
Play.me - ricerca artisti; Credits: Play.me
Il 2012 di Play.me - servizio musicale nato in casa Dada.net - si apre con un restyling, anzi un riposizionamento.
Dopo l’acquisizione da parte di Buongiorno ad aprile 2011, Play.me non punta solo a cambiare faccia graficamente come spesso avviente in questi casi, ma lancia versioni “mobili” del proprio servizio cercando di puntare maggiormente al vasto “parco macchine” comprendente iPhone, iPad e Android, con un’applicazione web dedicata. 6 milioni di brani ascoltabili in streaming - anche su PC, ovviamente - e una pagina che riconoscendo automaticamente il sistema operativo, si adatta di conseguenza presentando contenuti ottimizzati; nulla da scaricare ma HTML5 e Flash in azione. Continua

credits: Google
Non bastavano le decine di Google Car sguinzagliate in ogni punto dell’orbe. Non bastava fotografare le stelle e passare al pettine i fondali marini. Avere uno strumento che sapesse dire (a te come a qualsiasi terzo interessato a venderti qualcosa) dove ti trovi in qualsiasi momento della tua giornata evidentemente non era sufficiente. In attesa di riuscire a entrarci pure nell’organismo (e non ditelo a voce troppo alta, che Ray Kurzweil poi ci scrive un libro), Google ha infatti deciso di aggiungere un ulteriore livello alle sue mappe: l’interno degli edifici.
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credit: Karmapanda
Per molti è la prova che Steve Jobs ci aveva visto giusto. Per altri è solo lo stadio finale di una degenza causata dallo stesso Jobs. Fatto sta che a quanto pare Adobe ha deciso di abbandonare lo sviluppo di Flash per i browser mobile, lasciando di fatto la strada sgombra all’ormai inarrestabile (pare) HTML5.
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Il GPhone si farà, ma sarà praticamente invisibile. È stata la stessa Google a rivelarlo, facendo capire una volta per tutte quelli che saranno i suoi piani per l’ingresso nel mondo della mobilità. L’idea con cui la grande G ha intenzione di stravolgere il mercato della telefonia mobile sarà infatti un nuovo concetto di utilizzo più che un telefono vero e proprio. “Non stiamo costruendo un GPhone”, ha precisato Andy Rubin, direttore della divisione mobile platforms della casa di Mountain View, “ma vogliamo permettere a 1000 persone di costruire il GPhone”. Il concetto è chiaro: Google metterà a disposizione lo scheletro software - attualmente denominato Android - sul quale poi costruttori di telefonini e operatori andranno a sagomare i propri prodotti e i propri servizi. Per farlo la società si avvarrà della collaborazione con 33 fra le società più luminose della galassia mobile, compresi costruttori di telefonini (fra questi anche Htc, Lg, Motorola e Samsung), costruttori di hardware (come Intel e Texas Instrument) e operatori telefonici (per l’Italia ci sarà Telecom). Una vera e propria maxi-alleanza, ribattezzata per l’occasione Open Handset Alliance, che lavorerà di comune accordo per permettere lo sviluppo di un unico modello di software per i dispositivi portatili. Al contrario di tutti i principali concorrenti, Google offrirà la propria piattaforma gratuitamente, come licenza open software, e senza pretendere l’inserimento del proprio logo. Una decisione, fa notare il New York Times, che rivela le reali motivazioni che si nascondono dietro a questa operazione, incentrata sulla vendita di spazi pubblicitari più che sulla distribuzione del software in sé. Google in sostanza farà in modo che tutti i suoi servizi siano integrati all’interno degli apparecchi di nuova generazione in modo da favorire le entrate generate dalla pubblicità, proprio come fa attualmente sul web. I primi telefoni basati su Android dovrebbero fare la loro comparsa nella seconda metà del prossimo anno; nel frattempo il titolo Google vola in borsa toccando il record storico di 730,23 dollari (+2,67%), per una capitalizzazione di 230 miliardi.

C’era un tempo, e nemmeno troppo lontano, in cui Nokia faceva telefonini ed Apple costruiva computer e lettori mp3. Non c’era molto in comune fra le due società, se non il fatto che entrambe detenevano due fra i più fiorenti regni del mercato tecnologico. Nessuno avrebbe mai pensato che due colossi di questa portata si sarebbero trovati qualche tempo dopo a farsi la guerra su un terreno di conquista situato proprio a metà strada dai rispettivi “orticelli”. Sì, perché ora (miracoli della convergenza digitale), ora Apple fa iPod travestiti da telefoni, mentre Nokia ha trasformato i suoi cellulari in qualcosa di ben più corposo, con dentro di tutto di più, musica compresa. Difficile dire chi abbia iniziato. C’è chi sostiene che la prima ad aver “sconfinato” sia stata Nokia, con la commercializzazione dei primi modelli della serie XpressMusic, la famiglia di terminali un po’ cellulari e un po’ lettori mp3 espressamente concepita per gli appassionati di musica. È però più facile credere che sia stata l’uscita dell’iPhone ad aver ufficilamente aperto le ostilità. Con la commercializzazione del suo primo telefonino, infatti, Apple ha scoperto le carte in tavola, facendo capire che dopo la frontiera del computing e dopo quella della musica portatile, l’obiettivo è ora quello di accaparrarsi un’altra fetta pesante di mercato, quella della connettività in movimento.
La risposta di Nokia non si è fatta attendere e si è concretizzata in modo lampante a fine agosto, nel corso della convention londinese Go Play. In quell’occasione, la casa finlandese ha mostrato al mondo la sua nuova creatura, l’N81, da molti considerato il primo vero telefonino anti iPhone. Ma soprattutto ha annunciato Ovi, il suo nuovissimo super-portale per la distribuzione di contenuti e servizi multimediali: “Una proposta per fondere in un’unica soluzione Internet e mobilità”, così l’ha definita Olli Pekka Kallasvuo, Presidente e Ceo di Nokia, che ha fra le proprie frecce un vero e proprio negozio di musica online (il Nokia Music Store) dal quale gli utenti (fissi e mobili) possono scaricare a pagamento i propri brani preferiti. Qualcosa di molto simile, insomma, a ciò che Apple fa già da tempo con iTunes. Ma non finisce qui. In un video dimostrativo la società finlandese ha fatto capire a chiare lettere quali sono le sue intenzioni per il futuro, mostrando in anteprima un terminale touch-screen che sembra la copia smaccata dell’iPhone. Guardare per credere:
Lo stesso Anssi Vanjoki, vice presidente esecutivo e direttore generale della divisione Multimedia di Nokia ha ammesso che “se c’è qualcosa di buono nel mondo, allora Nokia lo copia con orgoglio”.
Come finirà? È troppo presto per dirlo. A parte qualche sfottò reciproco su Internet, le due società non si sono ancora fronteggiate a muso duro. A far pendere la bilancia, da una parte o dall’altra, potrebbero essere gli operatori, sempre più decisivi nel determinare le scelte strategiche dei produttori di tecnologia. Di certo si può dire che Apple dovrà sudare qualche camicia in più rispetto a quanto non abbia fatto sei anni fa per conquistare lo scettro della musica in movimento (che prima dell’iPod era una frontiera pressoché inesplorata); il settore della telefonia e dei servizi mobili è infatti molto più presidiato e c’è da credere che tutte le mobile company, non solo Nokia, venderanno cara la pelle. Dal canto suo, Nokia ha ormai capito che un atteggiamento troppo sornione e conservativo potrebbe non bastare a garantirgli la leadership nel mercato della mobilità; la creatività e l’innovazione messa in campo dalla Apple e dal suo iPhone hanno sicuramente scosso il colosso finlandese da un certo torpore tecnologico.
Nel mezzo potrebbe esserci spazio per l’arrivo di un terzo incomodo, chiamato – guarda un po’ chi si rivede - Google. Si fanno sempre più insistenti, infatti, le voci della possibile commercializzazione di un telefonino Linux a basso costo con il marchio dalla casa di Mountain View. Il G-Phone, come qualcuno l’ha già soprannominato, sarebbe compatibile con tutti i servizi offerti dalla grande G, dalle mappe, a Gmail a Google Talks. Ma soprattutto rappresenterebbe una piattaforma di appoggio per la conquista dell’advertising mobile, mercato che secondo eMarketer potrebbe valere almeno 14 miliardi di dollari entro i prossimi quattro anni, e che secondo il Wall Street Journal sarebbe il vero oggetto dei desideri della multinazionale americana.

Dopo l’accoglienza a dir poco calorosa riservatagli dal popolo di Internet, YouTube si appresta ora a conquistare un’altra fetta importante dell’utenza tecnologica: quella dei cellulari. Merito di YouTube Mobile, la versione per cellulari del servizio di condivisione dei video più famoso del mondo. A veicolare la nuova offerta di video sharing ci saranno d’ora in avanti anche i gestori di telefonia mobile. Tim e Vodafone hanno bruciato tutti sul tempo annunciando le prime offerte dedicate: la prima con una tariffa flat da 20 euro al mese che comprende navigazione illimitata su YouTube e fino a un massimo di 5 Mb sugli altri siti web; la seconda lanciando YouTube is now, una sezione di Vodafone live! esplicitamente dedicata al download dei video; il costo in questo caso è semplicemente quello dell’acceso al portale dell’operatore, pari 0,25 euro.
Va detto però che potranno vedere le clip solo gli utenti dotati di telefonini di ultima generazione abilitati allo streaming. Un’altra limitazione è quella che riguarda il numero di video visualizzabili: non è possibile infatti accedere all’intera videoteca Internet di YouTube ma soltanto ai video più popolari o recenti.
Il lancio di YouTube mobile non è la sola novità riservata agli utenti di casa nostra. È di questi giorni, infatti, il lancio di una versione in italiano del servizio, nell’ambito di un progetto di localizzazione che ha già toccato nove paesi del mondo: Brasile, Francia, Irlanda, Giappone, Olanda, Polonia, Spagna, Gran Bretagna e, appunto, Italia. Al momento sono state tradotte la home page e le funzioni di ricerca, ma col tempo il portale diventerà tricolore a tutti gli effetti. Eccovi intanto una presentazione video, che ha sollevato anche commenti critici, di Youtube Italia.
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