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Emissioni costose (Foto: Flickr)
A partire dal 1 gennaio 2012 per i voli da e per l’Europa le compagnie aeree dovranno comprare permessi al mercato delle emissioni: l’emission trading scheme. La decisione di includere le compagnie aeree nel mercato delle emissioni era contenuta in una direttiva che la Corte europea di giustizia ha ritenuto valida. Continua

Il segretariodell'UNFCCC Christiana Figueres e la Presidente della conferenza sul clima di Durban, Maite Nkoana-Mashabane.
Doveva andare in pensione l’anno prossimo, ma proprio come sta per accadere a milioni di italiani, anche il Protocollo di Kyoto pare invece destinato a rimanere operativo più a lungo. Almeno fino al 2017, secondo quanto è emerso dai negoziati conclusi a Durban in Sudafrica, dove il mondo ha finalmente trovato un accordo per un nuovo patto globale sul clima, che però sarà operativo solo a partire dal 2020. Continua

Grandi schermi (Foto: Flickr)
Non importa quanti accorgimenti prendano per risparmiare sulla bolletta (luci inutili spente, lampadine a fluorescenza, frigoriferi con l’ecolabel e così via): i consumi elettrici delle famiglie inglesi sono in costante crescita, e con essi le emissioni di gas serra. Di chi è la colpa? Dell’esplosione dei consumi di elettronica, che sono più che triplicati negli ultimi 20 anni. I risultati del rapporto del britannico Energy Saving Trust sono un campanello d’allarme forte e chiaro anche per noi. Continua

Foto: Flickr
Quanti sono i prodotti che cercano di attirare la nostra attenzione dagli scaffali del supermercato vantando virtù ambientaliste? Non tutti però sono davvero amici dell’ambiente, alcuni millantano e basta, tanto non costa niente. Il fenomeno è noto e analizzato da tempo, tanto da avere anche un nome: greenwashing, che letteralmente significa lavaggio verde. Continua
A un mese e mezzo dalla conclusione dei lavori del Cop 15, il vertice dell’Onu sul clima che avrebbe dovuto gettare le basi per un accordo post-Kyoto, i paesi che hanno partecipato al dibattito hanno messo nero su bianco le proprie promesse. Non sorprende che non siano un granché, perché non fanno che ricalcare ciò che era già contenuto nel documento finale di Copenaghen, messo insieme fuori tempo massimo dopo giornate passate a negoziare a vuoto.
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Barack Obama a Copenaghen (Credit: Ansa)
Quanti anni avrete nel 2050? Io conto di arrivare ai miei 77, mio figlio ne compirà 47 e i suoi figli, se ne avrà, saranno appena adolescenti. No, noi non saremo costretti a vivere su zattere alla deriva, stile film catastrofico Waterworld. Probabilmente non vedremo nemmeno una spaventosa glaciazione come quella descritta nell’altro disaster movie climatico L’alba del giorno dopo. Ma la mancanza di un accordo legalmente vincolante su tagli sostanziali alle emissioni di gas serra, che un vertice lungo 12 giorni e i due anni di negoziati che lo hanno preceduto non sono riusciti a produrre, getta un’ombra sul futuro di tutti noi.
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Hillary Clinton al summit di Copenaghen (Credit: Ansa)
Tutti a dire che bisogna fare di più, che bisogna impegnarsi ed essere coraggiosi. Peccato che a dirlo siano proprio coloro che dovrebbero prendere questo coraggio a due mani e tagliare, tagliare, tagliare queste benedette, anzi maledette, emissioni di gas serra. L’ultimo pezzo grosso sulla scena a regalare dichiarazioni di fiducia e incoraggiamenti è stato il Segretario di Stato americano Hillary Clinton, che ieri a Copenaghen ha dato nuove speranze sull’impegno americano, affermando che gli Usa contribuiranno al fondo di 100 miliardi di dollari destinati dai paesi ricchi a i paesi in via di sviluppo.
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Mentre la presidenza del summit sul clima passa al Premier danese Rasmussen, da Copenaghen non arrivano buone notizie: non si riesce a superare lo stallo nei negoziati. E se già i delegati non avevano trovato una piattaforma di accordo, ora è ai politici che passa la parola. Ma a Copenaghen si è già parlato tanto e si parlerà ancora molto.
Tutti speriamo che i fiumi di parole non restino un chiacchiericcio indistinto, ma si concretizzino in azioni, possibilmente nella firma di un trattato, in accordi vincolanti.
Insomma in fatti. Per il momento però ci tocca lavorare con quello che abbiamo, e cioè le promesse, a volte vaghe e indistinte, altre volte precise ma con obiettivi temporali lontanissimi. Dobbiamo fidarci? Come facciamo a controllare che siano rispettate? E sopratutto, cosa succede in realtà?
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Emissioni di una fabbrica (Credit: Ansa)
Gas a effetto serra ridotti del 50 percento rispetto ai livelli del 1990? Non è fantascienza ma la concreta proposta del governo danese per evitare di superare i 2 gradi centigradi di aumento delle temperature. E la bozza precisa anche che a fare l’80 per cento del taglio devono essere le nazioni ricche. Sembrerebbe troppo bello per essere vero, a una settimana dall’apertura del vertice Onu sul clima così cruciale e dall’esito ancora così incerto.
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Quello del 2009 è stato il secondo settembre più caldo da quando si registrano le temperature. Il rapporto sullo stato globale del clima pubblicato dalla statunitense National Oceanic and Atmospheric Administration parla chiaro: lo scorso settembre è stato secondo solo a quello del 2005, con una temperatura media di 0,62 °C superiore alla media del Ventesimo secolo, pari a 15 °C, che è stata così superata per il 33° anno di fila.
Per ricordare che è necessario prendere seri provvedimenti e battersi per porre un freno ai cambiamenti climatici prima che questi diventino irreversibili, è stata indetta per sabato 24 ottobre una giornata di azione per il clima.
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