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Quanto è aperta Google?

(Credits: AP Photo/Paul Sakuma)

(Credits: AP Photo/Paul Sakuma)

Questa settimana, Jonathan Rosenberg, Senior Vice President, Product Management di Google, ha pubblicato sul blog aziendale un post intitolato The meaning of open. Si tratta di una vera e propria apologia del mondo open, sia nella sua accezione tecnologica (l’open source), sia come strategia verso il libero scambio dell’informazione.

Rosenberg parte da un assunto di carattere generale: i sistemi aperti (dei quali Google si sente fiera portavoce) sono vincenti in quanto più dinamici e competitivi. Al contrario, i modelli chiusi vincolano gli utenti in modo da bloccare la concorrenza.
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L’india combatterà la tubercolosi ispirandosi anche a Wikipedia

Farmaci

Perché aspettare che le multinazionali farmaceutiche investano nella ricerca sulle malattie tropicali? L’India è il primo paese in via di sviluppo a lanciare un’iniziativa globale ispirata alla collaborazione aperta dell’enciclopedia Wikipedia, dove chiunque può contribuire. Gli scienziati di Delhi, infatti, vogliono ampliare la cooperazione per la ricerca su nuovi farmaci contro la tubercolosi, una malattia che colpisce nove milioni di persone soprattutto nelle aree povere. Ma l’interesse delle aziende è limitato: i potenziali beneficiari non potrebbero diventare clienti in aree in cui la popolazione vive con meno di due dollari al giorno. Anzi, secondo Samir Brahmachari, direttore dell’Istituto di genomica dell’università di Delhi, dal 1960 non sono stati fatti sostanziali passi in avanti nel trattamento della tubercolosi. È un circolo vizioso che il Comitato scientifico per le ricerche industriali dell’India prova a modificare con il progetto Osdd, (Open source drug discovery), finanziato con 35 milioni di dollari: si tratta di uno spazio per facilitare la collaborazione tra scienziati, ricercatori e studenti che condividono idee, software, articoli scientifici e formule di molecole. Aperto non soltanto a medici e biologi, ma a chiunque abbia conoscenze e capacità utili per risolvere le sfide nello sviluppo di nuove soluzioni. Eventuali scoperte non saranno brevettate, ma diffuse in pubblico dominio, come è già accaduto nel caso del Progetto genoma umano. Inoltre, banche dati e altri strumenti di pubblico dominio per la ricerca sono accessibili da una piattaforma, Computational resources for drug discovery.

Casi di tubercolosi nel mondo. L’india è una delle nazioni più colpite

Casi di tubercolosi
Quello indiano non è il primo “appello” a unire le forze contro una malattia che colpisce soprattutto i paesi in via di sviluppo. Alcuni anni fa, tre scienziati hanno fondato Tropical diesease initiative (Tdi): una sorta di “cassetta degli attrezzi” per aiutare la ricerca contro quattro patologie: malaria, schistosomiasi, toxoplasmosi, tubercolosi. Secondo uno dei fondatori di Tdi, Stephen Maurer, soltanto un decimo delle risorse di ricerca e sviluppo sono spese per malattie che rappresentano il 90 per cento del carico totale nel mondo. E soltanto l’un per cento dei nuovi farmaci è destinato a curare quelle tropicali.

L’anti-iphone di Google arriverà entro l’anno

È ufficiale: entro l’anno sarà sul mercato l’anti-iphone, un cellulare che ha come “anima” Android, un software sviluppato da Google. La gara tra i giganti del mondo hitech inizierà negli Stati Uniti, come ha rivelato il New York Times. Sul ring è già salita la Apple del carismatico Steve Jobs: con il melafonino ha polverizzato record di vendita nel mondo, conquistando le prime pagine dei giornali. Forse già a ottobre arriverà lo sfidante con il motore “software” di Google e licenza open source. Dovrebbe chiamarsi “Dream”, sogno. Sarà prodotto da Htc, un marchio noto anche in Italia, e lanciato sulla rete di T-mobile, quarta compagnia di telefonia cellulare degli Stati Uniti. L’ultimo ostacolo per sbarcare nei negozi sarebbe l’approvazione da parte della Commissione federale per le comunicazioni (Fcc).

Un prototipo di Dream, il cellulare che funzionerà con Android, il software sviluppato da Google

Un video su YouTube apparso nell’ultima settimana mostrerebbe un prototipo di “Dream”: ha lo schermo touchscreen come l’iphone, ma è anche dotato di una tastiera di tipo qwerty. Lo straordinario successo dell’iphone è legato anche alle applicazioni che permettono di personalizzarlo, adattandolo a esigenze e gusti individuali. Per Android, Google ha selezionato cinquanta idee che ora sono in fase di sviluppo. “Big G” ha grandi progetti sul suo gioiellino: per esempio, integrarlo con altri apparecchi che possono connettersi a internet, come i set-top box. Alcuni nodi, comunque, sono ancora da sciogliere. La concorrenza di altri sistemi operativi (come Windows mobile) potrebbe rivelarsi più dura del previsto: da mesi, infatti, si parla di un’alleanza tra il motore di ricerca di Mountain View e Nokia. Ma Google prosegue sulla sua strada.

Firefox 3 esce il 17 giugno e vuole entrare nel Guinness dei primati

Una schermata di Firefox 3 in versione Beta

“Gli standard aperti sono una scelta di business intelligente”. Lo ha dichiarato il commissario europeo alla concorrenza Neelie Kroes alla conferenza organizzata da Open Forum Europe tenutasi a Bruxelles martedì 10 giugno. Kroes non è mai stata tenera nei confronti di Microsoft e anche se in questa occasione non l’ha nominata esplicitamente, il suo invito a evitare gli standard proprietari è suonato come un’ulteriore reprimenda per i comportamenti anticoncorrenziali dell’azienda di Gates (da lei multata già due volte). Kroes ha sottolineato i rischi correlati all’uso di un solo fornitore di software per i governi e per le imprese, lodando esempi positivi di uso di standard aperti: il comune di Monaco di Baviera, il ministero degli Esteri tedesco e la Gendarmerie francese.

Musica per le orecchie di tutti gli amanti dell’Open source, che in questi giorni sono impegnati nel conto alla rovescia in attesa dell’uscita di Firefox 3, ultima versione del browser gratuito di Mozilla annunciata per il 17 giugno. Tra le promesse della versione 3, ci sono molte nuove funzioni, tra cui la possibilità di aggiungere i siti ai preferiti in un solo clic, una barra degli indirizzi intelligente, che completa gli indirizzi digitati basandosi sulle scelte fatte in precedenza, maggiore protezione dal phishing e dai malware, controllo ortografico integrato. E poi ovviamente la caratteristica saliente del programma: la possibilità di personalizzarlo in ogni dettaglio con oltre 5.000 add-on.
Non vedete l’ora di scaricarlo? Perché non farlo tutti insieme lo stesso giorno, permettendo così a Firefox di entrare nel Guinnes dei primati come il software più scaricato in 24 ore?Andando sul sito Spreadfirefox potete impegnarvi a scaricare il programma nel Download Day, che coinciderà con il giorno del lancio, il 17 giugno. Lo hanno già fatto oltre 1 milione di utenti, che verranno avvertiti via e-mail dell’approssimarsi della data e così potranno contribuire alla realizzazione del record. Firefox conta oltre 175 milioni di utenti, è disponibile in 45 lingue e viene usato in 230 Paesi.

“La vera innovazione viene dagli utenti”. Intervista al 24enne creatore di WordPress

Matt Mullenweg

Sembra un ragazzo americano qualsiasi appena uscito dal college, con la camicia fuori dai pantaloni, le scarpe di pelle multicolore un po’ futuristiche, la macchina fotografica, l’iPod e l’Amazon Kindle sempre appresso, moderatamente ecologista, non beve caffè e non fuma. Matt Mullenweg però, 24 anni compiuti a gennaio, il college non l’ha mai finito perché quattro anni fa ha inventato WordPress, una piattaforma per scrivere i blog che in breve tempo è diventata popolarissima. L’anno scorso in America è stato definito il sedicesimo uomo più potente del Web. WordPress in pochi anni ha sostituito molte piattaforme esistenti perché si installa facilmente e non richiede particolari ambienti di sviluppo, è facilissimo da usare e funziona bene, ha molte estensioni per aggiungere in modo semplice funzionalità sofisticate e ha molti temi precostituiti per cambiare subito e senza difficoltà l’aspetto estetico del blog. Abbiamo incontrato Matt al WordCamp organizzato a Milano, dove è stato l’ospite d’onore, e gli abbiamo rivolto un po’ di domande.

Come ti descrivi?
Questa è una domanda difficile. Di solito mi descrivo come un imprenditore. Ci sono molte cose che considero importanti nella mia vita, ma tutte condividono lo stesso bisogno di fare qualcosa di meglio – un’insoddisfazione per lo status quo.

Quando e perché hai creato WordPress?
Circa cinque anni fa ho co-fondato WordPress. Non c’era nessuna grandiosa ragione dietro, volevo solo un software migliore per il mio sito Web e un’alternativa Open Source (n.d.r. programmi collaborativi gratuiti a “sorgente aperta”) alle altre piattaforme di blog disponibili.

Il successo ha cambiato la tua vita?
Una delle sensazioni più belle della vita è quella di fare qualcosa bene e sono molto orgoglioso di molte delle cose che sono andate bene con WordPress e Automattic (n.d.r.: la sua azienda).

Perché alla gente piace WordPress? Quante persone lo usano al mondo?
Credo che la gente di solito lo usi perché è facile da trovare, è facile da usare e ha molte funzionalità, specie se si confronta alle altre piattaforme disponibili per scrivere blog. Stimiamo che ci siano in tutto il mondo circa 3-4 milioni di persone che lo usano. Il numero è molto più piccolo di altre piattaforme come Blogger, ma WordPress tende a essere il migliore, il più “intelligente” e ha i blog più popolari.

WordPress è nato come un progetto Open Source. Come e perché siete diventati un’azienda?
Circa tre anni fa mi è stato chiaro che c’erano un certo numero di possibilità che avrebbero aumentato la diffusione di WordPress e avrebbero offerto qualche opportunità commerciale, quindi avrebbero permesso di dedicare più risorse allo sviluppo di WordPress. In ogni caso, per proteggere il progetto Open Source dal destino di diventare un’azienda, Automattic e WordPress operano in modo separato.

Come hai trovato i capitali e quanto è stato raccolto?
Pochi mesi dopo aver fondato l’azienda abbiamo raccolto 1,1 milioni di dollari e poi, nel gennaio 2008, altri 29,5 milioni. Sono stato messo in contatto con in miei investitori da consiglieri quali Om Malik [n.d.r.: uno scrittore tecnologico] e Tony Conrad [n.d.r.: fondatore e CEO dell’azienda Sphere]. Mi avevano colpito come persone con le quali vorrei fare affari per lungo tempo e così, quando mi hanno offerto di investire su Automattic ed è stato chiaro che potevamo usare del capitale aggiuntivo per accelerare la crescita e offrire qualche sicurezza all’azienda, è stata una decisione facile.

Gli utenti conoscono WordPress specialmente come un mezzo per pubblicare blog, ma in realtà tu hai molti altri progetti in corso.
In effetti sono coinvolto in diversi altri progetti: Akismet, il programma anti-spam, bbPress, un programma per i forum, BuddyPress, una piattaforma di social network basata su WordPress e Ping-O-Matic, un servizio di notificazione di aggiornamento del blog.

Come lavora la tua azienda?
Ci coordiniamo come progetto Open Source: non c’è un ufficio, viviamo in tutto il mondo, e parliamo soprattutto online. L’azienda è piuttosto informale, con la maggioranza delle persone che lavorano ai lori progetti e le loro priorità. Non ci incontriamo regolarmente. Ci riuniamo circa due volte l’anno, di solito una volta a San Francisco e una volta in qualche bel posto come l’Arizona o il Messico. È più che altro una riunione fra amici per aiutare chi lavora a conoscersi meglio.

Chi guida l’innovazione nella tua azienda? I commenti degli utenti, gli sviluppatori del codice o tu stesso?

Penso che in ultima analisi tutto viene dagli utenti.

Chi pensi che siano i più intelligenti al mondo nel processo innovativo su Web (incluso te)?
Ho trovato Amazon.com molto impressionante, non temono di assumersi dei grandi rischi e di scommettere che in 5-7 anni ne saranno ripagati, come hanno fatto con la loro strategia di servizi Web.

Quali credi che siano gli scopi e i target della tua azienda?
Noi vogliamo rendere democratico il processo di pubblicazione su Web. Tutto deriva da questo.

Hai ricevuto delle offerte di acquisizione? Le hai rifiutate, accettate oppure ci stai pensando?
Abbiamo avuto un certo numero di discussioni con le aziende in questi anni. Lusinga molto che sia ben riconosciuto il valore che abbiamo creato fin qui ma ogni volta, fino ad ora, la conclusione è stata che possiamo creare più valore per il Web e per l’azienda se rimaniamo indipendenti. La via davanti a noi è più lunga di quella dietro di noi.

Pensi che il Web sia “democratico” e come può aiutare la gente e i governi?
Penso che possa offrire uguali opportunità. C’è una ricchezza senza fine di informazioni disponibili essenzialmente ai costi di accesso (cioè libera) e offre uno spazio dove puoi essere giudicato in base al merito delle tue idee, non del tuo background economico, sociale o religioso.

Hillary, Obama, o…?
Obama, è tempo di cambiare.

Internet ha cambiato la gente?
Penso che ha appena cominciato a farlo ma c’è ancora una lunga strada da fare.

Ha cambiato te?
Ha dato l’opportunità a un ragazzo di Houston di creare una delle più grandi piattaforme per pubblicare, quindi direi proprio di sì.

La tua visione del futuro nella tecnologia d’innovazione: dove stiamo andando?
Credo che la possibilità di accesso Internet ovunque e la velocità della banda larga stiano cambiando quello che si può fare online e stiano rendendo possibile l’investimento di miliardi di dollari di innovazione. Qualcosa come YouTube cinque anni fa non era possibile, semplicemente non c’erano abbastanza utenti che usavano la banda larga sul Web per prendere i video su Internet in seria considerazione.

Quali sono le prossime sfide del Web?
Penso che dobbiamo stare attenti alla centralizzazione del controllo, come è successo con i vecchi media. Il Web dovrebbe rendere possibile l’indipendenza, non dovrebbe essere un altro modo di imporre il controllo.

Microsoft cede alle richieste europee

Microsoft “farà tutti i passi necessari per adempiere gli obblighi contenuti nella decisione della Commissione Ue del 2004″: lo assicura l’Antitrust europeo, spiegando che il colosso statunitense dell’informatica “si è detto definitivamente d’accordo nell’effettuare tre cambiamenti fondamentali”. Il primo è quello di permettere agli sviluppatori software “open source” di accedere alle proprie informazioni. Il secondo, quello di abbassare a 10.000 euro il prezzo per avere queste informazioni. Infine, sul fronte dei diritti d’autore, Microsoft si è detta d’accordo per una licenza mondiale che includa il brevetto, con le royalties che saranno ridotte dal 5,95% allo 0,4%, dunque meno del 7% originariamente richiesto.

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