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Immagini dell'asteroide Itokawa acquisite dalla sonda Hayabusa (Credit: Jaxa)
Era stata lanciata il 9 maggio 2003 e per sette anni ha viaggiato nello spazio per rientrare nell’atmosfera terrestre il 13 giugno 2010, toccando terra nell’outback australiano. La capsula della sonda giapponese Hayabusa, che ha percorso sei miliardi di chilometri nello spazio, era stata lanciata dall’agenzia spaziale spaziale nipponica Jaxa allo scopo di analizzare l’asteroide Itokawa, a 300 milioni di chilometri dalla Terra. Continua

SpaceShip II sopra Mojave (Foto Ansa/EPA/Mark Greenberg / Virgin Galactic)
La Virgin Galactic ha collaudato nel cielo della California il suo veicolo spaziale “SpaceShipTwo” che mira a trasportare turisti in orbita a partire dal 2011. Continua

Astronauta in orbita (Credit: NASA/nasaimages.org)
La gara è tra Virgin Galactic e Space Adventures. La prima, guidata dal magnate Richard Branson, è la compagnia che promette di farci diventare tutti turisti spaziali. Certo, nulla è in realtà ancora davvero pronto. E quando lo sarà, solo chi ha somme a molteplici zeri depositate sul conto in banca potrà davvero permettersi il lusso di usufruire dei servizi che Branson promette di fornire. Ma dovrà trattarsi di qualcosa di molto simile a una compagnia aerea di linea, solo che la destinazione dei suoi viaggi sarà l’orbita terrestre.
Continua
Herschel e Planck
Dopo diversi ritardi è finalmente giunto il momento di Herschel e Planck, i due telescopi spaziali più avanzati mai mandati nello spazio dall’ESA, l’Ente Spaziale Europeo. Il lancio avverrà oggi dallo Spazioporto Europeo situato nella Guiana Francese, a bordo di un razzo classe Ariane 5 ECA, culminando così il programma di esplorazione spaziale avviato nel lontano 1985.
I due osservatori spaziali si divideranno poco dopo il lancio e proseguiranno indipendentemente verso il punto Lagrangiano L2 del sistema Sole-Terra (a 1,5 milioni di km dal nostro pianeta nella direzione opposta al Sole), dove potranno effettuare le proprie osservazioni in un ambiente stabile e lontano dalle radiazioni emanate dalla Terra, dal Sole e dalla Luna.
Herschel, così nominato in onore dell’astronomo Sir Frederick William Herschel (1738-1822), è un telescopio spaziale a raggi infrarossi realizzato per osservare gli oggetti più freddi dell’universo, scrutando nella zona più remota dello spettro infrarosso (anche a frequenze submillimetriche), attraverso uno specchio di 3,5 metri di diametro e una serie di rilevatori
raffreddati a temperature vicine allo zero assoluto (-273,15 gradi Celsius) da 2000 litri di elio liquido.
Planck, anch’esso nominato in onore di un celebre scienziato, il fisico premio Nobel Karl Ernst Ludwig Marx (detto Max) Planck (1858-1947), che ha inaugurato la teoria dei quanti e ha formulato diverse teorie sull’elettromagnetismo, avrà come missione di tracciare una nuova mappa dell’universo, almeno 15 volte più accurata del modello attuale, rilevando la radiazione di fondo, che non è altro che ciò che rimane della prima luce emessa nello spazio circa 380 milioni dopo il Big Bang, quando la densità dell’universo era diminuita abbastanza da permettere alla luce di separarsi dalla materia.
L’Italia ha avuto un ruolo primario in entrambe le missioni: la società Thales Alenia Space di Torino ha costruito i moduli di servizio di Herschel mentre l’Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica di Bologna ha guidato i consorzio che ha realizzato lo strumento a bassa frequenza (LFI) di Planck, con il supporto della NASA. Chi volesse seguire il lancio in diretta potrà farlo collegandosi al sito dell’ESA, tra le 14.00 e le 16.15 di oggi.
Un video dell’Esa su Herschel
Un video dell’Esa su Planck
In inglese, un video dell’Esa sulla missione
Un satellite in orbita
Dopo il sistema di allarme preventivo diffuso tramite cellulari brevettato a Tokyo e il congegno taiwanese per prevedere i terremoti, sul tema sicurezza il Giappone rilancia, confermandosi il Paese più attivo oltre che più all’avanguardia in questo campo.
In un massimo di due anni, il governo del Sol Levante ha intenzione di mettere in orbita (a soli 400 chilometri dalla terra) un massimo di cento piccoli satelliti per monitorare le condizioni atmosferiche, il traffico automobilistico sulle strade nazionali e i disastri naturali. I referenti del Ministero dell’Educazione, della Scienza e della Tecnologia e di quello dell’Economia, dell’Industria e del Commercio hanno precisato che si tratterà di satelliti multifunzionali con i quali sarà possibile aumentare la frequenza e migliorare i dettagli dei fotogrammi inviati da quelli attualmente in orbita.
La richiesta di satelliti piccoli (l’ampiezza di ogni faccia non supererà i cinquanta centimetri) e multifunzionali permetterebbe poi di restituire maggiore competitività al settore. Fino ad oggi poche aziende sono state in grado di specializzarsi nella progettazione di satelliti in virtù del loro costo elevato, ma la necessità di mettere sul mercato prototipi su scala e a prezzi ridotti potrebbe invogliare altri operatori a tentare di assicurarsi la redditizia commessa del governo di Tokyo.
I due ministeri hanno infatti annunciato che chiederanno un finanziamento extra di due miliardi di yen l’uno (in tutto circa 31 milioni di Euro) da destinare alla realizzazione del progetto. Ed è evidente che satelliti efficienti e poco costosi potrebbero presto diventare allettanti anche per molti altri Paesi che non sono in grado di costruirli autonomamente.
Infine, il governo si aspetta che nella progettazione di questi satelliti vengano utilizzati materiali all’avanguardia, convinto che il posizionamento a un’orbita bassa quale è quella a cui saranno destinati permetterà di testare senza spese aggiuntive la resistenza di questi materiali nello spazio, verificando così quali potranno in futuro essere destinati a progetti più “lontani”.
Un panorama marziano
L’equipaggio della Stazione spaziale internazionale è stato evacuato, sia pure per pochi minuti, in una navicella esterna per il rischio di impatto con un detrito, che ha fortunatamente schivato la stazione poco prima delle 18, ora italiana, di giovedì 12 marzo. I tre membri dell’equipaggio della Expedition 18 sono rimasti pochi minuti all’interno del Soyuz per poi rientrare nella Stazione spaziale a pericolo scampato.
Ma gli abitanti dell’ISS non sono i soli in prima linea nello spazio. L’Europa e l’Italia sono sempre infatti sempre più al centro della scena. Il 31 Marzo parte la prima simulazione di un viaggio verso Marte dell’Esa, l’Agenzia spaziale europea. L’esperimento, chiamato, Mars 500, prevede che sei uomini vivano per 105 giorni in condizioni di isolamento all’interno di un simulatore presso l’Istituto per i problemi biomedici (Ibmp) di Mosca. L’obiettivo è individuare e studiare i problemi psicologici e medici di una futura missione spaziale di lunga durata.
Fanno parte di questo speciale equipaggio l’ingegnere tedesco Oliver Knickel, il pilota francese Cyrille Fournier e quattro russi: i cosmonauti Oleg Artemyez e Sergei Ryazansky, il medico Alexei Baranov e lo psicologo dello sport Alexei Shpakov. Nel lungo periodo che trascorreranno nell’astronave virtuale, i sei uomini saranno immersi in diversi scenari, ideati pensando ai problemi reali che si potrebbero incontrare nel lungo viaggio verso Marte. Anche i compiti che avranno a bordo sono una simulazione dei compiti reali di un equipaggio e la comunicazione con la Terra avverrà con il ritardo di 20 minuti nell’arrivo del segnale, con il quale avvengono tutte le comunicazioni fra i satelliti in orbita attorno al pianeta rosso e i centri di controllo a Terra. A conclusione della missione, tutti e sei i partecipanti saranno sottoposti a test che verificheranno gli effetti prodotti dall’isolamento a livello fisiologico e psicologico. Lo studio pilota precede la vera simulazione del viaggio verso Marte, prevista a fine anno con un equipaggio di sei membri che vivrà in isolamento per 520 giorni.
Intanto un gruppo di astronomi britannici del Mullard Space Science Laboratory (Mssl) dell’University College di Londra ha osservato per la prima volta sul nascere un lampo gamma, ossia una delle più potenti esplosioni che avvengono nell’universo.
Il fenomeno è avvenuto in una galassia distante dalla Terra otto miliardi di anni luce ed è stato analizzato appena 251 secondi dopo la sua comparsa. Il risultato, pubblicato sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, è stato ottenuto utilizzando i dati forniti dal satellite Swift, realizzato dalla Nasa in collaborazione con Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e il Consiglio britannico per la scienza e la tecnologia (Stfc). Lanciato nel novembre 2004, Swift è riuscito a ottenere lo spettro ultravioletto di un lampo gamma battendo ogni record di rapidità in questo campo grazie al telescopio Uvot (Ultraviolet/Optical Telescope). Attualmente si ritiene che i lampi gamma siano emessi in seguito a immense esplosioni che seguono il collasso, all’interno di un buco nero, del nucleo di stelle massive che ruotano molto rapidamente. Ma questa resta un’ipotesi da dimostrare e sostanzialmente i lampi gamma sono eventi ancora misteriosi. Massimiliano De Pasquale, dell’Mssl, ritiene che d’ora in poi si potranno osservare lampi gamma finora quasi impossibili da vedere e saperne di più sulle galassie che ospitano questi fenomeni, anche se sono lontane miliardi di anni luce.
E infine c’è tanta Italia a guardare il cielo dagli osservatori privilegiati dell’Xmm e di Hubble. Quote record di tempi di osservazione con i principali telescopi spaziali, l’Xmm dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e dell’Hubble di Nasa ed Esa sono state aggiudicate da due gruppi italiani dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e dell’Università di Bologna.
L’osservatorio di Bologna dell’Inaf si è aggiudicato ben tre milioni di secondi del satellite Xmm-Newton, mentre il dipartimento di Astronomia dell’Università sempre a Bologna potrà utilizzare 177 orbite del telescopio Hubble per il programma di ricerca sugli ammassi stellari: si tratta del 18% del tempo totale a disposizione sul telescopio spaziale prima della quarta e ultima missione di manutenzione, prevista in maggio.
“Abbiamo a disposizione - spiega Andrea Comastri, che guida il gruppo di ricerca dell’Inaf - oltre 800 preziosissime ore che stiamo già sfruttando per andare a caccia dei buchi neri più invisibili, quelli oscurati da gas e da polveri. Per individuarli occorrono osservazioni molto lunghe e un’ alta sensibilità ai fotoni X molto energetici: Xmm è il satellite ideale per portarle a termine”.
Un’immagine della Terra vista dalla ISS
C’è chi tiene in ufficio un acquario e si rilassa guadando i pesci, chi invece preferisce la musica da meditazione per alleviare lo stress. Da oggi per allentare la tensione vi proponiamo un nuovo sistema: osservare la Terra dallo spazio. Potete farlo in qualsiasi momento restando fermi alla scrivania semplicemente visitando il sito della Nasa tv e scegliendo tra i canali quello dedicato alla stazione spaziale.
Grazie alle webcam installate sulla stazione, che trasmette le immagini in diretta, è possibile osservare il nostro pianeta quando l’equipaggio è riposo (approssimativamente dalle 7 di sera alle 7 del mattino, ora nostra) e per farsi un’idea dell’attività degli astronauti nelle ore di lavoro. Alternate a queste immagini c’è una mappa della Terra che dà la posizione della stazione nell’orbita terrestre. Siccome la stazione completa un’orbita terrestre in 90 minuti, si vedono da qui un tramonto o un’alba ogni 45 minuti. Quando la stazione è immersa nell’oscurità la webcam esterna potrebbe apparire nera, ma può anche fornire una visione spettacolare delle luci delle città sorvolate.
Un video per esplorare l’interno della Stazione spaziale internazionale
Un’immagine del telescopio Kepler
Oltre a essere il nome dell’astronomo tedesco che scoprì le leggi che regolano il movimento dei pianeti, Kepler è il nome del telescopio (o fotometro spaziale) che la NASA lancerà nello spazio il prossimo 5 marzo a bordo di un razzo Delta 2. Anche se
si tratta di un macchinario relativamente poco complesso (uno degli apparati più avanzati è una videocamera a 95 mila pixel, la più grande mai mandata nello spazio), la missione di Kepler è di fondamentale importanza: dovrà infatti dimostrare che nei sistemi planetari extra-solari esistono altri pianeti simili alla Terra.
Uno degli obiettivi principali della spedizione di Kepler, infatti, sarà capire quanto siano frequenti i pianeti solidi, di dimensioni simili a quelle della Terra, a una distanza dalla stella attorno a cui orbitano tale da essere in grado di ospitare acqua allo stato liquido, condizione ritenuta fondamentale per supportare la vita come la conosciamo oggi.
Non sarà un’impresa facile. Usando i telescopi terrestri, dalla scoperta del primo pianeta extra-solare nel lontano 1994, gli scienziati sono riusciti a individuarne altri 330 ma si tratta per lo più di pianeti gassosi di dimensioni enormi, più simili a Giove o Saturno. Il problema è che le dimensioni e la luminosità di una stella rendono impossibile osservare un pianeta piccolo come la Terra dalla superficie terrestre.
Anche per Kepler non sarà facile. Il telescopio dovrà essere assolutamente immobile, con il suo occhio sempre puntato nella stessa direzione. Anche per questo non si troverà in un’orbita terrestre ma seguirà la terra orbitando intorno al Sole, in modo che il nostro pianeta non si ponga mai di fronte al suo campo visivo (che misurerà 3.000 anni luce e includerà circa 170.000 stelle).
Inoltre, passando davanti ad una stella delle dimensioni del Sole, un pianeta grande come Giove ne altera la luminosità di circa l’1%. Per un pianeta delle dimensioni della Terra, l’effetto sulla luminosità del Sole è inferiore a 0,0001 per cento. Secondo gli scienziati sarà come “vedere un moscerino passare davanti a un riflettore da Stadio”.
Tanto più che per essere certi che si tratta proprio di un pianeta come la Terra bisognerà osservarlo passare davanti alla sua stella almeno 4 volte, un compito che richiederà come minimo 3 anni e mezzo. Le probabilità di successo sono comunque considerate buone: se tutte le stelle osservate avessero pianeti come la Terra nella propria orbita, Kepler ne individuerebbe circa 400. Torvarne anche solo uno, però, avrebbe implicazioni di portata storica nella ricerca della vita nell’Universo.
La navicella Shuttle Endeavour
Tra quelle che, secondo il Government Accounting Office (agenzia bipartisan del Congresso USA), sono le 13 più importanti decisioni che Obama dovrà prendere nel corso del suo mandato, ci sarà anche il futuro dello Shuttle, il veicolo spaziale riutilizzabile voluto da Nixon e varato dalla NASA nel 1979. Il programma Shuttle, che negli anni ha incluso 5 diverse navette (Columbia, Challenger, Discovery, Atlantis ed Endeavor), di cui due, Challenger e Columbia, sono andate distrutte in incidenti al decollo e al rientro, dovrà essere dismesso entro il 2010 per far spazio al nuovo programma Constellation.
Al momento, infatti, i fondi necessari per gestire lo Shuttle rendono impossibile lo sviluppo della nuova navetta che rappresenterebbe un piccolo “ritorno al passato”: un mix tra le tecnologie dello Shuttle e quelle del precedente programma Apollo. Non interamente riutilizzabile come lo Shuttle, sarà composta da un razzo di classe Ares e dalla navetta Orion, in grado di ospitare 6 persone. Nel periodo tra il 2010 e il 2015, data in cui il progetto Constellation dovrebbe essere completato, gli USA dipenderebbero interamente dalla navetta russa Soyuz - che attualmente è l’unico veicolo spaziale in grado di portare astronauti umani in orbita - per raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale, che loro stessi hanno in gran parte finanziato.
Un modulo del programma Nasa Constellation
Oltre a prevedere, con estrema lungimiranza, l’esplorazione umana di Marte, nella sua New Space Vision , George W. Bush aveva approvato un decreto che obbligava la NASA a mantenere la flotta Shuttle attiva almeno fino ad aprile 2009. A questo punto toccherà a Obama decidere se gli USA, che dagli anni ‘60 sono stati all’avanguardia dell’esplorazione spaziale, si ritroveranno “appiedati” per almeno 5 anni.
L’ironia è che gli USA hanno sprecato tempo e fondi preziosi (quasi un miliardo di dollari), tra il 1996 e il 2001, nello sciagurato programma X33 , una joint venture con Lockheed Martin (la stessa che dagli anni ’80, sviluppa il fallimentare Missile Defense System) per creare due nuovi veicoli spaziali riutilizzabili, che avrebbero dovuto sostituire la flotta Shuttle e invece sono stati cancellati dopo anni di fallimenti e preventivi errati.
Ora Obama ha ben altro a cui pensare, con un debito pubblico di oltre 10 triliardi di dollari (10.000 miliardi), in impennata dal 2000, un sistema sanitario inadeguato e la priorità dichiarata di investire prima di tutto in tecnologie per salvaguardare l’ambiente. All’inizio della sua campagna Obama aveva anche auspicato che l’avvio del programma Constellation venisse posticipato di almeno cinque anni per spostare i fondi verso programmi educativi salvo poi tornare sui suoi passi e dichiarare che “la sua amministrazione supporterà lo sviluppo di questa piattaforma vitale, assicurando che la dipendenza degli USA sulle capacità aerospaziali di altre nazioni sia limitata al minor tempo possibile”.
Venere occultato dalla Luna, in compagnia di Giove e della Stazione Spaziale Internazionale
E’ considerato uno degli eventi astronomici più belli di tutto il 2008 e sarà visibile da tutta Italia a partire da qualche minuto dopo le 17 fino alle 18.30 circa di lunedì primo dicembre. Si verificano due eventi alquanto eccezionali: saranno visibili contemporaneamente una falce di luna crescente, Venere e Giove e si verificherà, all’interno degli orari che abbiamo indicato, ma con durata variabile nelle diverse zone del Paese, il fenomeno dell’occultazione di Venere da parte della Luna.
Una congiunzione di due pianeti, molto vicini tra loro e particolarmente brillanti è un evento di per sé abbastanza raro. La vicinanza dei tre corpi celesti è ovviamente solo un’illusione ottica dal momento che la Luna dista 403,900 km mentre Venere è 371 volte più lontano (149,67 milioni di km) e Giove è 2.150 volte più lontano da noi della Luna (869 milioni di km). Nuvole permettendo i tre copri celesti dovrebbero vedersi molto chiaramente, così come dovrebbe essere ben visibile in fenomeno dell’occultazione di Venere: in pratica si nasconderà completamente dietro la Luna per poi rispuntare dall’altra parte.
“Al nord Italia”, si legge sul sito dell’Esa, “si dovrà aspettare circa un’ora e venti minuti per vedere Venere spuntare di nuovo mentre nella Sicilia sud-orientale il fenomeno sarà meno evidente e l’occultazione durerà solo pochi minuti. A Milano l’occultazione comincerà alle 17:08 per finire alle 18:24, a Roma avrà luogo dalle 17:21 alle 18:22 mentre a Catania dalle 17:44 alle 18:08″.
Ad aggiungere interesse all’osservazione del cielo ci sarà anche la possibilità di vedere per diversi giorni, da alcune zone d’Italia, la stazione spaziale internazionale. Si può cercare qui la propria città per vedere se è tra le fortunate che potranno dare un’occhiata all’ISS.