
(Credits: Village Telco)
L’entroterra australiano non è proprio il posto migliore per telefonare, a meno che non abbiate fra le mani un apparecchio satellitare. Ad Arkaroola Sanctuary, un posto dimenticato da Dio a 700 chilometri da Adelaide, c’è però chi è riuscito a mettere in piedi un collegamento telefonico che ha del miracoloso: una chiamata con un normale telefonino in un’area senza nessuna copertura di rete.
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Ci sono un italiano, uno spagnolo e un finlandese, che parlano al telefonino. Sembra una barzelletta, ma a differenza del solito, in questo caso è il nostro connazionale a fare la figura del fesso: è quello che paga di più. Continua
Siamo un Paese che non innova, e lo si capisce anche dal nostro rapporto con il web e con le tecnologie informatiche. È quanto emerge dall’ultimo rapporto Assinform, il documento che fotografa ogni anno l’andamento dell’informatica e delle telecomunicazioni nel nostro Paese. Secondo l’ultimo rilevamento, l’Italia è il Paese che conta la percentuale più alta di analfabeti del web: ben il 56% dei nostri connazionali non usa Internet, contro una media europea del 40%. In compenso siamo il secondo Paese europeo in quanto a numero di utenti “smaliziati”; il 9% dei nostri compaesani ha un’ottima dimestichezza con il web (9%), ci batte solo la Francia con il 12%. Piuttosto scarsa è l’attenzione verso i servizi offerti dalla Rete: l’Internet banking è utilizzato solo dal 12% della popolazione contro il 25% della media europea, e l’e-commerce è ancora fermo al 2% del totale delle vendite al dettaglio, quando la media europea viaggia a quota 11%.
Decisamente poco brillanti anche gli investimenti in nuove tecnologie: se nel 1998 il nostro Paese spendeva l’1,5% del valore del Pil, a fronte di una media europea attestata al 2,3%, oggi siamo all’1,7%; in dieci anni, in pratica, l’Italia ha fatto registrare una crescita di soli due decimi di punto percentuale, contro una media europea di 5 decimi di punto, con picchi di 6 e 8 decimi (rispettivamente in Gran Bretagna e Francia).
Ma come si spiega questo andamento lento? Secondo Assinform c’è in primo luogo il progressivo invecchiamento demografico e un sistema formativo non all’altezza delle sfide tecnologiche, che mantengono oltre la metà della popolazione italiana lontana dalle facilitazioni e dai vantaggi dei servizi Internet. Il problema - sottolinea Ennio Lucarelli, presidente dell’Associazione di Confindustria - riguarda il processo di digitalizzazione del Paese che avanza in modo frammentario e discontinuo, privo di una politica economica capace di puntare sull’It in termini strategici come invece è avvenuto e avviene in altri paesi: “Se nell’ultimo decennio il sintomo più evidente della regressione italiana è stato l’aumento del divario di produttività con gli altri paesi europei, una delle cause strutturali, purtroppo ancora largamente sottovalutata, sta nel non aver investito per innovare l’Information Technology italiana al fine di rilanciare l’economia, come si è fatto invece in Europa a seguito del processo di Lisbona e in molti paesi nostri concorrenti. A fronte dei programmi quadro comunitari per lo sviluppo dell’innovazione tecnologica, in Italia dieci anni di spesa It ben al di sotto della media europea hanno reso la nostra economia rigida, limitandone le capacità di crescita e di reazione ai cambiamenti”.
Il mercato italiano della telefonia mobile si conferma il primo mercato in Europa in termini di penetrazione (148 per cento) ed in termini di diffusione di servizi innovativi come mobile broadband e mobile tv, ma continua ad avanzare con fatica in fatto di banda larga. E’ quanto emerge dal tredicesimo rapporto della Commissione europea sullo stato di implementazione delle comunicazioni elettroniche negli Stati membri, secondo cui la penetrazione delle tecnologie broadband nel nostro Paese è cresciuta e si attesta attorno al 17 per cento, ma resta al di sotto della media europea del 20. Un ritardo attribuibile alla mancanza di competizione fra infrastrutture e alla posizione ancora dominante di Telecom Italia, che il Commissario Ue per le telecomunicazioni, Viviane Reding, giudica “inaccettabile“.
Guidano la classifica con il maggior numero di connessioni a banda larga Finlandia, Danimarca e i Paesi Bassi. In questi paesi, e nel Regno Unito, in Lussemburgo e in Francia, nel luglio del 2007 il tasso di penetrazione della banda larga ha raggiunto il 30 per cento ed era superiore a quello degli Stati Uniti (22,1 per cento). Il 2007 ha visto, inoltre, nascere 19 milioni di nuovi abbonamenti alla banda larga, con un volume di ricavi lordi pari a circa 63 miliardi di euro per le società di telecomunicazioni.
Secondo il rapporto della Commissione, il settore delle telecomunicazioni vale quasi 300 miliardi di euro (pari al 2 per cento del prodotto interno lordo europeo) e lo scorso anno è aumentato dell’1,9 per cento. Il 2007 ha inoltre fatto registrare, per il quinto anno consecutivo, un aumento degli investimenti nel settore, che hanno superato i 50 miliardi di euro (livello analogo a quello degli Stati Uniti e superiore agli investimenti complessivi di Cina e Giappone). In Italia il mercato delle telecomunicazioni ha raggiunto nel 2007 un valore pari a 41,3 miliardi di euro, con i ricavi provenienti dalla telefonia mobile che si sono attestati a quota a 21,7 miliardi. Al nostro paese spetta anche il primato dei costi dell’ultimo miglio, i più bassi d’Europa, pari a 7,81 euro al mese. Un risultato raggiunto grazie a offerte più trasparenti e alla riduzione dei prezzi dei servizi al dettaglio del 14 per cento.
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