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Google è cambiato (e non è un semplice maquillage)

Il nuovo logo di Google

Il nuovo logo di Google

D’accordo che con un algoritmo di ricerca come quello inventato da Larry Page e Sergey Brin ce ne sarebbe da campare di rendita per i prossimi cent’anni, ma anche a Google, di tanto in tanto, piace rinnovarsi. Se ne saranno accorti tutti coloro che da ieri hanno effettuato ricerche su Internet scoprendo che il motore di Mountain View ha una veste tutta nuova.
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Cosa fa Google in Cina: lascia o raddoppia?

Fiori davanti al quartier generale cinese di Google a Pechino (Credits: AP Photo/Ng Han Guan)

Fiori davanti al quartier generale di Google a Pechino (Credits: AP Photo/Ng Han Guan)

Prima i cyber-attacchi contro i server di Google in Cina. Quindi la reazione di BigG con la pubblicazione dei contenuti proibiti e la minaccia di abbandono. Infine le dichiarazioni del ministero degli esteri cinese, secondo cui le aziende straniere che operano in Cina (compresa Google) devono adeguarsi alla normativa e alle consuetudini cinesi.

Come finirà il braccio di ferro fra Google e il governo cinese? Continua

La parole più cercate su Yahoo!: Michael Jackson batte Britney Spears (e Megan Fox)

Michael Jackson (Credits: AP Photo/Joel Ryan)

Michael Jackson (Credits: AP Photo/Joel Ryan)

Dicembre mese di bilanci anche per i motori di ricerca, per i quali è arrivato il momento del fatidico rendiconto sulle parole più cercate dell’anno. Dopo Bing è toccato a Yahoo! stilare la sua personalissima classifica delle query più gettonate.

Stravince Michael Jackson, re del Web (oltre che del pop) a seguito dell’onda emozionale provocata dalla sua tragica scomparsa lo scorso 25 giugno.
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Idea Bing per uscire da Google: Murdoch ci guadagna davvero?

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Fra i due litiganti – Google e Murdoch – è spuntata Microsoft. Come se non ci fosse già abbastanza pepe in quella che rischia di diventare la più grande telenovela della Rete.

Secondo quanto riportato dal Financial Times, Microsoft starebbe trattando per avere in esclusiva su Bing i contenuti online della News Corporation. Soldi in cambio di articoli da indicizzare in concessione. Per Murdoch potrebbe essere la spinta che serviva per uscire da Google e da un sistema di aggregazione dei contenuti che egli stesso ha definito “parassitario”.

Ma non è tutto così scontato. Considerato il potere di Google nel mondo Web, c’è da chiedersi se una mossa del genere possa giovare o meno agli interessi di un’azienda che vuole dire la sua in Rete.
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Twitter è il vero concorrente di Google

La cosa più interessante di Twitter è indubbiamente come gli utenti la usano, ben oltre le intenzioni degli ideatori.

Serviva per dare l’idea di quel che ognuno degli utenti stava facendo in quel momento.
Ora, invece, per sintetizzare, è diventato un formidabile segnalatore di quello di cui ci si occupa in rete, in questo momento, in tempo reale. E visto che sempre più viene usato dagli utenti per raccontare cose che succedono nel mondo, ecco che è diventato anche molto utile.

La combinazione fra
- la forza di un social network,
- la ricerca in tempo reale e
- la condivisione veloce di link (il vero linguaggio di Internet),
come ha ricordato qualche settimana fa su Time Steven Johnson (l’articolo è stato anche ripreso da Internazionale), hanno dunque reso Twitter una fuori serie, soprattutto per la ricerca: il che lo rende un potenziale concorrente di Google.
Non a caso più volte negli ultimi mesi il Ceo di Google Eric Schmidt si è preoccupato di ammettere che la sua azienda deve migliorare soprattutto nella ricerca real time, e che l’impegno nel potenziare il motore di ricerca andrà soprattutto in questa direzione.

Intanto però il miglior sistema di real time search è indubbiamente quello di Friendfeed (Iran), mentre anche Facebook sta lavorando per rendere la propria ricerca più efficiente ["Ricerche in tempo reale: lo stato dell’arte", Mytech.it].

Debutta Wikia Search, e il motore di ricerca diventa più “umano”

[i](Credits: Corbis)[/i]
Chi cerca “Bush” con Wikia Search resterà deluso. Tra i primi dieci risultati non c’è la biografia del presidente degli Stati Uniti George W. Bush. Eppure quella di Wikia Search è comunque una scommessa ambiziosa: sviluppare un motore di ricerca efficiente attraverso i voti, i commenti e le discussioni degli utenti. Un progetto che si affida alle capacità e alla passione di chi lo usa, sfidando l’immensa potenza di calcolo di Google, consultato dalla metà dei navigatori di internet.

Come funziona? Chiunque può registrarsi gratuitamente e costruire un suo profilo con foto come nei più famosi social network, Facebook e MySpace. I membri di Wikia Search possono invitare gli amici e decidere quali informazioni personali rendere note agli altri. Se funziona, sarà questo gruppo di volontari a facilitare le ricerche commentando i risultati, votando quelli migliori e scrivendo mini-articoli. Un sistema capace, in teoria, di ridurre le risposte non pertinenti. Jimmy Wales, il fondatore di wikipedia, punta sulla collaborazione delle masse che ha decretato il successo di Wikipedia, ma Wikia Search è un’iniziativa commerciale e sarà finanziata con gli annunci pubblicitari.

Per adesso la sfida a Google più che sulla qualità è soprattutto nei valori di fondo. Le formule matematiche alla base del successo del più famoso motore di ricerca sono protette da brevetto e segrete. Quelle di Wikia Search, invece, saranno accessibili agli sviluppatori software, facilitando la trasparenza nelle classifiche dei risultati. I commentatori sono divisi: se l’autorevole Techcrunch dichiara la sua delusione, PC World paragona la sfida tra Wikia e Google a quella fra una nuova versione della Coca-Cola e la Pepsi.

Wikia Search: un motore di ricerca open source per sfidare Google

[i](Credits: Corbis)[/i]
“L’idea che Google abbia un ampio margine di vantaggio sui concorrenti perché può contare sugli scienziati migliori è diventata un po’ antiquata. I motori di ricerca tradizionali non funzionano più: mancano di libertà, community, affidabilità e trasparenza”. Parola di Jimmy Wales, il fondatore di Wikipedia, che dopo aver dato un dura lezione all’ingessato (e intoccabile) mondo delle enciclopedie, è ora pronto a lanciare una nuova sfida dal sapore impossibile: un motore di ricerca open source in grado di scalzare i principali search engine proprietari. Il primo a doverne pagare le conseguenze è ovviamente Google: in più occasioni Wales non ha mancato di criticare la vocazione commerciale e monopolistica di Mountain View e le sue conseguenze potenzialmente pericolose per la libertà in rete.

La ricetta di Wikia Search - questo il nome del progetto che dovrebbe vedere la luce entro la fine dell’anno - è la stessa alla base della nota enciclopedia collaborativa: trasparenza (garantita dall’utilizzo di software open source), community (gestione affidata a centinaia di utenti-autori- programmatori, piuttosto che a pochi esperti), qualità (grazie ai controlli incrociati degli utenti che segnalano i risultati pertinenti), privacy (i dati personali non saranno utilizzati per scopi di marketing). Proprio in questi giorni, Wales ha annunciato l’acquisizione di Grub, un software in grado di utilizzare la potenza di più computer in rete per raggiungere uno scopo comune. Un po’ lo stesso meccanismo di SETI@home, il gigantesco progetto di calcolo distribuito per la ricerca di vita extra-terrestre. Anche qui, un’inversione di tendenza netta rispetto ai potentissimi server centralizzati di Mountain View che ormai custodiscono molte informazioni sulle nostre attività online.

LEGGI ANCHE: Motori di ricerca: l’affidabilità è solo un fatto di marketing e gli altri articoli sui motori di ricerca

Motori di ricerca: l’affidabilità è solo un fatto di marketing

Sul web ormai si contano oltre 4.000 motori di ricerca, ma perché la maggior parte di noi continua ad usare solo Google, Yahoo! e Msn Live Search? Perché sono migliori degli altri? No, la risposta è un’altra e molto più semplice: perché ci fidiamo del marchio. Per dirla con il linguaggio del marketing, anche qui è tutta una questione di brand. Questa almeno la conclusione di un esperimento davvero singolare condotto nei laboratori della Penn State University (Usa) (qui un abstract e qui il paper completo in .pdf).
I ricercatori hanno effettuato alcune interrogazioni su Google e poi hanno integrato i risultati in pagine in cui compariva il logo di altri motori di ricerca. Hanno sottoposto il tutto a un panel di 25 studenti, chiedendo di giudicare la pertinenza di ciascun motore. Bene, i tester hanno giudicato la performance di Google e Yahoo! migliore rispetto a quella degli altri motori, nonostante si trattasse degli stessi risultati. Guarda caso proprio i due leader incontrastati del settore. Secondo l’istituto di ricerca Comscore, infatti, il 50 per cento delle ricerche sono effettuate su Google, circa il 25 per cento su Yahoo! e il 13 per cento su Msn Live Search.
I primi ad essere sorpresi sono stati proprio i ricercatori della Penn University: “Dal momento che non c’era alcuna differenza tra i risultati sottoposti, tutti i motori di ricerca avrebbero dovuto ottenere lo stesso punteggio” spiega Jim Jansen, docente al College of Information Sciences and Technologies “Evidententemente” conclude “anche qui interviene il fattore emozionale del branding”.

Microsoft cambia: quel motore è troppo in Vista

Alla fine ha vinto Google: Vista dovrà essere cambiato. Il sistema operativo di Microsoft, così com’è ora, non lascia infatti spazio a soluzioni alternative di ricerca desktop, compresa quella di Google, e quindi mette i potenziali concorrenti in posizione di svantaggio (su Yahoo e Google leggi anche Yahoo, un destino da numero 2 del web?). Lo ha deciso il Dipartimento di Giustizia americano, accogliendo un’istanza di 49 pagine presentata dalla stessa Google lo scorso aprile. Secondo il reclamo, il sistema di Instant Search preinstallato da Microsoft su Vista impedirebbe il funzionamento corretto degli altri motori di ricerca, violando i principi di libera concorrenza.
La sentenza porterà a tre conseguenze: gli utenti, così come i costruttori di pc, potranno decidere il motore di ricerca da utilizzare di default, un po’ come accade per il browser o per il media player. Microsoft dovrà inoltre aggiungere un link con i programmi alternativi all’interno dei vari collegamenti di Vista, dal menu Start al Pannello di controllo. Infine la casa di Redmond si impegnerà a diffondere ai competitor le linee guida per un’integrazione perfetta delle soluzioni di ricerca destinate al proprio sistema operativo. Queste modifiche, secondo le indiscrezioni, dovrebbero arrivare insieme al Service Pack 1 per Vista, atteso per la fine dell’anno.

Ask.com: una sola interfaccia, tante fonti. La ricerca si rinnova


La rete è per definizione multimediale e sono sempre più numerosi i navigatori che vanno a caccia di materiali diversi dal semplice testo. Perché allora non dovrebbe essere possibile saltare qualche passaggio e utilizzare un motore di ricerca che consenta di cercare, del nostro attore preferito, direttamente i filmati presenti su internet, o soltanto le news? Ci ha pensato Ask.com, motore di ricerca americano che detiene oltre il 5% del mercato Usa e vuole farsi largo tra i suoi giganteschi concorrenti, Google in testa, personalizzando le ricerche e rendendo più facile cercare ciò che si vuole nella forma in cui serve davvero. Ecco allora che la mascherina della versione americana -in Italia l’innovazione non è ancora sbarcata- offre all’internauta la possibilità di cercare non solo genericamente nel web, ma anche per immagini, all’interno di città o aree geografiche, nei siti di news, nei blog, tra i video, fra mappe e indicazioni stradali oppure all’interno di siti di shopping. Ho fatto una prova con il divo del telefilm Prison Break, Wentworth Miller, alla ricerca di video che lo riguardassero e sono rimasta stupefatta dalla mole di risultati. Posizionando il mouse sul singolo fotogramma si possono vedere i primi due o tre secondi del filmato. Sulla parte destra della schermata il motore di ricerca propone una biografia dell’attore, il suo profilo tratto da Wikipedia, e le news più recenti che lo riguardano. Sulla sinistra invece c’è la possibilità di affinare la ricerca, se cerco interviste, sfondi, gallerie fotografiche del mio idolo. Oppure posso espandere la ricerca al telefilm di cui è protagonista o ad altri film o serie tv cui ha partecipato (e che Ask già conosce e mi propone). O, ancora, posso decidere di visitare i blog in cui si parla di lui o di passare decisamente allo shopping e comprare un bel calendario con il suo faccione.
Anche gli altri motori di ricerca stanno andando nella direzione di ampliare le ricerche a criteri differenti dal solo testo. Lo fanno Yahoo, Microsoft e Altavista, e lo fa Google con il suo mondo di servizi. Anche Dogpile, il motore di ricerca che unisce le funzionalità di diversi motori, ha già provveduto ad aggiungere i video ai suoi criteri di ricerca, ma per adesso l’approccio integrato di Ask.com sembra del tutto originale. C’è da scommettere che i colossi non staranno a guardare.

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