Leggi tutte le notizie su:


psicofarmaci

Depressione, dove si arrendono i farmaci tenta la neurochirurgia

A maggio consulenza gratuita dagli psicologi
Secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità, 340 milioni di persone nel mondo soffrono ogni anno di un episodio di depressione maggiore, patologia che, in base ai criteri stabiliti dal DSM IV, viene diagnosticata quando ricorrano da non meno di due settimane almeno cinque di un insieme di sintomi che comprende: alterazioni dell’appetito e del sonno; diminuzione di interesse per le attività svolte normalmente; sensazione di spossatezza che non sia provocata da sforzi fisici; agitazione o rallentamento psicomotorio; riduzione delle capacità di attenzione, concentrazione e memoria; diminuzione dell’autostima e sensi di colpa infondati; reiterati pensieri di morte e suicidio, con o senza un progetto concreto per metterlo in atto. Circa il 20 per cento dei soggetti colpiti da un tale cataclisma non rispondono al trattamento farmacologico combinato con quello psicoterapeutico, con conseguente incremento delle loro probabilità di rientrare nel 15 per cento di pazienti che, secondo le statistiche, si “liberano” del disturbo con il suicidio. Per prevenire questo triste esito, sulla scia di approcci terapeutici come la stimolazione del nervo vago e quella cerebrale profonda, si aggiunge ora, mentre viene chiarito il legame tra depressione e rischio cardiovascolare, una nuova forma di stimolazione appena presentata a San Diego, nel corso dell’ultimo convegno annuale dell’associazione americana dei neurochirurghi, da Emad N. Eskandar, docente della Harvard Medical School. Risultati incoraggianti sembrano infatti provenire dall’intervento sulla corteccia prefrontale dorsolaterale sinistra dei malati, grazie a elettrodi che sono stati applicati in anestesia epidurale su 12 di loro attraverso una piccola craniotomia.

Panorama.it fa il punto sulla patologia e commenta questa tecnica con il professor Filippo Bogetto, ordinario di psichiatria e direttore del Dipartimento di Neuroscienze all’Università di Torino, primario presso l’ospedale Molinette del capoluogo piemontese, dove due anni fa ha fatto parte dell’équipe di psichiatri e neurochirurghi che hanno effettuato in Italia il primo intervento di stimolazione del nervo vago per il trattamento della depressione maggiore farmaco-resistente.

Professor Bogetto, quanti italiani fanno i conti con la depressione maggiore?
Circa tre milioni. E’ una patologia che in genere ha un andamento episodico, di sei, otto mesi, ed è caratterizzata da un’insorgenza non improvvisa ma comunque rapida, nell’arco di 20 o 30 giorni, durante i quali si manifestano sintomi come la diminuzione del sonno e dell’appetito.

Nella depressione, come spesso si pensa, si cade dopo aver fronteggiato troppe circostanze avverse?
Gli eventi negativi fanno la loro parte, ma tutte le forme di depressione devono in realtà trovare un terreno geneticamente predisposto, in cui il trasportatore di un mediatore cerebrale, la serotonina, dispone di una configurazione meno efficiente. Non è un caso che ci siano persone che affrontano molte avversità e non diventano depresse.

In che ambito rientra il procedimento appena presentato negli Stati Uniti?
In quello della neurochirurgia funzionale, che fa uso di tecniche stereotassiche: a differenza della neurochirurgia tradizionale, che interveniva sulla patologia con la lobotomia prefrontale e ha una cattiva fama in psichiatria, si prende la mira per creare un’adeguata stimolazione del cervello. E’ una frontiera importante della ricerca, ma non va dimenticato che esiste ancora un margine di intervento psicofarmacologico e con psicoterapie, come quella cognitivo-comportamentale, anche nel 20 per cento dei casi di depressione maggiore farmaco-resistente, dei quali non più del 10 per cento tende alla cronicizzazione. Simili tecniche potranno essere efficaci per casi specifici molto resistenti, ma in che misura non lo sa ancora nessuno.

Esistono altre alternative alle terapie farmacologiche?
In Italia la tecnica principe è l’elettroshock, che ha una cattiva reputazione ereditata dall’epoca in cui se ne faceva uso a scopo punitivo nei manicomi, mentre deve essere impiegata con le corrette anestesie, per evitare di scatenare nel paziente una crisi epilettiforme grave. L’applicazione del pace-maker al nervo vago, stimolato perifericamente, è la tecnica meno invasiva, e abbiamo riscontrato che dà risultati discreti. Ma ci attendiamo ulteriori passi avanti dalla stessa psicofarmacologia clinica, che ha messo a disposizione il primo antidepressivo nel 1957, cioè da poco più di un cinquantennio, che non è molto.

Crisi economica, lavoro precario, che viene perso o mai trovato: c’è chi sostiene che i consulti psichiatrici siano in aumento.
E’ un tema controverso, bisogna disporre di analisi rigorose per confermarlo. Del resto esistono anche dati antichi che dimostrano che una situazione di crisi non meno grave, come la guerra, può ridurre le manifestazioni neurotiche, benché non si tratti certo di una tendenza generale che ne faccia qualcosa di positivo per la salute mentale.

LEGGI ANCHE: Con la depressione si ingrassa e il cuore è a rischio, ecco perché

Farmaci per bimbi iperattivi, allarme dell’FDA: possono causare allucinazioni

Un bimbo che corre
I farmaci per la sindrome ADHD, ovvero il disturbo da iperattività e deficit di attenzione, possono dare allucinazioni ai bambini. Alcuni hanno avuto la sensazione allucinatoria di vermi, serpenti e altri animali striscianti sul loro corpo.
A dimostrarlo uno studio direttamente effettuato dai ricercatori della Food and Drug Administration, l’organo regolatorio statunitense per i farmaci.
Diretto da Andrew Mosholder, lo studio è stato pubblicato sulla rivista Pediatrics. Secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters online, l’FDA ha analizzato i dati di 49 studi clinici riguardanti questa categoria di farmaci effettuati dai produttori; i farmaci esaminati sono stati il Ritalin della Novartis AG, il Focalin XR,i cerotti dermici Adderall XR e Daytrana della Shire Plc, Concerta della Johnson & Johnson, Strattera della Eli Lilly e Metadate CD della CoCelltech Pharmaceuticals Inc.
”Il numero di casi di psicosi o mania nei trial clinici pediatrici era basso”, ha tranquillizzato Mosholder, ma comunque non trascurabile, ”abbiamo notato infatti la completa assenza di simili eventi nel gruppo placebo di questi studi”.

E un warning, un avvertimento dell’FDA, arriva più specificamente in merito allo Strattera, uno dei farmaci usati nella terapia dlel’ADHD, in commercio anche in Italia, che provocherebbe danni al fegato. L’ente spiega così la sua decisione di mettere in guardia i medici sui possibili effetti tossi del farmaco: “mentre nella fase di pre-commercializzazione non erano stati evidenziati segnali circa possibili danni gravi al fegato, i report successivi alla commercializzazione hanno identificato nell’atomoxetina un elemento causante malattie epatiche, anche gravi e a volte mortali”. Così l’FDA sollecita i medici a informare immediatamente le famiglie dei loro pazienti circa i rischi associati all’uso del medicinale, con preghiera “di contattare il proprio medico al primo sintomo di fatica, perdita di appetito, nausea, vomito, prurito, urine scure, ittero della pelle, gonfiori dell’area epatica o inspiegabili sintomi influenzali”.

L’ADHD è un disturbo del comportamento che interessa bimbi in età scolare, caratterizzato da iperattività, problemi di concentrazione e nel relazionarsi con gli altri; in Usa milioni di bambini prendono farmaci per l’ADHD, una situazione che spesso ha suscitato il sospetto di eccessiva medicalizzazione di quel che potrebbe essere soltanto un eccesso di vivacità del bambino più che un vero disturbo.

Alcolismo in crescita, si curerà con gli psicofarmaci?

http://flickr.com/photos/international-festival/1303646402/
Il consumo di alcol è un’emergenza sociale sempre più allarmante, sulla quale sembra che le numerose campagne di prevenzione raramente abbiano l’effetto sperato. A dimostrarlo è la sempre più tenera età del primo bicchiere, che in Italia è scesa in media a 11 anni, quando non addirittura prima, con 840 mila giovani che nel nostro Paese dichiarano di bere alcolici al di sotto dell’età legale per farlo (16 anni), come è emerso nel corso della Conferenza europea sulle politiche in materia di alcol appena tenutasi a Barcellona. E intanto negli Stati Uniti c’è già chi sta pensando di intervenire sulla dipendenza da alcol per via farmacologica, come rivela uno studio recente pubblicato da Alcoholism: Clinical & Experimental Research, la rivista ufficiale dell’Associazione statunitense per la ricerca sull’alcolismo e della Società internazionale per la ricerca biomedica sulla stessa materia. A destare particolare interesse in questa fase della ricerca è l’aripiprazolo, un farmaco noto con il nome commerciale di Abilify, il cui uso è attualmente consentito dalla Food and Drug Administration per la terapia della schizofrenia e del disturbo bipolare. Un test clinico su 18 soggetti in salute, nove uomini e nove donne di età compresa tra i 21 e i 45 anni, normali bevitori, ha verificato che la somministrazione di due dosi di aripiprazolo, una da 2,5 e l’altra da 10 milligrammi, avvenuta in giorni diversi con 24 ore di anticipo sul consumo di tre bevande alcoliche (in quantità identiche per ognuno dei soggetti, ma leggermente più elevate per gli uomini che per le donne), può incrementare gli effetti sedativi dell’alcol, frenando invece quelli euforizzanti. Questo fenomeno incoraggia dunque i ricercatori ad approfondire l’analisi delle potenzialità della sostanza nel trattamento dei forti bevitori. Henry R. Kranzler, professore del dipartimento di psichiatria dell’Università del Connecticut tra gli autori dello studio, spiega infatti che l’aripiprazolo è un farmaco agonista parziale della dopamina, il neurotrasmettitore coinvolto nella sensazione di piacere fornita dal consumo di alcol, che può quindi essere ridotta causando nello stesso tempo minori reazioni avverse di quelle come mal di testa, insonnia e nausea, provocate da altri farmaci antipsicotici i quali funzionano invece come pieni antagonisti dell’identico neurotrasmettitore.

Il futuro di Facebook

Sopa, Megaupload e il resto
@hobisognoditech, il blog di Guido Castellano
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 

FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

RSS Mytech

  • An error has occurred; the feed is probably down. Try again later.
Panorama annunci

Archivi

  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
    • Viaggio nell'antico Egitto
    Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia
  • Applicazioni Mondadori
  • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!