
I bimbi prematuri possono restare ricoverati nel reparto di terapia intensiva anche per un mese e mezzo. Durante questo tempo ai genitori verrà concesso di vederli per qualche ora al giorno. Ma al San Filippo Neri di Roma, ospedale di riferimento regionale, arrivano bambini da tutta la regione Lazio, i cui genitori quindi hanno maggiori difficoltà a spostarsi per seguire il proprio piccolo in attesa della dimissione. “Anche per questo abbiamo inaugurato il servizio di webcam sul sito Nati oggi“, spiega Stefano Anania, direttore della struttura complessa di Neonatologia e terapia intensiva. “Registrandosi al portale e inserendo il proprio indirizzo di posta elettronica, si ottiene una password univoca che permetterà di vedere il proprio piccolo grazie a una webcam posta sull’incubatrice”.
Al San Filippo Neri ruotano nel reparto di terapia intensiva circa 100 pazienti all’anno. Si va dai gravemente prematuri, nati alla 23° settimana, fino ai lievemente prematuri, nati a 34 o 36 settimane. “A volte la donna partorisce, magari con un cesareo, in un’altra struttura e il neonato viene subito portato qui e messo in terapia intensiva”, racconta Anania, “quindi la madre non fa letteralmente in tempo a vederlo dopo averlo dato alla luce. Abbiamo avuto il caso di due gemellini, la cui madre era ricoverata altrove: il padre le ha portato in ospedale un computer portatile attraverso il quale ha potuto finalmente vedere, grazie alla webcam, i gemelli”.
Il sevizio è partito il 1° febbraio e fino ad ora i commenti sono stati entustiatici: “i genitori sono contenti ci ringraziano, sono commossi”, spiega il primario, “ma stiamo mettendo a punto un questionario per valutare un po’ meglio l’impatto psicologico dell’iniziativa e capire, ad esempio, se non possa essere per alcuni fonte di ansia, invece che uno strumento per tranquillizzarsi”.

Due buone notizie arrivano da due recenti ricerche mediche, una delle quali italiana, e fanno sperare nell’elaborazione di nuove terapie a partire da sostanze di origine marina.
Lo studio italiano, condotto da Federica Grosso all’Istituto Nazionale Tumori di Milano in collaborazione con ricercatori di università e centri di ricerca francesi, inglesi e americani, riguarda le potenti proprietà antitumorali della trabectedina, una sostanza ricavata dall’ascidia, un piccolo animale marino che vive nei fondali o attaccato a relitti e oggetti sommersi.
La molecola è in effetti già utilizzata per la cura di alcuni tumori, ma è recentemente stata messa alla prova con eccellenti risultati sul liposarcoma, tumore maligno del tessuto adiposo. Esistono pochi farmaci in grado di curarlo e la terapia d’elezione consisterebbe nella rimozione chirurgica, resa spesso impossibile dalla presenza di metastasi. Provando la trabectedina su 51 pazienti con il tumore in stadio avanzato si è ottenuta la sua totale scomparsa per due di loro, mentre in altri 24 malati se ne è registrata una considerevole riduzione. Questi risultati consentono di avviare due studi ulteriori, che si focalizzeranno sull’uso della molecola prima degli interventi e in funzione anti-metastasi.
Tutti gli scettici che non credono che mangiare alcuni alimenti faccia bene ad alcuni organi o apparati dovranno cominciare a ricredersi. Uno studio realizzato dal Children’s Hospital di Boston sembra infatti evidenziare che aumentare l’assunzione di acidi grassi Omega 3, contenuti in alcuni tipi di pesce (come acciughe, salmone, sardine) e negli oli derivati, potrebbe proteggere dalla cecità che deriva dalla crescita abnorme dei vasi sanguigni nell’occhio. Questo fenomeno è alla base della retinopatia che colpisce i bambini prematuri, della retinopatia derivante dal diabete negli adulti e della degenerazione maculare che colpisce gli anziani: milioni di persone nel mondo. Lo studio è stato condotto sui topi, ma l’ospedale pediatrico sta avviando un test sugli effetti della somministrazione di integratori di Omega 3 nei bambini prematuri, a maggior rischio di perdita della vista.
Secondo i ricercatori di Boston basta una differenza del 2 per cento nell’assunzione di questi grassi per ottenere una regressione della malattia fino al 50 per cento. Arricchire con specifici integratori a base di Omega 3 la dieta dei soggetti a rischio, a cominciare appunto dai bambini prematuri che non ne hanno ricevuto sufficienti quantità in utero, può costituire un buon modo per prevenire o rallentare la malattia, i cui costi sociali oltretutto sono enormi.
Gli ultimi commenti