
Un'immagine di Lady Gaga pubblicata su Twitpic (Credits Hana)
Se le indiscrezioni verranno confermate, da domani Twitter si presenterà al suo pubblico con un sistema per la condivisione delle immagini. Il più “estremo” fra i social network, così lo ha definito il papà di Internet, Tim Berners-Lee, prova dunque ad aggiungere carne al fuoco, integrando quelle funzioni di photosharing che gli utenti considerano sempre più importanti, soprattutto quando si tratta di fare social networking. Continua

Sembra proprio che Twitter sia diventato l’oggetto dei desideri dei big della Silicon Valley. Nulla che faccia pensare a una vendita in tempi brevi, intendiamoci, ma il Wall Street Journal ci informa che in questi mesi i responsabili di Google e Facebook hanno bussato alla porta di Dick Costolo e soci per capire se esiste lo spazio per una trattativa. Continua

La home page di Twitter
Il social network di microblogging Twitter si concentra sugli account “pro” e nasce il Business Center per i brand.
Tra le opzioni di questa tipologia di account troviamo la possibilità di personalizzare la pagina dello stream, associare utenze multiple in grado di postare, la possibilità di ricevere messaggi diretti da chiunque.
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La home page di Twitter
La prima reazione all’annuncio di Promoted Tweets potrebbe essere non proprio entusiasta. Il network basato sul microblogging ha scelto, infatti, un modello di advertising che sulle prime non sembra certo innovativo: messaggi sponsorizzati all’interno delle timeline. Ma allora perché Twitter ha impiegato così tanto tempo per trovare un modello di business? In realtà la questione non è così semplice.
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(Credits: Twitter)
Un tempo la domanda portante del servizio di microblogging Twitter era “cosa stai facendo?”, ma sul finire del 2009 è diventata “che cosa sta succedendo?”.
Si è trattato di un cambiamento decretato dagli utenti stessi, dettato dall’utilizzo reale del network.
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Dove sei? E’ la prima domanda che il 90 per cento di noi fa quando parla con qualcuno al cellulare. Non importa che il nostro interlocutore si trovi a Londra, in Australia o nel nostro quartiere, l’essenziale è localizzarlo. Certo, se poi l’amico al telefono sta in effetti passeggiando sotto le nostre finestre, quale migliore occasione per invitarlo a bere un caffè? Fin qui tutto regolare: sapere dove sono i nostri amici per poterli eventualmente incontrare è ciò che siamo abituati a fare da sempre. Ora però la “localizzazione” diventa grazie al web uno strumento per farsi nuovi amici. Come? Tramite una serie di social network o servizi web 2.0, accessibili anche dal cellulare, che permettono all’utente di cercare non più le persone ma le aree geografiche. Insomma, nell’universo sociale virtuale si marca anche a zona e non più solo a uomo. E se fino ad oggi eravamo abituati all’idea di creare nuovi legami a distanza con persone sconosciute sulla base di interessi comuni, questi nuovi servizi capovolgono la prospettiva e ci incoraggiano a provare a fare amicizia con le persone che camminano intorno a noi.
Un salto dal virtuale al reale? Non è detto, anche se sicuramente si fanno passi in questa direzione. Si tratta comunque piuttosto della naturale risposta all’esigenza di usufruire di servizi di social networking in mobilità, unita alla passione contagiosa per le mappe che Google per prima ha saputo cogliere e sfruttare al massimo. Un altro caposaldo che ha fornito idee e fatto da base per mashup di vario genere, compresi quelli di localizzazione, è Twitter, servizio di mibroblogging che ha conosciuto un successo planetario e che si presta a essere piegato alle più svariate esigenze.
Ma quali sono questi strumenti per fare amicizia con chi passa dalle nostre parti? Cominciamo proprio da un mashup di Twitter: Twitterlocal. La timeline di Twitter è quasi impossibile da seguire, perché fatta di aggiornamenti di persone che scrivono da tutto il mondo. Certo, possiamo decidere di seguire solo gli aggiornamenti degli amici o delle persone che troviamo interessanti. Oppure, come suggerisce questo servizio, solo quelli che provengono da un’area geografica ben definita: per esempio un chilometro intorno al nostro ufficio, per captare per esempio i commenti dei colleghi, o intorno a casa, per seguire gli aggiornamenti dei condomini e così via.
Poi c’è ByNotes, che si definisce un sito di geoblogging, il cui slogan è: dì ai tuoi amici dove sei e manda loro messaggi, foto, eventi, video e così via. Ci si iscrive in 20 secondi e si comincia a mandare messaggi con allegati di vario tipo accompagnati, se lo si desidera, dalla propria localizzazione. Basta digitare un indirizzo e subito sulla Google map comparirà il segnalino.
IPoki è un “social network basato sul Gps”. Il sito galiziano, la maggior parte degli utenti finora scrive in spagnolo, ha lo scopo di permettere agli utenti di localizzare le persone e seguirne eventualmente gli spostamenti, su Google Maps e Google Earth. Si immette la propria posizione, si invitano gli amici a fare altrettanto, e coloro che hanno un dispositivo con Gps, noti o sconosciuti che siano, possono essere rintracciati in qualunque momento. L’invito del sito è anche quello di “connettersi” agli utenti che condividono la propria posizione, come dire, appunto, “conosci gente che si trova intorno o vicino a te”. Nella pagina del download si può scaricare il plug-in per cellulari e smartphone a seconda del sistema operativo utilizzato. L’applicazione può integrarsi con altri social network come Twitter, Facebook e Flickr.
Molto frequentato è poi Brightkite, social network basato sulla “location”, che invita gli utenti a scoprire chi visita i loro posti preferiti, seguire in tempo reale gli spostamenti degli amici e, esortazione vagamente inquietante, “incontrare amici nel mondo reale: Rivela la tua posizione, fai amicizia e chatta con le persone intorno a te”. Il servizio è ancora in Beta, ma per essere invitati basta fornire un indirizzo di posta elettronica.
Plazes è un sito tedesco di social networking geografico, i cui servizi sono già stati acquisti da Nokia, che consente di condividere la propria posizione, cercare quella altrui e “fare amicizia con chi incrocia il nostro cammino”. Quelli del sito ci tengono a precisare che non servono telefonini particolarmente sofisticati (leggi iPhone e compagni) per utilizzare Plazes: basta mandare un sms e la nostra posizione comparirà sulla mappa a beneficio di quanti ci vogliono localizzare.
Infine FireEagle, servizio di localizzazione di Yahoo!, integra quasi tutti i servizi citati, e moltissimi altri, perché ci sono infiniti modi in cui localizzazione fa rima con socializzazione. Quanto a quelli che sono già nostri amici, l’adesione a questi servizi rende più difficile inventare scuse per rifiutare inviti non graditi: conviene farci trovare dove diciamo di essere.
Discutine sul FORUM: “Internet è un luogo adatto per trovare un compagno di vita?”
- Tags: condivisione, digg.com, Flickr, Gymjunkie, Microblogging, Mog, Multiply, Myspace, OkNotizie, social-network, Twitter, web 2.0, Youtube
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Cosa stai facendo? La domanda evidenziata in giallo buca lo schermo dell’home page di Twitter, il sito di social network più minimale che esista. Microblogging si chiama: una specie di via di mezzo tra sms e blog. Qui la gente non si scambia video o musica, non si esprime in lunghi post sui mali del mondo. No, sul pianeta Twitter la vita va veloce, c’è giusto il tempo di comunicare telegraficamente cosa si sta facendo in questo preciso momento. “Sto mangiando in panino”, “sto giocando col mio cellulare”, “sto lavorando”. E poi via, a guardare cosa fanno gli amici. Cinque secondi fa Kezzok malediceva quelli che raccontano gli episodi di Lost che lui non ha ancora visto, mentre 10 secondi fa Cwdaniels cercava di far funzionare il suo sito e JohnnyErnsty non stava facendo assolutamente niente. Pare che ad alte dosi tutto ciò possa dare assuefazione e che si arrivi a sviluppare un reale interesse per quello che tutti questi internauti fanno e decidono di comunicare al mondo all’istante. Questa forma di microblogging è solo l’ennesima tipologia, un po’ estrema forse, di condivisione.
Da Youtube e Flickr, dove si postano video e foto, a Myspace, dove si mette in comune un po’ tutto, condividere è la parola chiave, che però ha mille declinazioni (e a volte anche mille problemi: leggi per esempio Truppe Usa al fronte: niente blog, niente Youtube). C’è per esempio Multiply, il cui slogan è “condividi la tua vita con i tuoi amici”, che consente di scegliere con chi condividere cosa (tutti gli oltre 4 milioni e mezzo di membri, solo i propri contatti, singoli amici). Se avete del peso da perdere o siete semplicemente fanatici della palestra, potete cercare aiuto e comprensione su Gymjunkie, dove tutti i membri si scambiano consigli, opinioni e programmi di allenamento.
I viaggiatori possono trovare pane per i loro denti su Travellerspoint, un vero punto di ritrovo in cui scambiare foto, impressioni e consigli di viaggio, ma anche ritrovare amici incontrati strada facendo e poi persi di vista. Per i musicisti in erba, per quelli che cercano di sfondare, per chi ama scoprire nuovi talenti o recensire i grandi artisti c’è Mog, un sito schizzinoso a giudicare dal motto: “Perché la gran parte della rete più che altro fa schifo”. Nel grande mare del Web 2.0 è solo ovvio che gli internauti abbiano cominciato a scrivere recensioni. Su dischi, libri, film, programmi televisivi, siti internet ma ben presto su molto altro, in pratica su tutto. Per gli appassionati del genere c’è Rateitall (letteralmente, dà un voto a tutto). Qui si trovano e si danno pareri su ogni cosa: personaggi di fumetti, leggi dello Stato, sistemi operativi, negozi di abbigliamento e così via. Leggendo le altrui opinioni ci si può formare una lista di recensori affidabili, cui dar credito per le proprie scelte future. Discorso a parte meriterebbero i servizi di editoria sociale, come per esempio OkNotizie e Digg, dove si segnalano e condividono le news (leggi Quando il cittadino diventa giornalista). Esistono poi siti di social networking che hanno intenti ancora più nobili, come Takingitglobal, che accoglie i giovani disposti a battersi per le giuste cause. Devono essere in tanti visto che esistono anche singoli siti nazionali, tra cui quello italiano. Lo scopo è mettere giovani e giovanissimi al centro dell’azione, per far sì che diventino parte attiva del loro mondo.
C’è chi si spinge ancora oltre fino a condividere i propri sogni. È quello che invita a fare 43things: quali sono le 43 cose che vorresti realizzare nella tua vita? Viaggiare, essere felice, trovare un lavoro, lanciarmi col paracadute; oltre un milione di persone confida a questo sito i propri desideri e propositi. Alla nostra ultima visita il più popolare in assoluto era scrivere un libro, alla faccia di chi dice che la tecnologia ammazza la creatività. Ma in questa rete che si sta trasformando in una mondiale seduta di autocoscienza, c’è anche chi coltiva il sogno di non dover condividere tutto a tutti i costi.
Niente paura c’è Isolatr, il sito per chi non ce la fa più ad essere costantemente invitato sui siti di social networking a guardare le foto del figlio del cugino del cognato o a leggere il blog della ex moglie del collega di sei lavori fa… Ma come si fa a aderire a Isolatr ed essere finalmente lasciati in pace? Qualunque tentativo di di unirsi alla ciurma dei solitari cliccando sugli appositi banner risulta immancabilmente in un messaggio di errore. Già, che senso ha aderire a un’iniziativa che ha lo scopo di farci stare soli? Perciò non stupitevi se la risposta a tutte le Faq, le domande frequenti, è sempre la stessa. Posso invitare qualche amico ad unirsi a me su Isolatr? NO. Adoro Isolatr. Avete qualche banner che posso mettere nel mio blog per aiutare a spargere la voce? NO. Non trovo una pagina dei contatti. È un errore? NO. NO. NO!
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