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di Linda Grilli
C’è la crisi? E internet si adegua. Per venire incontro alle esigenze dei consumatori, la Rete mette in campo tutta una serie di iniziative e risorse utili a far quadrare i conti: blog specializzati nell’offrire notizie di sconti e promozioni, portali che propongono consigli, app per risparmiare. La parola d’ordine è una: informarsi bene prima di spendere. “Se si impara a spulciare online, si trovano occasioni senza dover rinunciare a nulla” assicura Raffaele Giovanditti, webmaster e ideatore del sito Vivalowcost.com. Continua

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L’Onu ha proclamato il 2012 Anno internazionale dell’energia sostenibile per tutti. Il segretario generale Ban Ki-Moon all’apertura del World future energy summit in corso ad Abu Dhabi, primo evento in tema, ha auspicato che si riesca a garantire a tutti l’accesso a fonti di energia sostenibili e pulite entro il 2030. Nel frattempo il Worldwatch Institute, che si occupa proprio di sostenibilità e monitora progetti e idee che funzionano, lancia 12 idee verdi che possono rendere tutti noi più sostenibili. Eccole. Continua

Il trapano del vicino non costa niente (Foto: Flickr)
Ho finalmente riposto sullo scaffale più alto della dispensa la macchina per l’aerosol. Durante tutto l’inverno l’avrò usata sì e no tre volte, e adesso ho un catafalco che mi occupa un sacco di posto e prenderà polvere per i prossimi sei mesi. Un tempo aggeggi del genere si noleggiavano, oggi uno li compra senza starci troppo a pensare, a parte quando deve trovargli una collocazione. Ma forse tutto questo sta finalmente cambiando. Continua

(Foto: EPA/INGO WAGNER)
Quando si tratta di propositi per il nuovo anno ognuno ha il suo decalogo. La maggior parte di noi vi inserisce cose che proprio non riesce a fare se non prendendo un impegno che abbia l’aria dell’ufficialità: perdere peso, smettere di fumare, fare più esercizio fisico…
Io vi propongo un decalogo verde per il 2010 per mettere in pratica azioni semplici, che non costano nulla e non richiedono sforzi particolari. Bisogna solo avere voglia di inserirli nella propria routine e una volta “acquisiti” possono contribuire a risparmiare soldi e far meno danni al pianeta.
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Photo by Libby Volgyes./Palm Beach Post/ZUMA Press
All’inizio dell’anno scolastico, dopo i primi due o tre giorni di prima elementare, mio figlio sembrava perplesso. Ma non erano i nuovi compagni, le maestre o le indubbie difficoltà dell’alfabeto a turbarlo: a quanto pare era l’unico bambino della sua classe a non avere nello zaino una bottiglietta d’acqua. “Ma non bevete dal rubinetto del bagno?”, gli chiedo, ricordandomi di aver evitato ai miei tempi la disidratazione per tutti e cinque gli anni delle elementari usando proprio questo astuto stratagemma. A quanto pare non fa fine bere “a canna” e tutti i suoi compagni preferiscono invece sorseggiare acqua minerale dalle bottigliette da mezzo litro.
Ecco un modo brillante per inquinare inutilmente e produrre una valanga di rifiuti. E infatti si muovono i primi passi per limitare il consumo insensato delle bottigliette di plastica.
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Personalmente non ho bisogno che mi si spieghi cosa vuol dire risparmiare. Ne so abbastanza per almeno due buoni motivi: sono nata e vivo a Genova, una città che per il risparmio ha sempre avuto un grande rispetto, che sfocia in alcuni casi un una forma d’amore, e sono stata bambina al tempo della crisi energetica dell’inizio degli anni ‘70. In casa mia appena mettevi il naso fuori da una stanza mia madre correva a spegnere la luce.
Negli Stati Uniti sono appena usciti due libri che affrontano l’argomento del risparmio da due prospettive diverse, ugualmente interessanti.
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Ci sono un italiano, uno spagnolo e un finlandese, che parlano al telefonino. Sembra una barzelletta, ma a differenza del solito, in questo caso è il nostro connazionale a fare la figura del fesso: è quello che paga di più. Continua
Guardare ma non comprare
Shopping selvaggio addio, o almeno arrivederci. Quando la crisi economica si fa aspra i portafogli restano ben chiusi. Benvenuto risparmio a oltranza, un comportamento virtuoso che però può sfociare nella patologia portando malumore, ansia, depressione. Sono gli psicologi americani a lanciare l’allarme e a battezzare la sindrome “iperopia”, proprio come il disturbo oculare, meglio noto come ipermetropia, di chi vede perfettamente da lontano ma fatica a veder bene da vicino. Chi è colto dalla sindrome, infatti, risparmierebbe con grande lungimiranza, nel timore che i tempi cupi possano protrarsi, ma faticherebbe a vivere bene il presente, privandosi di troppe cose. Ossessionati dall’idea di prepararsi al futuro i forzati del risparmio non possono godersi l’oggi, sono sempre tristi e depressi, e finiscono per perdere ogni opportunità di star bene e divertirsi.
Destinare una bella sommetta a una spesa impulsiva può causare il ben noto “rimorso del consumatore” quello che tutti abbiamo provato almeno una volta nella vita, magari all’arrivo dell’estratto conto della carta di credito. Ma gli psicologi Ran Kivetz della Columbia University e Anat Keinan di Harvard (Usa) assicurano che si tratta di un malessere passeggero. In una serie di studi Kivetz e Keinan hanno indagato sulla psiche di un gruppo di studenti alle prese con i compiti per le vacanze invernali. Scoprendo che, se a caldo, con il ritorno fra i banchi, molti giovani lamentavano di non aver studiato abbastanza durante la vacanza, un anno dopo il rimorso era piuttosto per i viaggi e i divertimenti mancati. Stesso discorso quando i ricercatori hanno tastato il polso degli ex alunni, alle prese con il ricordo degli anni all’università. Cosa hanno concluso allora? “La gente si sente colpevole nel confessare una predisposizione all’edonismo, ma via via che il tempo passa il senso di colpa scema. E a un certo punto accade il contrario: in pratica, ci si lamenta per i piaceri persi”, dice Kivetz.
Chi si trovasse preda dell’eterno dilemma tra la necessità di fare la formica e l’impulso a comportarsi da cicala, trova in questi studi una risposta al quesito: servono un po’ dell’una e un po’ dell’altra. Secondo Kivetz, in questa fase di recessione le formiche iperopiche stanno vivendo tempi particolarmente duri nella virtuosa missione di mettere da parte il loro denaro. E anche gli economisti li spingono a cedere a qualche stimolante sessione di shopping. “Non siate troppo duri con voi stessi - conclude lo psichiatra - certo occorre essere responsabili e continuare a tutelare il risparmio, ma è stato un inverno deprimente, e non c’è nulla di sbagliato nell’essere un po’ indulgenti con se stessi”.
E in Italia? Anche da noi risparmiare dà la depressione? Le nostre abitudini di consumo sono state a lungo diverse da quelle degli americani, da decenni abituati a spendere anche i soldi che non hanno grazie a un massiccio ricorso al credito al consumo. “Che i consumatori si rammarichino di aver comprato è vero”, commenta Lucia Mannetti, ordinario di Psicologia sociale e di Psicologia Economica presso la Facoltà di Psicologia 2 di Roma “La Sapienza”e autrice del libro “Decisioni e rammarico“. “Noi abbiamo fatto in passato ricerche esplorative in tal senso e abbiamo chiesto alla nostra popolazione standard di riferimento, gli studenti, di raccontarci un acquisto del quale si sono in seguito pentiti. Nelle risposte libere gli interpellati ci parlavano di prodotti comprati e non usati, rammaricandosi di averli acquistati. E non si trattava di acquisti impulsivi, ma solo di cose rivelatesi poi inutili o inadatte di cui i ragazzi si dicevano ‘avrei anche potuto non comprarlo’ “.
Ma cosa ci spinge, anche in Italia, a spendere meno e con quali conseguenze? “Giorni fa abbiamo letto sui giornali che è diminuito anche ai Parioli (quartiere ricco di Roma n.d.r.) il consumo di carne”, racconta Mannetti. “Ora io non credo che i residenti dei Parioli non abbiamo soldi per la carne, penso piuttosto che con tutto questo parlare di crisi si crei un clima che invoglia al risparmio e dà la possibilità di dirlo. Nella società in cui viviamo non è facile ammettere che si cerca di risparmiare; trent’anni fa era la norma ora ci si vergogna. La crisi consente il ritorno a un comportamento più prudente, che peraltro è sempre stato abbastanza tipico degli italiani rispetto ad altri Paesi.”
La crisi economica può trasformarsi in emergenza sanitaria? Si rischia di trascurare la salute per le preoccupazioni finanziarie, l’andamento della borsa fa alzare troppo le pulsazioni e non si fa più sport perché la palestra è diventata una spesa esosa? Oppure è possibile che la nostra alimentazione peggiori perché dobbiamo tirare la cinghia anche a tavola?
“Abbiamo visto un aumento nel numero di pazienti che lamentano palpitazioni, ansia e stress negli ultimi mesi”, dichiara Karol Watson, professore di cardiologia alla David Geffen School of Medicine alla Università della California a Los Angeles (UCLA). “Ma la maggior parte delle malattie cardiache si può prevenire, ecco perché è così importante seguire uno stile di vita salutista e controllare il proprio fattore di rischio cardiovascolare”. Parole che non restano generiche, ma che si traducono in un vero decalogo per l’autodifesa del cuore in un periodo di particolari tribolazioni.
Tra i consigli più importanti, evitare i cibi troppo grassi e troppo salati (rinunciare al ristorante e far da mangiare piatti semplici a casa), non prendere le cure e i controlli medici alla leggera (saltare le visite o dimezzare le pillole non è mai una buona idea), fare esercizio (anche senza palestra, basta camminare di buon passo per 30-60 minuti al giorno). E poi dire no al fumo, anche passivo, tenere a bada lo stress passando più tempo in famiglia svolgendo attività rilassanti, controllare i livelli di colesterolo, e mantenere quello cattivo (Ldl) sotto i 100, controllare la pressione e mantenerla a livelli accettabili (l’ideale è 90 di minima e 140 di massima) e far visita al dottore regolarmente se si sono avuti problemi cardiaci: il follow-up è importantissimo.
Altri 10 consigli per i tempi di crisi, questa volta sul fronte dell’alimentazione, arrivano da Cathy Hix-Cunningham, professore di nutrizione alla Tennessee Tech University. “Anche in tempo di economia stagnante possiamo mangiare bene spendendo meno” assicura Hix-Cunningham. “La chiave di tutto è di contare di più sui vegetali come fonte di proteine e fibre. Dal punto di vista della salute, la nostra dieta è probabilmente più sana se la rendiamo almeno parzialmente vegetariana. Un’alternativa anche meno cara”, soprattutto rispetto alla dieta americana standard, molto ricca di carne.
Ecco i consigli. Consumare un piatto di legumi più volte alla settimana, sono un’ottima fonte di proteine. Bere più acqua (e meno bevande alcoliche o zuccherate) e non trascurare i latticini (ricchi di calcio e vitamina D) e la frutta secca. Preferire i cereali integrali a quelli raffinati (pasta, pane, riso), aggiungere le cipolle alle proprie ricette, magari da cucinare grigliate come contorno (costano poco e sono ricche di vitamina A). Tenere un orto, è economico e molti ortaggi sono facili da coltivare, e scegliere don attenzione il metodo di cottura degli alimenti: “Qualsiasi cibo cuciniate, sarà più sano se sceglierete di farlo al forno, bollito, grigliato o stufato”.
Il canale televisivo americano Cnn, in collaborazione con il prestigioso settimanale Time, ha stilato La guida per sopravvivere all’effetto serra, cioè una lista delle 51 piccole azioni che un individuo può fare per contribuire a salvare il pianeta. A parte usare i mezzi pubblici e non tenere il rubinetto aperto continuamente quando si lavano i piatti, ci sono altre azioni intelligenti. Per esempio, usare l’acqua tiepida per lavare gli indumenti in lavatrice e lasciarli poi asciugare all’aria (si risparmiano due chili di anidride carbonica per ogni capo di biancheria), piantare canne di bambù per assorbire tutta l’anidride carbonica del proprio giardino, sostituire le lampadine di casa, usare il compost per concimare le piante, abbassare i finestrini dell’auto invece di usare l’aria condizionata, spegnere i led di computer e tv quando non si usano, sostituire gli elettrodomestici che non funzionano più con quelli di classe A, usare l’acqua del rubinetto (ovviamente da esaminare) invece di quella imbottigliata, usare un caricabatterie universale.
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