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Il lanciasatelliti Vega
Vega: è tutto pronto, si parte. Il primo volo del lanciatore europeo per satelliti di piccole dimensioni è stato confermato per il 13 febbraio, alle 11 ora italiana. Alla base di Kourou, nella Guyana Francese, si lavora febbrilmente per rispettare la nuova data dopo uno slittamento di 3 giorni a causa di una piccola anomalia riscontrata su uno dei sistemi di distacco degli stadi. Il vettore europeo di generazione avanzata, Vega appunto, è un progetto avviato nel 1998. Con una misura di 30 metri di altezza, 3 di diametro massimo e 137 tonnellate di peso, Vega è un lanciatore per satelliti di piccole dimensioni, fino a 1.500 chilogrammi, e completa la famiglia di lanciatori europei, composta da Ariane 5 per satelliti fino a 5 o 6 tonnellate e dalla Soyuz per satelliti fino a 3 tonnellate. Continua

Il Soyuz sulla rampa di lancio (Epa/Esa/Stephane Corvaja)
Il conto alla rovescia per il lancio dei primi due satelliti del programma Galileo è stato interrotto a causa “di un’anomalia osservata durante la fine del riempimento del terzo stadio del lanciatore Soyuz”, ha annunciato stamattina la società Arianespace. Il vettore russo che avrebbe dovuto portare in orbita i satelliti oggi alle 12.34 ora italiana è composto di quattro stadi, i primi tre funzionali all’invio nello spazio e l’ultimo per la navigazione. In un primo momento si è parlato di un rinvio di 24 ore, ora sembra invece che sarà necessario destinare una nuova data al lancio. Continua

Una rappresentazione del satellite Uars (Credit: Nasa)
Venerdì 23 settembre occhi al cielo per assistere alla spettacolare fiammata prodotta dal vecchio satellite atmosferico UARS che la Nasa ha dismesso e che rientrerà nell’atmosfera terrestre. Ancora non si conoscono l’ora esatta né la regione terrestre in cui avrà luogo il rientro, ma dall’ente spaziale americano sottolineano che non si corrono rischi. Continua
“Perché pagare di più per un’offerta più ampia? I consumatori preferiscono spendere una cifra inferiore per un oggetto che fa le stesse cose”: così il settimanale inglese Economist ha spiegato il successo dei netbook, computer portatali grandi quanto un quaderno che vanno a ruba nei negozi. E hanno cambiato le abitudini dei consumatori. Ma potrebbe non essere un caso isolato.
Con TivùSat arriva la prima piattaforma satellitare gratuita in Italia: a lanciarla sono le tre sorelle italiane della televisione (Rai e Mediaset che controllano ciascuna il 48,25 per cento e La7 con il 3,5 per cento). Sky non sarà più l’unico protagonista sul mercato. E il suo rivale non farà pagare abbonamenti.
L’obiettivo dichiarato di Tivùsat è di raggiungere la popolazione dove il digitale terrestre (la nuova tecnologia che in Sardegna ha già sostituito integralmente le trasmissioni analogiche) non arriva: il satellite, infatti, garantisce una copertura completa del territorio. Consentendo l’accesso ai nuovi canali italiani e stranieri.
L’offerta del bouquet è in continua crescita. Al momento è noto che a partire dal 31 luglio, infatti, saranno ricevibili otto canali Rai (Rai uno, Rai due, Rai tre, Rai, gulp, Rai news 24, Rai sport più, Rai storia), tre Mediaset (Rete 4, Canale 5, Italia uno), uno di Telecom (La7), cinque indipendenti (Iris, Mediashopping, Class news, Sat 2000, K2 kids) e nove dagli altri paesi dell’Unione europea (Euronews, France 24, Bbc world news, Tve international, Canal 24 horas, Arte, Deutsche welle, Zdf, Ard).
Cosa cambia?. Chi già utilizza il digitale terrestre (o ha ancora il sistema tradizionale analogico), se vuole vedere TivùSat, dovrà acquistare una parabola e un decoder: il dispositivo avrà un costo base di 99 euro.
È inoltre necessario dotarsi di una smartcard: per attivarla bisogna chiamare il numero unico 199.309.409 (al costo di 14,26 centesimi di euro al minuto, Iva inclusa).
Per adesso, la differenza rispetto al digitale terrestre è soprattutto nella possibilità di guardare le emittenti straniere (tranne Bbc world news, già disponibile).
Chi, invece, ha già una parabola installata dovrà acquistare comunque il decoder. La maggior parte dei canali di TivùSat, comunque, sono già trasmessi in chiaro, come mostra la guida per Hotbird 6.In particolare, le reti Rai adesso sono accessibili su tre piattaforme: TivùSat, Sky e Fta (Free to air, cioè in chiaro).
Restano differenti le strategie per internet. I canali Rai sono disponibili in diretta sul sito dell’emittente pubblica.
Mediaset è più cauta: l’azienda ha annunciato dall’anno prossimo il lancio della “televisione del giorno dopo”: sul web si potranno vedere i filmati delle trasmissioni andate in onda nelle 24 ore precedenti.
Ma l’offerta dei canali su internet è più ampia di quella satellitare: basta andare sul sito WWitv per trovare uno sterminato elenco di canali da tutto il mondo visibili gratutitamente.
E dagli Stati Uniti si moltiplicano i progetti di televisioni che utilizzano la tecnologia peer to peer (come, per esempio, BitTorrent per le trasmissioni televisive).
Guardare gratis la televisione sul satellite. Nella guida per Hotbird 6 sono evidenziati in bianco i canali fruibili senza costi: per l’Italia, TivùSat è identificata dal sistema Mediaguard (fornito dalla svizzera Kudelski, l’azienda che inventato gli storici registratori Nagra). Sky utilizza Videoguard con la codifica di Nds.
Un satellite in orbita
Dopo il sistema di allarme preventivo diffuso tramite cellulari brevettato a Tokyo e il congegno taiwanese per prevedere i terremoti, sul tema sicurezza il Giappone rilancia, confermandosi il Paese più attivo oltre che più all’avanguardia in questo campo.
In un massimo di due anni, il governo del Sol Levante ha intenzione di mettere in orbita (a soli 400 chilometri dalla terra) un massimo di cento piccoli satelliti per monitorare le condizioni atmosferiche, il traffico automobilistico sulle strade nazionali e i disastri naturali. I referenti del Ministero dell’Educazione, della Scienza e della Tecnologia e di quello dell’Economia, dell’Industria e del Commercio hanno precisato che si tratterà di satelliti multifunzionali con i quali sarà possibile aumentare la frequenza e migliorare i dettagli dei fotogrammi inviati da quelli attualmente in orbita.
La richiesta di satelliti piccoli (l’ampiezza di ogni faccia non supererà i cinquanta centimetri) e multifunzionali permetterebbe poi di restituire maggiore competitività al settore. Fino ad oggi poche aziende sono state in grado di specializzarsi nella progettazione di satelliti in virtù del loro costo elevato, ma la necessità di mettere sul mercato prototipi su scala e a prezzi ridotti potrebbe invogliare altri operatori a tentare di assicurarsi la redditizia commessa del governo di Tokyo.
I due ministeri hanno infatti annunciato che chiederanno un finanziamento extra di due miliardi di yen l’uno (in tutto circa 31 milioni di Euro) da destinare alla realizzazione del progetto. Ed è evidente che satelliti efficienti e poco costosi potrebbero presto diventare allettanti anche per molti altri Paesi che non sono in grado di costruirli autonomamente.
Infine, il governo si aspetta che nella progettazione di questi satelliti vengano utilizzati materiali all’avanguardia, convinto che il posizionamento a un’orbita bassa quale è quella a cui saranno destinati permetterà di testare senza spese aggiuntive la resistenza di questi materiali nello spazio, verificando così quali potranno in futuro essere destinati a progetti più “lontani”.
Rappresentazione di uno dei satelliti del sistema Galileo dell’ESA
Per Galileo si avvicina il momento in cui saranno affidate le commesse per il nuovo sistema di navigazione satellitare europeo, alternativa al Global positioning system (Gps), controllato dal dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. “Entro l’estate arriveranno le offerte definitive delle società che hanno superato le pre-qualifiche e poi inizierà la fase di negoziato” spiega Carlo Des Dorides, capo settore dell’unità Galileo presso la direzione generale Trasporti ed Energia della Commissione europea nell’ambito di Sat Expo Europe. “L’obiettivo è assegnare i sei lotti in cui è divisa la commessa entro l’anno. Tenendo conto delle offerte, il target è arrivare al graduale dispiegamento dei 30 satelliti di cui è composto il sistema, entro il 2013-2014″. Alla gara sta prendendo parte il gruppo Finmeccanica, attraverso le due joint venture nel settore spaziale, Thales Alenia Space e Telespazio. Il programma ha ripreso slancio quando l’Unione europea ha deciso di finanziarlo con fondi pubblici per 3,4 miliardi fino al 2013.
Alla manifestazione dedicata ai satelliti e alle applicazioni per lo spazio è anche tempo di annunci e presentazioni di telemedicina via satellite. L’Italia sarà a capo di un nuovo progetto europeo per la sorveglianza del Mediterraneo via satellite, perchè “vogliamo diventare leader mondiali nelle applicazioni radar per l’osservazione della terra”, auspica a Panorama.it, Carolina Matarazzi, vice presidente dell’Agenzia spaziale italiana. Matarazzi conferma che nel 2010 avverrà il lancio del quarto satellite di Cosmo SkyMed, il primo sistema duale, civile e militare, di satelliti radar di osservazione terrestre promosso dall’Agenzia spaziale italiana e dal ministero della Difesa. Avrà una velocità di immagazzinare i dati a 1,2 giga byte e porterà la produzione di immagini quotidiane, oggi pari a 450 per ogni satellite già in orbita, a quasi 2 mila. Secondo il programma, tra cinque anni è prevista la seconda generazione di satelliti, la terza generazione tra dieci anni.
E curiosando tra gli stand della manifestazione, Panorama.it ha potuto anche assistere all’arrivo di un’ambulanza che lavora con sofisticati sistemi satellitari a bordo. Il sistema si chiama “Telesal” ed è un progetto congiunto di Asi, ministero della Salute, università e pmi italiane, costato 15 milioni di euro. In pratica, la centrale di gestione delle emergenze, in costante collegamento con il sistema di navigazione integrato, effettua un monitoraggio costante del veicolo e delle operazioni svolte a bordo. Sfruttando la connessione satellitare ad internet vengono allertate le strutture ospedaliere secondo il codice di gravità assegnato al paziente e viene effettuato un teleconsulto mediante elettrocardiogramma, i parametri vitali ed esami emato-clinici. Lo stand della Space Engineering, società romana di consulenza nel settore dello spazio e delle telecomunicazioni, è stato trasformato in una base dove sono confluiti i dati raccolti sul mezzo mobile ed è stato fornito l’apporto medico.
Il satellite europeo Goce
Dopo un ulteriore rinvio, avvenuto a sette secondi dalla conclusione delle operazioni di lancio, è partito oggi alle 15,21 il lancio del Goce, il satellite europeo destinato a misurare il campo gravitazionale della Terra, dopo una nottata passata a capire le cause del problema tecnico. Quello di ieri non è il primo rinvio: inizialmente previsto per fine maggio 2008, il lancio era stato rinviato al 10 settembre 2008, quindi in ottobre e poi ancora al febbraio scorso, sempre per problemi del lanciatore. Rinvii che hanno tenuto in naftalina quello che è stato definito il “Ferrari dei satelliti”, termine che trae origine non tanto dal colore, come è stato scritto impropriamente, (di rosso ha soltanto una piccola parte sulla sua estremità), ma dal fatto che sia “un vero e proprio fuoriserie del settore, un satellite senza precedenti nella misura nel campo gravitazionale e con una strumentazione di bordo sofisticatissima, tra cui un gradiometro di estrema precisione che trova impiego per la prima volta nello spazio”, come riferiscono fonti dell’Ansa a Panorama.it.
Il Goce (acronimo inglese di Gravity field and steady state ocean circulation explorer) è il primo satellite ad essere sviluppato come parte del programma dell’Esa Living Planet, ed è destinato alla realizzazione della prima mappa mondiale ad alta risoluzione del campo gravitazionale terrestre, la cui forma irregolare nasce da misure cruciali sia per il clima che per conoscere i processi interni alla crosta terrestre e collegati alla comparsa di terremoti e vulcani. Pesa 1.100 chili, è lungo 5 metri e ha una sezione di un metro. E’ costato 350 milioni di euro e alla sua realizzazione hanno collaborato 45 aziende europee sotto la guida della Thales Alenia Space (Thales-Finmeccanica).
Osserverà la terra dalla distanza ravvicinata di 250 chilometri (gli altri satelliti si trovano a oltre 400 chilometri) con l’obiettivo di realizzare la prima mappa ad altissima risoluzione del campo gravitazionale terrestre. O più correttamente, dei campi gravitazionali, al plurale. Perché la forza di gravità generata dal campo gravitazionale terrestre non è la stessa in tutti i punti della superficie del nostro pianeta. Infatti, se la Terra fosse una sfera perfetta, il peso di un corpo sarebbe lo stesso in qualsiasi punto della superficie terrestre. In realtà non è così: spostandosi lungo un parallelo, il nostro peso ha piccole variazioni, in dipendenza dalla quota sul livello del mare, dalla presenza o meno di caverne sotto i nostri piedi, di bacini idrici sommersi, dal fatto che ci troviamo sulla terraferma o sugli oceani e così via. Ecco perché una misura accurata del campo gravitazionale terrestre, come quella che fornirà Goce, servirà a capire meglio la circolazione oceanica, un fattore determinante per il clima terrestre.
”Sono stati fatti tutti i controlli e c’è luce verde al lancio”, ha detto poco fa il portavoce dell’Esa, Franco Bonacina. Per seguire in diretta le fasi successive al lancio del satellite si può andare sul sito dell’Esa.
Un video dell’Esa (in inglese) presenta il Goce
Installazione Vsat per il progetto Imagine in Kenya
Da alcune settimane Kelly Moran parla con i suoi amici in un villaggio del Kenya attraverso una chat. Scrivere messaggi a migliaia di chilometri di distanza è ormai un’abitudine per i giovani dei paesi più sviluppati. Ma nello Stato africano la connessione non c’era fino a pochi mesi fa: mancavano le infrastrutture di rete. È stata Kelly Moran con il team dell’università del Michigan a progettare un sistema che, utilizzando un satellite Intelsat, permette di navigare sul web. Rivoluzionando la vita di una comunità locale che ora può accedere a informazioni sulle cure mediche e sull’agricoltura. Ma andiamo con ordine.
L’università del Michigan è un centro di ricerca all’avanguardia negli studi sulle tecnologie per lo spazio: l’obiettivo del corso di “Business management of space systems” è stato quello di sviluppare una soluzione per consentire la connessione a internet nelle aree isolate. Come l’Africa, dove il 5 per cento della popolazione naviga sul web (ma quasi una persona su tre usa un telefonino). Nome in codice del progetto: Imagine. Il team, finanziato da una donazione di Google, ha assemblato installazioni Vsat alimentate da energia solare in grado di collegarsi con i satelliti: per adesso usano Intelsat. La messa in opera ha richiesto dieci giorni. Ma il programma è più ambizioso: lanciare un due satelliti per la copertura dell’area. Adesso in Kenya gli abitanti del villaggio hanno un indirizzo di posta elettronica e alcuni hanno provato Facebook.
Lo sviluppo del progetto Imagine per l’Africa raccontato dal team della Michigan University (in inglese)
Un satellite in orbita
Costruire un sistema di satelliti e telecomunicazioni efficace non solo per fini militari, ma soprattutto per lo sviluppo internazionale degli Stati e della cooperazione tra questi e altri settori della società. E’ l’impegno che Israele e Italia vogliono realizzare entro breve tempo, un’idea che nasce dalla quarta edizione del “Ilan Ramon annual international space conference”, l’incontro che si è appena concluso a Tel Aviv a cui Panorama.it ha preso parte insieme alla delegazione italiana organizzata da Paolo Dalla Chiara, presidente di Sat Expò Europe, convinto che “in Israele ci siano grandi potenzialità in questo settore, ma bisogna capire cosa fare. La missione in questa terra è stata molto utile per prendere i giusti contatti con le aziende locali e con l’Agenzia spaziale israeliana, ora deve partire una fase di sviluppo progettuale. L’importanza strategica di questa missione è legata al fatto che è stata preceduta da un’analoga missione istituzionale del commissario dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) in Israele”.
Il settore spaziale cresce del 7 per cento all’anno e lo spazio e le applicazioni devono diventare il punto focale della politica europea. Israele è uno dei sette paesi al mondo che investono maggiormente in tecnologie satellitari, avendo lanciato fino ad ora 12 satelliti e puntando alla realizzazione di un telescopio esplorativo e di un programma di satelliti non militari, ma di osservazione dei cambiamenti climatici e per il sostegno dell’agricoltura. L’industria israeliana chiede però sostegno all’Italia sia dal punto di vista tecnico sia per l’implementazione di progetti internazionali. Va in questa direzione la presenza a Tel Aviv di Thales Alenia Space, partecipata da Thales e Finmeccanica, del Cira, il centro italiano delle ricerche aerospaziali e della Space Engineering spa, azienda romana specializzata in telecomunicazioni, navigazione satellitare e monitoraggio ambientale.
“Il fatto che il sistema Italia fosse presente nella sua interezza all’interno della conferenza internazionale Ilan Ramon, consentirà alle varie componenti della ricerca e dell’industria di presentare l’offerta tecnologica italiana in questo settore – sostiene a Panorama.it Luigi Mattiolo, ambasciatore italiano a Tel Aviv - Sono certo che questo servirà da stimolo a future importanti partnership nello sviluppo delle tecnologie dello spazio”. Mattiolo aggiunge che “l’Italia costituisce l’ideale partner di Israele per i programmi futuri di sviluppo dei satelliti di telecomunicazione. Non a caso, durante la visita in Israele del commissario dell’Asi si sono tenuti incontri su progetti e prospettive sia con le più alte autorità israeliane del ministero della Ricerca Scientifica e del ministero dell’Industria”.
Durante il congresso, dedicato all’astronauta israeliano Ilan Ramon, vittima insieme ai suoi sei compagni di viaggio dell’esplosione dello Shuttle Columbia il 1 febbraio 2003, sono stati particolarmente apprezzati gli interventi della delegazione italiana che hanno posto l’accento sui programmi futuri e sugli investimenti da fare per uno sviluppo sempre maggiore del settore satellitare. In particolare, Piero Benvenuti, vice commissario dell’Asi, ha ricordato come “l’Italia sia stata tra i fondatori dell’Agenzia spaziale europea e il terzo paese al mondo, dopo Urss e Stati Uniti, a lanciare nel 1964 un satellite artificiale nello spazio. L’Italia ha sempre difeso gli obiettivi europei e si è distinta fra le nazioni che hanno giocato un ruolo importante nell’approvazione dei grandi programmi dell’Esa”. Le cifre, del resto, parlano chiaro: 1,2 miliardi di euro di investimenti per i prossimi tre anni da parte dell’Italia, pari al 60 per cento del budget complessivo dell’Asi. Anche se, è un dato di fatto, siamo fuori dal colossale business dei satelliti geostazionari, un mercato che cresce in modo esponenziale, che già presenta un giro d’affari di 8,5 miliardi di dollari e che interessa oltre 75 milioni di consumatori. Se si scruta il cielo, infatti, la bandiera tricolore è scomparsa: delle 34 compagnie private che gestiscono 261 satelliti commerciali, nemmeno una è a capitale italiano.
“E’ necessario incentivare lo sviluppo di aziende vocate ad utilizzi commerciali dei dati raccolti e rendere il settore meno dipendente dall’investimento pubblico, oggi assolutamente preponderante – sottolinea a Panorama.it Marco Airaghi, consigliere del ministro La Russa per le attività aerospaziali – Occorre fare sistema tra tutte le componenti per generare un grande complesso satellitare europeo con l’indispensabile sostegno delle pmi italiane”. Airaghi espone anche il punto di vista della sicurezza e dei satelliti militari, settore dove l’Italia è molto più presente. “Mentre gli Stati Uniti impegnano annualmente 22 miliardi di euro del loro bilancio per la sicurezza, l’Europa ne spende appena 10 – aggiunge – Credo sia strategicamente fondamentale la promozione di un sempre più stretto rapporto tra Asi e Difesa, non certo per militarizzare lo spazio, ma per mettere in comune le reciproche risorse”. Concretizzare la fitta serie di incontri in “progetti concreti di applicazioni integrate per lo sviluppo dei satelliti”, è l’auspicio di Dalla Chiara che da appuntamento a Sat Expò Europe, in programma a Roma dal 19 al 21 marzo, i cui focus saranno, tra gli altri, il sistema di navigazione Galileo, i velivoli UAV, l’osservazione della terra, la ricerca spaziale e le telecomunicazioni integrate.
Il lancio del satellite Ibuki
Il Giappone ha lanciato il primo satellite al mondo che studierà nello spazio i gas responsabili dell’effetto serra. “Ibuki“, questo il nome del vettore che in italiano significa respiro, è costato 159 milioni di dollari e aiuterà gli scienziati a calcolare la densità del diossido di carbonio e del metano derivanti da quasi la metà della superficie terrestre. Costruito dalla Mitsubishi Heavy Industries, nero e arancione, è decollato oggi dal centro spaziale di Tanegashima, una piccola isola del sud dell’arcipelago.
Il satellite orbiterà sulla terra a un’altezza di 666 chilometri, da dove, con due sensori, registrerà dati ogni tre giorni per cinque anni, in un totale di 56 mila punti del globo inclusa l’atmosfera sopra i mari nei paesi in via di sviluppo dove mancano punti di osservazione nonostante il crescente volume di emissioni. Basti pensare alla Cina, che ha poche centrali di rilevazione delle emissioni serra, e tra l’altro di dubbia utilità, ma anche al Brasile, e pure alla deforestazione delle aree tropicali africane che producono moltissimo inquinamento senza che nessuno ne sia messo al corrente.
Dalla Jaxa, l’agenzia spaziale giapponese, informano che la sua funzione è anche quella di capire il movimento nell’atmosfera di questi gas, un punto su cui gli scienziati di tutto il mondo dibattono da qualche anno, ma su cui ancora non si è trovato un accordo. Degli altri sette satelliti inviati nello spazio insieme all’Ibuki, sei sono stati progettati da privati o da centri universitari, mentre il settimo è un congegno sperimentale fabbricato dall’agenzia aerospaziale per studiare nuove funzioni di comunicazione.
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