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Intelligenza superumana e memoria eterna: le previsioni del futurologo Kurzweil

Ray Kurzweil

“Entro il 2045 la resa dei computer supererà quella del cervello umano, e la nostra memoria finalmente vivrà in eterno”. Ad azzardare queste previsioni è Raymond Kurzweil, inventore, futurologo oltre che collezionista di statue di gatti. Kurzweil è noto per aver creato il primo programma che ha permesso ai computer di leggere i testi, ponendo le basi per i procedimenti di scansione delle pagine, e di trasformare le parole scritte in dialoghi, e anche per aver messo sul mercato il Kurzweil 250, un sintetizzatore in grado di riprodurre la musica di un’intera orchestra. Nel 1983.

Da allora, lo scienziato americano di origini ebraiche ha continuato ad accumulare premi e invenzioni, ma sono le sue previsioni più recenti esposte in una lezione al Massachusetts Institute of Technology a fare discutere. Kurzweil è infatti convinto che non solo tra pochi decenni l’intelligenza delle macchine supererà quella umana, ma anche che le prime saranno in grado di alterare significativamente l’attuale concezione di “umano”. Robot non più grandi di una cellula saranno in grado di annientare virus e batteri entrando in contatto con il nostro sangue e di riparare cromosomi danneggiati. Nanotecnologie particolarmente raffinate riusciranno ad assorbire gli agenti inquinanti dall’atmosfera. E gli uomini potranno finalmente aspirare alla “vita eterna” visto che memoria, capacità fisiche e abilità mentali potranno essere “salvate” grazie a computer sempre più sofisticati. Kurzweil definisce questa evoluzione “singolarità“, mutuando il termine dall’astrofisica, che lo utilizza per descrivere quei punti all’interno dei buchi neri in corrispondenza dei quali le leggi della fisica non vengono più rispettate.

Kurzweil non è il primo a parlare di intelligenza superumana, ottenibile, come sosteneva John von Neumann negli anni Cinquanta, fondendo l’intelligenza umana con quella artificiale. Lo scienziato americano però è stato il primo a individuare il procedimento per raggiungerla: l’accelerazione del cambiamento tecnologico, facilitata dalla riduzione dei costi della tecnologia associata al potenziamento continuo delle capacità dei computer. Kurzweil non arriva a prevedere gli scenari catastrofici dei libri di Isaac Asimov degli anni Cinquanta, ma ribadisce l’idea secondo cui il destino dell’umanità sia ormai segnato: “se non riusciremo a potenziare le nostre capacità fisiche e mentali con la tecnologia, diventeremo presto obsoleti”.

Per sapere il nome del Nobel in anticipo basta chiedere a Google

Il logo di Google

Il logo di Google

C’è un modo di conoscere i nomi dei premi Nobel prima che siano annunciati a Stoccolma? Più che una formula magica, a rivelarlo potrebbe essere una formula matematica che oggi vale miliardi. È l’algoritmo Pagerank, autentico cervello di Google. Due scienziati americani, Sergei Maslov e Sidney Redner, l’hanno utilizzato per ottenere un elenco delle pubblicazioni più importanti nella fisica, sulla base di 353mila articoli apparsi nella Physical Review Letters dal 1853 al 2003. Una citazione negli studi scientifici, infatti, è equiparabile a un link su internet (anzi, Pagerank è stato ispirato proprio da tecnologie per le ricerche bibliografiche). E Google ha dimostrato una capacità straordinaria di scovare le pagine web più linkate su internet e ordinarle in una classifica (cioè, l’elenco dei risultati). Già nel 2006 Maslov e Redner avevano notato (qui il pdf) che l’efficienza di Google era paragonabile a quella degli indici tradizionali per valutare l’importanza di uno studio scientifico (questi ultimi, infatti, tendono a sottovalutare lavori fondamentali ma poco citati, come “Theory of Fermi interaction” di Richard Feynman e Murray Gell-Mann).
Ora i due ricercatori americani hanno evidenziato che la maggior parte degli articoli scientifici nella “top ten” dei più citati sono stati scritti da futuri premi Nobel: una classifica, dunque, da tenere d’occhio se entrano nuovi lavori perché potrebbero essere candidati per il premio assegnato a Stoccolma. Eppure un’eccezione salta agli occhi: il primo della lista è Nicola Cabibbo. I suoi studi sono stati alla base delle ricerche che hanno portato il Nobel per la fisica a due giapponesi (Makoto Kobayashi e Toshihide Maskawa), ma non a lui. Tanto che la stampa ha parlato di un premio scippato.

Non è la prima volta che Google aiuta a prevedere alcuni fenomeni. Ha già dimostrato di essere uno strumento utile per studiare la diffusione di una malattia virale: l’aumento delle ricerche con la parola chiave “influenza” permette di anticipare con una buona approssimazione tempi e luoghi delle emergenze stagionali. Riducendo i costi di un sistema di monitoraggio sanitario. E anche nelle recenti elezioni politiche americane Barack Obama è sempre stato in testa tra le ricerche su Google, anche se i suoi sostenitori erano più abituati all’uso di internet rispetto a quelli del rivale John McCain.

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