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risparmio-energetico

E luce fu (Credit: Umpi)
Si è tenuto oggi alla Fiera del Levante a Bari il convegno “Le città intelligenti” che ha presentato a una platea di sindaci pugliesi il sistema Minos di gestione intelligente dell’illuminazione pubblica. L’obiettivo è il risparmio energetico, che si traduce in meno soldi spesi dalle amministrazioni e meno emissioni di CO2 in atmosfera. Continua

(Credits: Laviosa Mineraria)
Una delle migliori fonti energetiche, lo abbiamo scritto più volte sulle pagine di questo blog, è quella del risparmio. Lo dice pure l’Europa, le cui indicazioni in questo senso sono chiare da tempo: i 27 dell’Unione devono tagliare i consumi di energia primaria del 20% entro il 2020. Continua
Pannelli solari sul tetto di un’abitazione
Se state per svolgere interventi di ristrutturazione in casa può valer la pena abbracciare la causa verde. Su molti interventi di riqualificazione energetica, infatti, sono previste agevolazioni e rimborsi. Dal febbraio del 2007 la disciplina in materia è cambiata più volte. Le ultime due in seguito al decreto anticrisi del 2008 e poi ancora dopo un decreto del 6 agosto del 2009 che semplifica le procedure.
Sul sito dell’Agenzia delle entrate è stata finalmente pubblicata (qui il file pdf) una guida aggiornata che illustra le tipologie di intervento per le quali sono previste le agevolazioni, gli importi massimi di spesa per ogni tipo di lavoro e la procedura per ottenere i rimborsi.
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Una lampadina tradizionale e una a risparmio energetico
(Credits: Ansa)
Da oggi le lampadine a incandescenza smerigliate e quelle trasparenti da 100 W diventano merce rara. Una direttiva europea le mette al bando da oggi e nei negozi si troveranno perciò soltanto le rimanenze fino a esaurimento scorte.
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Foto: s-a-m/ Flickr
Si chiamano Negawatt e rappresentano l’elettricità che non ha bisogno di essere fornita grazie a una migliore efficienza energetica.
Uno studio appena pubblicato (Pdf) dalla società di consulenza McKinsey punta il dito proprio sull’efficienza eleggendola a miglior fonte di energia a basso costo per l’economia americana. Per poter attingere a questa risorsa apparentemente a portata di mano è però necessario adottare un approccio innovativo a livello nazionale.
Il rapporto si focalizza sul potenziale di miglioramento dell’efficienza per tutti gli usi energetici che non coinvolgono i trasporti.
Si parla quindi di edifici, aziende, apparecchi per uso privato, illuminazione e molto altro. Un programma organico che eliminasse gli ostacoli sulla strada dell’ottimizzazione potrebbe conseguire una riduzione del consumo di energia di circa il 23 per cento nel 2020, ovvero in poco più di dieci anni. Abbattendo al contempo oltre un miliardo di tonnellate di emissioni di gas a effetto serra ogni anno.
Ma per rendere tutto questo possibile servono investimenti in misure volte a migliorare l’efficienza che McKinsey quantifica in 520 miliardi di dollari per conseguire un risparmio di 1200 miliardi.
Da un migliore isolamento termico degli edifici a un uso più sensato delle apparecchiature elettriche, sono molti i provvedimenti utili. Le abitazioni private dovrebbero essere così in grado di realizzare il 35 per cento del risparmio energetico calcolato, il settore industriale ha le potenzialità per conseguirne il 40 per cento mentre il restante 25 per cento dipenderebbe dal settore commerciale.
Ma come si possono convincere i cittadini a fare la loro parte e a spendere di più oggi per isolare meglio la mia casa, o per illuminarla con lampadine ad alta efficienza, il cui prezzo è più alto di quelle a incandescenza?
Da noi la detrazione del 55 per cento sui lavori di ristrutturazione che comportano un risparmio energetico è stata al centro di molte polemiche, rischiava di saltare con la finanziaria, che invece ha solo modificato la modalità di presentazione delle domande.
Oggi la detrazione Irpef è salda al suo posto e c’è addirittura una proposta della Commissione Ambiente della Camera di renderla
permanente. E le domande non sono mancate: 230.000 a fine 2008 con interventi agevolati per un valore di 3,3 miliardi di euro e detrazioni per circa 1,8 miliardi.
Più dell’idea di poter risparmiare in futuro molti soldini sulla bolletta elettrica, quindi, sembra sia un guadagno a breve termine a determinare le scelte verdi degli individui. Lo dice pure una ricerca (pdf) appena pubblicata dall’American Psychological Association.
E non solo di guadagno in termini monetari si tratta, ma semplicemente della necessità di vedere un miglioramento qualsiasi, anche di piccola entità nelle nostre tasche o nella qualità dell’aria, ma subito, piuttosto che aspettare per ottenere in futuro un guadagno o un miglioramento anche molto maggiore.
Il bello è potersi permettere entrambi.
La pista da ballo del Watt di Rotterdam trasforma l’energia cinetica in energia elettrica
La corsa all’energia verde e alle fonti di energia rinnovabili ha iniettato linfa vitale nella ricerca di sistemi per recuperare energia nei modi più disparati: l’esercizio fisico in palestra, i passi dei pendolari nelle stazioni di Londra e sui marciapiedi di Tokyo, il ballo sfrenato nelle discoteche di Rotterdam o il movimento delle automobili su strade e dossi: questi sono alcuni dei primi tentativi attuati di raccogliere energia parassitaria. Con questo termine si definiscono in pratica tutte quelle tecnologie sviluppate per riutilizzare l’energia cinetica dei movimenti di umani od oggetti che altrimenti verrebbe sprecata.
Le tecnologie utilizzate sono principalmente due. La prima, sviluppata nell’ambito del progetto VIBES (Vibration Energy Scavenging), finanziato dall’UE nel 2007, prevede l’utilizzo di un micro-generatore chiamato Mk2, in grado di produrre energia elettrica sfruttando le vibrazioni dell’ambiente circostante in modo particolarmente efficiente.
Un’evoluzione di questo metodo è alla base del sistema implementato nel “Sustainable Dance Floor” della discoteca Watt di Rotterdam che, unito a una serie di altri accorgimenti ecocompatibili, permetterebbe di risparmiare fino al 50% dell’energia necessaria per l’illuminazione e gli effetti luce, riutilizzando l’energia del ballo. Una simile iniziativa, supportata dall’associazione Club4climate è stata attuata anche in una serie di eventi ecologici legati a varie discoteche londinesi.
A differenza dell’Italia (dove non esistono ad oggi iniziative rilevanti in questo campo), il Regno Unito sembra essere particolarmente interessato alla raccolta di energia parassitaria. Uno studio portato avanti dalla società The Facility Architects punta a installare nelle stazioni delle metropolitana londinese un sistema in grado di trasformare in elettricità l’energia sprigionata dai passi dei 34.000 passeggeri che la utilizzano ogni giorno (anche a Tokyo, in Giappone, è stato testato un sistema simile). Il progetto più recente riguarda invece, come riporta il giornale inglese The Observer, la realizzazione di “rampe stradali elettrocinetiche”, cioè dossi artificiali che, oltre a rallentare le vetture nelle zone abitate, ne sfrutterebbero l’energia cinetica per alimentare semafori e altri segnali stradali.
Mentre a Hong Kong la catena di palestre California Fitness ha già implementato un sistema per riutilizzare l’energia che i suoi frequentatori disperdono su cyclette e tapis roulant, uno dei progetti più concreti arriva da Tel Aviv, dove, secondo quanto riportato dall’associazione inglese ETA (Environmental Transport Association) alcuni ingegneri israeliani della società Innowattech stanno testando, su un pezzo di strada lungo 100 metri, un sistema basato su IPEG, Piezo Electric Generators. La “piezoelettricità” è una tecnologia che sfrutta la pressione per creare elettricità, come in un comune accendigas. Nel sistema messo a punto da Innowattech, dei particolari cristalli sono in grado di trasformare la pressione meccanica in corrente elettrica e, allo stesso tempo, raccogliere informazioni digitali sul traffico. L’obiettivo del progetto israeliano è di produrre fino a 400 kilowatt per un tratto di strada di un chilometro, oppure di utilizzare lo stesso sistema su reti ferroviarie e piste d’atterraggio aeroportuali.
Naturalmente tutti questi progetti sono molto affascinanti per quello che potrebbero offrire: discoteche che preservano l’ambiente, strade che auto-alimentano il traffico di auto elettriche, con un risparmio notevole a livello sia ambientale sia economico. La strada, quella verso la piena eco-sostenibilità, però, è ancora lunga. Uno degli ostacoli principali sono i costi: il pavimento della discoteca di Rotterdam è costato 257.000 dollari e al momento è più un’iniziativa mediatica che un vero progetto di “energy harvesting”. Lo stesso vale per l’esperimento israeliano: le tecnologie per ricavare energia piezoelettrica sono ancora in fase embrionale e, anche se si stanno evolvendo rapidamente, al momento non permettono di immagazzinare elettricità in modo abbastanza efficiente. Anche i dossi stradali inglesi non costano poco - tra le 20.000 e le 55.000 sterline – e in teoria (con un flusso di traffico continuo) permetterebbero di risparmiare “solo” tra le 5.000 e le 20.000 sterline all’anno, senza contare il dispendio energetico necessario per la loro produzione. La speranza è che la “corsa all’energia verde”, che sembra essere stata innescata da governi e industrie, permetta di trasformare queste “brillanti idee” in progetti sempre più concreti.

Si chiama Smart House ed è la prima abitazione in Italia con autosufficienza energetica per eccellenza. La casa ad “impatto zero” è stata inaugurata a Poppi, nelle campagne del Casentino in Toscana ed è un vero esempio di innovazione e risparmio.
Catalogata in classe energetica A utilizza 25 kWh/m2/anno rispetto ai 90/110 kWh/m2/anno di media auspicati dalla legge con un abbattimento dei costi a 539 euro l’anno a fronte dei 1.900 euro spesi per un’abitazione tradizionale. La Smart House, nata da una ricerca condotta dall’Università di Firenze e dalla Mabo, azienda leader nei prefabbricati, è un’abitazione in parte pre-costruita. Dalle fondamenta al tetto, comprese le rifiniture, occorrono 7 giorni lavorativi per tirarla su. Per l’uso, invece, bisogna attendere dalle 8 alle 10 settimane. L’ottima performance energetica è data dall’istallazione dei pannelli solari per il riscaldamento dell’acqua, un impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica, il tetto in lamellare ventilato e una caldaia a metano a condensazione. Poi ci sono vetri isolanti, e la ventilazione meccanica. La metratura della Smart House può variare a seconda delle esigenze dai 60 ai 150 metri quadrati è antisismica e predisposta per la domotica. Ovviamente può essere anche personalizzata sia all’interno che all’esterno. Il modello base è costituito da una zona d’ingresso, da un’ampia zona giorno con finestra scorrevole esposta a sud proprio per facilitare il rendimento dell’esposizione solare nei mesi invernali, due bagni, due camere , uno studio e una cucina molto luminosa per l’apporto di illuminazione aggiuntiva di due camini di luce. Il costo può variare da un minimo di 130 mila euro a un massimo di 290 mila.

La Mabo, 110 milioni di euro di fatturato e 700 dipendenti, ha investito in questo progetto un milione e mezzo di euro e vuole realizzare 200 unità abitative l’anno entro il 2010. Un progetto che, se realizzato, porterebbe a una notevole riduzione dell’immissione di Co2 nell’atmosfera facendo della Toscana la regione più “pulita” in Italia.
Tra il 2000 e il 2005, sul territorio nazionale sono state costruite mediamente 226 mila abitazioni l’anno. Se queste fossero state tutte case ad “impatto zero” si sarebbero risparmiati 27 milioni di kilowatt ora al metro quadrato, i consumi derivanti dal riscaldamento si sarebbero ridotti dell’80%. Inoltre i pannelli solari termici avrebbero riscaldato 48 miliardi di litri d’acqua mentre quelli fotovoltaici avrebbero prodotto 325 milioni di kWh l’anno, ovvero il fabbisogno medio di 80 mila famiglie. Un progetto, quello della Smart House, che rientra in una politica di risparmio energetico che da anni la Regione Toscana sta attuando grazie ai progetti realizzati con privati e con Enel.

Passato San Valentino con il consumismo del regalino, i quintali di CO2 emessi per portare la propria bella nel ristorante fuori mano e tutto il corollario di impatti ambientali, è ora di tornare a pensare al risparmio. Prima di tutto energetico. Il 15 febbraio alle 18 siamo tutti invitati a spegnere i riflettori per un po’ e a ricordarci che l’energia consumata inutilmente si può invece efficacemente risparmiare ogni giorno. A organizzare la manifestazione M’illumino di meno per il quarto anno consecutivo è Caterpillar, fortunato programma di Radiodue che ha raccolto per questa edizione moltissime adesioni. Scuole, Comuni, Province e Regioni, singoli cittadini, ristoranti, quartieri, società sportive, associazioni di ogni tipo. Le luci si spegneranno per 15 minuti in oltre 500 Comuni italiani: via l’illuminazione dai monumenti e dalle case di quanti decidono di provare tutti insieme a fare almeno un po’ di differenza. Tra le città che hanno aderito entusiasticamente fin dalla prima ora c’è Pisa, dove diversi ristoranti si sono perfino inventati le cene a basso consumo.
Il prossimo appuntamento col risparmio energetico è fissato per l’Earth Hour, iniziativa partita dall’Australia ma che ha raccolto adesioni in mezzo mondo. L’invito è a spegnere le luci per un’ora il prossimo 29 marzo a partire dalle 20.

La tecnologia ha un cuore ecologico. O almeno così sembra di intuire a giudicare da iniziative e gadget sfornati da aziende grandi e piccole che aiutano a risparmiare energia, acqua, risorse.
Cominciamo dai pezzi grossi. Il motore di ricerca Google darà ascolto a un blogger ecologista che qualche mese fa gli aveva fatto i conti (energetici) in tasca? Il blogger sosteneva che la sua bella schermata bianca fa consumare al monitor di un computer circa 15 Watt in più di quello che consumerebbe una schermata completamente nera. Moltiplicando il risparmio per i milioni di utenti che ogni giorno, più volte al giorno, consultano il motore, il blogger arrivava alla cifra di 750 Megawatt risparmiati ogni anno grazie a un Goolge versione all black. Detto fatto, è arrivato Blackle che non è affiliato a Google, e che da quando è nato ha già fatto rismparmiare oltre 4 milioni di Watt rispetto a quelli che si consumerebbero con la pagina tradizionale del più popolare motore di ricerca.
Un altro modo di aiutare il pianeta è usare energia solare per ricaricare tutti i nostri piccoli apparecchi portatili. O almeno questa è la filosofia di Solar Technology, società inglese specializzata in dispositivi alimentati a energia solare, che ha sfornato un caricabatterie portatile quasi universale che sfrutta proprio la luce del sole. Essendo inglese, Freeloader funziona anche quando il cielo è parzialmente nuvoloso, e grazie a un kit di cavi molto consistente, può dare energia a telefonini, smartphone, palmari, macchine fotografiche, lettori Mp3, tutta la gamma iPod, la playstation portatile Sony e il navitagore satellitare Tom Tom. In caso di pioggia, Freeloader può essere ricaricato da un qualsiasi computer tramite cavo Usb. Il costo del kit completo, acquistato dall’Italia, è di 50sterline, circa 75 euro. In vendita sul sito ci sono molti altri gadget alimentati a energia solare, tra cui anche diversi ventilatori.
La quantità di prodotti hi-tech gentili con l’ambiente è in aumento anche grazie a concorsi che invitano i giovani designer a riflettere sui temi ecologici. Come Next Generation, concorso di desing inventato dalla rivista americana Metropolis, che nel 2007 ha avuto per tema proprio l’energia. Speriamo di vedere presto in commercio almeno alcuni dei prototipi che hanno partecipato. Come il vincitore, Lunar Resonant Street Lamps, un sistema di illuminazione stradale sensibile alla luce lunare, che permette di risparmiare fino al 95% dell’energia. Oppure il progetto del cinese Reamon Yu, iSave, un display luminoso da collegare a rubinetti e docce, che segnala i litri d’acqua consumati. È alimentato dal flusso stesso dell’acqua ed è un sistema che, visualizzando in maniera chiara e immediata i consumi, può essere un buon deterrente agli sprechi.
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