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Non so se il nuovo Atrix sia davvero lo smartphone più potente al mondo come dicono quelli di Motorola. Di certo è uno dei più originali. Non capita tutti i giorni, infatti, di vedere un cellulare che si trasforma in un pc portatile.
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Federico Carozzi e l'Assessore Marina Lazzati consegnano il notebook alla Dirigente scolastica dell'Iti “Marie Curie”, Maria Leonardi
Esplorare il corpo umano e l’universo con un proiettore 3D, condividere lo svolgimento di un’equazione su una lavagna interattiva, usare i computer portatili per lavori di gruppo o progetti di insegnamento personalizzato, gestire l’intera aula con un software: sono solo alcune delle tante possibilità offerte dalle nuove tecnologie per il futuro delle scuole italiane. Uno scenario che per quattro istituti lombardi è già a portata di mano, anzi di mouse, grazie a un progetto sperimentale voluto da Acer in collaborazione con la Provincia di Milano.
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(Credits: Apple)
L’iPad? Un danno per il mercato dei netbook. Non siamo noi a dirlo, ma Dirk Meyer, numero uno di AMD, il secondo più grande produttore di chip al mondo (dopo Intel). Insomma, uno che il mercato dei computer e dei dispositivi portatili lo conosce come le sue tasche. Singolare che il commento sia arrivato pochi giorni dopo l’uscita dell’amministratore delegato di Best Buy, una delle più note catene di vendita al dettaglio americane, sintonizzata più o meno lo stesso concetto: l’iPad sta cannibalizzando i portatili.
Se due indizi fanno una prova dovremmo essere già pronti a scommettere: entro pochi anni notebook e netbook si estingueranno.
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(Credits: Asus)
Piccoli, leggeri e in molti casi anche belli da vedere. Ma non pretendete troppo da loro. I netbook hanno pur sempre dei limiti: la differenza con i notebook, ormai lo abbiamo capito, non è solo questione di vocali. È un aspetto che può diventare critico quando si tocca il tasto della sicurezza: come fare a proteggere un device che è esposto a tutti i rischi di un normale Pc, ma che è dotato di risorse molto più limitate?
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Un pc vero a meno di 100 euro
Tutto ciò che leggerete nelle righe seguenti non potrà prescindere da un dato: 100 euro. Novantanove, per l’esattezza, tanti ce ne vogliono per portare a casa Minimind, minuscolo Pc entry-level dell’italiana Mindtech.
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- biker
- Mercoledì 24 Febbraio 2010

(Credits: Entourage Systems)
Smartphone, netbook, notebook, smartbook, tablet, e-reader: quando arriverà il device definitivo? Nell’attesa (forse vana) di trovare l’eletto, ecco un altro dispositivo destinato a far parlare di sè: si chiama eDGe, e lo si potrebbe considerare come un ibrido che sta a metà strada fra un Kindle e un netbook.
Entourage Systems, l’azienda americana che lo produce, lo definisce un dual-book, consacrandolo come primo dispositivo tuttofare che permette agli utenti di leggere, scrivere, studiare e navigare.
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Il nuovo Sagemcom Spiga (Credits: Sagemcom)
Da notebook a netbook, da smartphone a smartbook. Per l’utente comune sta diventando piuttosto complicato districarsi fra tutte le varie etichette che oggi definiscono i derivati (e gli ibridi) dei Pc e dei telefonini.
Tolti gli estremi (il notebook da una parte, lo smartphone dall’altro) che sembrano più riconoscibili, il nocciolo dell’empasse sta nel mezzo, fra i netbook e gli smartbook, due dispositivi dalle dimensioni simili ma dalle prestazioni differenti. Almeno sulla carta.
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Dai cellulari ai netbook: Nokia è entrata nel mercato dei portatili. E per affrontare una concorrenza agguerrita alza da subito la posta in gioco. La batteria in dotazione di Booklet 3G dura dodici ore, superando l’autonomia di altri netbook attualmente in vendita. Alla connettività wi-fi per navigare su internet, inoltre, affianca la possibilità di accedere alla rete mobile veloce (3G) utilizzando uno slot per la sim card del cellulare: non c’è bisogno, quindi, della chiavetta esterna usb per collegarsi al web.
Chi vuole usare mappe online, poi, ha a disposizione un sistema gps assistito (A-Gps): per localizzare la posizione non impiega il segnale dei satelliti, ma la rete di telefonia mobile. Lo schermo è da dieci pollici e il sistema operativo sarà Windows 7 in versione adattata ai netbook: si rafforza, così, l’alleanza tra i due giganti dopo l’accordo per rendere disponibile il pacchetto Office sui cellulari Nokia (con sistema operativo Symbian).
La mossa dell’azienda finlandese risponde a due esigenze. Da un lato esplorare nuove strade per affrontare l’avanzata dell’iphone (Apple) e del Blackberry (Rim) che erodono quote di mercato nella fascia alta, anche se la Nokia controlla ancora il 38 per cento del settore. Dall’altro, la spinta verso un settore, quello dei netbook, cresciuto nella sola Taiwan del 4mila per cento nel 2008. Che quest’anno sarà una delle poche voci positive per il settore hitech: la crescita prevista da Idc è del 127 per cento (e in Europa ne sono stati venduti, secondo Gartner, due milioni e mezzo negli ultimi quattro mesi).
Chi sono i principali rivali di Booklet sugli scaffali? Schermo da dieci pollici, connettività wifi e sistema operativo Windows Xp sono caratteristiche comuni ai netbook di fascia alta. Asus, per esempio, è stata la prima a introdurre i netbook: il suo “1000 He” ha una batteria che dura 9,5 ore e un hard disk da 160 Gigabyte (dai 349 euro in su). Dall’anno prossimo l’azienda taiwanese lancerà modelli con il sistema operativo Android di Google. Anche l’Acer “Aspire one D150-1Bk” ha una memoria rigida da 160 Gigabyte, ma la batteria ha sei ore di autonomia (da 310 euro). Il “Mini 5101” di Hp ha un hard disk da 160 Gigabyte e una scheda grafica Intel Gma 950. Dell, invece, propone soluzioni alternative: il “Mini 10v” è disponibile in una versione con sistema operativo Ubuntu 8.04 e drive ssd da 8 Gigabyte.

Il mio notebook a casa è sempre sequestrato da qualcuno dei famigliari
Lo riconquisto ogni tanto, a ore strane, giusto per per tagliare e editare le foto. Per il resto, perso.
Tre netbook
Ho deciso allora di comprare due o tre netbook, la prima generazione di veri “personal” computer, nel senso che costano abbastanza poco da potercene permettere, a casa, anche uno a testa, proprio come con i telefonini.
E i netbook ormai sono ben più comodi e funzionali del primo Eee Pc Asus, il primo modello riconosciuto della categoria (a sua volta figlio, almeno nelle idee, del One Laptop Per Child). Dalla fine del 2007 sia Asus che i concorrenti (Acer, Compaq, Packard Bell, Qualcomm, Dell…) hanno sfornato decine di modelli di Netbook.
Ora siamo addirittura al momento in cui i netbook generano sottocategorie, si differenziano. Alcuni, per esempio, non usano la tastiera. Altri preferiscono farsi chiamare Smartbook, alcuni puntano soprattutto ad abbassare ulteriormente la soglia del prezzo.
Sette tipi di netbook
Pare siano addirittura sette i tipi di “computer” collocabili fra un normale telefonino e i veri e propri pc (notebook o desktop). Gli esperti, per esempio Ranjit Atwal della società di analisi Gartner, citato dall’Economist, è arrivato a dire che andiamo verso un mercato simile a quello dell’automobile con decine di opzioni per decine di esigenze e gusti diversi.
Già così, dunque, la scelta dei netbook impone alcune valutazioni.
Ma ecco che il tutto si confonde ancora di più quando arriva qualcuno a suggerire che per quello che mi serve forse “basterebbe un vero smartphone”, per esempio un iPhone.
Che come noto può fare un sacco di cose che farebbe anche un netbook. E molte altre, tenuto conto anche della qantità crescente di applicazioni disponibili.
Allora un iPhone
Be’ il suggerimento stuzzica, indubbiamente [gallery, iPhone 3GS]
Fingo comunque di considerare tutta l’offerta di smartphone, compreso il Palm Pre, il tentativo più recente di contrastare l’ascesa delle vendite dell’iPhone, oppure quanto già è in circolazione con Android, il sistema operativo di Google per telefoni intelligenti, e, ovviamente, quel che propone Nokia.
Eppure, è ovvio che la mia opzione vera sia l’IPhone.
Un iPhone costa, appunto, come tre netbook
Ma qui salta fuori ancora una volta il vero ostacolo: i costi. In parte quelli di navigazione, ma soprattutto quelli di acquisto dell’IPhone: se è vero che finirà col costarmi, complessivamente, come tre netbook.
Già, tre netbook, esattamente il numero che mi servirebbe per avere a casa, finalmente, un computer veramente personal.
Dunque, eccomi daccapo.
[nella foto: AspireOne da 11.6'', credits: Acer]
“Form factor”, fattori di forma, di nuova generazione: sembra essere questa una delle strade maestre che si appresta a imboccare l’industria del mobile computing. Al Computex 2009 se n’è avuta conferma grazie soprattutto a Qualcomm e Freescale Semiconductor, e cioè due grandi nomi dei chip.
La prima ha battezzato la nuova categoria degli “smartbook” lanciando la nuova versione della piattaforma Snapdragon, la seconda non è stata da meno mettendo in vetrina al salone hi-tech di Taipei una serie di prototipi di pc ultra portatili basati (come quelli di Qualcomm) sui nuovi processori i.MX51 a tecnologia Arm.
La sfida, se così possiamo chiamarla, è quella di inventarsi prodotti che possano trovare uno spazio vitale di mercato tra gli smartphone e i netbook. Uno spazio che doveva essere occupato dagli Umpc e che vede ancora in corsa i cosiddetti Mid (Mobile Internet Devices). Ma i primi sono frutto di un progetto a quattro mani di Microsoft e Intel, i secondi puntano su Linux ma per quanto riguarda processori e chipset è tutto “made in Santa Clara”. Freescale e Qualcomm vogliono quindi rompere le uova nel paniere di Intel andando a competere con i suoi chip Atom e il guanto di sfida lanciato al Computex (nel caso di Freescale) è una serie di prototipi avveniristici di smartbook frutto della collaborazione con il Savannah College of Art and Design, un’istituzione privata no profit statunitense al top in materia di grafica e design.
Come possiamo definire gli smartbook? Presto fatto: come dispositivi dotati di schermi più grandi rispetto ai tradizionali smartphone e imperniati sul concetto di cloud computing, pensati per offrire connettività permanente e rispondere a requisiti innovativi in fatto di ergonomia, interfacce utente e fattori di forma.
L’obiettivo (di Freescale) è quello di dare origine a classi interamente nuove di dispositivi consumer. La solita frase fatta che accompagna una tecnologia che mai troverà credito fra le masse? Forse, ma anche gli Eee Pc di Asus, quando apparvero per la prima volta, erano degli emeriti sconosciuti.
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