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Troppi social network? 8hands vi dà una mano, anzi otto

8hands
Web 2.0? Il principio è quasi sempre lo stesso, quello della casa digitale che accoglie sotto il proprio tetto tanti inquilini legati da interessi comuni. C’è posto per tutti, basta procurarsi una chiave per l’accesso (un nome utente e una password sono di norma sufficienti) e il gioco è fatto. Sarà anche per questo che il numero di network sociali è in continuo aumento con proposte sempre più specifiche e articolate. Una vera epidemia che pone gli utenti 2.0 più incalliti di fronte a un nuovo problema: come gestire in modo semplice e immediato tutti i più disparati servizi del Web di nuova generazione senza rischiare di esserne fagocitati? In loro “soccorso” arriva ora 8hands, che si potrebbe definire come il social network dei social network. In realtà è un programmino che raduna in un sol colpo tutti i principali servizi Web come YouTube, Facebook, MySpace, Flickr, nonché i vari feed selezionati dall’utente; in questo modo, il navigatore sociale ha il vantaggio di poter sfruttare un’unica interfaccia – con un unico login di accesso – per avere sott’occhio i propri siti preferiti. Una delle funzioni più utili del programma è rappresentata dalla possibilità di visualizzare in modo trasversale tutti gli ultimi eventi registrati sui vari social network, sia che si tratti di un invito a cena piuttosto che della foto del collega di lavoro, e di comporre una sorta di hit parade dei contatti più attivi.
8hands non è l’unico servizio di questo tipo. L’alternativa più nota è rappresentata probabilmente da Flock che proprio lo scorso novembre ha messo online la sua versione 1.0. In questo caso si tratta di un browser, quindi un programma da usare in alternativa a Explorer o Firefox, per tenere traccia dei propri amici online. In entrambi i casi si tratta di servizi suscettibili di miglioramenti, ma rappresentano comunque ottimi tentativi di radunare tutti i propri contatti sociali sotto un unico ombrello.

Due start up italiane alla rassegna su Internet Le Web3 di Parigi

http://www.flickr.com/photos/oliversteiner/362499884/
L’11 e il 12 dicembre a Parigi si svolge Le Web3, la più grande rassegna europea su Internet. Tra gli argomenti discussi: web 2.0: il lato oscuro, l’impatto di Internet sul design, personalizzazione 2.0… 3.0…la proiezione dell’immagine personale, mondi digitalizzati, definire l’odierna innovazione. Qui la conferenza in diretta in videostreaming.
Contestualmente alla conferenza si svolge un concorso tra diverse Internet start up europee. Erano arrivate 120 candidature, scremate a 50, fino a una lista finale di 30 che include due aziende italiane: si tratta di Reeplay, applicazione per rendere i video disponibili nel web, sistema sviluppato dalla goriziana Evectors, e ”We+”, piattaforma di comunicazione aziendale sviluppata da Yooplus, azienda di Montespertoli (Firenze).
In occasione della conferenza, Netvibes, popolarissimo aggregatore di notizie, presenta la sua nuova versione, Ginger, le cui novità principali sono una nuova interfaccia, maggiore scelta di contenuti, la funzione di aggregatore non solo di notizie ma anche di network sociali (MySpace, Facebook ecc), da cui deriva una maggiore facilità di condivisione di contenuti, notizie e strumenti con gli amici della rete. La maggior apertura sembra avere lo scopo di tenere le persone all’interno della piattaforma, consentendo loro di portarvi dentro tutti i propri interessi esterni.

Yuwie, il social network che paga gli utenti

http://www.flickr.com/photos/therigby/367377199/
Di primo acchito sembra il solito social network trito e ritrito. Ma la differenza c’è eccome, e questa volta non c’entrano gli spazi per le foto o i video, i blog, i profili o le liste degli amici: qui si parla di soldi, soldi veri. Si chiama Yuwie, e si proclama come il primo network sociale che paga i propri utenti. Come? In modo semplice e totalmente gratuito promettono i creatori del servizio. Yuwie sfrutta infatti i guadagni incamerati dalla pubblicità per distribuirli in parte ai propri utenti. In sostanza, ogni iscritto riceve un gruzzolo di denaro in base al numero di pagine viste e a quello degli utenti “invitati”, con un meccanismo che ricorda molto da vicino quello dei classici sistemi a piramide: più persone vengono coinvolte nella catena, maggiore è l’incasso per gli adepti più anziani.
Ma quanto si può guadagnare con Yuwie? Circa 50 centesimi ogni 1000 visite spiegano gli ideatori del servizio, ma il vero guadagno arriva quando inizia il “contagio” degli inviti. Mettiamo il caso che un utente porti dentro a Yuwie tre amici, che questi a loro volta facciano lo stesso con altri tre conoscenti, e che il meccanismo si ripeta con queste proporzioni per dieci volte; il guadagno allora si moltiplica esponenzialmente e il primo anello della catena può arrivare a incamerare fino a 10.000 dollari in un mese.

Soldi facili? Non proprio, commenta Josh Lowensohn su Webware; lo schema piramidale si è già dimostrato un sistema di business non sostenibile: gli ultimi arrivati, ovvero gli utenti alla base della piramide, non possono infatti godere degli stessi benefici di quelli al vertice dell’organigramma virtuale. Senza contare il rischio di spam di un’iniziativa del genere, visto che il meccanismo è in grado di alimentarsi solo aumentando il numero degli invitati.
È questo il genere di social network al quale volete partecipare?, si chiede lo stesso Lowensohn. La domanda è certamente retorica, ma il fenomeno non va comunque sottovalutato perché dimostra ancora una volta che il fenomeno della caccia all’utente a suon di banconote è ormai ampiamente diffuso sul web. Quello praticato da Yuwie è infatti solo l’ultimo degli escamotage adottati dalla nuova generazione di servizi Internet per accaparrarsi nuovi utenti. Revver e YouTube in questo senso stanno facendo scuola, tanto che il loro esempio è già stato seguito - in forme e modalità differenti - da siti come Review Me, Argent Libre e molti altri. Un trend potenzialmente pericoloso per le sorti del web 2.0, che pur di accalappiare nuovi utenti potrebbe sempre più spesso privilegiare questa strada, piuttosto che fare ciò per cui è stato concepito: creare servizi utili.

MySpace inaugura Transmissions, audio e video originali a pagamento

Contenuti video inediti da guardare e tracce audio con performance originali da ascoltare e acquistare, per il momento solo per i residenti negli Usa. Questo è MySpace Transmissions, nuova piattaforma del social network che inaugura il servizio con il cantante inglese James Blunt.
Si entra in sala di registrazione con l’autore delle hit “You’re Beautiful” e “1973″ e si butta l’occhio dietro le quinte della realizzazione di un album. Online ci sono 5 tracce audio live di altrettante canzoni di Blunt, incluso il nuovo singolo “Same mistake”, registrate appositamente per MySpace e vari brani video di un’intervista al cantante, fatta in esclusiva per l’inaugurazione di Transmissions.


“Mi dà l’opportunità di entrare in contatto diretto con i miei fan”, commenta Blunt, descrivendo la soddisfazione che prova nel “suonare i miei nuovi pezzi con i ragazzi della band sapendo che i fan sono in grado di ascoltarli in un modo nuovo e unico”.
Un segnale che l’industria ha bisogno di trovare fonti di guadagno alternative alla vendita dei cd, offrendo contenuti che gli utenti siano disposti a pagare? L’iniziativa è cucita addosso alle esigenze di produttori e distributori, tant’è che non esiste, come su iTunes, negozio di musica di Apple, un prezzo fisso per ogni traccia, ma sono i discografici a stabilire pacchetti e prezzi per i propri artisti. I quali trovano qui una platea ampia e molto interessante di ascoltatori: nel solo mese di ottobre, fa notare il New York Times, MySpace Music ha attirato una media di quasi 18 milioni di visitatori unici. Tutti potenziali acquirenti di tracce originali dei propri cantanti preferiti. Con un guadagno anche per MySpace, che incasserà una percentuale, alla quale rinuncia soltanto per questo esordio.

Il dating online diventa platonico

http://www.flickr.com/photos/14516334@N00/374268661/
Prima che con il web 2.0 esplodesse la moda dei vari MySpace e Facebook, in rete hanno da sempre spopolato i siti di incontri e conoscenze online. In molti casi si tratta di veri e propri social network ante-litteram, come i ben noti Meetic, Match, il canale Incontri di Supereva (ora love.dada.net, integrato nella piattaforma Dada.net), in cui, senza troppi mezzi termini, gli utenti vanno alla ricerca dell’anima gemella o, sempre più spesso, di amicizie con secondi fini più e meno espliciti.

Ora dall’Inghilterra arriva un nuovo servizio che prova a ribaltare il luogo fin troppo comune dating online=sesso con sconosciuti. Si chiama Platonic Partners ed è dedicato a quella “minoranza silenziosa di adulti alla ricerca di relazioni platoniche, caste, non fisiche o solo parzialmente fisiche”. Ideatrice di questo nuovo social network è Susie King, ex life coach, che, spiega The Times, ha pensato di sviluppare il servizio dopo che un amico aveva tentato il suicidio a causa della sua impotenza sessuale: non voleva continuare a vivere senza una relazione sentimentale. Ma, come è ben spiegato in questa sezione del sito, le ragioni per desiderare una rapporto casto possono essere molte altre: etiche, religiose, di età, di salute. O, più semplicemente, perché ci si trova in una fase della vita in cui si è single e alla ricerca di affetto e compagnia, senza lo “stress e la complicazione di dover essere ad ogni costo performanti”.

Sempre a proposito di cambiamenti nelle relazioni interpersonali indotti dalla nuove tecnologie, è interessante anche questo sondaggio diffuso la scorsa settimana negli Stati Uniti secondo cui 1 americano su 4 considera Internet come un ottimo sostituto al classico compagno/a in carne e ossa, mentre molti adolescenti definiscono il web come il loro “migliore amico”. Come dire: a furia di stare online a cercare l’anima gemella, Internet è destinato a diventare il nostro partner ideale?

Microsoft si compra una fetta di Facebook

Logo del sito
Alla fine l’ha spuntata ancora lui, Bill Gates. Battendo in volata competitor agguerritissimi (e anche decisamente più dotati in termini di web-appeal) come Google e Yahoo, lo zio Paperone d’America e la sua Microsoft si sono accaparrati un fetta, anzi una fettina, di Facebook, probabilmente il social network più popolare del momento. Circa 240 milioni di dollari la cifra sborsata dalla casa di Redmond per portarsi a casa l’1,6 percento delle azioni del sito fondato nel 2004 dal giovane Mark Zuckerberg, allora studente di Harvard. Una valutazione astronomica, così la definisce il New York Times, ma che eppure fa capire quanta convinzione c’è in Microsoft sulle potenzialità di questo modello di web sociale.

Ad attirare le attenzioni della software house più grande del mondo c’è in primo luogo l’enorme popolarità di Facebook: a soli 3 anni dalla sua fondazione, infatti, il servizio conta già su 42 milioni di utenti, e c’è da pensare che grazie al meccanismo contagioso del web condiviso saranno presto molti di più. Ma, si sa, le visite da sole non generano redditi, e a Redmond lo sanno bene. A stuzzicare l’appetito del gigante americano ci sono infatti ben altre “golosità”. Le opportunità per la crescita delle applicazioni, per esempio, soprattutto da quando (a maggio di quest’anno), Facebook ha deciso di aprire le porte agli sviluppatori; già più di 4000 le applicazioni, come giochi o strumenti di music sharing, che sono state sviluppate per il sito. Infine, e qui viene il bello (soprattutto per Microsoft) c’è tutto il discorso advertising; si da’ il caso, infatti, che oltre alla partecipazione azionaria, la società di Bill Gates si sia aggiudicata l’esclusiva per la vendita di spazi pubblicitari su Facebook, anche fuori dagli Stati Uniti.

A questo punto Microsoft entra di diritto nello scacchiere del social network, dove finora aveva assunto un atteggiamento non troppo aggressivo; dovrà vedersela naturalmente con la concorrenza dell’onnipresente Google, che proprio lo scorso anno ha siglato un accordo per la distribuzione pubblicitaria su MySpace, probabilmente il rivale numero uno di Facebook.

Arriva Hatebook, l’ultima ondata del movimento anti-social

http://www.flickr.com/photos/cambodia4kidsorg/1588259367/
“Benvenuto nell’Impero del male”. È l’avviso ricevuto da chi entra in Hatebook, un social network che vuole riunire le persone con una passione in comune: l’odio. Qui le attività preferite sono la ricerca dei nemici online e il gossip. Le parodie di Facebook come questa hanno successo: gli utenti possono sfogliare sul web anche un altro Hatebook, disegnato come una bacheca virtuale dove criticare insieme mode, pensieri, persone, generi musicali. Insomma, se c’è chi sui social network ha imparato a spostare il proprio business, prostituzione compresa, qualcuno nel mondo del web 2.0 inizia a ironizzare sulla moda di condividere tutto e di essere sempre connessi, dovunque e a qualsiasi orario. Ne avevamo già parlato citando il caso di Isolatr, che però, è il caso di dirlo, non è più un fenomeno isolato.

Nel movimento anti-social rientra Snubster, un sito-cestino in cui far partecipare altri utenti al risentimento verso personaggi e tendenze: da George W. Bush a Tom Cruise, da Myspace a Paris Hilton. Secondo alcuni potrebbe essere comunque un’idea per aggregare persone: Snubster è diventato un’applicazione nella community di Facebook. E come non sorridere pensando agli eventi “No” organizzati dalla community di Noso, “incontri senza incontri” che sono parodie dei barcamp? L’appuntamento è in un caffè, un parco, una strada: poi, come scrivono gli autori del sito, “le persone arrivano da sole, disconnesse e non gli è permesso di parlare con nessuno, ma saranno presumibilmente soddisfatte del fatto che gli altri NoSo stanno condividendo l’esperienza”.
Leggi anche: Nell’era del web 2.0 anche le escort si mettono online

Nell’era del web 2.0 le escort si mettono online

I più noti sono MySpace e Facebook, due social network sempre più sulla cresta dell’onda negli Usa e in Europa (si veda questa ricerca di Comscore). E nel sottobosco della rete è un fiorire continuo di nuovi applicativi sociali, magari specializzati su passioni e interessi di nicchia. Tra questi ce n’è uno che sta lentamente trasformando pratiche e riti del “mestiere più antico del mondo”. Si chiama Escorts ed è un servizio online al confine tra il social network e il sito di e-commerce, pensato per far incontrare domanda e offerta di “intrattenimento erotico”. Le “accompagnatrici” dispongono di un pagina personale, con tanto di profilo, contatti, foto-gallery, agenda degli spostamenti e recensioni dei clienti. I visitatori, a loro volta, possono effettuare ricerche veloci per località e tendenza sessuale, sfogliare il “catalogo”, fissare un appuntamento e, soprattutto, continuare ad interagire anche dopo gli incontri nella vita reale. Tutt’altra esperienza rispetto agli annunci a scatola chiusa che fino ad ora comparivano sui giornali. Con conseguenze rilevanti anche sul fronte della “professione”, come ben sottolinea l’analista Kevin Palmer su Buzznetworker: “Queste tecnologie stanno portando molta gente ad abbandonare la strada e a mettersi in proprio. (…) Stanno anche aiutando a riformare un business che in fin dei conti era insicuro sia per le persone coinvolte che per la società”.

Apple, Nokia e MySpace aprono le loro piattaforme

http://www.flickr.com/photos/danielmorris/106476279/
Alla fine l’iPhone ha tolto i lucchetti. A dare l’annuncio dell’apertura dello smartphone Apple ad applicazioni concepite da altre aziende è lo stesso Steve Jobs che, con una lettera sul sito Apple, fa sapere di essere emozionato all’idea di creare una “vibrante comunità di sviluppatori” di software intorno al gioiello della casa. Consapevole di aver creato “la miglior piattaforma mobile di tutti i tempi per gli sviluppatori”.
Intanto dal Summit Web 2.0 che si sta tenendo in questi giorni a San Francisco arrivano altri due annunci analoghi. Il primo da MySpace che, probabilmente sulla scia di una simile iniziativa presa mesi fa dal concorrente Facebook, promette di aprire il proprio sito verso l’esterno.
L’apertura dovrebbe essere bidirezionale: non solo aziende diverse potranno scrivere applicazioni per MySpace, ma a quel punto gli utenti potranno anche prenderle, installarle e modificarle a piacimento. Inoltre agli utenti del più grande sito di social networking del web sarà possibile accedere alla propria pagina su MySpace anche da altre piattaforme usando uno specifico widget, un’interfaccia utente.
Anche il colosso della telefonia Nokia, in occasione del lancio del suo internet tablet N8100, fa sapere che c’è massima apertura da parte dell’azienda verso chiunque voglia sviluppare software per il nuovo smartphone, che i proprietari del telefono potranno scaricare e installare tramite Ovi, la piattaforma dei servizi Nokia.

Apple, Nokia, Myspace: cosa succede a queste aziende che fino ad oggi avevano difeso con le unghie gli sbarramenti posti a difesa delle proprie creature? Stanno prendendo atto di una tendenza del mercato, spiega in un articolo il Times. L’ampia offerta di servizi via internet fa nascere nei consumatori l’esigenza di poterne fruire tramite qualunque sito o apparecchio scelgano di utilizzare. E allora meglio tenersi i clienti dando loro maggior libertà, piuttosto che perderli per eccesso di protezionismo.

Mash: adesso anche Yahoo ha il suo social network

Si può dire ancora qualcosa di nuovo quando si parla di social network? Per Yahoo sì, ed è per questo che la web company americana sta mettendo a punto Mash, il suo personalissimo esperimento di web 2.0 da dare in pasto alle comunità di Intenet. Come i suoi simili, vedi Facebook e MySpace, Mash vuole offrire agli utenti uno spazio virtuale da personalizzare in lungo e in largo, anche tramite l’innesto di applicazioni esterne, come Flickr RSS, Common Friends e Blog Module. In più, il social network di Yahoo si propone di offrire a tutti i fruitori del servizio la possibilità di scambiarsi le informazioni personali, modificandosi a vicenda i propri profili; in pratica una sorta di wiki applicato al mondo dei social network.

Allo stato attuale Mash è in fase di Beta testing al quale è possibile accedere tramite invito. Ma quando sarà terminata la fase di collaudo Yahoo potrà a tutti gli effetti recitare una parte di primo piano nel mondo delle web-community. Un modo, insomma, per rimediare al mancato acquisto di Facebook, anticipando (per una volta) le mosse di Google.

Il futuro di Facebook

Sopa, Megaupload e il resto Il futuro di Facebook
@hobisognoditech, il blog di Guido Castellano
 
 
 
 
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