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Per sapere il nome del Nobel in anticipo basta chiedere a Google

Il logo di Google

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C’è un modo di conoscere i nomi dei premi Nobel prima che siano annunciati a Stoccolma? Più che una formula magica, a rivelarlo potrebbe essere una formula matematica che oggi vale miliardi. È l’algoritmo Pagerank, autentico cervello di Google. Due scienziati americani, Sergei Maslov e Sidney Redner, l’hanno utilizzato per ottenere un elenco delle pubblicazioni più importanti nella fisica, sulla base di 353mila articoli apparsi nella Physical Review Letters dal 1853 al 2003. Una citazione negli studi scientifici, infatti, è equiparabile a un link su internet (anzi, Pagerank è stato ispirato proprio da tecnologie per le ricerche bibliografiche). E Google ha dimostrato una capacità straordinaria di scovare le pagine web più linkate su internet e ordinarle in una classifica (cioè, l’elenco dei risultati). Già nel 2006 Maslov e Redner avevano notato (qui il pdf) che l’efficienza di Google era paragonabile a quella degli indici tradizionali per valutare l’importanza di uno studio scientifico (questi ultimi, infatti, tendono a sottovalutare lavori fondamentali ma poco citati, come “Theory of Fermi interaction” di Richard Feynman e Murray Gell-Mann).
Ora i due ricercatori americani hanno evidenziato che la maggior parte degli articoli scientifici nella “top ten” dei più citati sono stati scritti da futuri premi Nobel: una classifica, dunque, da tenere d’occhio se entrano nuovi lavori perché potrebbero essere candidati per il premio assegnato a Stoccolma. Eppure un’eccezione salta agli occhi: il primo della lista è Nicola Cabibbo. I suoi studi sono stati alla base delle ricerche che hanno portato il Nobel per la fisica a due giapponesi (Makoto Kobayashi e Toshihide Maskawa), ma non a lui. Tanto che la stampa ha parlato di un premio scippato.

Non è la prima volta che Google aiuta a prevedere alcuni fenomeni. Ha già dimostrato di essere uno strumento utile per studiare la diffusione di una malattia virale: l’aumento delle ricerche con la parola chiave “influenza” permette di anticipare con una buona approssimazione tempi e luoghi delle emergenze stagionali. Riducendo i costi di un sistema di monitoraggio sanitario. E anche nelle recenti elezioni politiche americane Barack Obama è sempre stato in testa tra le ricerche su Google, anche se i suoi sostenitori erano più abituati all’uso di internet rispetto a quelli del rivale John McCain.

Nobel per la Fisica agli “architetti” della fisica delle particelle

(ANSA)
Una terna tutta giapponese si è aggiudicata il Nobel per la Fisica. Makoto Kobayashi e Toshihide Maskawa si sono aggiudicati il premio insieme a Yoichiro Nambu (naturalizzato cittadino statunitense).
Nambu è stato premiato “per la scoperta del meccanismo di rottura spontanea della simmetria nella fisica subatomica”, mentre Kobayashi e Maskawa per “la scoperta dell’origine della frattura della simmetria che prelude all’esistenza in natura di almeno tre famiglie di quark”.
I tre ricercatori premiati oggi con il Nobel per la Fisica possono essere considerati tra i principali ‘architetti’ della fisica delle particelle.
Gli studi di Yoichiro Nambu, Makoto Kobayashi e Toshihide Maskawa sono considerati il primo mattone della teoria di riferimento della fisica delle particelle, ossia del cosiddetto Modello Standard che descrive tutte le particelle elementari finora note e tre delle quattro forze fondamentali (le interazioni forti, le elettromagnetiche e le deboli).
Una teoria che è un autentico pilastro della fisica delle particelle e che finora è stata quasi completamente confermata. Manca all’appello soltanto una particella: il bosone di Higgs, che spiega l’esistenza della massa ed è indicato spesso come “la particella di Dio”: potrebbe essere visto per la prima volta grazie al più grande acceleratore di particelle del mondo, il Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra, la cui attività ha però subito per il momento una battuta d’arresto.
C’è amarezza, in Italia, per la notizia dell’attribuzione del Nobel per la Fisica a ricerche nelle quali gli studiosi premiati oggi hanno giocato un ruolo importante, ma il cui vero padre è stato l’italiano Nicola Cabibbo.
“Sono lieto - dichiara il presidente dell’Istituto nazionale di Fisica Nucleare (Infn), Roberto Petronzio - che il premio Nobel sia stato attribuito a questo settore della fisica che sta avendo sempre più attenzione da tutto il mondo e dal quale ci aspettiamo fondamentali scoperte che aumenteranno la nostra comprensione sull’Universo”. “Tuttavia - rileva - non posso nascondere che questa particolare attribuzione mi riempie di amarezza”.
Kobayashi e Maskawa - osserva ancora Petronzio - “hanno come unico merito la generalizzazione, peraltro semplice, di un’idea centrale la cui paternità è da attribuire al fisico italiano Nicola Cabibbo che, in modo autonomo e pionieristico, ha compreso il meccanismo del fenomeno del mescolamento dei quark, poi facilmente generalizzato dai due fisici premiati”. “Il contributo di Nambu, d’altra parte - aggiunge il presidente dell’Infn - è fondamentale per la fisica delle particelle e i suoi lavori sulla rottura spontanea di simmetria sono uno dei pilastri dell’attuale Modello Standard”.

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