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Eolico, un jolly contro l’inquinamento in Cina. E nel mondo

(Nella fotografia, pale eoliche. Credits: the russians are here)

Cosa soddisferà la sete di energia della Cina? È una domanda che riguarda l’intero pianeta. Carbone, energia idroelettrica e solare sono in poll position per sfamare le industrie e le città in rapida espansione.
Ma c’è una carta jolly, inattesa, che Pechino può ancora giocare: entro venti anni l’eolico sarebbe in grado di sostenere l’economia dell’intera nazione, se il governo fosse disposto ad allentare i cordoni dei finanziamenti in tempo utile. Il costo dell’energia generata dalle pale rotanti è accessibile: circa 6-8 centesimi per chilowattora.
Da soluzione di nicchia diventerebbe una tecnologia di massa. Secondo i ricercatori di Harvard e della Tsinghua, gli impianti andrebbero costruiti nel nord e nell’ovest, un’area poco popolata dove sarebbe minimizzato l’impatto ambientale.
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Sole e vento sostituiranno la bolletta grazie ai GAS

Impianto fotovoltaico

Qualche giorno fa l’assessore veneto all’Ambiente Federico Sboarina ha presentato lo studio commissionato ad AGSM che porterà a installare allo stadio Bentegodi di Verona il più grande impianto fotovoltaico d’Italia, in grado di generare 935 mila kWh all’anno.

I pannelli solari collegati alla griglia elettrica (in grado cioè di rivendere l’elettricità prodotta al gestore della rete) sono la tecnologia energetica che sta crescendo più rapidamente nel mondo, con aumenti del 50 per cento nel 2006 e nel 2007 secondo i dati raccolti nel Renewables 2007 Global Status Report della società REN21 (qui il file pdf). L’accesso all’energia solare non è più, però, solo appannaggio delle grandi aziende e compagnie elettriche: grazie alla sempre più rapida evoluzione delle tecnologie (spinta dall’aumento del prezzo dei carburanti fossili e dalle esigenze ambientali del pianeta) e all’introduzione nella finanziaria 2007 del nuovo Conto Energia, oggi installare un pannello fotovoltaico è diventato un investimento in grado di ripagarsi interamente in pochi anni, permettendo addirittura di rivendere l’energia in eccesso alla compagnia elettrica.

In Italia le regioni che hanno maggiormente introdotto il fotovoltaico anche a livello privato sono quelle del Nord, come la Lombardia e il Veneto. Per molti versi, però, lo sfruttamento dell’energia solare è un’opportunità ancora maggiore per le soleggiate regioni del Sud, tra cui la Sardegna, dove la serie di incontri organizzati in collaborazione con Legambiente presso la Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Sassari, sta ottenendo un grandissimo successo di pubblico interessato a conoscere le opportunità offerte dai GAS, i Gruppi d’Acquisto per il Solare.

“La spesa per l’impianto di una casa di medie dimensioni si aggira intorno ai 20.000 euro - spiega Massimo Fresi, responsabile politiche energetiche di Legambiente Sardegna – e può essere recuperata in circa 8 anni se l’investimento è liquido o in 11 anni se finanziato da un prestito bancario. Attraverso gli incentivi offerti dal Conto Energia si possono ottenere risultati economici incredibili e sicuri”. Le difficoltà maggiori riguardano la scelta di un fornitore e le problematiche legate agli adempimenti legali, edilizi e naturalistici. “Per questo il GAS è fondamentale – prosegue Fresi. Più persone insieme sono in grado di trovare i fornitori migliori per l’installazione e la manutenzione, oltre che ottenere condizioni economiche più favorevoli dalle banche e risolvere più facilmente le questioni burocratiche”.

Il primo GAS in Sardegna è nato grazie a un’iniziativa del sindaco di Loceri, Carlo Balloi, che ha coinvolto oltre mille famiglie. In seguito sono nate altre iniziative simili anche in provincia di Sassari e ad Alghero, dove, appunto, la facoltà d’Architettura guidata dal professor Cecchini ha più volte riempito l’aula magna con persone interessate a saperne di più.

I pannelli solari di nuova generazione per le abitazioni sfruttano la capacità del silicio di trasformare l’energia solare in energia elettrica. Le tecnologie più comuni (che variano per prezzo e prestazioni) sono il silicio mono-cristallino, il silicio policristallino e il silicio amorfo, che costa meno e ha un tempo di vita inferiore. In generali i moduli fotovoltaici sono grado di durare anche 50-100 anni ma è presumibile che debbano essere cambiati ogni 25-30 anni per obsolescenza della tecnologia. La parte più piacevole è sicuramente la possibilità di dimenticare interamente la bolletta di luce e gas e persino rivendere l’energia in eccesso all’ENEL.

Dopo l’energia solare, la prossima fonte rinnovabile che potrà farsi strada verso le case degli italiani sarà l’energia eolica. In questo caso il funzionamento del generatore è ancora più semplice: una pala, spinta dal vento, trasforma l’energia cinetica in energia meccanica, che viene usata per generare energia elettrica. I problema legati all’utilizzo del “mini-eolico” sono soprattutto di natura estetica: è difficile ipotizzare l’installazione di troppe pale sui tetti della case o nelle tante aree tutelate dal punto di vista naturale e storico/architettonico. Dopo l’approvazione di una nuova normativa all’inizio del 2008 sono stati stanziati i primi fondi statali: “Bisognerebbe far rientrare la produzione di energia eolica nella produzione agricola, sfruttando campi e terreni con gli stessi incentivi – conclude Fresi, l’idea è di ‘Coltivare il Sole e il Vento con la Terra’”.

Energia e falsi miti: se n’è parlato al Festival di Lecce

Una centrale nucleare

di Antonella Bersani

Si è concluso a Lecce il primo Festival dell’Energia: quasi 10.000 presenze agli incontri, alle mostre, alle iniziative per la scuola e al grande spettacolo con Kitonb Company in piazza Sant’Oronzo. L’appuntamento, anche nelle parole del Sindaco di Lecce, Paolo Perrone, è per il 2009. Tra gli intervenuti, Giuseppe O. Longo, ordinario di teoria dell’informazione all’Università di Trieste, che ha affrontato il tema dei falsi miti dell’energia. Panorama.it lo ha intervistato.
Professor Longo, qual è il primo mito da sfatare?
Che quello dell’energia sia un problema semplice. Non esistono infatti soluzioni miracolistiche. Viceversa questo settore si alimenta di volta in volta di tanti piccoli miti che non affrontano la questione nella sua complessità. La risposta non è il nucleare, non è soltanto l’eolico o il fotovoltaico. L’approccio deve essere globale.
Come attecchiscono i piccoli falsi miti?
L’uomo ha bisogno di credere e di semplificare. Al resto pensano i dati, che però non sono mai del tutto credibili in quanto commissionati, interpretati e diffusi da chi ha interessi in gioco. Quando Meucci inventò il telefono, lavorava libero da qualsiasi condizionamento economico ma oggi nessuno può più permetterselo. Il tornaconto e le lobby sono all’origine di tutti falsi miti in circolazione.
Nucleare: Barbablù o Cavaliere bianco?
Il mito cattivo si è in gran parte alimentato del disastro di Cernobyl, ma oggi anche chi ne sminuisce le conseguenze per riabilitare il nucleare mi sembra partire da una posizione altrettanto preconcetta. Si dice che le nuove tecnologie siano sicure, ma io mi chiedo, esiste una compagnia disposta ad assicurare gli impianti? A quale prezzo? Io non lo farei. E poi una centrale nucleare è un bersaglio perfetto per i terroristi.
Gli esperti assicurano che i costi del nucleare equivalgono a quelli del carbone pulito.
Solo al netto dei costi degli impianti, dell’assicurazione, di smantellamento e di smaltimento delle scorie. Su questo nessuno dibatte, così come sulla disponibilità di uranio, che non è infinita. Il rischio è diventare schiavi dei Paesi che lo possiedono, come oggi con il gas.
Biocarburanti e biomasse.
Lanciati come l’idea del secolo, ma senza considerare le conseguenze di questo tipo di impostazione salvifica: i prezzi dei cereali sono saliti alle stelle e scarseggiano le derrate alimentari.
I costi salgono perché i raccolti sono andati male e perché i Paesi in via di sviluppo hanno fatto crescere la domanda. Non è che anche lei è vittima di un falso mito?
Torniamo al punto di partenza. Come possiamo avere delle risposte veritiere se tutte le informazioni sono filtrate da chi ha interessi economici in gioco? Per avere dati certi occorrerebbero agenzie di valutazione composte da scienziati indipendenti, ma non ci sono. Per questo non credo nemmeno nei protocolli internazionali come quello di Kyoto. Il condizionamento è forte e i tempi cambiano in fretta, cosa ce ne facciamo di un programma ventennale? Spesso sono i piccoli provvedimenti contingenti che condizionano la nostra storia per anni.
Idrogeno, vero o falso?
Già nell’Ottocento Jules Verne profetizzava che il carburante del futuro sarebbe stata l’acqua, da cui si ricava appunto l’idrogeno. Ma per produrlo serve energia. E dove la andiamo a prendere? Eolico, petrolio, biocarburanti?
Nel risparmio energetico ci crede?
Fondamentale per le economie già sviluppate, che consumano per il superfluo. Nei Paesi in via di sviluppo però si consuma per il benessere minimo.
Un mito intellettualmente onesto c’è?
A mio avviso è quello dell’energia solare, perché soggetto a minori condizionamenti economici. Il sole è l’elemento che ci condurrebbe a un rapporto sereno con la natura, non più basato sullo sfruttamento selvaggio delle risorse.
I risultati economici al momento sono scarsi.
Vero, ma il solare non produce squilibri naturali. E si potrebbe lavorare molto su questo a livello culturale. Si può innestare una cultura della ricerca e dell’intelligenza a scapito di quella della forza, vale a dire di chi ha interesse a perpetuare l’esistente.

Mobilità sostenibile, la scommessa dei veicoli solari

Un modello virtuale di Solar Impulse. (credits: Flickr)
La mobilità sostenibile è una grande scommessa inseguita da laboratori di ricerca privati e pubblici. L’Unione europea non si tira indietro e punta su una nuova generazione di aerei “verdi”: il progetto Solar Impulse ha da poco ricevuto il sostegno di Jacques Barrot, vicepresidente della Commissione. Il primo a credere nell’idea di un veicolo alimentato interamente da energia solare è stato l’imprenditore svizzero Betrand Piccard. Il suo non è un nome nuovo: il padre, Jacques, arrivò a più di diecimila metri di profondità con il batiscafo Trieste e il nonno, August, era un progettista di mongolfiere. Le ali dell’aeroplano saranno lunghe complessivamente 61 metri, e internamente ricoperte da celle fotovoltaiche per un’estensione di 200 metri quadrati: una superficie che migliorerà le caratteristiche aerodinamiche, riducendo i consumi. L’autonomia prevista in volo è di 36 ore. E il primo decollo avverrà l’anno prossimo.

Una simulazione di volo con Solar Impulse



Ma anche per le quattro ruote sono attese novità. Come l’Eclectic della francese Venturi, un veicolo a tre posti con un tetto in grado di catturare la luce del sole e ricaricare la batteria: sarà presentato ufficialmente al Salone dell’automobile di Parigi previsto per ottobre. In una giornata serena questa vettura può guadagnare un’autonomia di 7 chilometri. Il prototipo prevede anche una miniventola per sfruttare l’energia eolica. Insomma, un’automobile che fa “il pieno” anche quando è parcheggiata: con il bel tempo, grazie ai raggi solari, oppure nelle giornate nuvolose, ma ventilate, sfruttando la turbina.

Un giro a bordo dell’Eclectic

LEGGI ANCHE: Boeing sperimenta in Spagna il primo aereo a idrogeno

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