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Clima: a Durban trovato l’accordo, nuovo patto dal 2020

 Il segretario della United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC) Christiana Figueres e la Presidente della conferenza sul clima di Durban, ministro dell'Ambiente Sudafricano Maite Nkoana-Mashabane.

Il segretariodell'UNFCCC Christiana Figueres e la Presidente della conferenza sul clima di Durban, Maite Nkoana-Mashabane.

Doveva andare in pensione l’anno prossimo, ma proprio come sta per accadere a milioni di italiani, anche il Protocollo di Kyoto pare invece destinato a rimanere operativo più a lungo. Almeno fino al 2017, secondo quanto è emerso dai negoziati conclusi a Durban in Sudafrica, dove il mondo ha finalmente trovato un accordo per un nuovo patto globale sul clima, che però sarà operativo solo a partire dal 2020. Continua

Pronti per il razionamento del carbonio?

Il display monitora il risparmio ambientale

Un distributore self-service di detersivi con display che indica le emissioni di CO2 risparmiate. (credits: Ansa)

Il concetto è semplice quanto quello che sta alla base del più elementare rimbrotto che si fa a un bambino: se non sai darti dei limiti, allora te li do io. In questo caso non si tratta di caramelle o di cartoni animati, ma di emissioni di gas serra e a elargire il rimprovero è l’Ippr (Institute for Public Policy Research), una think tank britannica che ha appena pubblicato uno studio dal titolo “Piano B? Prospettive per uno scambio personale di emissioni“.
Continua

Aspettando Copenaghen, il vertice salva-pianeta

Il ghiacciao Perito Moreno, Patagonia
Si chiama Cop15 e sarà probabilmente la più importante conferenza sui cambiamenti climatici che mai ci sia stata e che mai ci sarà. Perché? Semplice: è l’ultima occasione che i governi hanno per mettere in campo una seria politica ambientale in grado di fermare il riscaldamento globale. Le solite esagerazioni? Diciamo che sull’argomento gli scettici continuano a esserci. Ma lo scetticismo non riguarda ormai più le responsabilità umane sulle emissioni di gas serra e il loro effetto sul riscaldamento globale, cosa sulla quale c’è ormai un largo consenso a livello scientifico ma anche politico. Vi è semmai ancora chi crede poco all’ipotesi della catastrofe.

Il nostro pianeta ha conosciuto nel corso della sua storia glaciazioni e periodi più caldi, lo dimostrano i carotaggi effettuati nei ghiacci della Groenlandia e dell’Antartide. Ma le due ipotesi da Armageddon, da fine del mondo, quelle della Terra che si trasforma in una palla di ghiaccio oppure in una palla di fuoco, sono sempre state scongiurate dalla natura stessa che aveva creato le condizioni per la loro infausta realizzazione. Il punto di non ritorno non si è insomma mai toccato e molti non capiscono perché 2, 4 o perfino 6 gradi di temperatura globale in più, causati dalle attività umane, dovrebbero fare la differenza proprio adesso.

In un interessante libretto dal titolo Piccola lezione sul clima, l’illustre climatologo Kerry Emanuel spiegava perché è così difficile fare previsioni attendibili sulle conseguenze che una crescente concentrazione di gas serra in atmosfera può avere sul clima globale. Al fenomeno del riscaldamento concorrono infatti una miriade di fattori naturali (le nubi e più in generale la presenza in atmosfera di vapore acqueo, uno dei principali gas serra, le variazioni delle emissioni solari, che possono aumentare facendo salire la temperatura, le eruzioni vulcaniche, che rendono il clima più freddo). Emanuel, pur insinuando il dubbio che i modelli climatici che provano a immaginare il clima del futuro potrebbero non tenere nella giusta considerazione variabili naturali di fatto imprevedibili, sottolinea però che “non si può simulare l’evoluzione del clima negli ultimi trent’anni senza tenere conto dell’influenza dell’uomo sugli aerosol di solfati e sui gas serra“.

Quindi se è difficile stabilire con certezza di quanti gradi la temperatura è destinata ad aumentare se andiamo avanti di questo passo, è certo che le conseguenze si faranno sentire. Ma che succederà? Le grandi distese di ghiaccio dei poli si scioglieranno (processo già in atto) causando un innalzamento del livello del mare. Sul numero di metri i modelli climatici spesso non concordano, ma di sicuro dovremo dire addio a parecchie spiagge e probabilmente a intere isole minori. Anche la potenza degli uragani aumenterà, (a proposito, occhio a Bill, che lambirà la costa sud-orientale degli Stati Uniti nel week-end). Ci saranno più inondazioni ma anche più siccità.

Si è conclusa da pochi giorni a Bonn una serie di incontri informali (qui i webcast degli eventi salienti) di preparazione alla ratifica della convenzione sul clima di Copenaghen che dovrà sostituire il protocollo di Kyoto, fissando i nuovi obiettivi dal 2012 in avanti. Yvo de Boer, segretario esecutivo della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici dell’Onu (Unfccc), non era per niente contento alla conclusione dei lavori. “Se andiamo avanti di questo passo”, ha affermato, “non ce la faremo”. E quello che intendeva è che non solo non ce la faremo a trovare un accordo in tempo per il vertice di Copenaghen di dicembre, ma non ce la faremo nemmeno a evitare le conseguenze pesantissime delle nostre emissioni sul pianeta. Le posizioni sono ancora troppo lontane e si parla di obiettivi “troppo poco ambiziosi” in merito alla riduzione delle emissioni.

Così si scopre che lungi dal voler correre ai ripari, sia pure nel modo economicamente meno doloroso possibile, i Paesi  industrializzati e quelli in via di sviluppo già trattano sull’aumento di temperatura da considerare accettabile (si parla di 2 °C). Ma non offrono tagli di emissioni sufficienti nemmeno per frenare il termometro a +4 °C.

Prossimo appuntamento a fine settembre a Bangkok, per cercare di togliere dal testo della convenzione almeno qualcuna delle circa 2500 parentesi che racchiudono altrettanti punti su cui un accordo tra le parti a quanto pare ancora non c’è.

G8 Ambiente: a Siracusa si gettano le basi per Copenaghen

Siracusa, Castello di Maniace, sede del vertice

Le ipotesi per uno scenario “post-Kyoto” con l’intento di riflettere su come conciliare gli impegni finanziari per la stabilizzazione dei mercati con i programmi di investimento necessari alla riduzione delle emissioni: il rapporto tra crisi dei mercati ed investimenti nelle tecnologie a basso consumo per il post 2012.
Al G8 Ambiente di Siracusa, dal 22 al 24 aprile, saranno questi gli argomenti centrali del dibattito tra i ministri dell’Ambiente in vista della Conferenza sul clima delle Nazioni Unite che si terrà a Copenaghen a dicembre 2009.
Un ruolo importante sarà rivestito dalla discussione sulle “Tecnologie a basso contenuto di carbonio”, con le conclusioni dell’Iea (International energy agency) e della Banca mondiale, sempre con particolare attenzione alla crisi economica.
Una sessione del G8 Ambiente sarà dedicata alla biodiversità e all’importanza della funzionalità dei “servizi ecosistemici” per il benessere umano.

L’obiettivo di ridurre la perdita di diversità biologica entro il 2010, deciso dal Summit di Johannesburg nel 2002, è diventato oggetto di attenzione politica con l’avvicinarsi dell’Anno Internazionale della Biodiversità. Potranno essere individuate le priorità per contribuire al dibattito internazionale sulla strategia post-2010 poi riflesse nella “Carta di Siracusa sulla biodiversità”: una dichiarazione politica per rafforzare gli impegni su questo fronte.

E una novità del vertice è costituita dal confronto con le organizzazioni non governative e rappresentanti della società civile. In base al programma, l’incontro è previsto la mattina del 22 aprile al Castello di Maniace, sede del vertice dei ministri dell’Ambiente. Secondo le associazioni si tratta del primo incontro di questo tipo mai organizzato in Italia.
L’apertura ufficiale del vertice, presieduto dal ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, è prevista per le 15,00 del 22 aprile. Il via è con la sessione dedicata alle tecnologie a basso contenuto di carbonio.
Nella prima giornata anche le consultazioni informali sulla “Carta di Siracusa” per la conservazione della biodiversità. Discussione informale propedeutica alla giornata del 23 aprile che si apre con la sessione dedicata appunto alla tema della tutela delle specie. Alle 15,00 via alla sessione sul clima. Per tutto il pomeriggio del 23 aprile, sul tavolo dei ministri dell’Ambiente, le azioni di indirizzo nella lotta ai cambiamenti climatici. La mattina del 24 aprile quarta e ultima sessione del G8 Ambiente. I lavori della giornata finale del vertice saranno dedicati al tema sul rapporto salute e ambiente nei bambini.

Il rapporto tra informazione e il cambiamento climatico sarà al centro di una tavola rotonda in programma nell’ambito del G8 Ambiente che si apre il 22 aprile prossimo a Siracusa.
Nel corso dell’incontro, al quale prenderanno parte esperti del settore comunicazione e studiosi, verrà annunciato il lancio del premio giornalistico “Earth Journalism Award”, che verrà consegnato alla Conferenza di Copenaghen nel dicembre del 2009 a 15 giornalisti il cui lavoro in materia di cambiamento climatico si contraddistinguerà per un esemplare livello di qualità. Il ministero dell’Ambiente ha sottoscritto lo scorso gennaio un accordo con la Banca Mondiale per avviare un programma finalizzato allo sviluppo di una corretta informazione sul cambiamento climatico.

Si celebra l’Earth Day, il mondo si mobilita per l’ambiente

un fotomontaggio del pianeta Terra. (credits: flickr, Nasa)

“Il 22 aprile è il giorno in cui l’uomo fa la pace col pianeta”. Parole dell’ecologo Barry Commoner che ben rappresentano lo spirito che da 38 anni anima l’Earth day, la giornata mondiale della Terra. Il 22 aprile 1970 venti milioni di americani si mobilitarono per una dimostrazione a favore della salvaguardia dell’ambiente. L’iniziativa fu lanciata da Gerald Ford, non ancora presidente degli Stati Uniti e, da allora, questa data è diventata un evento internazionale che ha per scopo la sensibilizzazione del pubblico sui temi della conservazione ambientale e della lotta ai gas serra. Per l’occasione, Sky Cinema e Sky Tg 24 dedicheranno una programmazione speciale con tre documentari e una “conversazione esclusiva” con Jovanotti, dove si approfondirà il noto attivismo del cantautore in difesa del pianeta.

Le celebrazioni si concluderanno a Roma, in piazza del Campidoglio, con un grande concerto di musica etnica.

Ma la salvaguardia dell’ambiente passa anche attraverso un coinvolgimento sempre più diretto di Regioni, Province e Comuni. L’idea è contenuta in un dossier dell’Enea, secondo il quale, “le scelte europee in materia di riduzioni dei gas serra prevedono una ripartizione condivisa dei relativi oneri che permetta di coinvolgere concretamente regioni, province e comuni, mobilitando risorse e facilitando le procedure amministrative. Senza una politica determinata su obiettivi di riduzione dei consumi, anche il coinvolgimento delle Regioni difficilmente permetterà di raggiungere obiettivi sufficienti di sviluppo delle fonti rinnovabili”.

 

Nell’Europa allargata a 27, Italia è il terzo paese emettitore di gas serra. Secondo i dati presentati dall’Enea (documento pdf), nelle emissioni a livello nazionale si è passati da un valore di quasi 400 milioni di tonnellate di CO2 nel 1990, a 450 milioni nel 2005, con un aumento complessivo del 13,3 per cento, dovuto al contributo di alcune regioni. La più inquinante era la Lombardia con 70 milioni di tonnellate, seguita da Puglia con 50, Veneto con 43 e Lazio con 42 milioni di tonnellate. Rispetto agli obiettivi sanciti dal protocollo di Kyoto, il nostro paese deve ridurre le proprie emissioni serra (Ghg) nel periodo 2008 - 2012 del 6,5 per cento rispetto al 1990. Nella sfida energetica che sta portando avanti l’Europa, l’Italia è in prima linea per i finanziamenti in favore dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili. Nel periodo 2007-2013 infatti, dei nove miliardi di euro stanziati dall’Ue, oltre 1,8 miliardi saranno messi in opera in Italia dove porteranno investimenti globali per 10 miliardi di euro.

 

“Grandi obiettivi come quelli di Kyoto sono raggiungibili solo se si traducono in comportamenti quotidiani a livello locale e per questo sono cruciali le azioni convergenti dei Comuni, coordinati dalle Province - sottolinea Massimo Rossi, presidente della provincia di Ascoli Piceno e vice presidente dell’Unione province d’Italia (Upi), di cui è responsabile nazionale per l’ambiente - Le idee per il futuro, anche a livello regionale, provinciale e comunale, dovranno necessariamente andare verso misure di incentivazione del fotovoltaico, di promozione dell’efficienza energetica negli edifici, dell’utilizzo dei biocombustibili nei trasporti”. L’Upi ha siglato, lo scorso gennaio, un innovativo protocollo d’intesa con la società operativa del Registro italiano navale. Si tratta di un modello che consentirà alle amministrazioni provinciali di elaborare un bilancio delle fonti di gas serra presenti nel territorio e produrre strumenti per agire strategicamente a livello normativo e amministrativo per la loro riduzione. “Le province italiane, riducendo le emissioni, potranno entrare da protagoniste nel panorama degli obiettivi stabiliti dal Protocollo di Kyoto – aggiunge Rossi - generando crediti grazie alle azioni eco-compatibili, scambiandoli sui mercati internazionali e mettendo a disposizione del sistema paese ingenti risorse”.

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