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Privacy su Facebook? Roba d’altri tempi

Il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg (Credits AP Photo/KEYSTONE/Peter Klaunzer)

Il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg (Credits AP Photo/KEYSTONE/Peter Klaunzer)

Onestamente non mi aspettavo che Mark Zuckerberg rispondesse alla mia lettera. Ma attendevo almeno una presa di posizione ufficiale di fronte alle tante critiche piovutegli addosso all’indomani del colpo di mano sulle impostazioni della privacy che tutti gli utenti di Facebook hanno potuto notare il mese scorso.

L’occasione gli è arrivata (servita su un piatto d’argento) a San Francisco nel corso di un faccia a faccia di sei minuti con il fondatore di TechCrunch, Michael Arrington. A precisa domanda su cosa ne sarà del futuro della privacy di Facebook il venticinquenne fondatore del social network più diffuso del mondo ha così risposto:
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Caro Zuckerberg, così affossi la privacy di Facebook

Il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg (Credits AP Photo/KEYSTONE/Peter Klaunzer)

Il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg (Credits AP Photo/KEYSTONE/Peter Klaunzer)

Caro Mark Zuckerberg,

da più di un anno sono membro del social network che hai creato nel 2004 insieme ad Andrew McCollum e Eduardo Saverin. Non sono uno di quelli che è entrato in Facebook per ritrovare il suo compagno di banco delle elementari, vorrei chiarirlo. In fondo se ci siamo persi di vista nella vita reale per quale motivo dovremmo ritrovarci in quella virtuale?

Ho deciso di iscrivermi a Facebook semplicemente perché ne apprezzo la velocità, l’immediatezza, la capacità di darmi in pochi clic tutto ciò che mi serve per comunicare – attivamente o passivamente – con i miei contatti. E poi quale altro servizio Web mi permette di condividere  le foto che ho appena scattato con il mio cellulare in meno di 10 secondi?
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Facebook addio: un’ondata di esclusi e fuggiaschi online

Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook

Perfino i marines scappano da Facebook: preoccupazioni per la sicurezza, dicono i vertici del corpo militare. Che subito mettono le mani avanti: l’accesso al social network è proibito dalle sedi militari, ma libero dalle abitazioni private. Già alcuni mesi fa l’esercito israeliano aveva avvisato le sue truppe: i messaggi pubblicati dal fronte su blog e social network erano diventati un rischio per la sicurezza nazionale.
Non sono gli unici, però, ad essere preoccupati da “aggiornamenti di status” e fotografie che circolano in rete.

Per i vip è una fonte di stress: Bill Gates ha detto che doveva decidere sulle richeste di amicizia di diecimila persone. Troppe. E quindi lo ha abbandonato bollandolo come una “perdita di tempo”. Sarà, ma la Microsoft ha acquistato il 5 per cento di Facebook (con una spesa tra i 300-500 milioni di dollari).
E, secondo ComScore, la rete sociale in blu è diventa il quarto sito più visitato (con 340milioni di persone al mese che guardano le sue pagine), dietro Google, Yahoo, Msn (il portale di Microsoft). Scavalcando anche eBay e l’enciclopedia online Wikipedia.

Le aziende sono molto diffidenti. E spesso chiudono con un lucchetto le connessioni al web sociale. Un sondaggio informale di Techrepublic mostra la politica restrittiva negli uffici: sette impiegati su dieci dichiarano di non avere accesso al social network. Impossibile avvicinarsi anche ad alcuni blog.
L’unico che sembra superare il cerchio protettivo delle aziende è LinkedIn, una rete sociale dedicata ai contatti professionali: la usano tutti, anche i vertici azeindali, per inviarsi messaggi, cercare talenti, condividere documenti.

Le restrizioni non finiscono qui: l’agenzia di stampa Associated press permette ai suoi dipendenti di restare in contatto con amici e colleghi attraverso i social media, ma devono rispettare una disciplina ferrea. Sono responsabili anche dei commenti che altri pubblicano sul loro profilo.
Come se una persona scrivesse parole offensive con una bomboletta spray sul muro di casa e il proprietario dell’abitazione ne fosse colpevole.

I governi in Cina e in Iran non sono decisamente sostenitori dello scambio di opinioni online attraverso il social network fondato da Mark Zuckerberg.
Il traffico dal paese del dragone è stato dimezzato negli ultimi trenta giorni: secondo il blog Inside Facebook, è una conseguenza dovuta alle restrizioni dettate dalle autorità locale.

Così, su 300 milioni di cinesi online, adesso solo 500 mila guardano le pagine di Facebook ogni mese. L’Iran, invece, ha già dimostrato all’opinione pubblica mondiale il pugno di ferro: durante le proteste di piazza dei giovani l’accesso alla rete di amici online è stato ristretto o completamente censurato.

E un blogger, Evgeny Morozov, racconta che una donna proveniente dagli Stati Uniti è interrogata all’aeroporto di Teheran suo profilo di Facebook. Gli agenti hanno segnato in una lista anche i suoi amici online.

A temere l’avanzata globale del social network statunitense sono soprattutto i suoi rivali. Ormai ha superato la barriera dei 250 milioni di utenti registrati.

Appena un anno fa MySpace dominava in gran parte del mondo: mese dopo mese ha perso il primo posto, nazione dopo nazione. Agli altri non va meglio: è rallentata la crescita di Orkut in Brasile e India. Saranno i prossimi Stati contagiati dall’epidemia online?

Guarda la MAPPA dei social network nel mondo: un risiko globale con protagonisti come Facebook e altri meno noti, da Friendster a Hi5.

Così ho catturato cento milioni di persone

Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook

Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook

Di Simon Garfield

Mi era stato detto di non aspettarmi un tornado umano, ma quando Mark Zuckerberg entra nella stanza si sente appena un refolo di vento. Il ragazzo ha 24 anni, è timido, come spesso i ragazzi non molto alti e con i capelli rossi, cammina a testa bassa come se stesse portando un grosso peso, per esempio quello di essere il ragazzo più ricco del mondo.

Zuckerberg, fondatore di Facebook, ha qualcosa che la maggioranza dei fanatici di computer non ha: 3 miliardi di dollari. Sfortunatamente non li ha con sé, si tratta di soldi virtuali, una stima del suo valore netto, però i soldi vengono comunque menzionati ogniqualvolta si parla di lui. La somma è stata calcolata quando la Microsoft ha pagato 240 milioni di dollari per una quota dell’1,6 per cento della Facebook nell’ottobre 2007, valutando l’azienda di cui Zuckerberg deteneva il 20 per cento 15 miliardi di dollari. In quest’epoca di recessione Facebook forse vale meno, ma chi può dirlo? Un’azienda come la sua finora non aveva mai dovuto affrontare la crisi economica: centinaia di nuovi clienti affluiscono sul sito ogni ora. È un successo senza crepe perché si basa su un’idea tanto semplice e fondamentale per la nostra crescita emotiva che quando le persone scoprono Facebook, anche a quattro anni dalla sua creazione, si sentono come se avessero trovato ciò che cercavano da tutta la vita. Come se l’idea fosse dedicata esattamente ed esclusivamente a loro.

“Catturare” ogni persona. E qui sta il trucco: far sentire più di 100 milioni di persone come individui preziosi. Facebook si basa sull’idea di condivisione. Zuckerberg spiega che condivisione era l’unica parola che aveva in mente quando ha ideato Facebook nella sua stanza di studente a Harvard, nel 2004. Non stava pensando ai soldi o a diventare famoso, voleva solo sapere di più sugli altri studenti del suo stesso corso. Harvard produceva il tradizionale annuario con le foto sorridenti e brevi note biografiche, che però richiedeva molto tempo per la pubblicazione e non poteva essere aggiornato fino all’anno successivo, Ma soprattutto non conteneva un’informazione di vitale importanza: quella persona del tuo corso che trovavi attraente era single o fidanzata? Zuckerberg pensò che poteva fare di meglio sulla rete: si poteva inserire ogni tipo di informazioni personali, il gruppo musicale preferito, il proprio hobby; e tutte le informazioni potevano essere modificate a piacere. Quattro anni dopo la sua intuizione è diventata realtà in ogni strada e in quasi ogni paese del mondo. Zuckerberg ha fatto sviluppare Facebook al punto che oggi figura tra i siti web con la maggiore crescita nella storia di internet. Ma lui afferma che la sua missione è rimasta la stessa: condivisione. A dire il vero utilizza questa parola talmente tante volte che viene da chiedersi se sto parlando con una macchina. Dice: “L’idea è sempre stata quella di convincere le persone a condividere più informazioni. In questo modo si può capire meglio cosa succede a chi sta attorno a noi”. Il numero di utenti registrati nel Regno Unito che condividono informazioni è 12,5 milioni. Aaron Sorkin, creatore della serie tv The West Wing (Tutti gli uomini del presidente), ha annunciato che condividerà presto la storia della nascita di Facebook con un film. “Gli esseri umani hanno sempre passato molto tempo a comunicare, a creare legami e condividere fatti ed emozioni con chi li circonda” continua Zuckerberg. “È un bisogno molto umano, Facebook aiuta a far partecipare persone con cui parliamo sempre, la famiglia e gli amici. Il suo punto di forza è creare un contatto con persone che si conoscono ma con le quali non si riesce a parlare granché”.

L’inizio di Facebook. Come è cominciata questa ricerca di informazioni? “Con i miei amici a scuola abbiamo sempre detto che il mondo sarebbe un posto decisamente migliore se ci fossero più informazioni disponibili, e se si potesse capire di più quel che succede agli altri, in sintesi se le persone condividessero più informazioni su se stesse”. Un libro su Facebook che uscirà a breve ha un’altra genesi: è stata un’idea di Zuckerberg per conoscere le donne. Registrarsi su Facebook non costa niente, salvo che buona parte del vostro tempo. Una volta registrati e dopo avere forse inserito una vostra foto vi sentite connessi a tutto il mondo. Magari potete cominciare a cercare le persone nella vostra rubrica email (basta un clic), o i vostri colleghi. Quando avrete trovato qualcuno che conoscete, dovete inviare una “richiesta di amicizia” e in questo modo avrete accesso a tutte le sue foto e ai suoi amici. Presto potreste trovarvi a organizzare eventi, o creare gruppi di persone con interessi simili, o scrivere sulla vostra “bacheca”, o inviare a qualcuno un abbraccio virtuale, o semplicemente dire alle persone quello che state facendo.

“Simon sta mangiando una fetta di torta” potrebbe essere un messaggio tipo, e improvvisamente una vostra lontana cugina vi scriverà che anche lei sta mangiando una fetta di torta, e così via, verso una grande condivisione di assurdità; e così il giorno dopo aprite Facebook e scoprite che i produttori di vassoi per torte vogliono vendervi qualcosa. Si tratta della forma di pubblicità più nuova ed efficace: non solo diretta ma anche sottile, come se il vostro computer capisse i vostri bisogni fondamentali. Ecco come Facebook fa soldi.

Chi è Mark Zuckerberg? Nonostante la sua passione per la condivisione mondiale, il fondatore di Facebook non è molto prodigo di informazioni su se stesso. La sua pagina su Facebook informa che è un po’ stanco dopo il suo tour europeo, ma non si tratta certo di informazioni scottanti come quelle condivise da altri, tipo: “La notte scorsa ho fatto la scopata migliore della mia vita…”. Ero stato avvertito di non fare domande su come la sua vita è cambiata da quando è diventato un miliardario virtuale, quindi decido di chiedere come è cambiata la sua vita da quando Facebook è decollato. Non mi risponde ma scambia sguardi con i suoi consulenti. Uno di loro suggerisce che una domanda migliore sarebbe come passa le giornate. Zuckerberg è più felice di questa domanda e la risposta è un capolavoro di banalità: “Per la maggior parte del tempo mi occupo di sviluppo prodotto. Adesso si tratta di incontrare e parlare con le persone piuttosto che programmare come qualche anno fa”. Chiedo a chi si ispiri. “Spesso rispondo così a questa domanda: c’è un tizio che dirige il Washington Post e si chiama Don Graham, mi sono ispirato a lui per un po’ perché ha una visione a lungo termine delle cose, e quello che stiamo facendo con Facebook non è qualcosa a breve termine, ma un progetto a 10, 15, 20 anni”. Ci sono un paio di altre informazioni che riesco a racimolare da fonti sicure. Zuckerberg è nato in un sobborgo benestante vicino a New York, il padre faceva il dentista. È stato un ragazzo precoce con i computer e ha avuto offerte di lavoro da Microsoft e Aol quando ancora frequentava la scuola. Per informazioni più recenti possiamo tornare alla sua università. Il sito degli ex alunni di Harvard si è recentemente rivoltato contro Zuckerberg, forse animato da gelosia, più precisamente dal fatto che, sebbene lui non abbia finito gli studi, oggi si ritrova a essere più ricco di tutti i suoi ex compagni di scuola messi assieme. L’articolo conteneva la sua domanda di ammissione a Harvard nella quale affermava di essere molto interessato alla scherma. Lo considerava “lo strumento perfetto…. Mi capita raramente di fare qualcosa di più piacevole che tirare di scherma”. La storia ha rivelato pure che era portato per il latino e il greco e una volta aveva creato una versione per computer di Risiko, il celebre gioco per il dominio del mondo. L’articolo afferma che Zuckerberg ha “un senso dell’umorismo secco e malizioso che a volte sfocia nell’odioso”, e che preferiva ragazze asiatiche. La maggioranza delle informazioni su Zuckerberg si basa sui documenti del tribunale presentati quando si è trovato coinvolto in un contenzioso con i fondatori di un sito di networking sociale chiamato ConnectU, anch’esso nato a Harvard. In realtà ConnectU fu fondato a Harvard più o meno nello stesso momento di Facebook e Zuckerberg ha partecipato alle prime fasi di codifica del sito. A ConnectU sostengono che Zuckerberg abbia rubato le loro idee, lui controbatte che ConnectU ha successivamente rubato una grossa fetta degli indirizzi email degli utenti di Facebook. I primi documenti legali sono stati presentati nel 2004, pochi mesi dopo la nascita di Facebook, e il procedimento si è concluso con un accordo segreto all’inizio di quest’anno. Per gli inserzionisti pubblicitari e per le organizzazioni politiche Facebook è un mercato sconfinato: è il focus group più grande e di più immediata ricezione al mondo. “Quello che cerchiamo di fare è mantenere una piattaforma neutrale” afferma Zuckerberg. “Facebook non ha un’opinione su questioni specifiche”. Esiste uno strumento online che si chiama Facebook for good (Facebook per il bene), dove le persone scrivono come hanno utilizzato il sito per aiutare se stessi o gli altri. Zuckerberg ricorda quando, dopo un uragano, alcuni mandarono messaggi ai conoscenti per dire che stavano bene.

Cosa ne pensa invece di chi usa Facebook per scopi malvagi, come offrire sostegno al terrorismo o a gruppi razzisti? “Se qualcuno sul sito trova qualcosa di questo genere e vuole comunicarcelo, può scriverci. Si tratta di trovare un equilibrio. Vogliamo rimanere neutrali, ma allo stesso tempo prestiamo attenzione per evitare discorsi basati sull’odio”. Quindi la comunità si autoregola? “Si tratta di tante comunità diverse, l’idea è quella che Facebook non sia una nuova comunità ma semplicemente l’unione delle diverse comunità che già esistono nel mondo”. Alcune di esse però non sono gradite a Facebook, per esempio la comunità delle madri che allattano, che ha offeso la sensibilità dell’azienda quando alcune madri hanno inserito foto di se stesse mentre allattavano i figli, mostrando le camicette slacciate. Poi c’è il peggio di Facebook, inevitabile data la dimensione raggiunta dal sito. Qualche settimana fa c’è stato “l’omicidio Facebook”: un uomo accusato di avere ucciso la moglie a Londra dopo che lei lo aveva cacciato da casa e aveva cambiato il suo status su Facebook in “single”. C’è qualcosa nel passato di Zuckerberg che è un elemento chiave nello sviluppo di Facebook, per esempio è stato un bambino solo, senza amici… “Quando ero ragazzino ero molto appassionato di computer e mi piaceva costruire cose, all’università ho studiato informatica e psicologia, interessante per quello che stiamo facendo, visto che Facebook in realtà è un connubio delle due cose”. Forse nella sua infanzia le è mancata la comunicazione con gli altri, Facebook è la compensazione? “Non lo so, non ci ho mai pensato”.

I progetti. Oggi Zuckerberg passa la maggior parte del suo tempo a pensare come far crescere Facebook in modo esponenziale e come indurre le persone a usarlo con costanza. È abbastanza comune per gli utenti innamorarsi di Facebook per un paio di settimane, durante le quali pensano quanto sia fantastico e contattano anche persone di cui in realtà non gli importa molto, però la passione si raffredda presto, quando si rendono conto di quanto tempo si perda e di quanto in realtà sia vuoto il livello della comunicazione. “Il nostro obiettivo non è quello di essere di moda. Miriamo alla sostenibilità. Quello che ci interessa non è quanto tempo le persone passano sul nostro sito, ma quante informazioni condividono”. Fra un anno a suo parere Facebook avrà milioni di utenti in più. E fra tre? “Difficile a dirsi, ma niente di molto diverso. Più condividiamo più impariamo, più impariamo più sappiamo e più sappiamo più felici saremo”.© Guardian News & Media Ltd 2008,

traduzione di Mariangela Piol.

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Facebook, una pubblicità che cambia la vita

http://www.flickr.com/photos/photolibraries/1937621331/
La pubblicità è l’anima del commercio. E anche di Internet. Non c’è web-company che ormai non sia attratta dalla possibilità di alimentare le proprie casse attraverso gli introiti pubblicitari. Lo sanno bene pure quelli di Microsoft, che proprio qualche giorno fa hanno sborsato la cifra record di 240 milioni di dollari pur di accaparrarsi qualche briciola di Facebook, il social network del momento. Una mega-operazione che, come scritto in precedenza, nasconde una strategia ben precisa per la conquista di un avamposto altamente strategico per la diffusione della pubblicità online.

E proprio in questi giorni il sito creato dal giovane Mark Zuckerberg ha aperto le porte agli operatori commerciali con un servizio - denominato Facebook Ads - che permette agli inserzionisti di mettere il proprio marchio in bella mostra in una delle vetrine più ambite del web. Per i grandi marchi (e alcuni di questi - come Sony, Cbs, Coca-Cola e Blockbuster - hanno già aderito all’iniziativa) non si tratta del consueto investimento in “cartellonistica digitale”, ma di un vero e proprio esperimento di pubblicità virale. Entrando in Facebook, infatti, gli inserzionisti potranno avere accesso a un network potenziale di 25 milioni di utenti giornalieri: il meccanismo promozionale annunciato dal sito prevede infatti che ogni utente possa condividere le proprie preferenze commerciali con tutti gli amici e i conoscenti inseriti nella propria Facebook list. Chi per esempio noleggia film attraverso il servizio online di Blockbuster.com informerà automaticamente i propri amici sulle proprie scelte cinematografiche, diventando una sorta di testimonial del marchio. Ma non solo. Oltre a questo tipo di sponsorizzazione, i brand potranno sviluppare campagne pubblicità mirate e, fatto ancor più importante, potranno accedere ai dati e alle statistiche sui milioni di utenti del sito. Potranno per esempio inserire vere e proprie homepage esterne all’interno del network o ritagliare campagne a misura di utente, filtrando le promozioni per sesso, età e gusti degli utenti.

Se per molti il nuovo meccanismo pubblicitario è destinato a rivoluzionare tutto il mondo dell’advertising on line c’è anche chi però solleva qualche perplessità sulla legittimità dell’operazione in materia di privacy. Il New York Times parla per esempio di scarsa sensibilità di Facebook nei confronti dei suoi utenti e sottolinea l’escamotage utilizzato dal nuovo sistema di advertising, che sfrutta in pratica i volti dei membri della community per mandare messaggi promozionali. In fondo, sottolinea il NYT, è più facile che lo sguardo di un utente venga colpito da un messaggio pubblicitario se a lanciarlo è il volto del suo migliore amico o quello della ragazza più carina del corso di chimica. Il caso sarebbe controverso anche sotto il profilo legale: secondo le norme previste da molti stati confederati (compresi quello di New York e la California) chi utilizza il nome, la fotografia, il ritratto o la voce di una persona per usi promozionali senza l’esplicito consenso scritto del diretto interessato va incontro a una violazione di legge e a una causa civile.

Facebook si difende affermando che il nuovo servizio si attiva solo se gli utenti scelgono di condividere le informazioni riguardanti le proprie scelte commerciali. Lo stesso Mark Zuckerberg ha fatto poi sapere che quella attuale non è la versione definitiva del servizio e che l’obiettivo è di estendere la scelta del servizio nel modo in cui gli utenti lo richiederanno. Basterà per fermare la (probabile) ondata di proteste di tutti i membri della comunità che non sono interessati a diventare loro malgrado i nuovi testimonial del web?

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