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Con meno di 6 ore di sonno la salute rischia grosso

Sonno (Foto: Flickr)

Sonno (Foto: Flickr)

Avviso ai tiratardi che non andrebbero mai a dormire ma il giorno dopo devono comunque alzarsi presto per andare a lavorare: con il sonno non si scherza. Lo ha stabilito una equipe di ricercatori inglesi e italiani, autori di uno studio pubblicato sulla rivista Sleep. Continua

Torna l’ora legale: per non soffrire preparatevi così

Sveglia! (Credit: http://www.flickr.com/photos/alancleaver)

Alle due del mattino di domenica 28 marzo dovremo portare gli orologi di casa un’ora avanti. Il rischio di dimenticarlo è reale, menomale che la maggior parte degli orologi cui faccio riferimento io (computer, videoregistratore, telefonino) ormai si sistemano automaticamente sull’ora legale, quando è il momento. Per quello da polso (rigorosamente non digitale) mi toccherà invece fare lo sforzo anche quest’anno. Ma perché mai dovremmo “prepararci” all’arrivo dell’ora legale?

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Camionisti distratti, colpa delle apnee notturne

Camionisti distratti
Tra i più devastanti incidenti stradali, quelli provocati dai camionisti sembrano avere una causa più specifica della comprensibile stanchezza prodotta dalle innumerevoli ore trascorse al volante. Lo conferma un articolo pubblicato dallo statunitense Journal of Occupational and Environmental Medicine, coordinato da Philip Parks, esperto di medicina del lavoro dell’organizzazione sanitaria Lifespan. Il rischio di incidenti è infatti moltiplicato per sette quando il camionista soffre della sindrome delle apnee ostruttive del sonno, che comporta non solo colpi di sonno ed eccessiva sonnolenza diurna, ma anche deficit psicomotori. A dimostrarlo è uno studio durato 15 mesi, che ha coinvolto 456 tra camionisti e autotrasportatori dipendenti di 50 aziende. La sindrome è risultata riguardare 78 di loro, ovvero il 17 per cento del campione esaminato, che significa una condizione patologica per il singolo lavoratore e soprattutto per la sicurezza pubblica che, solo negli Stati Uniti, affligge approssimativamente tra 2,4 e 3,9 milioni dei 14 milioni di individui che guidano per mestiere. I soggetti colpiti da questo disturbo sono di solito quelli più anziani e più obesi, che presentano inoltre valori della pressione sanguigna mediamente più elevati di quelli dei camionisti in salute. Tuttavia, a dispetto del fatto che le apnee ostruttive del sonno incrementino anche il rischio cardiovascolare e quello del diabete, spesso esse non vengono diagnosticate dai medici di base, e i loro sintomi, come il russamento e la sonnolenza diurna, sono spesso minimizzati dagli stessi pazienti che ne soffrono, camionisti compresi: la maggior parte di quelli presi in considerazione dallo studio, non ha fatto nulla per curarle. Il rimedio suggerito è dunque quello che la sicurezza sulle strade sia meglio garantita attraverso uno screening della patologia che, quanto meno per i camionisti, sia reso indispensabile dalle autorità sanitarie o dalle stesse aziende che li impiegano.

Volete far dormire il bebè? Provate coi Take That

Nanna
Un curioso sondaggio volto a capire a che tipo di musica si affidano i neogenitori per fare addormentare i propri bambini ha dato risultati sorprendenti: sembra che le popolari ninne-nanne siano state ampiamente abbandonate in favore della musica pop, rock, folk e persino heavy metal.

Qualche anno fa una ricerca inglese aveva evidenziato che i neonati del Regno Unito tendevano ad addormentarsi come angioletti alle prime note della sigla di Eastenders, popolarissima soap opera britannica. Il motivo? Semplice, quando le loro mamme erano incinte quella sigla segnava per loro l’inizio di una mezz’oretta di puro relax ed evidentemente la sensazione di rilassamento si trasmetteva al feto e ne rimaneva il “ricordo” anche nel neonato. Oggi una nuova indagine, svolta dal sito inglese “The Baby Website”, aggiunge un tassello importante al mosaico dei sistemi migliori per far addormentare i propri figli. Prima di tutto mette in evidenza che la musica è ancora il mezzo popolare più utilizzato dai genitori per comunicare con i loro bebè prima che imparino a parlare. Più del 90 per cento degli intervistati ha dichiarato, infatti, di far ascoltare musica ai propri bambini e di questi circa un 40 per cento ha dichiarato di ricorrere alla musica come metodo per far addormentare i propri bimbi.
L’aspetto interessante della ricerca è emerso dalle risposte alla domanda su che cosa fosse cantato ai bambini per addormentarli. I due terzi delle mamme intervistate hanno risposto di preferire alle tradizionali ninne-nanne le moderne canzoni della musica pop. In più il 13 per cento delle mamme ha dichiarato di considerare antiquate le ninne-nanne e una su dieci ha addirittura confessato di non conoscerne neanche una.
Ma quali sono le canzoni più cantate ai neonati? Sembra che il primo posto se lo sia aggiudicato Patience dei Take That seguita a ruota da Angels di Robbie Williams. Le mamme hanno spiegato che molte di queste canzoni hanno un’efficacia decisamente maggiore delle vecchie ninne-nanne tanto che oltre la metà di loro le utilizza come metodo per far dormire il proprio bimbo ma anche per calmarlo quando è nervoso e piange.
Pare, inoltre, che 13 bambini su 100 accettino più di buon grado il cambio del pannolino se accompagnato da una bella canzone.

Il video di Patience dei Take That

A scuola un’ora più tardi, meno incidenti stradali per gli studenti

Sveglia più tardi
Mentre gli studenti pensano alle vacanze natalizie, negli Stati Uniti c’è chi si preoccupa della loro salute, in particolare quando viene messa a rischio dagli incidenti stradali mattutini causati dalla necessità di rispettare l’orario d’inizio delle lezioni. Uno studio pubblicato sull’ultimo numero del Journal of Clinical Sleep Medicine, rivista dell’Accademia americana di medicina del sonno, mostra infatti che ritardare di un’ora l’orario d’ingresso fa diminuire sensibilmente le conseguenze spesso gravi della guida spericolata degli adolescenti ritardatari a bordo di auto e ciclomotori, alle quali contribuiscono non poco le ore di sonno insufficienti. Questa conclusione è stata raggiunta attraverso una ricerca condotta nell’arco di due anni in un distretto scolastico comprendente un’intera contea del Kansas, sottoponendo a studenti delle scuole medie e superiori alcuni questionari necessari a valutarne, oltre alla sonnolenza diurna, le abitudini riguardanti tanto il sonno nelle notti che precedevano oppure no una giornata di lezioni, quanto le altre attività svolte durante la veglia. Nell’aprile del 1998 furono dunque valutati 9.996 studenti (il 66 per cento della popolazione scolastica della contea), saliti a 10.656 nello stesso mese dell’anno successivo. Nel primo anno, le lezioni cominciavano alle 7.30 del mattino nelle scuole superiori e alle 8 nelle scuole medie, orari che in entrambi i casi slittarono di un’ora nel 1999. L’analisi del tasso di incidenti ha così rivelato che nei due anni successivi al cambiamento di orario, essi sono diminuiti in media del 16,5 per cento rispetto ai due anni precedenti, ma solo per i ragazzi della contea analizzata; nello stesso periodo, nel resto del Kansas, gli incidenti che hanno coinvolto adolescenti alla guida in direzione delle scuole sono invece aumentati del 7,8 per cento. Spostare in avanti di un’ora la campanella d’inizio delle lezioni ha fatto passare dal 35,7 al 50 per cento il numero di studenti che dormivano almeno otto ore per notte, con evidenti benefici per la loro sicurezza sulle strade. Gli autori dello studio, con in testa Barbara Phillips, direttrice del centro di medicina del sonno dell’Università del Kentucky, sottolineano che questa soluzione contrasta almeno in parte i dannosi effetti delle pressioni sociali e biologiche che spingono gli adolescenti a stare sempre più svegli.

L’ora solare fa bene al cuore

Un sonno perfetto?

Più di un miliardo e mezzo di persone nel mondo sono sottoposte due volte l’anno al cambiamento d’orario che potrebbe, secondo gli autori della ricerca,  “scombussolare i ritmi cronobiologici e influenzare la durata e la qualità del sonno”.  E gli effetti si farebbero sentire per diversi giorni dopo l’avvenuto cambio d’ora. Gli scienziati hanno sempre saputo che la mancanza di sonno fa male al cuore, perché fa impennare la pressione del sangue, alzare i battiti e aumentare la tendenza alla formazione di pericolosi coaguli. Quello che non avevano realizzato è che bastasse una sola ora in più o in meno per vedere già effetti significativi.

Gli epidemiologi svedesi Imre Janszky e Rickard Ljung devono aver avuto invece forti sospetti in tal senso se si sono presi la briga di esaminare i dati di tutti gli attacchi di cuore avvenuti nel corso di vari anni nel loro paese che risultavano in ricovero o, nei casi più infausti, decesso. Hanno così appurato che il numero di attacchi di cuore tipicamente registrato in un lunedì d’autunno era 2140, ma il lunedì successivo al ritorno all’ora solare scendeva a 2038: un calo del 5 per cento.  Per contro in primavera il numero di infarti aumentava nei giorni immediatamente successivi all’inizio dell’ora legale, con un incremento compreso tra il 6 e il 10 per cento.

Se resta vero che la stragrande maggioranza delle persone colpite da infarto deve ricercarne le cause in una predisposizione genetica o in cattive abitudini di vita (dal fumo all’alimentazione, alla mancanza di esercizio fisico), il collegamento con la perdita di una singola ora di sonno può fornire un arma in più per la prevenzione.

Dormire bene si può, se lo permettono i geni e le buone abitudini

Un sonno perfetto?

In Gran Bretagna lo chiamano junk sleep, sonno spazzatura, definizione che riassume la condizione di chi dorme poco e male procurandosi così altri problemi di salute durante la veglia, non ultima la tendenza a ingrassare, e pregiudicando notevolmente il rendimento sul lavoro. E negli Stati Uniti la ricerca sulle patologie del sonno ha fatto un altro passo avanti, con la scoperta delle mutazioni genetiche coinvolte nella cosiddetta insonnia da mantenimento, quella in cui il paziente, che pure riesce ad addormentarsi, va incontro a frequenti risvegli che gli impediscono di riposare davvero. Un gruppo di ricercatori del Southwestern Medical Center dell’Università del Texas, coordinato da Rolf Joho, docente di neuroscienze, illustra in uno studio pubblicato dal Journal of Neuroscience come, ricorrendo a tecniche di ingegneria genetica, essi abbiano creato topi con difetti nei canali ionici Kv3.1 e Kv3.3. Si tratta di molecole la cui apertura e chiusura coordinata consente ai neuroni il trasporto di segnali elettrici e che sono comuni in una parte del cervello chiamata nucleo reticolare talamico, la quale è ritenuta coinvolta nel controllo del sonno a onde lente, quello profondo e ristoratore che si verifica in assenza di sogni. Il confronto con i topi normali ha così permesso di verificare che i topi mutanti entravano in questa fase del sonno, ma solo per brevi periodi prima di risvegliarsi, dormendo appena per il 50 o 60 per cento del tempo che era concesso ai primi. Nella ricerca futura, gli scienziati intendono focalizzare la loro attenzione sulla mutazione del canale Kv3.1, per sviluppare farmaci che gli restituiscano la funzionalità, perché in base a precedenti studi essi ritengono che il canale ionico in questione possa essere il fattore primario per le patologie del sonno, mentre le mutazioni del Kv3.3 sarebbero in grado di colpire la coordinazione muscolare.

Dei disturbi del sonno e delle loro basi genetiche Panorama.it ha discusso con Luigi Ferini Strambi, primario responsabile del Centro di Medicina del sonno dell’ospedale San Raffaele di Milano, e autore insieme a Manuela Maria Campanelli del volume Un sonno perfetto.

Professor Ferini Strambi, le patologie del sonno sono sempre più diffuse?
Sì, sono in aumento. Le patologie serie, quelle che non dovrebbero essere trascurate, arrivano a interessare quasi il 15 per cento degli italiani. In particolare, l’insonnia vera e propria riguarda circa il 10 per cento di loro, mentre con le apnee ostruttive che ostacolano la respirazione durante il sonno devono fare i conti il 2 per cento delle donne e il 4 per cento degli uomini.

Sono patologie che affliggono principalmente soggetti di una certa età?
No, perché tanto i bambini e gli adolescenti quanto gli adulti hanno uno stile di vita che li fa stare sempre più svegli, e in cui rientrano cattive abitudini che non favoriscono certo il sonno, dall’attività fisica in ore serali alla tendenza a stare fino a tardi davanti al computer, una fonte luminosa che inibisce il rilascio della melatonina, l’ormone che favorisce l’addormentamento.

Ci sono fattori genetici coinvolti in questi disturbi?
Certamente, anche in ambito clinico molte volte si riscontrano casi di insonnia da mantenimento che si verificano in assenza di cause specifiche, e comportano un sonno frammentato, caratterizzato da frequenti microrisvegli, con i centri cerebrali della veglia che rimangono iperattivi, un quadro che rimanda a una predisposizione genetica talvolta sufficiente da sola a generare il disturbo.

La ricerca effettuata negli Stati Uniti si muove dunque in una direzione scientificamente proficua.
Non solo negli Stati Uniti. All’Università di Montreal, al tedesco Max Planck Institut, oltre che al San Raffaele di Milano, sono in corso anche studi sulla sindrome della gambe senza riposo, che colpisce all’incirca l’1,5 per cento della popolazione e può essere determinata da un’alterazione genetica che impedisce al soggetto di addormentarsi, perché sente il bisogno di muovere le gambe continuamente.

Sembra che dormire poco e male favorisca i chili di troppo.
E’ vero, ma riduttivo. Dormire male crea più di un problema. Il sonno è il più importante inibitore del cortisolo, ormone il cui eccesso favorisce non solo l’ipertensione e i problemi cardiovascolari, ma anche il rischio di diabete, essendo coinvolto nel metabolismo degli zuccheri. Dormire bene invece vuol dire produrre sufficiente leptina, ormone che blocca lo stimolo all’assunzione di cibo (è il motivo per cui le modelle dormono molto), a scapito della grelina, l’ormone che invece induce l’appetito. Il sonno profondo libera inoltre le citochine, sostanze dalle quali viene a sua volta agevolato e che sono espressione del sistema immunitario: quest’ultimo ne risulta così rafforzato, rendendo il soggetto meno esposto soprattutto alle malattie virali e batteriche.

Quali sviluppi sono in vista per la terapia dell’insonnia?
Principalmente due, ovvero i farmaci che si legano ai recettori della melatonina e quelli che agiscono contro l’orexina, una molecola che ci fa stare svegli agendo come una specie di cocaina endogena, i cui recettori vanno bloccati per favorire il sonno.

Caffè, una tazzina al giorno protegge dall’Alzheimer

Greencolander by Flickr
Ristretto, macchiato o espresso? Bere una tazzina al giorno di caffè non serve soltanto per svegliarsi al mattino, ma aiuta anche il cervello a proteggersi dall’Alzheimer: sembra infatti che rinforzi la barriera emato-encefalica, una sorta di “filtro” per le sostanze estranee dirette verso il sistema nervoso centrale. Il supporto della caffeina diventa utile quando il livello di colesterolo nel sangue è elevato. Una condizione che ha due effetti: indebolisce la capacità della barriera emato-encefalica di difendere il cervello e, probabilmente, è implicata nello sviluppo dell’Alzheimer. La tazzina mattutina, invece, facilita il blocco delle molecole estranee che altrimenti raggiungerebbero l’encefalo. Per comprendere questi meccanismi di protezione i ricercatori dell’Università del Nord Dakota hanno alimentato con una dieta ricca di colesterolo un gruppo di conigli neozelandesi per dodici settimane. Alcuni animali hanno ricevuto quotidianamente tre milligrammi di caffeina, l’equivalente di una singola dose giornaliera per un essere umano: la loro barriera emato-encefalica era più consistente rispetto a quella degli altri conigli.

Non è tanto o non solo la caffeina ad avere effetti sull’uomo, quanto proprio l’idea del “caffè”. Un gruppo di ricercatori dell’inglese Sleep research center hanno osservato che durante il sonno alcune persone hanno conservato tempi di reazione agli stimoli più rapidi dopo aver bevuto una tazzina. Ma si trattava di un effetto placebo: il liquido scuro e aromatico che avevano ingerito prima di addormentarsi era decaffeinato.

Russare aumenta il rischio di malattie cardiovascolari: i consigli per sonni tranquilli

http://flickr.com/photos/icyfrance/177645680/
Russare in modo sonoro è un disturbo da affrontare seriamente, che non va affatto ridotto ai problemi di convivenza che può generare con il partner e i familiari. Lo conferma uno studio pubblicato da Sleep, la rivista dell’ Accademia statunitense di medicina del sonno, condotto da alcuni medici della Semmelweis University di Budapest. I questionari sottoposti a un campione statisticamente significativo di 12.643 soggetti hanno rivelato che il disturbo in questione, rispetto a quanti non ne soffrono, fa lievitare del 40 per cento le probabilità di ipertensione, del 34 per cento quelle di infarto del miocardio e del 67 per cento il rischio di ictus, con conseguente incremento del ricorso alle strutture sanitarie per effettuare visite d’emergenza e ricoveri. Russare in modo più lieve e impercettibile si associa invece a una più accentuata tendenza all’ipertensione solo tra le donne. La patologia, che nei casi gravi sfocia nella sindrome delle apnee ostruttive nel sonno, si può manifestare in modo più accentuato con il passare degli anni, benché tra gli uomini declini superata la soglia dei 70. Tra i molti fattori che la favoriscono, rientrano il sovrappeso, il fumo, l’alcol, la gravidanza e l’uso di farmaci. L’Accademia statunitense ha pertanto realizzato un sito internet nel quale, oltre alle informazioni sui disturbi del sonno e le terapie disponibili, vengono forniti 16 consigli per trascorrere ore notturne realmente tranquille, tra i quali quelli di non rimanere a letto se non ci si è addormentati entro venti minuti, e di stare alla larga dai sonniferi (o quanto meno di impiegarli con cautela).

Se la Playstation ti toglie il sonno

23 marzo 2007[i](Credits: Ap)[/i]
L’allarme arriva dall’organizzazione britannica Sleep Council: giocare ai videogiochi, stare incollati a pc e telefonini ha effetti negativi sulla salute e sul rendimento scolastico. O meglio: da una ricerca condotta dall’ente inglese risulta che un terzo dei ragazzi britannici tra i 12 e i 16 anni dormono solo dalle tre alle sette ore per notte, spesso con la tv accesa e le cuffie nelle orecchie (il 58% ha nella camera da letto telefono, stereo e consolle per i videogiochi).

Gli esperti hanno ribattezzato questa forma di riposo giovanile come “junk sleep”, ovvero sonno spazzatura: le ore notturne, infatti, sono sempre più spesso dedicate alla vita virtuale, invece che ad una corretta attività onirica, che serve a ricaricare il fisico e, soprattutto, il cervello.

Il risultato è che, in molti casi, la stanchezza arriva all’ora della scuola, il rendimento cala e si ha difficoltà di concentrazione: il 40% dei ragazzi intervistati dichiara di sentirsi stanco già durante il giorno. E studi recenti hanno collegato proprio il fenomeno del poco sonno all’aumento dei casi di obesità giovanile: non dormire porta l’organismo a chiedere cibi fortemente calorici, per soddisfare la necessità della carica energetica che manca. Anche se mettere in fila in un rapporto di causa-effetto playstation, insonnia e obesità sembra comunque azzardato.

Il futuro di Facebook

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