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Multitouch Whiteboard di Microsoft
Come ogni anno, Hannover ospita la fiera dell’hi-tech più importante d’Europa. In pieno clima Avatar l’edizione di quest’anno, dominata dai sistemi di visualizzazione tridimensionale: non solo cinema, ma anche televisori e perfino schermi per Pc corredati dagli appositi occhiali.
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AP Photo/Thomas Kienzle
I dati Istat parlano chiaro: più di un italiano su due non ha il pc (e quindi non si connette a Internet). Un’enormità per un Paese che punta all’alfabetizzazione informatica.
Per questo motivo il Governo starebbe pensando di mettere a punto un pacchetto di incentivi per per la promozione di Internet nelle famiglie.
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Cosa resterà di questi anni Zero sul piano tecnologico? Volendo semplificare si potrebbe dire che il decennio appena trascorso abbia portato il digitale nelle case (e nelle tasche) di tutti. Facendoci scoprire nuovi modi di interagire con l’intelligenza artificiale.
Ma forse è più facile rileggere questo primo scorcio del nuovo millennio attraverso le invenzioni che lo hanno caratterizzato. Abbiamo così scelto i dieci migliori gadget tecnologici del decennio, non solo quelli più popolari, ma anche quelli che – in un modo o nell’altro - hanno segnato un punto di svolta nella storia dell’hi-tech.
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Sergey Brin, co-fondatore di Google (Credits: AP Photo/Paul Sakuma)
Per anni vi abbiamo raccontato dell’evoluzione che ha portato i telefoni cellulari a trasformarsi in piccoli computer tascabili. Un cammino lungo e faticoso da cui sono nati gli smartphone, cellulari vitaminizzati capaci di fare tutto (o quasi) quello che fanno i pc.
L’uscita di Google Chrome Os sembra però suggerire un percorso inverso: che potrebbe portare i pc ad assomigliare a veri e propri smartphone in formato extra-large.
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L’allarme arriva dall’organizzazione britannica Sleep Council: giocare ai videogiochi, stare incollati a pc e telefonini ha effetti negativi sulla salute e sul rendimento scolastico. O meglio: da una ricerca condotta dall’ente inglese risulta che un terzo dei ragazzi britannici tra i 12 e i 16 anni dormono solo dalle tre alle sette ore per notte, spesso con la tv accesa e le cuffie nelle orecchie (il 58% ha nella camera da letto telefono, stereo e consolle per i videogiochi).
Gli esperti hanno ribattezzato questa forma di riposo giovanile come “junk sleep”, ovvero sonno spazzatura: le ore notturne, infatti, sono sempre più spesso dedicate alla vita virtuale, invece che ad una corretta attività onirica, che serve a ricaricare il fisico e, soprattutto, il cervello.
Il risultato è che, in molti casi, la stanchezza arriva all’ora della scuola, il rendimento cala e si ha difficoltà di concentrazione: il 40% dei ragazzi intervistati dichiara di sentirsi stanco già durante il giorno. E studi recenti hanno collegato proprio il fenomeno del poco sonno all’aumento dei casi di obesità giovanile: non dormire porta l’organismo a chiedere cibi fortemente calorici, per soddisfare la necessità della carica energetica che manca. Anche se mettere in fila in un rapporto di causa-effetto playstation, insonnia e obesità sembra comunque azzardato.

Questa volta non c’è di mezzo un nuovo sistema operativo o l’uscita dell’ennesima patch per la sicurezza del nostro pc. La posta in palio è decisamente più alta: il futuro del computing, se non addirittura quello del nostro vivere quotidiano. A Redmond quelli di Microsoft ne sono certi: Surface cambierà il modo di fare shopping, di andare al ristorante, di divertirsi. E di vivere. Non poco, si direbbe, per quello che a prima vista sembra solo un curioso tavolino con uno schermo ad alta risoluzione.
La domanda sorge spontanea: perché tanto ottimismo? In fondo, a volerla guardare sotto un piano strettamente tecnico, stiamo pur sempre parlando di un grande schermo da 30 pollici ad alta risoluzione montato su un comune computer basato su Windows Vista. Tutto qui, allora? Non proprio. Perché dietro a Surface si nasconde qualcosa di ben più innovativo: un nuovo modo di intendere il rapporto uomo-macchina, un computer che non ha bisogno né di tastiera, né di mouse, né di tutti i vari “intermediari” che finora ci hanno permesso di interagire con la tecnologia. Con la sola imposizione delle mani, d’ora in poi, sarà possibile controllare l’intero universo dei dati. Quelli di Microsoft lo definiscono human touch, quasi a indicare che il display diventa una sorta di prolungamento dell’io dell’utente informatico.
Si potrebbe obiettare che in fondo si tratta di qualcosa di già visto sui moderni touch screen. Già, ma il vantaggio dell’ultima creatura di Microsoft è che Surface potrà essere toccato in più punti dello schermo e da più persone contemporaneamente. Ma soprattutto che potrà interagire in modo completo con gli oggetti del mondo reale. Sarà sufficiente per esempio collocare una fotocamera digitale wireless sullo schermo per scaricare le fotografie, o appoggiare una carta di credito per pagare direttamente le commissioni on line. Per i più raffinati, promette Microsoft, ci sarà addirittura la possibilità di ricevere dal ristorante le informazioni sul vino ordinato o i suggerimenti sul piatto da abbinare, semplicemente appoggiando un bicchiere sulla superficie della tavoletta.
“È la tecnologia che si adatta all’utente e non il contrario”, commenta Tom Gibbons, Corporate Vice President della divisione Productivity and Extended Consumer Experiences di Microsoft. “Vi farà sentire come in Minority Report”, promette addirittura Pete Thompson, general manager di Microsoft Surface Computing.
Sì, ma quando? Già da fine anno, fanno sapere da Redmond, precisando però che in un primo momento la “superficie magica” verrà proposta perlopiù ai grossi retailer e all’industria del tempo libero e dell’intrattenimento. Ma potenzialmente – precisano i responsabili - Surface può penetrare in una vasta area di applicazioni, muovendo un mercato di svariati miliardi di dollari.
Nell’attesa di scoprire se le previsioni si riveleranno fondate, Bill Gates e soci un risultato l’hanno già ottenuto: quello di aver stupito il mercato con effetti speciali di grandissimo impatto. Chi fino a qualche tempo fa sosteneva che la tecnologia Microsoft fosse decisamente meno cool di quella della concorrenza (e in particolare di Apple: leggi per esempio l’articolo sul nuovo Iphone) è servito.
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In America la tv sbarca sul web in prima serata. Un’inchiesta della società di ricerca sui nuovi media Nielsen/Net Ratings (qui il documento .pdf) ha appurato che gli americani tra le 8 e le 11 di sera passano molto tempo sui siti dei network televisivi.
Quasi il 40% di tutto il tempo passato sul sito della Nbc, prima in classifica, è concentrato nella fascia oraria del prime time. Seguono Abc Primetime (29,6%) e Fox Broadcasting (26%).
Dalla ricerca emerge che complessivamente gli americani passano online il 13,7% del tempo compreso nella fascia di prima serata.
Internet batte la tv? Non proprio, ma la completa. Nonostante i contenuti presenti su internet siano disponibili sempre on demand, gli americani a quanto pare prediligono ancora l’orario serale per l’intrattenimento online, mentre dedicano il pomeriggio a cultura e amicizie.
Inoltre sono sempre di più i programmi che incoraggiano i telespettatori a votare online per stabilire chi deve vincere nelle gare televisive e questo spiega il fatto che parte dei collegamenti coincida proprio con la messa in onda di queste trasmissioni. I pubblicitari hanno colto questa tendenza e ne approfittano per rafforzare con campagne online i messaggi veicolati dagli spot tv.
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Nella fascia pomeridiana lo scenario cambia: sono i ragazzi di ritorno da scuola a prendere il controllo del pc. Ci si aspetterebbe un incremento dei siti di cartoni e altro tipo di intrattenimento, ma c’è qualche sorpresa. Al primo posto c’è Dictionary.com, dove si trovano risorse utili per fare le ricerche e i compiti. Il 31,4% del tempo speso su questo sito è concentrato tra le 5 del pomeriggio e le 8 di sera. Segue (28%) il sito di condivisione, molto popolare tra i giovani americani, Lycos Network Angelfire, dove i ragazzi possono creare un proprio blog, mettere online il proprio sito, condividere foto e così via. L’intrattenimento classico arriva solo terzo con la Warner Bros dove si trova di tutto, da Harry Potter ai Looney Tunes, passando per le anticipazioni di film molto attesi anche dai grandi come Ocean’s 13.

Steve Jobs (Mac) contro Bill Gates (Pc). Il libertario contro l’uomo d’ordine. L’esteta contro il vampiro dell’information technology. L’uomo d’arte contro il nerd monopolista. L’immaginario è questo. Che piaccia o meno. Come ai tempi dell’Italia divisa tra coppiani laici e colti e bartaliani cattolici e un po’ zotici, i fan dei due king dell’IT continuano a innalzare steccati, nutrendo uno scontro, tutto immaginario, che ricorda vagamente quello tra curve avversarie.
A guardare più in profondità, ci si accorge che in realtà le cose non stanno proprio così. Un po’ perché, lungi dall’essere un uomo in odore di santità, anche Jobs, classe 1948 come il suo rivale, ha i suoi scheletri negli armadi, tra cui le sterminate iPod City, 200 mila abitanti, dove gli operai cinesi sono costretti a produrre e assemblare - per qualche dollaro al giorno e in condizioni da far vibrare i polsi - gli oggetti più cool del momento. Scrive Leander Kahney, firma di punta di Wired: “Gates sta distribuendole sue fortune con lo stesso gusto con cui le ha accumulate: milioni di dollari in beneficienza per alleviare i problemi sanitari del pianeta”. Al contrario, l’unica attività sociale che abbia compiuto il numero uno della Mac (il 67esimo uomo più ricco d’America secondo Forbes) è quella di aver sostenuto la campagna di Johnny Kerry nella campagna presidenziale del 2004. Un po’ poco per un uomo che della filosofia Think Different e della lotta contro il razzismo ha fatto un marchio di successo. Un marchio, appunto: per incrementare le vendite dei suoi gadget. Le grandi ricchezze - dice Leander Kahney - non fanno i grandi uomini.
Lo scontro tra Bill Gates e Steve Jobs in un video satirico su Youtube
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