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Morte in culla, nuovi indizi per capirne le cause

Chirurghi al lavoro

Nei Paesi industrializzati è la prima causa di decesso per i bambini fino a un anno di età: la sindrome di morte improvvisa del lattante (Sids). Da tempo gli scienziati ipotizzano che un fattore di rischio genetico siano le alterazioni di una neurotrasmettitore, la serotonina. Ma cosa può influenzare queste variazioni tanto da essere letali? Un team di ricercatori del laboratorio Embl di Monterotondo ha osservato su topi geneticamente modificati che l’iperespressione del recettore Htrla (in grado di regolare il rilascio della serotonina da parte dei neuroni) determina un controllo difettoso del sistema cardiaco, della termoregolazione e della respirazione: per esempio, a basse temperature gli animali non sono stati capaci di produrre calore attraverso il tessuto adiposo bruno.”L’alterazione del sistema della serotonina nel cervello ha avuto come conseguenza la morte delle cavie, dal 50% fino al 70% con il passare dei giorni” dice a Panorama.it Enrica Audero dell’Embl. E i loro sintomi sono simili a quelli dei casi di sids. Lo studio è stato pubblicato su Science.

Ma la lista di indiziati per la “morte in culla” è lunga. Osserva Raffaele Piumelli dell’ospedale Meyer di Firenze: “Esiste un rischio legato a tre fattori. Una vulnerabilità biologica, probabilmente di origine genetica. L’attraversamento di una particolare fase dalla vita, soprattutto nel secondo e nel quarto mese. E, inoltre, situazioni scatenanti: dal fumo all’abitudine di far dormire i bambini a pancia sotto”. L’Accademia americana di pediatria consiglia di far riposare i bambini con la schiena rivolta verso il letto (”Back to bed”, è lo slogan in inglese): una campagna che negli Usa è riuscita a ridurre il tasso di mortalità dei neonati. Ma è stata criticata anche la condivisione di letti tra genitori e neonati (bedsharing). A breve saranno pubblicate in Italia le raccomandazioni sulle misure preventive da seguire per prevenire il rischio di sids. “La ricerca genetica non ha ricadute immediate” osserva Piumelli “ma rappresenta un passo verso la comprensione del sistema nervoso centrale”.

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