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Sky: 5 milioni di clienti in Italia

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Sky tocca quota cinque milioni di abbonati in Italia. Per il colosso satellitare si tratta di un risultato che premia gli sforzi fatti in questi primi otto anni di permanenza tricolore per creare anche nel nostro Paese un servizio televisivo alternativo a quello in chiaro (più di 90 i nuovi canali aggiunti in questi anni), come sottolinea Andrea Zappia, Amministratore Delegato di Sky Italia: Continua

Cos’ha da insegnare la svendita di MySpace - L’ANALISI

(Credits: MySpace)

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Sono sincero. Non sono mai stato un grosso estimatore di MySpace, anche se devo ammettere che ha avuto il merito di cambiare un po’ le regole della comunicazione sul Web quando ancora nessuno parlava di social network.

Nemmeno io però immaginavo una fine così mesta. Già perché quello che per molti è stato il precursore di Facebook e Twitter è stato appena (s)venduto dalla News Corporation a una società di advertising (la Specific Media) per una cifra che si aggira intorno ai 35 milioni di dollari. Una miseria se si tiene conto che nel 2005, quando cioè Rupert Murdoch acquistò il servizio da Intermix Media, MySpace valeva più di mezzo miliardo di dollari. Continua

The Daily: solo un (altro) giornale per iPad o qualcosa di più?

(Credits: News Corporation)

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Comunque la si pensi, bisogna ammettere che Rupert Murdoch ce la sta mettendo tutta per risollevare le sorti del suo impero editoriale (la News Corporation). L’ultimo tentativo in ordine di tempo si chiama The Daily, un quotidiano (il primo) nato per essere distribuito (e letto) solo sull‘iPad. Continua

MySpace si connette a Facebook, per rimanere a galla

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È stato il primo grande social network, almeno fintantoché non è arrivato Facebook a cambiare le carte in tavola. Oggi infatti MySpace sembra più che altro una nave alla deriva. Di questo passo – lo ha detto persino il grande capo Rupert Murdoch – non si va molto lontano. E siccome un semplice maquillage non basta ecco la svolta: da oggi gli utenti potranno collegare il proprio profilo MySpace con quello di Facebook (toh, chi si rivede).

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Pagare per le notizie online? Per un terzo degli utenti non è uno scandalo

(Credits: mfophotos@flickr)

(Credits: mfophotos@flickr)

Come reagirebbero i nostri utenti se chiedessimo loro di pagare qualche centesimo per leggere questo articolo? Male, ma non troppo. Anzi, probabilmente un terzo di loro prenderebbe seriamente in considerazione l’idea di mettere mani al portafogli. È quanto afferma Nielsen in un sondaggio condotto a livello mondiale sulla propensione dei consumatori a pagare per le notizie online. Secondo l’istituto di ricerche e analisi di mercato, infatti, un terzo degli attuali utenti Internet sarebbe disposto a pagare per accedere ai siti di informazione online, nel caso questi decidessero di far pagare le proprie notizie.
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Quanto è aperta Google?

(Credits: AP Photo/Paul Sakuma)

(Credits: AP Photo/Paul Sakuma)

Questa settimana, Jonathan Rosenberg, Senior Vice President, Product Management di Google, ha pubblicato sul blog aziendale un post intitolato The meaning of open. Si tratta di una vera e propria apologia del mondo open, sia nella sua accezione tecnologica (l’open source), sia come strategia verso il libero scambio dell’informazione.

Rosenberg parte da un assunto di carattere generale: i sistemi aperti (dei quali Google si sente fiera portavoce) sono vincenti in quanto più dinamici e competitivi. Al contrario, i modelli chiusi vincolano gli utenti in modo da bloccare la concorrenza.
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First click free: così Google farà pagare le notizie su Internet

(Credits: AP Photo/Paul Sakuma)

(Credits: AP Photo/Paul Sakuma)

Alla fine Google ha ceduto. O forse si tratta di un semplice zuccherino per accontentare Murdoch e i suoi fratelli editori. Fatto sta che per la prima volta Mountain View ha accostato la parola “pagamento” a quella “contenuti”.

L’ha fatto con questo comunicato nel quale si spiega – per sommi capi – quella che sarà la nuova strategia che adotterà con tutte le pubblicazioni che offrono (e offriranno) notizie a pagamento su Internet.
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Murdoch: via le news da Google?

Rupert Murdoch (AP Photo/Virginia Mayo, file)

Rupert Murdoch (AP Photo/Virginia Mayo, file)

“Il mondo si divide in due categorie: chi ha la pistola carica e chi scava“.

La frase (epica) pronunciata da Clint Eastwood nel film Il buono, il brutto e il cattivo sembra fatta apposta per raccontare il duello di nervi fra Rupert Murdoch e i padroni di Internet.
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Sfida di Murdoch al web: pagare per le notizie online

Rupert Murdoch

Rupert Murdoch cambia rotta: d’ora in poi sarà a pagamento l’informazione dei suoi siti internet. Il primo sarà il Sunday Times, edizione settimanale del Times che nelle edicole inglesi vende un milione di copie. Ma non ha ancora un suo sito internet.

A ruota seguiranno gli altri pianeti della galassia Murdoch: Sun, News of world, il social network MySpace. I visitatori pagheranno per leggere gli scoop sulle star internazionali e le inchieste sulla politica.
Il magnate australiano, finora, non ha dimostrato un gran fiuto per internet: quattro anni fa ha comprato MySpace per 580 milioni di dollari, ma il social network è stato travolto dal successo di Facebook e non è mai decollato in Asia, nonostante l’impegnativa campagna pubblicitaria.

Il punto di partenza per la strategia di Murdoch è il Wall street journal, un quotidiano economico che ha acquistato nel 2007. Su internet è un successo: unisce articoli gratutiti con altri a pagamento. Ma si tratta di informazione economica specializzata.

L’annuncio del numero uno di News corp non è passsato inosservato. Secondo l‘Independent, si è subito allineato al cambio di rotta il Financial Times, principale quotidiano econoimco inglese: ha già 170 mila abbonati su internet, aumentati dell’18 per cento in un anno.
Ancora una volta, il sito web del Financial Times sarà un mix tra informazioni gratuite e a pagamento: dieci articoli al mese da leggere liberamente e gli altri da acquistare online.

La fase di transizione per l’editoria inglese è difficile: il quotidiano Observer rischia di chiudere. Se i giornali del Regno Unito sono decisi a segurie la strada del pagamento online, negli Stati Uniti la cautela è maggiore.

Il New York Times ha chiesto ai lettori come valuterebbero un abbonamento di 5 dollari mensili.

Ha fatto discutere un’intervista rilasciata da Viviane Schiller, ex capo del sito del New York Times, ora passata alla radio pubblica Npr: “Sono una convinta sostenitrice del fatto che non ci saranno grandi quantità di persone a pagare per le news online”. Secondo la Shiller, anche un milione di abbonati non sarebbe sufficiente per il New York Times perché l’accesso a pagamento riduce l’interesse per gli inserzionisti pubblicitari.

Murdoch: entro un anno i quotidiani online si pagheranno

Il magnate australiano Rupert Murdoch

Quotidiani online a pagamento entro un anno per il colosso dei media News Corporation. Lo ha annunciato lo stesso presidente e amministratore delegato, Rupert Murdoch, nel corso di una conference call, anticipando una mossa, che secondo gli analisti, potrebbe scuotere dalle fondamenta la cultura dei contenuti gratuiti su internet. Murdoch, come riporta il sito della Cnn, ha definito “malfunzionante” l’attuale modello seguito dai media in rete e che l’accesso gratuito favorito da molti editori ha fallito. “Siamo nel mezzo di un dibattito epocale sul valore dei contenuti ed e’ chiaro per molti quotidiani che l’attuale modello non funziona”, ha detto il magnate dell’editoria. “I giorni di internet tutto gratis finiranno presto, va trovato un sistema che massimizzi i profitti”. Murdoch ha citato la positiva esperienza del Wall Street Journal, che ha provato che proporre contenuti a pagamento puo’ essere proficuo. In tre settimane sono state 360 mila le persone che hanno scaricato l’applicazione iPhone WSJ per accedere ai contenuti del giornale pagando una cifra “accettabile”.

  • admin
  • Giovedì 7 Maggio 2009
Il futuro di Facebook

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