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(Credits: Ikarus)
Nonostante sia sul mercato da 25 anni, il marchio Ikarus non è molto popolare in Italia. Per la società austriaca, attiva dal 1986 nel mercato dei software antivirus, l’occasione buona per fare breccia anche da queste parti potrebbe essere il lancio della versione 2.0 di virus.utilities, una delle soluzioni di punta del suo catalogo, da oggi ufficialmente disponibile nel nostro Paese. Continua

La piattaforma Deepwater Horizon (Credit: Epa)
Così è successo di nuovo. Bp aveva appena finito la contabilità dei danni causati dalla catastrofe dell’esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, stimati in circa 8 miliardi di dollari (6,2 miliardi di euro) che subito è giunta dal Golfo del Messico la notizia di un nuovo grave incidente su una piattaforma situata di fronte alla costa della Louisiana.
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La differenza fondamentale che si nota osservando le applicazioni dei media stranieri su iPad e quelli italiani è la forma: Time offre un vero e proprio store delle uscite; il Guardian si concentra sulle foto-notizie in accordo con Canon; il New York Times seleziona i contenuti e offre una impaginazione mirata; BBC News include la live radio e un accesso molto semplice alle ultime notizie; Wired - com’era prevedibile - offre la fantascienza sfruttando tutte le potenzialità del mezzo.
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Da due mesi sono (felice) papà di un maschietto dallo sguardo vispo che ha letteralmente sconvolto la mia vita. Ebbene sì, sono anch’io uno di quegli insospettabili che oggi parla di pannolini, biberon, poppate, creme all’ossido di zinco e coliche, con la stessa confidenza con cui un tempo discuteva di calcio e motori.
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Simon Aldous ha detto quello che pensano un po’ tutti: la grafica di Windows 7 si ispira a quella dei Mac.
Bene, dunque perché si parla di lui? Semplice, perché Simon Aldous è Partner Group Manager di Microsoft. Non proprio quella che definiremmo una figura super partes.
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Si chiama iPhone Application Graveyard ed è una lista dei programmi per iPhone e iPod touch esclusi da Apple dal suo sistema di distribuzione via iTunes, l’AppStore. L’iniziativa è a opera di Peter Hosey, sviluppatore che ha lavorato su progetti come il sistema di avvisi Growl e il client di instant messaging Adium X ed espande una lista simile ma limitata solo ai giochi.
Il risultato è un quadro complessivo su tutti i programmi rimossi o mai approvati da Apple per vari motivi: perché sgraditi alle compagnie telefoniche (come NetShare), lesivi del copyright di terzi (come Tris, clone non autorizzato di Tetris), semplicemente di dubbio gusto (pensiamo a Slasher, che simula un accoltellamento) o perché (come nei casi Podcaster o MailWrangler) arbitrariamente tacciati di duplicare le funzioni di software forniti di sistema. Al momento si contano undici programmi di cui nell’Application Graveyard vengono fornite informazioni quali nome, sviluppatore, data di rilascio e di “uccisione”, motivazioni ufficiali per la rimozione, stato sull’AppStore e eventuale disponibilità su canali alternativi.
La lista curata da Hosey evidenzia come l’esclusione dall’AppStore sia insindacabile e Apple abbia un potere enorme e decisivo sulla vita di un progetto software per iPhone. Gli sviluppatori possono rivolgersi ai citati canali indipendenti ma le prospettive di diffusione e di guadagno siano infinitesimali rispetto all’ambito mercato messo in piedi -e sinora gestito in maniera monopolistica- dall’azienda di Cupertino.
Una schermata di Firefox 3 in versione Beta
“Gli standard aperti sono una scelta di business intelligente”. Lo ha dichiarato il commissario europeo alla concorrenza Neelie Kroes alla conferenza organizzata da Open Forum Europe tenutasi a Bruxelles martedì 10 giugno. Kroes non è mai stata tenera nei confronti di Microsoft e anche se in questa occasione non l’ha nominata esplicitamente, il suo invito a evitare gli standard proprietari è suonato come un’ulteriore reprimenda per i comportamenti anticoncorrenziali dell’azienda di Gates (da lei multata già due volte). Kroes ha sottolineato i rischi correlati all’uso di un solo fornitore di software per i governi e per le imprese, lodando esempi positivi di uso di standard aperti: il comune di Monaco di Baviera, il ministero degli Esteri tedesco e la Gendarmerie francese.
Musica per le orecchie di tutti gli amanti dell’Open source, che in questi giorni sono impegnati nel conto alla rovescia in attesa dell’uscita di Firefox 3, ultima versione del browser gratuito di Mozilla annunciata per il 17 giugno. Tra le promesse della versione 3, ci sono molte nuove funzioni, tra cui la possibilità di aggiungere i siti ai preferiti in un solo clic, una barra degli indirizzi intelligente, che completa gli indirizzi digitati basandosi sulle scelte fatte in precedenza, maggiore protezione dal phishing e dai malware, controllo ortografico integrato. E poi ovviamente la caratteristica saliente del programma: la possibilità di personalizzarlo in ogni dettaglio con oltre 5.000 add-on.
Non vedete l’ora di scaricarlo? Perché non farlo tutti insieme lo stesso giorno, permettendo così a Firefox di entrare nel Guinnes dei primati come il software più scaricato in 24 ore?Andando sul sito Spreadfirefox potete impegnarvi a scaricare il programma nel Download Day, che coinciderà con il giorno del lancio, il 17 giugno. Lo hanno già fatto oltre 1 milione di utenti, che verranno avvertiti via e-mail dell’approssimarsi della data e così potranno contribuire alla realizzazione del record. Firefox conta oltre 175 milioni di utenti, è disponibile in 45 lingue e viene usato in 230 Paesi.
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I costruttori della torre di Babele avrebbero presto ovviato, oggi, alla punizione divina. Tante lingue diverse e impossibilità di comunicazione? No problem, sarebbero bastati un pc o un pda e Babylon 7.
Babylon, infatti, compagnia israeliana nata in internet, lancia l’ultima versione del suo software di traduzione, e comunicare diventa molto più semplice, pure tra un giapponese e un cipriota, tra un tedesco e un persiano, offrendo traduzioni in più di 75 lingue con un solo clic.
La sua caratteristica principale? La semplicità. Il software riconosce da solo la lingua usata abitualmente dall’utente e in cui tradurre. Basta soffermare il mouse sulle applicazione del desktop (Excel, Word, PowerPoint, E-mail, Internet Browser, Instant Messenger…) per avere accesso immediato a dizionari ed enciclopedie. On line, direttamente, con un pop-up che si apre con le informazioni, o anche off line, dopo aver scaricato i dizionari. I risultati sono estrapolati da 1300 fonti. Babylon include nel suo sapere anche 33 dizionari professionali in 17 lingue.
“Da oggi - dice Domenico Barella, country manager di Babylon per l’Italia - con la possibilità di avere a disposizione il software oltre che sul proprio computer anche in altre piattaforme come il pda, telefoni cellulari e dizionari elettronici, capire e parlare le lingue è più facile che mai”. Infatti Babylon Mobile è la versione progettata per dispositivi con sistema operativo Windows Mobile.
Un’altra funzione aggiuntiva della versione 7 è il controllo ortografico per le applicazioni basate sul web, da Hotmail a Gmail e blog, disponendo quindi di consigli sull’ortografia insieme alla traduzione e alle voci di dizionario. “Abbiamo sviluppato una funzionalità per il controllo ortografico sui testi scritti in mail, blog, form internet e altre applicazioni web per aiutare i nostri utenti non solo a comprendere ciò che leggono, ma anche a migliore la propria scrittura in tutte le lingue” afferma Tlalit Prescher, VP marketing and online sales di Babylon.
E oltre all’accesso immediato a Wikipedia, Babylon 7 offre una fonte in più, LingoZ, community linguistica on line promossa da Babylon, che può essere arricchita dagli stessi utenti.
Prezzo della versione 7, perenne (e non annuale): 59 euro più iva, acquistabile sul sito Babylon o presso i grandi distributori. Da segnalare che il software è disponibile solo per Microsoft e che, come ogni traduttore elettronico, la precisione di traduzione è approssimativa, per questo i dizionari elettronici aiutano a selezionare le trasposizioni più adatte.
Analizzando i risultati di una serie di autopsie, uno studio pubblicato sul Jama (Journal of American Medical Association) nel 2003 rivelava che i dottori avevano sbagliato la diagnosi dei pazienti poi deceduti in una percentuale che oscillava tra l’8 e il 24 per cento delle volte. Per cercare di porre rimedio ai tanti errori, uno studio pubblicato sul British Medical Journal nel 2006 sosteneva che sempre più medici cercano in internet la soluzione ai propri dubbi: in pratica usando Google come sostegno online alle proprie diagnosi.
Oggi esiste uno strumento che è in grado di affinare la ricerca e può essere davvero d’aiuto a dottori e chirurghi, supportandoli quando hanno vuoti di memoria. La possibilità che un medico possa dimenticare parte di ciò che ha studiato proprio mentre sta visitando noi certo non è un pensiero piacevole, ma è tranquillizzante sapere che c’è Isabel ad aiutarlo. Viene definito un “decision support system”, perché aiuta i dottori a prendere la decisione, sperabilmente giusta, ed è già in uso in via sperimentale in 18 ospedali americani e in molte strutture inglesi. Dove ha dimostrato (ecco i risultati di una ricerca del 2006 in file pdf) di poter essere di notevole aiuto.
Creata nella sua prima versione nel 1999 in Inghilterra, Isabel è sostanzialmente un database, accessibile dal sito, in cui si inseriscono alcuni dati anagrafici del paziente, i sintomi che presenta e si ottiene una lista di possibili disturbi, suddivisi per categoria. Al passo con la complessa realtà politica che stiamo vivendo, il sistema è in grado di suggerire non solo quali farmaci potrebbero essere la causa dei sintomi riportati, ma anche se ci si trova di fronte agli effetti di sostanze, agenti chimici o biotossine che possono far pensare a un caso di bioterrorismo.

Lo hanno fatto i ricercatori della Tufts University School of medicine, che hanno pubblicato i risultati del loro studio sul numero di settembre di Lancet Infectious Diseases. Un errore nel software che è alla base di World of warcraft, uno dei più popolari giochi online, ha infatti fornito lo scenario perfetto per una simulazione del propagarsi di un’epidemia. Come racconta il Times, nel settembre del 2005 quello che era stato studiato per essere un piccolo ostacolo sulla via di un ristretto gruppo di giocatori è sfuggito di mano ai programmatori e si è trasformato nel virus del sangue corrotto: un’epidemia che interessava potenzialmente tutti gli oltre 6 milioni di personaggi.
Così è stato possibile vedere con che velocità il virus si propagava e come si comportavano i personaggi del videogioco, dietro ai quali, è bene non dimenticarlo, ci sono persone reali, che manifestano reazioni umane. Insomma, laddove i modelli matematici, seppure utilissimi, si fermano, i mondi virtuali, sia pure per errore, possono fornire dati molto reali e utili alla ricerca.
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