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Si accende Tivùsat, l’antiSky. Rai-Mediaset-La7 sul satellite: gratis

Un traliccio con i ripetitori
“Perché pagare di più per un’offerta più ampia? I consumatori preferiscono spendere una cifra inferiore per un oggetto che fa le stesse cose”: così il settimanale inglese Economist ha spiegato il successo dei netbook, computer portatali grandi quanto un quaderno che vanno a ruba nei negozi. E hanno cambiato le abitudini dei consumatori. Ma potrebbe non essere un caso isolato.

Con TivùSat arriva la prima piattaforma satellitare gratuita in Italia: a lanciarla sono le tre sorelle italiane della televisione (Rai e Mediaset che controllano ciascuna il 48,25 per cento e La7 con il 3,5 per cento). Sky non sarà più l’unico protagonista sul mercato. E il suo rivale non farà pagare abbonamenti.
L’obiettivo dichiarato di Tivùsat è di raggiungere la popolazione dove il digitale terrestre (la nuova tecnologia che in Sardegna ha già sostituito integralmente le trasmissioni analogiche) non arriva: il satellite, infatti, garantisce una copertura completa del territorio. Consentendo l’accesso ai nuovi canali italiani e stranieri.

L’offerta del bouquet è in continua crescita. Al momento è noto che a partire dal 31 luglio, infatti, saranno ricevibili otto canali Rai (Rai uno, Rai due, Rai tre, Rai, gulp, Rai news 24, Rai sport più, Rai storia), tre Mediaset (Rete 4, Canale 5, Italia uno), uno di Telecom (La7), cinque indipendenti (Iris, Mediashopping, Class news, Sat 2000, K2 kids) e nove dagli altri paesi dell’Unione europea (Euronews, France 24, Bbc world news, Tve international, Canal 24 horas, Arte, Deutsche welle, Zdf, Ard).

Cosa cambia?. Chi già utilizza il digitale terrestre (o ha ancora il sistema tradizionale analogico), se vuole vedere TivùSat, dovrà acquistare una parabola e un decoder: il dispositivo avrà un costo base di 99 euro.
È inoltre necessario dotarsi di una smartcard: per attivarla bisogna chiamare il numero unico 199.309.409 (al costo di 14,26 centesimi di euro al minuto, Iva inclusa).
Per adesso, la differenza rispetto al digitale terrestre è soprattutto nella possibilità di guardare le emittenti straniere (tranne Bbc world news, già disponibile).
Chi, invece, ha già una parabola installata dovrà acquistare comunque il decoder. La maggior parte dei canali di TivùSat, comunque, sono già trasmessi in chiaro, come mostra la guida per Hotbird 6.In particolare, le reti Rai adesso sono accessibili su tre piattaforme: TivùSat, Sky e Fta (Free to air, cioè in chiaro).
Restano differenti le strategie per internet. I canali Rai sono disponibili in diretta sul sito dell’emittente pubblica.
Mediaset è più cauta: l’azienda ha annunciato dall’anno prossimo il lancio della “televisione del giorno dopo”: sul web si potranno vedere i filmati delle trasmissioni andate in onda nelle 24 ore precedenti.
Ma l’offerta dei canali su internet è più ampia di quella satellitare: basta andare sul sito WWitv per trovare uno sterminato elenco di canali da tutto il mondo visibili gratutitamente.
E dagli Stati Uniti si moltiplicano i progetti di televisioni che utilizzano la tecnologia peer to peer (come, per esempio, BitTorrent per le trasmissioni televisive).

Guardare gratis la televisione sul satellite. Nella guida per Hotbird 6 sono evidenziati in bianco i canali fruibili senza costi: per l’Italia, TivùSat è identificata dal sistema Mediaguard (fornito dalla svizzera Kudelski, l’azienda che inventato gli storici registratori Nagra). Sky utilizza Videoguard con la codifica di Nds.

Wi-Max, si entra nel vivo

http://www.flickr.com/photos/candiedwomanire/400368840/
Gli inglesi della Bbc, l’hanno inserito fra i cinque “piatti forti” del 2008. Il Wi-Max si prepara a fare il suo ingresso fra le tecnologie che contano, anche in Italia. Ci scommettono gli analisti, ma anche le istituzioni (per il Ministro Gentiloni “è una tappa fondamentale per garantire il diritto all’accesso alla rete come servizio universale”) e ovviamente loro, i 48 candidati al bando che assegnerà le 35 licenze. Fra questi ci sono i soliti noti del nostro panorama telefonico, come Telecom, Wind e Fastweb, ma anche alcuni dei più grandi gruppi nazionali e internazionali come Mediaset, British Telecom, Deutsche Telekom e AirOne, che attraverso società partecipate (Elettronica industriale, T-Systems, Toto Costruzioni) contano di portarsi a casa una fetta di etere da sfruttare per il proprio business. Fa notizia, d’altro canto, l’assenza di tre importantissime firme del settore “Telco” come Tiscali, Vodafone, e Tre, che secondo i ben informati nutrirebbero qualche perplessità sul ritorno degli investimenti di una tecnologia che, a differenza di quanto accade negli altri Paesi, potrà contare solo su una fetta dei 200 MHz disponibili nel range delle frequenze all’asta (3,4-3,6 GHz), visto e considerato che il Ministero della Difesa ha voluto tenersi un quarto dello spettro. Ci sono infine gli operatori regionali, nomi sicuramente meno noti al grande pubblico, che potrebbero approfittare della ribalta del bando per far crescere le proprie quotazioni, magari attirando le attenzioni di qualche partner finanziario.
Delle 35 licenze disponibili, 14 riguarderanno le cosiddette macroaree, ovvero le sette circoscrizioni individuate dal ministero delle Comunicazioni accorpando le 21 regioni italiane. Ciascun operatore potrà aggiudicarsi una sola licenza per macroarea, il che rende teoricamente possibile la costituzione di un network nazionale, qualora uno dei candidati riuscisse ad accaparrarsi un’autorizzazione per ognuna delle 7 macroaree. Le rimanenti 24 verranno assegnate su base regionale ai soggetti che – cita il bando di gara – “non dispongano direttamente di diritti d’uso di risorse spettrali per l’offerta di servizi di comunicazione mobile di terza generazione”.
Il Ministero ha stabilito anche la base d’asta totale del bando, circa 45 milioni di euro, differenziando per ciascun blocco le soglie minime di partecipazione: si va per esempio dai 40.000 euro della Valle d’Aosta ai quasi tre milioni e mezzo della “confederazione” Friuli-Veneto-Emilia Romagna-Marche. Curioso notare come per la Sicilia sia stato fissata una soglia minima circa tre volte più alta rispetto a quella della Sardegna (1 milione e 200 mila contro i 400 mila euro).
Le buste dovrebbero essere aperte il 20 gennaio; poi entro il mese successivo arriveranno le concessioni del Ministero.

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