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E le scimmie impararono a camminare su due zampe


Non sono stati gli ominidi a raggiungere per primi la posizione eretta: secondo uno studio pubblicato da Science le scimmie nelle foreste hanno imparato ad alzarsi su due zampe e aiutandosi con le mani allo scopo di potersi appoggiare sui rami corti e flessibili degli alberi. Introducendo così un comportamento vincente nella selezione naturale: le braccia restano libere per nutrirsi. Secondo la teoria oggi più diffusa le scimmie hanno prima abbandonato gli alberi per popolare la savana e poi hanno imparato a camminare con i pugni a terra: lo spostamento su due gambe inizierebbe con gli ominidi. Per i tre studiosi inglesi che hanno condotto le ricerche pubblicate da Science, invece, “sono state le scimmie ad innovare, e gli ominidi ad avere un comportamento conservativo”.

Per dimostrare la nuova ipotesi sull’origine della statura eretta, i ricercatori hanno analizzato per un anno gli orangotango selvaggi di Sumatra, osservando tre diversi tipi di comportamento: i movimenti a quattro zampe avvengono in presenza di supporti larghi e solidi (come un grosso ramo), la sospensione verticale è invece legata a sostegni di medie dimensioni. La postura su due zampe, infine, è fortemente associata con movimenti su basi multiple e flessibili: come piccoli rami degli alberi o corde. Gli ominidi, che popolavano le foreste tra i 2 e i 3 milioni di anni fa, avrebbero conservato l’abilità delle scimmie di camminare su due gambe. Gli spostamenti con i pugni per terra, invece, sarebbero iniziati allo scopo di passare da un albero all’altro nella foresta.

Il nuovo numero di Science, raccontato dalla redazione: ascolta l’intervista Ascolta l’intervista (in inglese) a uno dei ricercatori che hanno studiato gli orangotango selvaggi di Sumatra. Qui (in pdf) la trascrizione del podcast.

Il genoma del macaco è una mappa del tesoro. Scientifico


Dopo il genoma umano (mappato nel 2000) quello dello scimpanzé (nel 2005) ecco il genoma del macaco rhesus, un patrimonio di preziose conoscenze genetiche decodificato da un consorzio internazionale di scienziati (il Rhesus macaque genome sequence and analysis consortium): un evento così importante che la rivista Science vi dedica l’ultima copertina.
Importante per diversi motivi: il macaco rhesus è un modello animale ampiamente utilizzato nei test per il vaccino dell’Hiv, il virus che causa l’Aids, e negli studi su altre malattie infettive; l’analisi del suo Dna permetterà inoltre passi avanti in neuroscienze, biologia del comportamento, fisiologia della riproduzione, endocrinologia.
Il Dna mappato proviene da un esemplare femmina del Centro di ricerca sui primati di San Antonio (Texas). Le sue sequenze genetiche getteranno luce anche sui meccanismi dell’evoluzione che hanno differenziato il cammino umano da quello degli altri primati. I geni di esseri umani e scimpazé iniziarono a differenziari sei milioni di anni fa, quelli fra umani e rhesus molto prima, 25 milioni di anni fa: un arco di tempo esteso in cui poterono accumularsi cambiamenti genetici.

Dai primi risultati (su circa 200 geni), per esempio, gli scienziati hanno rilevato modificazioni significative in un gene per la produzione di cheratina (proteina legata alla formazione del pelo) e in geni implicati nel sistema immunitario.

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