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Farmaci per bimbi iperattivi, allarme dell’FDA: possono causare allucinazioni

Un bimbo che corre
I farmaci per la sindrome ADHD, ovvero il disturbo da iperattività e deficit di attenzione, possono dare allucinazioni ai bambini. Alcuni hanno avuto la sensazione allucinatoria di vermi, serpenti e altri animali striscianti sul loro corpo.
A dimostrarlo uno studio direttamente effettuato dai ricercatori della Food and Drug Administration, l’organo regolatorio statunitense per i farmaci.
Diretto da Andrew Mosholder, lo studio è stato pubblicato sulla rivista Pediatrics. Secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters online, l’FDA ha analizzato i dati di 49 studi clinici riguardanti questa categoria di farmaci effettuati dai produttori; i farmaci esaminati sono stati il Ritalin della Novartis AG, il Focalin XR,i cerotti dermici Adderall XR e Daytrana della Shire Plc, Concerta della Johnson & Johnson, Strattera della Eli Lilly e Metadate CD della CoCelltech Pharmaceuticals Inc.
”Il numero di casi di psicosi o mania nei trial clinici pediatrici era basso”, ha tranquillizzato Mosholder, ma comunque non trascurabile, ”abbiamo notato infatti la completa assenza di simili eventi nel gruppo placebo di questi studi”.

E un warning, un avvertimento dell’FDA, arriva più specificamente in merito allo Strattera, uno dei farmaci usati nella terapia dlel’ADHD, in commercio anche in Italia, che provocherebbe danni al fegato. L’ente spiega così la sua decisione di mettere in guardia i medici sui possibili effetti tossi del farmaco: “mentre nella fase di pre-commercializzazione non erano stati evidenziati segnali circa possibili danni gravi al fegato, i report successivi alla commercializzazione hanno identificato nell’atomoxetina un elemento causante malattie epatiche, anche gravi e a volte mortali”. Così l’FDA sollecita i medici a informare immediatamente le famiglie dei loro pazienti circa i rischi associati all’uso del medicinale, con preghiera “di contattare il proprio medico al primo sintomo di fatica, perdita di appetito, nausea, vomito, prurito, urine scure, ittero della pelle, gonfiori dell’area epatica o inspiegabili sintomi influenzali”.

L’ADHD è un disturbo del comportamento che interessa bimbi in età scolare, caratterizzato da iperattività, problemi di concentrazione e nel relazionarsi con gli altri; in Usa milioni di bambini prendono farmaci per l’ADHD, una situazione che spesso ha suscitato il sospetto di eccessiva medicalizzazione di quel che potrebbe essere soltanto un eccesso di vivacità del bambino più che un vero disturbo.

Dopo droga e alcol, è in aumento l’abuso di farmaci psicotropi

Farmaci
All’allarme generato dal dilagare del consumo di droga e alcol, si aggiunge ora la crescente tendenza all’abuso di farmaci, in particolare di quelli psicotropi, in grado cioè di produrre il loro effetto sulle condizioni mentali di chi li assume, incrementandone le prestazioni intellettuali e la capacità di sopportare la fatica. Al tema è stato dedicato un convegno che si è appena tenuto a Londra, e che ha preso le mosse dai risultati di un sondaggio online condotto lo scorso aprile dalla rivista Nature, al quale parteciparono 1.400 scienziati di 60 Paesi. Questi ultimi furono interpellati sull’uso di tre farmaci: il Ritalin, uno stimolante di solito impiegato per il trattamento della sindrome da deficit di attenzione e iperattività, ma ben noto anche fra gli studenti, alcuni dei quali se ne servono per potenziare la capacità di apprendimento; il Provigil, prescritto per i disturbi del sonno, specialmente la narcolessia, ma talvolta assunto al di fuori delle indicazioni terapeutiche come rimedio contro l’affaticamento e il jet lag; infine, i betabloccanti, usati, tra l’altro, per curare le aritmie cardiache, ma dotati anche di effetto ansiolitico. Un quinto dei partecipanti al sondaggio ammise di aver fatto uso dei farmaci in questione in ambito extraterapeutico, per rinforzare la concentrazione e la memoria. In particolare, il 62 per cento di loro ha fatto ricorso al Ritalin, il 44 per cento al Provigil, e il 15 per cento ai betabloccanti. Barbara Sahakian, neuropsicologa di Cambridge tra i relatori del convegno londinese, che coordinò il sondaggio insieme alla collega Sharon Morein-Zamir, sostiene come quest’ultimo sia indicativo di una crescente diffusione di farmaci potenzialmente pericolosi al di fuori dell’uso normalmente previsto, fenomeno che sarebbe però ingenuo ritenere limitato alla ristretta categoria degli scienziati. Secondo le sue ricerche, il 17 per cento degli studenti di alcune università statunitensi ammettono di assumere il Ritalin per migliorare il rendimento nello studio, analisi confermata da Nora Volkow, che dirige lo statunitense National Institute on Drug Abuse di Bethesda, nel Maryland, la quale da altri sondaggi condotti negli Stati Uniti ha tratto la conferma che il picco nell’uso di simili stimolanti è raggiunto nella fascia di età tra i 18 e i 25 anni. Da parte sua Barbara Sahakian sottolinea quanto siano urgenti test di sicurezza di questi farmaci, in quanto non esistono dati sulla loro efficacia e innocuità a lungo termine in soggetti che li assumono senza soffrire delle patologie per le quali vengono di solito prescritti, e gli effetti collaterali già noti, come ansia, mal di testa e insonnia, potrebbero aggravarsi in relazione non solo alla frequenza d’uso, ma per l’appunto all’età sempre più giovanile nella quale si può verificare la loro assunzione incontrollata. Problema ulteriormente aggravato dal fatto che i farmaci in questione possono essere reperiti anche su internet, ed esiste anche il rischio di un incremento del loro abuso favorito dall’accettazione sociale di una pratica discutibile ma finalizzata, a differenza dell’abuso di alcol e droga, a migliorare il rendimento scolastico e lavorativo. Non essendo droghe per andare fuori di testa, ma sostanze che al contrario consentono di aumentare la concentrazione, non sono stigmatizzate come altre sostanze, come evidenziato da Anjan Chatterjee, neuroscienziato dell’Università della Pennsylvania. Similmente a quanto è già accaduto con la chirurgia estetica, il crollo delle barriere psicologiche anche in questo caso può infatti condurre ad accettare l’idea che, oltre al corpo, la mente stessa sia modificabile e adeguabile alle richieste che giungono da modelli sociali di iperefficienza che per molti sono difficili da assecondare.

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