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di Stefania Berbenni
Il discorso è serio, anche se le soluzioni sembrano facete. Prova ne è che un sociologo come Domenico De Masi, docente alla Sapienza, studioso dei nostri comportamenti e teorico dell’indispensabilità dell’ozio, snocciola dati per far capire che, se le notizie di tg, giornali e siti suonano la campana a morto per i nostri conti in banca, per gli italiani sarà un bene, «una spinta alla saggezza». Nell’arte di cavarsela non ci batte nessuno. Abbiamo il migliore spread della sopravvivenza, siamo la locomotiva europea dell’ottimismo (malgrado la lamentela endemica), gli inventori degli antidepressivi fai-da-te. Continua

di Marco Morello
Forse anche il filosofo Karl Popper si sarebbe ricreduto. O almeno, fosse vissuto in questo presente di surriscaldate mutazioni digitali, ci avrebbe fatto un pensiero in più prima di mandare in stampa uno dei suoi classici, il saggio Cattiva maestra televisione. Presto, infatti, la tv sarà una buona maestra, anzi potrebbe diventare un’ottima alleata di quelle in carne e ossa.
In anticipo sulla scuola, sarà lo schermo di casa a insegnare ai bambini a leggere, a contare, a ricordare elementi di storia, geografia, letteratura e geometria. Non in modo passivo, alla lunga noioso, trasmettendo lezioni da guardare sul divano, ma ponendo domande e riconoscendo le risposte dei piccoli allievi. Continua

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di Marco Morello, Damiano Iovino, Romana Liuzzo, Terry Marocco
Più che nativi digitali, sono pirati nati. Gli adolescenti cresciuti a pane e internet, ma pure i quasi trentenni migrati dalla banda stretta a quella larga, hanno un tratto comune che azzera ogni differenza d’età: scaricano in abbondanza, illegalmente e volentieri videogiochi, applicazioni, brani e interi dischi, film e serie televisive. Oppure guardano e ascoltano tutto e subito in streaming, senza nemmeno l’attesa del download. È un’abitudine, non una tendenza passeggera, di sicuro non un’impressione. Panorama ha chiesto a 7 ragazzi di tutta Italia di giocare a carte scoperte, di vuotare per una volta le tasche. Di mostrare cosa tengono dentro i lettori mp3, le tavolette, i telefonini, i computer, le console di videogiochi; di contare quanti file hanno prelevato a sbafo dalla rete; di raccontare le loro storie di pirati più o meno inconsapevoli, abbastanza recidivi, senza dubbio impuniti. Continua

Alberto Mantovani, Immunologo, direttore scientifico Humanitas (Roberto Caccuri/Contrasto)
di Daniela Mattalia
È un appassionato alpinista. Nel tempo libero va in montagna dove, un passo dopo l’altro, con fatica e determinazione, cerca di conquistare la cima. È anche un ricercatore che, da quando aveva 24 anni (oggi ne ha 64), una mossa dietro l’altra, con la stessa fatica e determinazione, dà battaglia al cancro. Sa che la guerra è lunga, ma lui conosce bene il nemico. Così è Alberto Mantovani, immunologo di fama, direttore scientifico dell’Istituto Humanitas di Rozzano e docente all’Università degli Studi di Milano. Se il lavoro è chiaramente la passione della sua vita, gli si illumina la faccia quando mostra le innumerevoli foto dei figli e il disegno di una cellula immunitaria (gialla come un limone) del nipotino Filippo.
La storia di Mantovani ricercatore (in Italia, in Gran Bretagna, negli Stati Uniti e poi di nuovo in Italia) si intreccia con quella del cancro, con le battaglie perse e vinte. “Una storia che, a raccontarla” dice a Panorama, sul numero in edicola, “mi ha rinnovato vecchi ricordi e un po’ mi commuove”.
Nella sua lunga guerra contro il cancro, ricorda la prima volta che ha visto il nemico da vicino? Continua

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di Guido Castellano
Il loro motto è: «Siamo uniti e nessuno ci può dividere. Siamo una legione, non perdoniamo e non dimentichiamo mai. Stiamo arrivando». Sono un’armata di hacker senza volto e senza nome, si fanno chiamare Anonymous e nascondono la loro identità dietro la maschera sorniona e baffuta di Guy Fawkes, personaggio reso popolare dal graphic novel e dal film V per Vendetta. A parole si battono per la libertà del web. Nei fatti si comportano come un esercito. Continua

di Antonella Piperno
Questa è un’intervista a «un caso a parte». Così si è sempre sentito definire Carlo Bordin, 57 anni, architetto. Perché è sieropositivo da quando ne aveva 30, ed è uno dei più longevi d’Italia in piena contraddizione con quanto gli disse il medico, brutalmente, quando gli rivelò il male: «Lei ha due anni di vita e non li passerà neanche tanto bene». Ma, soprattutto, Bordin è «un caso a parte» perché è stato uno dei primi eterosessuali non tossicodipendenti colpiti dal virus dell’aids, l’Hiv. Continua


di Guido Castellano
Meglio tardi che mai. Finalmente anche chi vuole utilizzare Windows su una tavoletta per lanciare una applicazione non dovrà più cercare il piccolo pulsante «Start» in basso a sinistra nello schermo, ma potrà cliccare su un’icona grande, come già fanno tutti quelli che hanno in mano un iPad della Apple o un tablet con il cuore Android. La parola magica che riporterà la Microsoft al passo coi tempi è Windows 8: una nuova versione del sistema operativo più diffuso al mondo che arriverà, in versione di prova, a fine febbraio, e che dovrebbe essere in vendita entro l’estate. Continua

di Chiara Palmerini
Atre mesi da quando i neutrini (alzi la mano chi li aveva già sentiti nominare) sono diventati notizia da prima pagina, la calma è tornata nei laboratori del Gran Sasso, destinazione finale delle particelle provenienti dal Cern di Ginevra a una velocità, così pare, superiore a quella della luce. E gli scienziati della collaborazione Opera, che lo scorso 23 settembre hanno lavorato all’esperimento di fisica diventato così famoso che può capitare di sentirne discutere al bar, non sono più assediati da giornalisti e telecamere di tutto il mondo. Però devono ancora superare la parte più difficile dell’esame, quella dei colleghi. Continua

di Mark Perna
Il più grande social network del mondo è utilizzato da oltre 800 milioni di persone in 70 lingue diverse. Una platea universale che spesso però non riesce a stare dietro a tutti i comandi che vengono aggiunti o aggiornati di continuo. Non solo ci sono le ultimissime applicazioni da scoprire, come il «Diario» o «Memology», ma anche tante funzionalità minori capaci di offrire un’esperienza d’uso molto più personale e coinvolgente. Ecco un vademecum per chi è alle prime armi. E un utile ripasso per chi ritiene di sapere già tutto. Continua

di Chiara Palmerini
Leggi anche: I prossimi farmaci generici che troveremo sugli scaffali
Compro una confezione di uova e posso sapere dove sono state allevate le galline. Ma non mi venga in mente di andare in farmacia per capire che giro hanno fatto gli ingredienti delle pasticche che mi accingo a mandare giù. Generiche o «griffate», il consumatore non ha un’informazione chiave: da dove viene il principio attivo e chi l’ha prodotto. Questa constatazione arriva alla fine di una ricerca che in partenza sembrava semplice: verificare se è fondata la diffidenza verso i generici talvolta espressa con un «chissà da dove vengono». Proprio così: chissà. Ma non solo i farmaci generici. Tutti, con o senza griffe. Continua
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