo che della filosofia Think Different e della lotta contro il razzismo ha fatto un marchio di successo. Un marchio, appunto: per incrementare le vendite dei suoi gadget. Le grandi ricchezze - dice Leander Kahney - non fanno i grandi uomini.

Lo scontro tra Bill Gates e Steve Jobs in un video satirico su Youtube

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