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ogm

Quello che mangiamo cambia i nostri geni

Credit: iStockphoto

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Da oggi la frase “L’uomo è ciò che mangia” potrebbe arricchirsi di nuovi significati in seguito alla scoperta fatta da un gruppo di ricercatori cinesi e pubblicata sulla rivista Cell Biology. Chen-Yu Zhang e colleghi della Università di Nanjiing hanno verificato che i microRNA, piccole sequenze di nucleotidi, contenuti nelle piante si trasferiscono nell’organismo dell’uomo che le consuma e interagiscono con l’espressione dei suoi geni. Continua

Ogm: Europa verso il “liberi tutti”

Un carico di patate Ogm Amflora (Credit: AP)

Un carico di patate Ogm Amflora (Credit: AP)

Lo aveva promesso all’indomani della fine della moratoria per nuove colture Ogm in Europa. Una volta autorizzata nel marzo scorso la produzione della contestatissima patata transgenica Amflora, della multinazionale Basf, il commissario europeo alla Salute John Dalli aveva ammonito che quello era solo l’inizio: “entro l’estate sarà pronta la proposta della Commissione europea per lasciare agli Stati membri la scelta di coltivare o no degli Ogm”.

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Alimentazione: meglio gli ogm del pompelmo rosa


(Credits: Getty Images)

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di Valerio Venturi

Monossido di diidrogeno: incolore, inodore, insapore, è il principale componente delle piogge acide. È un solvente industriale che riempie le falde acquifere e finisce nei cibi, può creare ustioni e si trova nelle cellule tumorali. Usato dai nazisti, si trova nella cola e nel latte. Si conosce e si usa da tempo anche se è potenzialmente pericoloso. Nessuno, però, ne vieta l’utilizzo, così come nessuno ferma la 1,3,7-trimetil-1H-purin-2,6(3H,7H)-dione, che ad alte concentrazioni è letale per l’uomo. Perché? Beh, perché il monossido di diidrogeno è acqua e la molecola dal nome complicato è la caffeina.

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Vita con gli OGM

vita-con-gli-ogm

di Marco de Martino da Berlin, New Jersey

A Manhattan fa chic comprare frutta e verdura biodinamica dai giovani fattori un po’ hippy al mercato di Union square, o tra gli scaffali dei supermercati naturali Whole Foods, dove si rincorrono le scritte: «Solo coltivazioni locali e sostenibili». Ma per vedere che cosa si mangia nella vera America basta lasciarsi alle spalle i grattacieli di New York e viaggiare per due ore sulla Turnpike, l’autostrada che attraversa il New Jersey. Continua

Se il cambiamento climatico riapre la porta agli OGM

Un campo di mais (Credit: http://www.flickr.com/photos/lindenbaum)

Guardati con sospetto, sottoposti a uno scrutinio severo, considerati ancora da molti il “cibo di Frankenstein”, per gli Ogm, organismi geneticamente modificati, potrebbe essere arrivata l’ora del riscatto. Lo chiede vigorosamente un gruppo di scienziati in un articolo appena pubblicato nello speciale sulla sicurezza alimentare della rivista Science. A rendere necessario un ripensamento sul ruolo degli Ogm sarebbe l’emergenza legata alla scarsità di cibo che andrà affrontata nei prossimi decenni a causa del cambiamento climatico. Continua

Mais Ogm, la Francia conserva la clausola di salvaguardia

Fallisce il tentativo della Commissione europea di costringere la Francia a riprendere la coltivazione del MON 810, il mais transgenico prodotto dalla multinazionale americana Monsanto. Durante la riunione del Comitato permanente sulla catena alimentare e la salute animale che si è tenuta ieri a Bruxelles, solo 9 rappresentanti sui 27 paesi membri Ue hanno appoggiato la richiesta formulata il 21 gennaio scorso dalla Commissione Barroso al governo francese di ritirare la “clausola di salvaguardia” sul MON 810. Dopo le raccomandazioni di un comitato scientifico ad hoc istituito dal governo francese, il presidente Nicolas Sarkozy aveva deciso nel gennaio 2008 di sospendere la coltivazione degli Ogm sul territorio nazionale applicando la cosiddetta “clausola di salvaguardia”, una direttiva attivata dalla Commissione europea nel 2001 e che consente a un paese membro dell’Ue di sospendere sine die la coltivazione di una pianta geneticamente modificata, il tempo necessario per comprovarne o meno la nocività.

L’impossibilità da parte del Comitato permanente di raggiungere ieri una maggioranza qualificata costringerà la Commissione a dover chiedere il parere dei ministri europei. In tal caso, Bruxelles deve presentare al più presto una proposta sulla quale i paesi Ue si pronunceranno nei tre mesi successivi. “Non è la prima volta che la Commissione europea prova a forzare la mano degli Stati” spiega all’Agence France Presse Monica Frassoni, co-presidente del Gruppo dei Verdi al Parlamento europeo. “Ora la sfida è quella di ottenere al Consiglio (dei ministri, ndr)  una maggioranza sufficiente per bocciare la proposta della Commissione”. Ma nel caso in cui una maggioranza non venisse raggiunta, la palla tornerà nuovamente nelle mani della Commissione europea, che questa volta però rischia di mettere la parola fine a questa vicenda obbligando la Francia (e assieme a lei la Grecia) a sospendere la ‘clausola di salvaguardia’.

Francia: ore decisive per la battaglia contro il mais OGM

campi di mais

La vendetta, si sa, è un piatto che va consumato freddo. La multinazionale americana Monsanto, nota nel settore agricolo per la produzione di semi transgenici e contro la quale da anni combattono gli ambientalisti, ha aspettato un anno prima di consumare la sua nei confronti del governo francese, ma con la complicità dell’Unione Europea e delle frange ‘galliche’ più refrattarie all’ecologia, sembra ormai tutto pronto per lanciare una controffensiva che rischia di mandare al tappeto il fronte anti-ogm. Oggi a Bruxelles è prevista una riunione tecnica in cui i rappresentanti dei 27 paesi Ue sono chiamati a pronunciarsi sulla decisione presa nel gennaio 2008 dal governo di Nicolas Sarkozy di sospendere la coltivazione su territorio francese del mais transgenico MON 810, il fiore all’occhiello della Monsanto.Tutto inizia nell’ottobre 2007, quando in Francia governo, imprese, enti locali, sindacati e società civile si riuniscono per mettere a confronto idee, proposte e misure in quella che venne definita un’iniziativa senza precedenti nella storia “ecologica” francese. Tre mesi dopo gli Stati Generali dell’Ambiente (“Grenelle de l’environnement”), Nicolas Sarkozy decide sulla base delle conclusioni raggiunte da un comitato scientifico francese di sospendere la coltivazione degli Ogm sul territorio nazionale applicando la cosiddetta “clausola di salvaguardia”, una direttiva attivata dalla Commissione europea nel 2001 e che consente a un paese membro dell’Ue di sospendere sine die la coltivazione di una pianta geneticamente modificata, il tempo necessario per comprovarne o meno la nocività.

Lo scontro frontale tra Monsanto e la Francia si gioca su due fronti: Parigi e Bruxelles. In entrambi le capitali, la multinazionale americana dispiega tutta la sua potenza di fuoco con attività di lobbying sfrenate. Il primo round tuttavia va a favore del governo francese, e in particolare del suo ministro dell’ecologia, Jean-François Borloo, quanto meno perplesso sui meriti vantati dai pro-ogm. Il 21 agosto 2008, Yvon Le Maho, membro della prestigiosa Accademia delle Scienze di Parigi, avvalora le conclusioni raggiunte nel gennaio precedente dal Comitato scientifico sugli ogm. In contrasto con le affermazioni della Monsanto, secondo la quale “un numero importante di pubblicazioni scientifiche confermano l’innocuità di MON 810”, Le Maho sostiene che “i dati scientifici che abbiamo a disposizione non ci consentono di avvalorare tale affermazione”. Ma Monsanto non si scompone e sposta il fronte della battaglia a Bruxelles. O meglio a Parma, dove ha sede l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare. La scelta si rivela azzeccata. Il 31 ottobre 2008, l’EFSA stima che “nessuna prova scientifica, in termini di rischi per la salute umana o animale o per l’ambiente, è mai stata fornita per giustificare l’invocazione della clausola di salvaguardia”. La Commissione europea coglie la palla al balzo e il 21 gennaio 2009 raccomanda il ritiro della clausola.

La battaglia attorno al MON 810 raggiunge il suo picco dopo un rapporto pubblicato il 12 febbraio scorso dall’Agenzia francese di sicurezza sanitaria degli alimenti. Contro ogni pronostico, l’Afssa sostiene che il MON 810 non presenta nessun pericolo per la popolazione. All’Eliseo è il panico, ma il governo tiene duro. Uno dopo l’altro, il premier Fillon e il suo ministro dell’ecologia Borloo confermano “la clausola di salvaguardia”. Addirittura Borloo punta il dito contro la procedura di valutazione sugli Ogm dell’Agenzia europea. Nell’attesa dell’entrata in vigore delle nuove regole nel 2010, oggi la partita si gioca tutta a Bruxelles. Nel pomeriggio, i rappresentanti dei 27 paesi Ue devono pronunciarsi sulla posizione francese. “E’ una riunione tecnica” sottolinea Le Monde, in cui “è probabile che non spunti una maggioranza qualificata in grado di pronunciarsi per o contro la Commissione”. In tal caso, a tranciare sarà il Consiglio dei ministri dell’Agricoltura. Parigi può contare su solidi alleati (Ungheria, Austria, Portogallo, Grecia, Polonia o Lussembrugo), ma per sconfiggere i pro-Ogm dichiarati (Regno Unito, Svezia, Finlandia, Spagna fra tutti), dovrà imperativamente convincere i paesi indecisi, tra cui l’Italia.

Piante geneticamente modificate contro l’inquinamento tra le mura domestiche

Piante Ogm contro l'inquinamento indoor

L’inquinamento indoor, diffuso in case e uffici, e la cosiddetta sindrome dell’edificio malato, un insieme di sintomi, come l’irritazione degli occhi e il mal di testa, provocati dalla scarsa qualità dell’aria respirata tra le mura domestiche, potrebbero avere i giorni contati. Grazie agli studi condotti in Giappone da Katsura Izui, professore di fisiologia molecolare delle piante presso la Kinki University, e da Yasuyoshi Sakai, esperto di microrganismi della Kyoto University che hanno aperto la strada alla creazione di comuni piante da appartamento geneticamente modificate, in grado di assorbire gli agenti inquinanti all’opera negli spazi chiusi. Le piante da loro realizzate, alcune di tabacco e altre di Arabidopsis, organismo modello molto impiegato nella ricerca biologica, assorbono la formaldeide, sostanza chimica inquinante ampiamente presente nei materiali da costruzione e negli arredamenti. Questa caratteristica è stata ottenuta importando due tipi di geni da microrganismi definiti metilotrofi, che fanno uso della formaldeide per la loro crescita. Gli esperimenti dei due ricercatori hanno dimostrato che l’Arabidopsis modificata è sopravvissuta per quattro settimane all’interno di scatole riempite di formaldeide, mentre il livello del gas tossico diminuiva a circa un decimo di quello originario, a dimostrazione della capacità di assorbimento della pianta, ancora più evidente in confronto all’Arabidopsis comune, che ha un breve arco di vita di due mesi, e i cui esemplari nelle stesse condizioni sono tutti morti. Simili risultati sperimentali sono stati riscontrati anche con le piante di tabacco. Come afferma Izui, il prossimo passo della ricerca sarà l’applicazione di questa tecnologia in piante dal fogliame comune.

Chi beve BioBirra campa cent’anni

La birra piace alle donne

E’ una di quelle notizie che sembrano troppo belle per essere vere. Come se d’un tratto si scoprisse che il cioccolato fa dimagrire e l’abbronzatura fa bene alla pelle. E infatti diciamo subito che la BioBeer non è in vendita, ma per il momento si tratta solo di un prototipo da laboratorio, che potrebbe rimanere tale. L’ha distillata un gruppo di studenti della Rice University di Houston in Texas, come progetto da presentare alla  International Genetically Engineered Machine Competition (iGEM), la più importante gara di biologia sintetica del mondo, che si è appena svolta a Cambridge, Massachusetts. I ragazzi, alcuni dei quali non hanno ancora l’età legale per bere birra, hanno modificato geneticamente la bevanda aggiungendo al lievito di partenza tre geni responsabili della produzione di resveratrolo, sostanza presente nel vino rosso e che si pensa abbia un effetto protettivo contro diabete, cancro, morbo di Alzheimer e altre malattie correlate all’età.

Lo scopo di questi ragazzi non è quello di allungare la vita dei consumatori di birra (la quantità di resveratrolo contenuta in una pinta è inferiore a quella presente in un bicchiere di rosso e comunque non sufficiente a garantire effetti benefici). Del resto il cammino sarebbe assai lungo, a cominciare dalla necessaria approvazione della Food and Drug Administration americana, al cui vaglio sono ancora ferme molte sostanze, resveratrolo incluso, con potenziali effetti benefici per la cura del diabete e di altre malattie. Hanno però dimostrato che questa modificazione genetica è possibile aprendo la strada a future sperimentazioni.

Ogm, la comunità scientifica s’interroga sul pomodoro viola

Pomodori

Il pomodoro viola (il frutto ogm che ha due geni del fiore Bocca di leone) è un anti-cancro. Più precisamente, produce le antocianine, antiossidanti del gruppo dei flavonoidi che nei topi (anch’essi manipolati per essere meno difesi dal cancro) ha dimostrato di tenere lontano il tumore. Lo sostiene Umberto Veronesi. E lo ripete Mario Pappagallo sul Corriere della Sera. Che, in un lungo articolo del 27 ottobre, mette in evidenza i promettenti risultati dello studio europeo Progetto Flora, cui partecipa l’Ieo. E, in una manciata di righe a conclusione dell’articolo, precisa: “I pomodori scuri, comunque, non sono una novità. Esistono già il Kumato, un ogm, e il Nero di Crimea, anch’esso con una colorazione scura. Queste varietà non hanno antociani. Infine, c’è il pomodoro Sun Black (progetto italiano Tom Anto finanziato dal ministero dell’Università e della Ricerca): non è un ogm, ma gli antociani sono accumulati nella sola buccia”.
Ma allora il pomodoro ogm con le antocianine per difendersi dal cancro c’è già in natura? Parte della comunità scientifica si interroga.
“Perché impiegare così tante risorse in uomini e denaro solo per produrre chimere, in questo caso vegetali, per ottenere le stesse cose già presdenti in natura, in particolare nei mirtilli e in molti altri frutti di bosco?” si domanda Fabio Firenzuoli, presidente dell’Associazione nazionale medici fitoterapeuti e docente di fitoterapia clinica all’università di Firenze. “Perché trasformare il pomodoro in mirtillo, senza sapere quale possa essere il reale vantaggio? Quale comitato etico” si chiede ancora Fiorenzuoli “autorizzerebbe mai uno studio sui benefici di questi prodotti quando abbiamo a disposizione le stesse sostanze in frutti sicuri?” e ancora: “Chi mai ci garantisce della loro innocuità se mangiati per lunghi periodi? Meglio impiegare i soldi per spiegare alla gente che cos’è un’alimentazione sana”, conclude. Tanto più che “Il pomodoro viola non sarebbe mai consumato da chi sa mangiare perché ha un sapore sgradevole”, aggiunge Nicola Uccella, professore di chimica organica all’università della Calabria. “Il pomodoro viola, in una qualsiasi campagna del nostro Paese, non potrebbe mai crescere” commenta “Il pomodoro non ogm è buono perché contiene licopene, che dà il colore rosso ai pomodori, è benefico per tutto l’organismo e difende in particolare dal tumore alla prostata” dice il professor Uccella, invitando infine a “Non seguire gli imbrogli della pseudoscienza”.

LEGGI ANCHE: Il pomodoro ogm e l’incubo del ragù che diventava viola

FORUM: Pensate che possano esserci ogm “buoni” e “cattivi”? Lo mangereste il pomodoro manipolato geneticamente?

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