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Depressione: più fragili i separati e le donne

Foto: Flickr

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Colpisce 121 milioni di persone nel mondo, le donne che vanno avuto gravi episodi depressivi sono il doppio degli uomini. Nelle sue forme peggiori la depressione può influire a tal punto sulla qualità della vita di chi ne soffre da condurre al suicidio e si calcola sia la causa di 850mila morti l’anno nel mondo. Uno studio scientifico mette a confronto depressione e condizioni sociali in 18 paesi, inclusa l’Italia, per tracciare un quadro del male oscuro. Continua

Influenza A: il conflitto di interessi dietro ai vaccini

Il vaccino contro l'H1N1 (Ansa)

Il vaccino contro l'H1N1 (Ansa)

Questa pandemia non è mai realmente esistita”, ha sintetizzato così l’onorevole Paul Flynn davanti alla Commissione Affari sociali, Sanità e Famiglia del Consiglio d’Europa, il senso del suo rapporto sul comportamento dell’Organizzazione mondiale della Sanità nella gestione della nuova influenza H1N1. Continua

Virus A: la saga continua l’anno prossimo

Il vaccino contro l'H1N1 (Ansa)

Il vaccino contro l'H1N1 (Ansa)

Che cosa possono fare i governi con le centinaia di migliaia di dosi di vaccino contro il virus H1N1 che sono rimaste inutilizzate? La risposta è semplice e a darla è proprio l’Organizzazione Mondiale della Sanità, recentemente messa sul banco degli imputati dal Consiglio d’Europa per la sospetta leggerezza con cui ha urlato alla pandemia per il virus A: riutilizzatele l’anno prossimo.
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Influenza A: allarmismo inutile? L’Europa accusa, l’Oms si difende

Il vaccino H1N1 in laboratorio (Ansa)

Il vaccino H1N1 in laboratorio (Ansa)

Ero incinta nel 2003, anno che verrà ricordato per il caldo record e per il fatto che dovevamo morire tutti di Sars.

Stavo seduta nella sala d’aspetto dell’ospedale dove ogni mese andavo a fare le analisi del sangue e guardavo atterrita le immagini che scorrevano sul televisore posto su un trespolo accanto al display con i numeri delle visite. File di scolari cinesi con la mascherina, misurazioni febbrili di massa negli aeroporti: io mi accarezzavo il pancione e pensavo “sono pazza a fare un figlio proprio ora che il mondo sta per finire“.
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Farmaci e futuro: su gli investimenti e il fatturato raddoppia

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La concorrenza nel settore farmaceutico è sempre più forte: nello sviluppo dei nuovi prodotti si investe il doppio rispetto a 10 anni fa, ma in commercio c’è il 40 per cento di farmaci in meno e 5 aziende realizzano da sole oltre il 10 per cento dei ricavi da prodotti importanti lanciati negli ultimi 5 anni. Questi i dati emersi dal rapporto “Pharma 2020: the vision” di PriceWaterhouseCoopers, realizzato nel 2007, ma aggiornato al 2009 grazie ai risultati ancora più positivi, rispetto alle previsioni, dei grandi “player” di Big Pharma. Complice anche la nuova influenza, che ha fatto schizzare verso l’alto i titoli dei produttori dei farmaci antivirali. Secondo il report, entro il 2020 il fatturato mondiale raddoppierà dagli attuali 600 a 1.200 miliardi di dollari. A guidare questa spinta saranno l’ingresso nel mercato di paesi come India e Cina e l’invecchiamento della popolazione, che comporta l’aumento del consumo di medicinali.

Le cure preventive, si legge nello studio, rappresentano un’enorme opportunità sia per i medici che per l’industria farmaceutica. Attualmente soltanto il 3 per cento della spesa in salute nei paesi Ocse è riferibile all’attività di prevenzione, ma l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sostiene che l’80 per cento di infarti, disturbi cardiaci e diabetici e il 40 per cento dei tumori potrebbero essere evitati con cure preventive. Lo scenario assume contorni futuribili: i farmaci da banco saranno venduti ai distributori automatici e il rilascio delle prescrizioni per i farmaci primari sarà completamente automatizzato. I pazienti riceveranno le ricette nella propria e-mail e potranno girarle a una farmacia online, che controllerà la loro identità e invierà i medicinali all’indirizzo indicato. “L’attuale modello di business delle imprese farmaceutiche deve adattarsi alle nuove esigenze del mercato, ma è necessaria una stretta collaborazione fra i gruppi che concorrono alla fornitura dei servizi sanitari”, è scritto. In pratica, le imprese che riusciranno ad assestarsi ce la faranno, le altre sono destinate a lasciare il mercato.

Influenza suina: Facebook misura il termometro dell’opinione pubblica

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Il noto social network ha messo on line una pagina dove con l’aiuto di mappe geografiche si può seguire l’evolversi dell’intensità delle discussioni sulla nuova influenza che ha colpito il Messico e alcune aree degli Stati Uniti.
I grafici mostrano la crescita del numero di citazioni delle parole “swine flu” nei post inviati nel Wall di Facebook negli ultimi cinque giorni e sono stati realizzati utilizzando un tool di riconoscimento dei trend di linguaggio disponibile su Facebook.
Il social network non è l’unico strumento messo in campo sul web per tenere informata l’opinione pubblica in tempo reale sull’emergenza della nuova epidemia. Su Google Maps, ad esempio, negli scorsi giorni sono state pubblicate diverse mappe della diffusione del contagio, continuamente aggiornate dagli utenti stessi, mentre su Twitter si moltiplicavano a dismisura i messaggi, con il risvolto negativo di aumentare inutilmente il panico.
Piaccia o no, come già era accaduto in altre occasioni, Internet e i social network si confermano il media di comunicazione preferito, soprattutto nelle situazioni di emergenza internazionale.

Febbre suina, le risorse in rete e il silenzio del Messico

Ecco un po’ di link a siti che contengono informazioni sull’influenza suina.

Il sito ufficiale del Governo Usa sulle epidemie influenzali.

Il centro americano per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) ha una sezione dedicata all’influenza aviaria e tra le altre risorse propone una lista di suggerimenti per la prevenzione del contagio.

L’Organizzazione mondiale della Sanità aggiorna continuamente il proprio sito con gli ultimi aggiornamenti. E’ l’Oms a stabilire il livello di allarme pandemia in base all’andamento del contagio.

Il nostro ministero del Welfare ha messo online sul suo sito un documento di domande e risposte.

Infine il ministero della Salute messicano offre sul suo sito informazioni generali sulla malattia, ma non un aggiornamento sui casi di contagio né sul numero delle persone morte. E in un momento critico come questo, in cui il Messico è il primo focolaio del virus, sorprende il fatto che nella HomePage del sito istituzionale compaia in bella vista una brochure scaricabile (in pdf) sull’influenza stagionale che ben poco può aiutare chi in queste ore si interroga su una possibile pandemia globale. E’ comunque disponibile, sempre in pdf, un documento molto ben fatto che contiene le linee guida per la prevenzione, i consigli per chi entra in contatto con i malati, le informazoni sulle persone più a rischio.

Ma il sito del Centro Nacional de Vigilancia Epidemiologica y Control de Enfermedades, l’equivalente messicano del CDC statunitense, non nomina mai esplicitamente l’influenza suina nella sua HomePage, ma rimanda a un approfondimento su “influenza e difficoltà respiratorie“, dove però i link che dovrebbero dare accesso a domande e risposte sulla febbre suina e alle azioni per contenere la diffusione dell’epidemia sono inattivi.

Peggio ancora fa il sito del Piano nazionale di preparazione e risposta alla pandemia influenzale. La febbre suina non è proprio citata e il link che dovrebbe condurre a una pagina in cui il piano d’azione viene spiegato in dettaglio spedisce in realtà a una pagina di errore.

L’ultima speranza è quella di cliccare sul link Influenza Pandemica, ma anche qui c’è un’amara sorpresa: nessuna informazione aggiornata sull’emergenza, bensì un testo, non proprio utilissimo, sull’influenza nella storia dell’umanità.

Giornata mondiale della salute: ospedali più sicuri nelle emergenze

Dispersi, morti e feriti nel terremoto che ha sconvolto l'Abruzzo
Dopo il terremoto, l’Ospedale dell’Aquila è stato evacuato perché considerato non sicuro. I ricoverati sono stati spostati per strada. (Credits: AP)

Il 7 aprile si celebra la giornata mondiale dedicata alla salute. Quest’anno il tema della giornata è l’importanza di avere ospedali sicuri per gestire in maniera adeguata le emergenze sanitarie. In questo ore in Italia il richiamo non potrebbe risuonare più forte, nel pieno dell’emergenza sismica dell’Abruzzo.

Il problema cruciale delle emergenze, ce ne siamo accorti tutti tragicamente, è che ci colgono alla sprovvista. Per poter reagire al meglio, in maniera più efficace, salvando più vite possibile, serve un’adeguata prevenzione: le strutture preposte alla cura di malati e feriti devono essere costruite con criteri adeguati, il personale addestrato per gestire la crisi. E’ nelle strutture sanitarie che le persone vulnerabili trovano riparo nei disastri, qui vengono curate le ferite, si prevengono le malattie ci si prende cura dei bisogni delle persone con problemi di salute.

L’Organizzazione mondiale della Sanità focalizza perciò l’attenzione sull’importanza di investire in infrastrutture sanitarie che possano far fronte agli eventi imprevisti e aiutare le persone che hanno bisogno di assistenza immediata. E invita gli ospedali ad adottare sistemi per affrontare anche eventuali emergenze interne, come gli incendi, assicurando la continuità della cura ai pazienti ricoverati. L’Oms insiste sulla necessità di aiutare soprattutto i Paesi più poveri, sempre più sguarniti di fronte alle emergenze, a raggiungere un grado di preparazione sufficiente a fare davvero la differenza in termini di vite umane strappate alla morte. Ma è chiaro che l’invito a costruire ospedali più sicuri vale in realtà per tutti.
E si fa anche un esplicito riferimento ai terremoti laddove si ricorda che in Paesi dove eventi sismici si verificano di frequente, come Giappone, Pakistan, Perù, gli ospedali vengono costruiti secondo criteri di efficienza che li rendono in grado di resistere ai terremoti con un costo aggiuntivo relativamente contenuto.

L’insensata strage di bambini: 2000 morti al giorno in incidenti evitabili

Un bimbo in piedi su un'altalena

E’ un’autentica ecatombe che colpisce i bambini di tutto il mondo, ma coinvolge i bimbi africani con una frequenza dieci volte maggiore rispetto ai minori che vivono in Paesi ad alto reddito come l’Olanda, l’Australia o il Regno Unito. Ma in qualunque Paese, a prescindere dal livello di ricchezza nazionale, i bambini poveri sono a rischio maggiore, soffrono e muoiono per infortunio fino a cinque volte di più rispetto ai loro coetanei più ricchi.

Sono più di 2000 i bambini che ogni giorno nel mondo perdono la vita a causa di un incidente, questo è l’agghiacciante risultato del primo studio globale sul fenomeno svolto dall’Organizzazione mondiale della Sanità in collaborazione con l’Unicef. “E in aggiunta alle 830.000 morti che si contano ogni anno, sono milioni i bambini che riportano ferite non letali che spesso richiedono un lungo periodo di ospedalizzazione e riabilitazione”, ha dichiarato il Direttore Generale dell’Oms Margaret Chan. “I costi di questo tipo di trattamenti possono condurre un’intera famiglia sul lastrico”.

Le cinque principali cause di morte per incidente tra i minori sono:
1) Incidenti stradali: uccidono 260.000 bambini all’anno e 10 milioni rimangono feriti. Sono la prima causa di morte tra i ragazzini di età compresa tra 11 e 19 anni e la prima causa di disabilità fra i bambini.
2) Annegamento: uccide oltre 175.000 bambini all’anno. Fino a 3 milioni sopravvivono ogni anno all’annegamento accidentale, ma i danni cerebrali riportati da alcuni sopravvissuti hanno il maggior impatto in termini di disabilità permanente e il maggior impatto economico di tutti gli incidenti non mortali.
3) Ustioni: ne muoiono 96.000 bambini all’anno e il tasso di mortalità è 11 volte maggiore nei Paesi a basso e medio reddito, rispetto a quelli ad alto reddito.
4) Cadute: quasi 47.000 bambini perdono la vita ogni anno a causa di una caduta.
5) Avvelenamento: muoiono per avvelenamento accidentale 45.000 minori ogni anno.

Cosa si può fare per prevenire questa ingiustificata mattanza? “Una specifica serie di programmi di prevenzione dovrebbe essere implementata in tutti i Paesi”, dichiara Etienne Krug, Direttore del Dipartimento di prevenzione della violenza
delle lesioni e della disabilità all’interno dell’Oms. Che tipo di misure preventive si potrebbero adottare? Ad esempio leggi sui dispositivi di sicurezza per bambini che viaggiano in auto, chiusure a prova di bambino dei farmaci, dei prodotti chimici per la pulizia della casa, di accendini, un miglior design dei parchi giochi, la creazione di corsie separate per motorini o biciclette. E infine un rafforzamento dei servizi medici di primo soccorso e di riabilitazione. Ma ci sono anche cose che hanno dimostrato di non funzionare e che vanno quindi modificate o eliminate. Qualche esempio? Le pillole confezionate in blister sono tutt’altro che inaccessibili, l’airbag sul sedile del passeggero può essere pericoloso per i bambini sotto 13 anni, il burro, l’olio e altri rimedi tradizionali non andrebbero usati sulle bruciature e le campagne educative da sole non bastano a ridurre il tasso degli incidenti da annegamento.

Giornata mondiale della Bpco tra lotta al fumo e nuovi farmaci

VII Giornata mondiale Bpco

Il 19 novembre si celebra la settima giornata mondiale dedicata alla broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), un evento che mira ad aumentare la conoscenza e l’informazione su una patologia che, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), rappresenta la quinta causa di morte tra tutte le patologie, ma che fra circa dieci anni potrebbe salire al terzo posto. Il motto internazionale è “Breathless, but not helpless“, (senza fiato, ma non indifesi). In Italia le malattie respiratorie interessano circa il 10-15 per cento della popolazione. In particolare, bronchite cronica e asma bronchiale colpiscono oltre 4 milioni di persone, pari al 6,4 per cento della popolazione (600 milioni nel mondo). Nel nostro Paese, causa 18 mila decessi l’anno, pari al 47 per cento delle morti per malattie respiratorie. La spesa annuale per ogni paziente con Bpco è di circa 3 mila euro, che può arrivare fino a 7 mila euro negli stadi più gravi. Questa malattia si colloca al quarto posto nel numero complessivo dei ricoveri: i dati disponibili registrano quasi 130 mila ricoveri ospedalieri per riacutizzazioni, con una degenza media di circa 10 giorni. In vista della giornata mondiale, l’Associazione italiana pazienti Bpco Onlus ha realizzato un opuscolo di 180 parole, intitolato “Senza fiato ma non soli”, uno strumento utile per i malati che vogliono andare all’estero. Contiene termini facilmente intuibili e altri più complessi, racchiusi in poche pagine da portar con sé in valigia o nella borsetta, tutti facilmente memorizzabili.

E’ il fumo il principale responsabile di questa patologia ed è su quello che è necessario agire per contrastarne efficacemente l’insorgenza. Da uno studio condotto dall’equipe di Riccardo Polosa, responsabile del Centro di ricerca antifumo del Dipartimento di medicina interna dell’Università di Catania, su 30 persone è emerso che il 36,7 per cento dei partecipanti ha smesso completamente di fumare grazie al supporto offerto dagli esperti via posta elettronica. E più della metà di coloro che non sono riusciti a dire addio alle sigarette ha ridotto in modo sostanziale la propria dipendenza, passando da una media di 26 a 8 al giorno. Lo strumento principale della lotta al tabagismo è l’informazione avvalorata da conoscenze scientifiche. Per esempio, la riduzione del contenuto di catrame al di sotto dei 15 mg (tipica della sigaretta cosiddetta “light”), che negli anni ’80 era stata massicciamente pubblicizzata quale soluzione ai danni derivanti dal fumo di sigaretta, non determina alcuna riduzione del rischio di tumore al polmone. Sono in arrivo, invece, nuovi e più efficaci trattamenti che miglioreranno ulteriormente la qualità della vita e forse anche l’attesa di vita dei pazienti con Bpco. Farmaci già in uso come la combinazione salmeterolo/fluticasone o anche il solo tiotropio, si sono confermati efficaci e sicuri in due recenti studi su migliaia di pazienti trattati per 3-4 anni, e sembrano anche portare a una riduzione di mortalità.

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