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La lana, il nuovo rimedio contro le maree nere

Luciano Donatelli, Mauro Rossetti e Mario Ploner

Luciano Donatelli, Mauro Rossetti e Mario Ploner (Metafora srl)

Un originale, quanto semplice, sistema tecnologico per bonificare piccoli e grandi inquinamenti da petrolio disperso in mare, che utilizza una proprietà della lana cosiddetta sucida conosciuta da tempo.

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Incubo radiazioni e petrolio alle stelle: scocca l’ora delle alternative?

Impianto eolico in provincia di Agrigento (Credit: Ansa/Flavio Lo Scalzo)

Impianto eolico in provincia di Agrigento (Credit: Ansa/Flavio Lo Scalzo)

In Giappone si lotta ancora per scongiurare che i reattori della centrale di Fukushima Daiichi, severamente danneggiati dal terremoto dell’11 marzo scorso e dallo tsunami che ne è seguito, rilascino all’esterno più radiazioni di quante non ne siano già fuoriuscite. E’ passata una settimana dal sisma e un paese tecnologicamente avanzatissimo come il Giappone non è ancora stato in grado di porre fine all’emergenza. L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica ha innalzato il livello di gravità dell’incidente da 4 a 5, e così sancisce che non si tratta più di un evento con ripercussioni soltanto locali, ma che potrebbe avere conseguenze di raggio più ampio.

Il disastro impone di riflettere sulla scelta dell’energia nucleare come fonte alternativa ai carburanti fossili, che non solo mettono a rischio la salute del pianeta, ma inoltre non sono risorse infinite e per di più il loro prezzo subisce fluttuazioni anche notevoli, sulle quali i paesi occidentali hanno scarso controllo. Continua

Marea nera, un software ne anticipa le mosse

La piattaforma Deepwater Horizon (Credit: Epa)

La piattaforma Deepwater Horizon (Credit: Epa)

Così è successo di nuovo. Bp aveva appena finito la contabilità dei danni causati dalla catastrofe dell’esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, stimati in circa 8 miliardi di dollari (6,2 miliardi di euro) che subito è giunta dal Golfo del Messico la notizia di un nuovo grave incidente su una piattaforma situata di fronte alla costa della Louisiana.

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Marea nera, adesso che il pozzo è chiuso contiamo seriamente i danni

Bobby Bolton, il responsabile delle operazioni sul pozzo BP parla con i  cronisti a bordo della Helix Q4000, l'imbarcazione che ha effettuato la 'static kill' (AP Photo/Gerald Herbert)

Bobby Bolton, il responsabile delle operazioni sul pozzo BP parla con i cronisti a bordo della Helix Q4000, l'imbarcazione che ha effettuato la 'static kill' (AP Photo/Gerald Herbert)

E’ finita. Così almeno hanno fretta di dichiarare i vertici della BP che annunciano al mondo: “L’operazione Static Kill ha funzionato. Il pozzo Macondo è stato tappato con successo”. Se a dirigere le operazioni ci fosse ancora quel mattacchione di Tony Hayward sarebbe forse il caso di prendere questa dichiarazione con le pinze, ma invece pare proprio che ci si possa credere. Continua

Marea nera: Bp finalmente ci mette il tappo

A 1500 metri di profondità una gigantesca valvola sigilla il pozzo (Credit: Ansa)

A 1500 metri di profondità una gigantesca valvola sigilla il pozzo (Credit: Ansa)

Non è ancora l’ora dei festeggiamenti. Con questo saggio monito Doug Suttles, capo delle operazioni di Bp, ha commentato la prima buona notizia che arriva dal Golfo del Messico a 85 giorni dall’inizio della fuoruscita di petrolio: il tappo sistemato sul pozzo ha bloccato la perdita di greggio. Continua

Marea nera due mesi dopo: sempre peggio

Il Golfo del Messico visto dal satellite il 19 giugno (Credit: Nasa)

Il Golfo del Messico visto dal satellite il 19 giugno (Credit: Nasa)

Questa è la foto che dice tutto e spiega, semmai ce ne fosse ancora bisogno, perché per riferirsi al petrolio versato nel Golfo del Messico si utilizzi il termine “marea”. E’ un’immagine ripresa dal satellite e messa a disposizione dalla Nasa. Il puntino bianco accompagnato dalla scritta “leak location” rappresenta il luogo da cui il petrolio fuoriesce. La macchia nera poco sopra potrebbe essere il fumo del petrolio e gas che vengono catturati e bruciati man mano. Le striature di colore grigio-argento sono le scie di greggio che si allargano nel Golfo.

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La marea nera si sposta verso i paradisi dei vacanzieri

Petrolio sulla spiaggia di Orange Beach, in Alabama (Credit: AP)

Petrolio sulla spiaggia di Orange Beach, in Alabama (Credit: AP)

E’ a 160 km dalle coste cubane, raggiungerà il Messico forse per Natale. La marea nera, ormai divenuta emblema di un American way of life dissennatamente anti-ecologico, cessa così di rappresentare un beffardo contrappasso per i cittadini Usa, auto-dipendenti e spreconi, e diventa tanto per cambiare un problema internazionale. Continua

Marea nera: disperso il petrolio di 40mila auto

La nave Discovery Enterprise raccoglie il greggio dalle acque del Golfo del Messico (Credit: Ansa)

La nave Discovery Enterprise raccoglie il greggio dalle acque del Golfo del Messico (Credit: Ansa)

Parlare di barili e tonnellate rischia di non dare realmente l’idea del colossale disastro che sta avvenendo nel Golfo del Messico. Così un professore dell’Università del Delaware, il micro-stato da cui proviene il vice-presidente Biden, ha deciso di quantificare più prosaicamente il petrolio disperso in mare.  Continua

Marea Nera, è l’ora di Hollywood

Il regista James Cameron (credit: Lapresse)

Il regista James Cameron (credit: Lapresse)

Ben prima di sbarcare sul pianeta Pandora, decretando con il suo Avatar il definitivo passaggio del cinema al 3D, James Cameron aveva scandagliato i fondali marini in The abyss e ha esplorato relitti eccellenti in Titanic. A quanto pare questo lo qualifica come esperto di disastri marini, al punto da spingere l’Epa (l’agenzia americana per la protezione dell’ambiente) a chiedere l’aiuto del regista per risolvere la sempre più intricata vicenda del petrolio finito nel Golfo del Messico. Continua

Greggio in mare a Singapore, e l’incubo marea nera continua

Oltre il petrolio? (Credit: Daniel Beltrà/Greenpeace)

Oltre il petrolio? (Credit: Daniel Beltrà/Greenpeace)

A scontrarsi sono state la nave cisterna Bunga Kelana 3 e la Mt Waily. ‘”La collisione ha causato uno squarcio di 10 metri sul lato sinistro della cisterna e 2.000 tonnellate di greggio sono finite nel tratto di mare dove è avvenuto l’incidente”, ha spiegato il comandante Abdul Hadib bin Abdul Wahab. Continua

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