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La locandina dell’evento
Il 19 novembre si celebra la settima giornata mondiale dedicata alla broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), un evento che mira ad aumentare la conoscenza e l’informazione su una patologia che, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), rappresenta la quinta causa di morte tra tutte le patologie, ma che fra circa dieci anni potrebbe salire al terzo posto. Il motto internazionale è “Breathless, but not helpless“, (senza fiato, ma non indifesi). In Italia le malattie respiratorie interessano circa il 10-15 per cento della popolazione. In particolare, bronchite cronica e asma bronchiale colpiscono oltre 4 milioni di persone, pari al 6,4 per cento della popolazione (600 milioni nel mondo). Nel nostro Paese, causa 18 mila decessi l’anno, pari al 47 per cento delle morti per malattie respiratorie. La spesa annuale per ogni paziente con Bpco è di circa 3 mila euro, che può arrivare fino a 7 mila euro negli stadi più gravi. Questa malattia si colloca al quarto posto nel numero complessivo dei ricoveri: i dati disponibili registrano quasi 130 mila ricoveri ospedalieri per riacutizzazioni, con una degenza media di circa 10 giorni. In vista della giornata mondiale, l’Associazione italiana pazienti Bpco Onlus ha realizzato un opuscolo di 180 parole, intitolato “Senza fiato ma non soli”, uno strumento utile per i malati che vogliono andare all’estero. Contiene termini facilmente intuibili e altri più complessi, racchiusi in poche pagine da portar con sé in valigia o nella borsetta, tutti facilmente memorizzabili.
E’ il fumo il principale responsabile di questa patologia ed è su quello che è necessario agire per contrastarne efficacemente l’insorgenza. Da uno studio condotto dall’equipe di Riccardo Polosa, responsabile del Centro di ricerca antifumo del Dipartimento di medicina interna dell’Università di Catania, su 30 persone è emerso che il 36,7 per cento dei partecipanti ha smesso completamente di fumare grazie al supporto offerto dagli esperti via posta elettronica. E più della metà di coloro che non sono riusciti a dire addio alle sigarette ha ridotto in modo sostanziale la propria dipendenza, passando da una media di 26 a 8 al giorno. Lo strumento principale della lotta al tabagismo è l’informazione avvalorata da conoscenze scientifiche. Per esempio, la riduzione del contenuto di catrame al di sotto dei 15 mg (tipica della sigaretta cosiddetta “light”), che negli anni ’80 era stata massicciamente pubblicizzata quale soluzione ai danni derivanti dal fumo di sigaretta, non determina alcuna riduzione del rischio di tumore al polmone. Sono in arrivo, invece, nuovi e più efficaci trattamenti che miglioreranno ulteriormente la qualità della vita e forse anche l’attesa di vita dei pazienti con Bpco. Farmaci già in uso come la combinazione salmeterolo/fluticasone o anche il solo tiotropio, si sono confermati efficaci e sicuri in due recenti studi su migliaia di pazienti trattati per 3-4 anni, e sembrano anche portare a una riduzione di mortalità.
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Un uccello morto sul fondo di un lago prosciugato in Grecia
Ondate di calore capaci di aumentare il rischio di mortalità fino al 5,5% per ogni grado in più. Il pericolo di malattie “tropicali” diffuse da vettori finora assenti, come le zanzare tigre. Non sono immagini di un film di fantascienza, ma alcuni effetti negativi del mutamento climatico in Europa, descritti da un rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità e dell’Agenzia europea per l’ambiente. È un’analisi che riunisce gli studi più recenti sulle conseguenze del riscaldamento globale, descritte attraverso quaranta indicatori, il doppio rispetto alla precedente edizione della ricerca. Per l’Italia le zone costiere e le montagne sono le aree più in pericolo: molte zone litoranee rischiano di essere sommerse per l’innalzamento del livello del mare, cento località turistiche alpine potrebbero scomparire se la temperatura salisse di 1,2 gradi e il consumo di energia elettrica per l’aria condizionata aumenterà del 50% nella penisola durante i prossimi settanta anni.
Gli ecosistemi locali in Europa sono sotto pressione. Secondo gli scienziati entro la fine del secolo la temperatura potrebbe salire fino a 5,5 gradi. Dal mar del Nord al Mediterraneo, il livello delle acque si è innalzato in media di 3 millimetri ogni anno, rispetto alla media di 1,7 millimetri nel secolo scorso. E se alcune specie si sono spostate verso nord di 1100 chilometri negli ultimi quarant’anni, i cicli di riproduzione sono stati anticipati di 4-6 settimane. In montagna, i ghiacciai si sono ritirati di due terzi dal 1850, e dagli anni Ottanta il processo è ancora più rapido: la neve, poi, è diminuita ogni decade dell’1,3 per cento negli ultimi quarant’anni. Al Polo nord, ricorda lo studio, lo scorso settembre gli scienziati hanno assistito alla principale riduzione della superficie ghiacciata mai registrata. In particolare, il riscaldamento superficiale di laghi e fiumi può influenzare negativamente la qualità dell’acqua potabile: per esempio, favorendo la stabilizzazione e la diffusione di cianobatteri. Nelle regioni europee la siccità, inoltre, colpirà sempre più in estate e le aree meridionali. E le specie animali continuano a spostarsi verso settentrione, ritirandosi nelle aree collinari.
Gli italiani sono un popolo di sedentari: 30 milioni di refrattari all’attività fisica (il 41 per cento della popolazione) contro 17 milioni di sportivi a vario titolo. E il 95 per cento crede ancora che basti un farmaco per risolvere tutti i problemi legati all’obesità o alla vita sedentaria, contro il 18 per cento che ritiene benefico il potere dello sport e decide di applicarvisi. Marcello Faina, il medico degli azzurri a Pechino e direttore del dipartimento di Scienza dello sport nell’istituto del Coni, avverte: “Chi comincia da zero, non si abbandoni a cuor leggero alla voglia di sport sull’onda delle Olimpiadi. In agguato per gli sportivi della domenica ci sono infortuni e piccoli incidenti che possono diventare fastidiosi”. Ai dilettanti allo sbaraglio, ma anche ai più allenati, l’esperto consiglia il “kit di Olimpia”, un prontuario di automedicazione, utile agli atleti professionisti come gli azzurri di Pechino, ma indispensabile anche per gli sportivi improvvisati.
Due terzi degli europei non si muove abbastanza, il 30 per cento è obeso. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha calcolato i costi delle scelte di vita degli europei che disdegnano di muoversi a piedi o in bicicletta: i danni alla salute si manifestano in 600 mila morti ogni anno. Nel 2003 era stato calcolato che una percentuale tra il 5 e il 10 per cento degli europei moriva prematuramente a causa della scarsa attività fisica, i dati più recenti parlano del 10 - 12 per cento. Oltre il 60 per cento dei bambini europei fra 9 e 11 anni oggi fa sport, ma è anche aumentato di 5 volte, negli ultimi 50 anni, il tempo che questi bambini passano seduti davanti al computer. La sola attività sportiva non è in grado di contrastare la sedentarietà dell’intera settimana. “I medici di base, i pediatri, i geriatri dovrebbero prescrivere l’attività fisica come fosse un farmaco. E poi il movimento migliora anche l’autostima: alla fine ci si trova più belli”, conclude Faina.
Un cinese su quattro resta facilmente a bocca asciutta: bere un bicchiere per dissetarsi è un lusso, come rivela la mappa (in alto) dell’accesso all’acqua potabile, dove le nazioni più grandi sono anche le più assetate. L’oro blu diventerà un bene conteso nel tira e molla della globalizzazione. Capace di rivelare gli squilibri nel mondo. Quanti litri d’acqua servono per fabbricare un paio di jeans? Diecimila. E per un singolo hamburger? Più di 2 mila. A trovare una risposta per queste domande è stato John Anthony Allan, professore del King’s college di Londra: ha ricevuto un premio dallo Stockholm International Water Institute (Siwi), che dal 17 celebra la settimana dell’acqua. In realtà si tratta di “acqua virtuale”, un’idea semplice per mostrare a colpo d’occhio il consumo di risorse idriche impiegate nella produzione di alcuni beni e alimenti diffusi soprattutto nel mondo sviluppato, dalla bistecca (4500 litri) a mezzo chilo di formaggio (2500 litri). Sono cibi che difficilmente fanno parte della dieta base nei Paesi poveri. Anzi, se l’America latina fornisce oro blu in abbondanza, l’Africa ne è assetata.
Differenze che rischiano di aggravarsi: entro il 2050 sarà necessario sfruttare il 50% di acqua in più. Eppure per più di due miliardi di persone water e lavandino sono un privilegio perché non hanno accesso ai servizi igienici elementari. Le conseguenze le spiega l’Organizzazione mondiale della sanità: inquinamento dell’acqua e della catena alimentare, contaminazione delle aree balneabili, diffusione di condizioni favorevoli per lo sviluppo di insetti in grado di diffondere malattie. Nei paesi più poveri, poi, le strutture sanitarie sono più insufficienti: è noto, però, che per ogni dollaro investito i benefici sono nove volte superiori. E, come ha dimostrato lo statistico svedese Hans Rosling in una celebre lezione, l’efficienza del sistema sanitario è una condizione decisiva per il decollo dell’economia. Per ora, l’obiettivo delle Nazioni Unite è di arrivare a servire il 75% della popolazione mondiale con servizi igienici sufficienti.
Hans Rosling “smonta” i miti sul terzo mondo in video del Ted, considerato lo YouTube degli intellettuali
Dolore cronico, questo sconosciuto. O meglio misconosciuto, almeno in Italia. Ogni anno, nel nostro paese, 90 mila malati terminali non vengono curati, o lo sono parzialmente, per la sofferenza fisica, ma va ancora peggio per quei 10-15 milioni di italiani che soffrono di dolore cronico non causato da tumori. Stime che sembrano destinate a salire se si considerano anche le cefalee. Secondo il centro per le cefalee dell’università “La Sapienza” di Roma, in Europa si registra una crescita per questo tipo di disturbo e l’Italia non è da meno: il 51 per cento degli italiani soffre di cefalea acuta, il 14 per cento soffre di emicrania e il 4 per cento di cefalea cronica. La maggior parte dei pazienti con cefalea cronica, dice ancora il centro romano, abusa quotidianamente di analgesici, senza sapere però che questi possono solo peggiorare la situazione, scatenando una cefalea secondaria da abuso di farmaci.
Il dolore cronico colpisce soprattutto le donne. Secondo uno studio condotto dall’Associazione internazionale per lo studio del dolore (Iasp), ne sono affette 12 milioni in Occidente. Non a caso, il 2008 è stato identificato come “l’anno contro le sofferenze e il dolore della donna”. Negli Stati Uniti il dolore cronico (mal di schiena e mal di testa ai primi due posti) non oncologico costa alla società circa 100 miliardi di dollari l’anno. In Italia, invece, si spendono pochissimi milioni di euro e l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) lo conferma con cifre impietose per il nostro paese. Uno degli indicatori della qualità della vita si basa sulle dosi annue di morfina (e farmaci oppioidi) pro capite per curare tutti i tipi di dolore. L’Italia era, nel 2004, al pari di Etiopia e Ruanda. Nel 2007 è salita in classifica, ma di poco: ultimi in Europa, seguiti solo da Malta. Il Centro Studi Mundipharma, al Sanit di Roma, ha rincarato le accuse: la spesa media annua pro capite non arriva a un euro contro i 7,66 della Danimarca, i 7,29 della Germania, i 4 del Regno Unito, i 2,88 della Spagna, i 2,61 della Francia e una media europea di 3,73 euro. Il problema è soprattutto culturale: nel nostro paese quando si parla di morfina si pensa alla droga, all’estero a un farmaco.
Per questo motivo, parte il progetto multimediale Oxi (Overall pain experience), organizzato da Mundipharma nel centro per la formazione esperienziale in campo medico, a Padova. Quattro pazienti affetti da dolore derivante da altrettanti casi clinici emblematici: si potrà interagire con loro, monitorarne le patologie e le sofferenze, verificare l’efficacia delle terapie effettuate. Si tratta di sofferenza “virtuale”, costruita e sviluppata in laboratorio su quattro malati che esistono solo nei circuiti dei computer e che offriranno risposte reali da applicare nelle terapie del dolore a molti pazienti in più.
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Salute in cenere
Gli italiani fumano di meno, ma aumentano i forti fumatori. L’età media a cui gli italiani accendono la prima sigaretta è 17,4 anni, mentre la percentuale di donne fumatrici è in finalmente calo. Emerge da un’indagine Doxa, fatta per conto dell’Istituto superiore di sanità (Iss) in collaborazione con la Lega Italiana per la lotta contro i tumori (Lilt) e presentata in occasione della “Giornata mondiale senza tabacco“, che si celebra il 31 maggio. “Oggi in Italia i fumatori sono 11,2 milioni, contro gli 11,8 milioni dello scorso anno. Fuma il 26,4 per cento degli uomini (6,5 milioni) e il 17,9 per cento delle donne (4,7 milioni) – sottolinea a Panorama.it Piergiorgio Zuccaro, direttore dell’Osservatorio fumo, alcol e droga dell’Iss – Sale, però, al 36 per cento (dal 31,9 del 2007) la percentuale dei fumatori che fumano più di un pacchetto al giorno”.
Nell’anno in cui l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) dedica la giornata mondiale senza tabacco ai giovani (”Tobacco Free Youth“), anche la ricerca Doxa evidenzia come il problema fumo sia un’emergenza che riguarda un milione e mezzo di giovani fra i 15 e i 24 anni e circa 140 mila giovanissimi tra 15 e 17 anni che fumano ogni giorno mediamente 10 sigarette. “Nel ventesimo secolo l’epidemia di tabacco ha ucciso cento milioni di persone nel mondo. Nel ventunesimo secolo, le vittime potrebbero essere un miliardo secondo le stime dell’Oms e senza misure di controllo si potrebbero arrivare a otto milioni di vittime all’anno nel 2030 – spiega Francesco Schittulli, presidente nazionale della Lilt, a Panorama.it – Dobbiamo impegnarci, a livello nazionale e comunitario, per evitare questa tragedia che ha un costo di 6 miliardi di euro all’anno sul sistema sanitario nazionale. Occorrono politiche di prevenzione, programmi di aiuti a chi vuole togliersi il vizio, ma anche misure più radicali quali il bando totale del fumo da pubblicità”. E lancia due proposte concrete: “Sarebbe necessaria una riconversione delle piantagioni di tabacco in frutta e verdura, incentivando i coltivatori e stabilendo leggi comunitarie a sostegno – aggiunge Schittulli – Mi rivolgo anche al mondo sportivo e chiedo innanzitutto che gli allenatori non fumino in campo, come troppo spesso fanno quando vengono ripresi dalle telecamere, e poi che vengano creati negli stadi settori esclusivi per non fumatori. Avviene in Gran Bretagna, sarebbe auspicabile anche in Italia”. L’Oms raccomanda di aumentare l’imposta sul tabacco. “È una misura che può servire a scoraggiare i giovani dal cominciare a fumare a patto che non si cerchino le sigarette in mercati paralleli o di contrabbando”, aggiunge il presidente della Lega contro i tumori.
E a tre anni dall’introduzione della Legge Sirchia, quali sono i risultati? Schittulli elenca qualche dato: “Ci sono oltre 600 mila fumatori in meno ed è in calo il numero di morti. Dopo una leggera ripresa nel 2006, lo scorso anno si è registrato una ulteriore riduzione dell’1 per cento. I dati di un recente studio in 4 regioni italiane (Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Lazio e Campania) mostrano, inoltre, un calo superiore al 7 per cento dei ricoveri per infarto acuto del miocardio”.
Il fumo è dannoso anche a livello sociale. Lo conferma un’indagine condotta su 675 fumatori dalla linea verde nazionale “Sos Lilt“ (800-99-88-77, che per l’occasione della Giornata mondiale rimarrà in funzione dalle 9 alle 17) per valutare la percezione della pericolosità del fumare durante la guida. “L’86 per cento dei fumatori percepisce il fumo di sigaretta alla guida come un pericolo determinante, in particolare della distrazione – continua Schittulli – Quando un abitacolo si riempie di fumo, si abbassa il livello di attenzione alla guida. Gli intervistati se ne rendono conto e questa consapevolezza rappresenta un terreno fertile per la promozione di un’adeguata informazione finalizzata alla prevenzione”.
La ricerca Doxa propone un faccia a faccia fra gli scolari di oggi e quelli di ieri per capire come è cambiata nel corso degli anni l’immagine che i pre-adolescenti hanno del fumo. “Emergono percezioni negative dei danni alla salute (24,5 per cento), delle malattie (22,4 per cento) e del rischio di morte (18,7 per cento) - spiega Ennio Salomon, presidente dell’istituto Doxa – L’associazione immediata è con il cattivo odore, i denti gialli, la dipendenza, e aumentano le citazioni riguardanti le malattie, ma l’immagine del fumatore accanito resta quella di un uomo, di oltre 30 anni, a volte del mondo dello spettacolo, o anche una figura familiare, che genera emulazione e necessità di copiarlo”.
Numerose le iniziative che si svolgono in Italia per la Giornata mondiale senza tabacco. La Lilt, che ha siglato un’intesa con l’Iss per “un mese senza fumo“, sarà presente in numerose piazze italiane con stand che regaleranno borse “griffate” dai più importanti stilisti italiani, cinturini con lo slogan della campagna, opuscoli e adesivi con il numero della linea “Sos Lilt”. Al Policlinico “Santa Maria alle Scotte“, a Siena, il centro antifumo della Fisiopatologia respiratoria, dalle 9 alle 13, offrirà la possibilità di effettuare uno screening gratuito a fumatori e non con un’anamnesi completa attraverso la misurazione del monossido di carbonio e un orientamento a programmi anti-fumo personalizzati. A Matera il 1 giugno si svolgerà la manifestazione “Fai centro: sì allo sport, no al fumo“, organizzata dal centro antifumo del Dipartimento di prevenzione della Asl 4 in collaborazione con il circolo schermistico cittadino e il Liceo artistico “Carlo Levi” che presenterà un decalogo a fumetti per smettere di fumare. “Gravidanza senza fumo. Nasce un motivo in più per smettere” è invece lo slogan scelto dall’Azienda ospedaliero - universitaria Policlinico di Modena per le iniziative organizzate su tutto il territorio provinciale dal 24 maggio al 22 giugno. Il programma completo è disponibile sul sito internet dell’azienda Ausl Modena.

Il fenomeno della produzione e vendita di farmaci contraffatti ha assunto negli ultimi venti anni proporzioni notevoli fino a rappresentare una grave minaccia per la salute pubblica. L’Oms stima, infatti che circa il 10 per cento del mercato farmaceutico mondiale è contraffatto, con punte del 25 per cento in alcuni paesi. In alcuni stati africani sarebbe contraffatto addirittura il 60 per cento dei farmaci (si arriva al 70 per cento per gli antimalarici). Cina ed India sono i maggiori produttori di farmaci contraffatti, ma negli ultimi anni anche i paesi dell’Est europeo, Russia ed Ucraina in particolare, sono diventati grandi produttori. Il traffico è gestito dalla malavita organizzata russa, cinese, messicana e colombiana. In base ai dati di uno studio realizzato dal “Centre for medicines in the public interest“, il commercio dei farmaci contraffatti crescerà in media del 13 per cento all’anno fino al 2010, due volte di più della crescita stimata per il commercio legale di farmaci. Nel 2010 questo traffico illegale genererà 75 milioni di dollari di profitti, con un incremento del 92 per cento rispetto al 2005. Il fenomeno è stato negli ultimi anni pericolosamente potenziato dalla vendita di medicinali attraverso internet: attualmente ci sono quasi 1.100 farmacie on line, secondo la Food and drug administration (Fda), l’organismo di controllo statunitense.
Intanto, l’Alto commissario per la lotta alla contraffazione e l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) hanno siglato una convenzione per rafforzare la prevenzione e la repressione del traffico illecito dei medicinali contraffatti. La firma è avvenuta a Roma durante il meeting internazionale della task force creata dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e denominata Impact (International medical products anti counterfeiting task-force). L’accordo consentirà un migliore coordinamento delle funzioni di sorveglianza svolte dall’alto commissario sul fenomeno della contraffazione “che danneggia fortemente le imprese e che può esporre i consumatori a gravi rischi per la salute”, come si legge in una nota congiunta. Punto centrale dell’accordo è il recepimento da parte dell’Alto commissario di dati e informazioni; si prevede anche la costituzione di una banca dati per il monitoraggio del fenomeno. “Senza miglioramenti in alcune aree chiave, non riusciremo a evitare le falsificazioni - dice Howard Zucker, vicedirettore generale dell’Oms per la Tecnologia della salute e dei prodotti farmaceutici - Le medicine falsificate sono prodotti pericolosi. Possono determinare, infatti, la resistenza ai farmaci e possono peggiorare le condizioni di salute fino a causare la morte”.
In Italia, il fenomeno sembra essere limitato alle tipologie di farmaco che arrivano ai pazienti attraverso reti parallele e illegali, o attraverso l’acquisto via internet, nonostante nel nostro paese la vendita sia espressamente vietata. Non c’è ovviamente modo di certificare gli anabolizzanti (o presunti tali) che alcune palestre diffondono in segreto, fuori da ogni controllo medico o farmaceutico. L’impegno delle forze giudiziarie è rilevante: il solo Comando dei carabinieri per la Tutela della salute ha sequestrato, tra il 2000 e il 2006, oltre un milione di fiale illegali, provenienti dalle reti non controllate e contenenti farmaci di qualità non conforme agli standard. “Lo scopo principale di Impact è la costruzione di network interconnessi, per fermare la produzione, la vendita e lo scambio di medicinali contraffatti a livello mondiale – spiega Nello Martini, direttore generale dell’Aifa - La task force si occuperà anche di pensare a una futura campagna di informazione al pubblico sul rischio di acquisto di medicinali da reti non controllate”.

Alcuni mesi fa un dottore americano ha riportato indietro dalla Corea del Nord i suoi venti kit per curare la tubercolosi multiresistente (o Mdr, multiple drug resistant), particolarmente refrattaria alle terapie con i farmaci. La sua storia è stata raccontata dal Washington Post Magazine: Stephen Linton, questo il nome del medico, era arrivato nello Stato nordcoreano con medicine, attrezzature e libri per aiutare gli ospedali a guarire i pazienti colpiti dalla malattia infettiva. Le autorità locali hanno concesso al dottore americano due settimane di tempo per visitare le strutture sanitarie con cui collabora da anni, ma hanno rimandato al mittente i nuovi kit contro la tubercolosi multiresistente. Forse, li accetteranno la prossima primavera. Il caso della Corea del Nord è tutt’altro che isolato: nel mondo sta tornando lentamente a far paura quel mycobacterium tuberculosis che si immaginava sconfitto da anni.
Nel 2006 in media cinque persone su cento sono state infettate da una forma di tbc resistente a più farmaci. È una stima resa nota il mese scorso dall’Organizzazione mondiale della sanità (in pdf), ma bisogna distinguere: si va dall’assenza di casi nell’Europa occidentale al 35% di alcuni Stati della Russia dove le carenze del sistema sanitario sono gravi. La metà delle segnalazioni di tubercolosi Mdr si concentra nelle nazioni più popolose del mondo, India e Cina.

L’Africa resta una questione a parte, impermeabile alle statistiche perché gran parte degli Stati non ha inviato dati: “Davvero non sappiamo quale sia la situazione” ha detto a febbraio Mario Raviglione, direttore del dipartimento “Stop tbc” dell’Oms. Eppure i rischi non sono da sottovalutare. Anzi. Nella Repubblica Sudafricana è stato registrato il primo focolaio di tubercolosi ultraresistente (la sigla è Xdr, extensively drug resistant) alle cure: in particolare due anni fa è stato colpito un villaggio, KwaZulu-Natal. La tbc è diventata ancora più pericolosa proprio in quelle aree dove è più diffuso il virus hiv, e dove l’estrema povertà si traduce in cure non tempestive e inadeguate. E dal 2002 è stato registrato almeno un caso di tubercolosi Xtd in 45 paesi del mondo.

di Gianna Milano
L’allattamento al seno non proteggerebbe un bambino dal rischio di diventare soprappeso più avanti nella vita. È questa la conclusione, che va nelle direzione opposta a tutte le altre indagini compiute finora, di uno studio online sull’International Journal of Obesity.
La ricerca contraddice quanto suggeriscono da anni le linee guida dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms): l’allattamento al seno è la strategia migliore per controllare l’obesità infantile, e per prevenirla nell’adolescenza e nell’età adulta. L’Oms consiglia di farlo almeno per i primi sei mesi consecutivi. I vantaggi del latte materno per la salute di un bambino non si contano. Contiene anticorpi che lo proteggono da malattie e infezioni, e allontana il rischio di sviluppare asma e allergie.
Gli autori dello studio, coordinati da Karin B. Michels dell’Harvard Medical School, a Boston (Usa), hanno seguito per un periodo di 12 anni la salute di 35 mila infermiere e alle loro madri è stato chiesto di riferire se erano state allattate al seno. In caso di risposta positiva, la conclusione è stata che ciò non aveva influito sul loro indice di massa corporea da adulte. (L’indice di massa corporea, Bmi, è il rapporto fra il peso e l’altezza al quadrato).
Lo studio ha però rilevato che se un bambino viene allattato al seno per oltre 6 mesi, tende a 5 anni di età ad avere un conformazione corporea in qualche modo più magra: correlazione che non si riscontra più avanti nell’adolescenza o in età adulta. Che interpretazione dare allo studio? «Anche se allattare al seno non prevenisse l’obesità, in termini di salute ha effetti benefici sul bambino, ma anche sulla madre (riduce il rischio di tumore al seno e all’ovaio oltre a instaurare una relazione psico-affettiva più intensa tra madre-figlio) e non vale certo la pena di abbandonare questa raccomandazione» dice Maurizio Bonati, responsabile per la salute materno-infantile all’Istituto Mario Negri di Milano.
Si chiama Virip, è presente in abbondanza nel sangue e potrebbe diventare una potente arma contro il virus Hiv. Secondo uno studio pubblicato sul numero di oggi della prestigiosa rivista Cell, questo ingrediente naturale del sangue umano ha la capacità di bloccare il virus Hiv-1 impedendogli di infettare le cellule e quindi di moltiplicarsi.
Il nome è una sigla che sta per Virus inhibitory peptide: si tratta appunto di un peptide (una piccola proteina) che con lievi modifiche alla struttura chimica diventa addirittura di due ordini di grandezza più potente. Secondo Frank Kirchhoff e i suoi colleghi dell’Università tedesca di Ulm, che hanno pubblicato la ricerca, il Virip e i suoi derivati si sono dimostrati efficaci anche nei confronti dei ceppi di Hiv-1 resistenti ai farmaci, e per questo appaiono “molto promettenti per ulteriori sviluppi clinici”.
Secondo le ultime statistiche dell’Organizzazione Mondiale della Sanità il virus dell’Aids ha causato circa 4 milioni di nuove infezioni nel mondo nel solo 2006, con 3 milioni di morti. Questo non è il primo composto naturale che si mostra attivo nel contrastarlo, ma la sua importanza sta nel fatto che sempre più spesso il virus si dimostra capace di mutare, e di acquisire la capacità di resistere ai molti farmaci messi a punto in questi anni (una ventina, complessivamente), per cui la possibilità di scegliere caso per caso un diverso approccio terapeutico è fondamentale. “È utile avere numerose classi farmacologiche diverse perché i virus resistenti a più farmaci fanno sempre più spesso la loro comparsa” spiega Kirchhoff. “In alcuni paesi industrializzati la resistenza è già un problema grave”.