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Gadget verdi e spazzatura tecnologica: le sfide dell’hi-tech

Corky, il mouse senza fili e senza batteria (Credit: Greener Gadgets)

Corky, il mouse senza fili e senza batteria (Credit: Greener Gadgets)

Quali sono i gadget tecnologici più verdi del momento? Quelli presentati alla conferenza Greener Gadgets tenutasi qualche giorno fa a New York. Oltre a un fitto programma di dibattiti e presentazioni, la conferenza ha infatti organizzato una gara per i progetti di design che meglio sanno abbinare la tecnologia alla sostenibilità ambientale. Continua

In Italia cellulari troppo cari? Con il web si può risparmiare

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Ci sono un italiano, uno spagnolo e un finlandese, che parlano al telefonino. Sembra una barzelletta, ma a differenza del solito, in questo caso è il nostro connazionale a fare la figura del fesso: è quello che paga di più. Continua

Vodafone si apre agli smartphone. A 360 gradi

Vodafone 360 (credits: Vodafone)

Vodafone 360 (credits: Vodafone)

Gli smartphone piacciono. E non solo perché lo dicono gli analisti. È ormai sotto gli occhi di tutti. Gli smartphone piacciono perché permettono di fare molte più cose di un normale telefonino: inviano e-mail, si collegano a Facebook, ci mostrano la retta via mediante il Gps e ci fanno scaricare migliaia di applicazioni, alcune utili, altre un po’ meno.
Continua

Netbook o Iphone, che cosa mi compro?

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Il mio notebook a casa è sempre sequestrato da qualcuno dei famigliari
Lo riconquisto ogni tanto, a ore strane, giusto per per tagliare e editare le foto. Per il resto, perso.

Tre netbook

Ho deciso allora di comprare due o tre netbook, la prima generazione di veri “personal” computer, nel senso che costano abbastanza poco da potercene permettere, a casa, anche uno a testa, proprio come con i telefonini.
E i netbook ormai sono ben più comodi e funzionali del primo Eee Pc Asus, il primo modello riconosciuto della categoria (a sua volta figlio, almeno nelle idee, del One Laptop Per Child). Dalla fine del 2007 sia Asus che i concorrenti (Acer, Compaq, Packard Bell, Qualcomm, Dell…) hanno sfornato decine di modelli di Netbook.

Ora siamo addirittura al momento in cui i netbook generano sottocategorie, si differenziano. Alcuni, per esempio, non usano la tastiera. Altri preferiscono farsi chiamare Smartbook, alcuni puntano soprattutto ad abbassare ulteriormente la soglia del prezzo.

Sette tipi di netbook

Pare siano addirittura sette i tipi di “computer” collocabili fra un normale telefonino e i veri e propri pc (notebook o desktop). Gli esperti, per esempio Ranjit Atwal della società di analisi Gartner, citato dall’Economist, è arrivato a dire che andiamo verso un mercato simile a quello dell’automobile con decine di opzioni per decine di esigenze e gusti diversi.

Già così, dunque, la scelta dei netbook impone alcune valutazioni.
Ma ecco che il tutto si confonde ancora di più quando arriva qualcuno a suggerire che per quello che mi serve forse “basterebbe un vero smartphone”, per esempio un iPhone.
Che come noto può fare un sacco di cose che farebbe anche un netbook. E molte altre, tenuto conto anche della qantità crescente di applicazioni disponibili.

Allora un iPhone

Be’ il suggerimento stuzzica, indubbiamente [gallery, iPhone 3GS]

Fingo comunque di considerare tutta l’offerta di smartphone, compreso il Palm Pre, il tentativo più recente di contrastare l’ascesa delle vendite dell’iPhone, oppure quanto già è in circolazione con Android, il sistema operativo di Google per telefoni intelligenti, e, ovviamente, quel che propone Nokia.

Eppure, è ovvio che la mia opzione vera sia l’IPhone.

Un iPhone costa, appunto, come tre netbook

Ma qui salta fuori ancora una volta il vero ostacolo: i costi. In parte quelli di navigazione, ma soprattutto quelli di acquisto dell’IPhone: se è vero che finirà col costarmi, complessivamente, come tre netbook.
Già, tre netbook, esattamente il numero che mi servirebbe per avere a casa, finalmente, un computer veramente personal.

Dunque, eccomi daccapo.

[nella foto: AspireOne da 11.6'', credits: Acer]

iPhone 3GS, il Super Melafonino

Gallery - Proprio mentre i suoi avversari cominciavano ad avvicinarsi minacciosamente, Apple ha estratto dalla manica l’ennesimo asso pigliatutto, quasi fosse il momento di ristabilire le distanze.
Si chiama iPhone 3GS, e visto da fuori potrebbe sembrare un iPhone come tutti gli altri. Sotto il cofano, però, ci sono tutta una serie di migliorie che ne fanno – per usare le parole di Apple - il Melafonino più veloce e potente di sempre.

Vediamole in sintesi.

Una fotocamera degna di nome

Dal punto di vista hardware la novità principale riguarda l’innesto di una nuova fotocamera da 3.2 megapixel. Che forse non sarà al passo coi tempi, ma di certo garantirà agli utenti foto decisamente più nitide rispetto alla precedente generazione di iPhone. Non fosse altro per la presenza di un sistema autofocus che abilita la messa a fuoco di qualsiasi oggetto nell’inquadratura attraverso un semplice tocco sul display. O per le funzionalità integrate di videorecording, che consentiranno di utilizzare l’Iphone per registrare filmati (fino a 30 fotogrammi al secondo) e di postarli online (anche su MobileMe) piuttosto che allegarli alle email.

Memoria da 16 e 32 Gb

Con le funzionalità fotografiche cresce anche la capacità di archiviazione. I tagli del nuovo iPhone 3GS saranno infatti da 16 e 32 gigabyte. Insomma di spazio per ospitare foto più “risolute”, video, ma anche le sempre più ricche applicazione dell’AppStore ce n’è da vendere.

Batteria potenziata

Gli attuali utenti iPhone pagherebbero oro pur di avere qualche spicciolo di batteria in più. Apple li ha accontentati inserendo nel nuovo iPhone 3GS una nuova unità che – almeno sulla carta – promette bene. Il vantaggio rispetto al passato è evidente soprattutto nelle conversazioni 2G (la cui autonomia passa da 10 a 12 ore), nei collegamenti Internet in Wi-Fi (da 6 a 9 ore), nella riproduzione audio (da 24 a 30 ore) e in quella video (da 7 a 10 ore).

Due volte più veloce

Apple dichiara una grafica 3D accelerata e una velocità doppia rispetto all’iPhone 3G; le crediamo in parola, anche se non sono state ancora rilasciate le specifiche del processore e della Ram. Certo è che se si pensa alla reattività – già piuttosto spinta - del vecchio iPhone, c’è davvero da farsi venire l’acquolina in bocca…

Per non perdere la bussola

Per i nostalgici dell’orientamento che non riescono proprio ad abituarsi a Google Maps ecco arrivare la bussola digitale. Un oggetto utile o l’ennesima trovata scenografica? Lasciamo agli utenti il giudizio.

Arriva il copia e incolla (e non solo)

Molte le funzionalità che arrivano in dote dal nuovo sistema operativo OS 3.0 sembrano essere state scritte dai detrattori delle prime due generazioni dell’iPhone. Così ecco finalmente comparare il famigerato copia e incolla e con lui tutta una serie di funzionalità che Apple aveva stranamente (o volutamente?) lasciato per strada: gli Mms, per esempio ma anche il software di riconoscimento vocale, la possibilità di orientare la tastiera in orizzontale o quella di utilizzare l’iPhone come modem Hsdpa.
Da segnalare l’innesto di una feature denominata FindMyiPhone, utile in caso di smarrimento o di furto del cellulare, e una funzione Spotlight per frugare fra tutti i contenuti del cellulare (contatti, e-mail, calendari, note, eccetera) come si fa solitamente su computer.

Prezzi

La novità è che non ci sono novità. Il nuovo iPhone 3GS verrà venduto – almeno negli Stati Uniti - agli stessi prezzi dei vecchi top di di gamma: 199 dollari per l’Iphone da 16 giga e 299 dollari per quello da 32 (ferma restando, in entrambi i casi, la necessità di sottoscrivere un abbonamento con l’operatore). Appunto, e il “vecchio” iPhone 3G? Rimarrà in produzione (nella versione 8 Gb) ma a prezzo ribassato: 99 euro .
La speranza è naturalmente che anche in Italia venga seguita la stessa logica. Per saperne di più bisognerà però aspettare il 19 giugno, data del debutto nei negozi.

Mobile World Congress: non chiamateli “telefonini”

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La fiera di Barcellona, dove si svolge il congresso della telefonia mobile
Il modello che fa il caffè, quello ancora non c’è. Ma c’è quello su cui il caffè si può versare. Per poi sciacquarlo tranquillamente in una bacinella d’acqua. Chiamarli telefonini ormai è riduttivo. Gli apparecchi in mostra al World Mobile Congress di Barcellona hanno poco a che spartire con la vecchia telefonia mobile. Sono più simili a un incrocio tra un pc portatile, un navigatore satellitare, uno stereo. Con design elaborati e applicazioni virtualmente illimitate.
Al di là dei celebrati ultimi modelli dei giganti del settore ( il Nokia N97 con Skype, ad esempio, o l’Htc con Android, o l’Ericsson Idou), dei loro touch screen sempre più user-friendly dei loro sistemi operativi sempre più complessi, alla fiera di Barcellona sono in mostra un’infinità di aziende che puntano su una sola cosa: le idee. Sia in software che in hardware. Ecco alcune delle più originali.

L’Indistruttibile: due ragazze vestite come Lara Croft (l’eroina del videogioco Tomb Raider) fermano i visitatori e gli consegnano uno smartphone. Poi gli sparano sopra con pistole ad acqua. Così parte la presentazione di I-mate, azienda che produce telefonini a prova di maldestro: sembra una televendita, con l’eccitato promoter che sbatte l’oggetto sul tavolo, gli versa sopra caffè, zucchero, ketchup. Lo lava in una bacinella, fa partire un video sul suo schermo, sott’acqua. Poi lo tira a terra e lo calpesta. E lo smartphone è come nuovo. Insomma, il concetto è chiaro.

I lussuosi: il telefonino griffato Prada di Lg sta in mostra in una vetrina, come fosse un gioiello. E la differenza è poca. In un’altra vetrina ci sono i telefonini da polso, da indossare come orologi. Anch’essi super-chic. Ma quello che attiva più sguardi è lo smartphone trasparente prodotto da Lg, ma sembra uscito da una vetreria di Murano.

Il cinema in tasca: la giapponese DoCoMo, ma anche la Samsung, presentano un microproiettore installato sul dorso del telefonino, per proiettare le immagini dallo schermo a una parete bianca. L’effetto è sorprendente. “Così si può guardare un film sul telefonino senza diventare orbi” spiega il promoter. “Ma anche giocare ai videogiochi” dice, mostrando una specie di joystick da collegare all’apparecchio. Cinema e playstation in 12 centimetri.

Per tutti: Certo, belli gli smartphone, ma abbastanza complicati. Di certo difficili da affrontare per chi, ad esempio, non ha mai acceso un computer. E così c’è chi si è specializzato nei telefonini per anziani, come l’austriaca Emporia: design minimalista, più grandi, con uno schermo a cristalli liquidi come nei vecchi modelli, pochi tasti grandi e semplici e un bottone rosso per le chiamate di emergenza. Oppure per i bambini: colori sgargianti e cartoni animati sul piccolissimo schermo per la linea “under 12″ della giapponese DoCoMo

I servizi: parallela all’industria dei cellulari di nuova generazione, si sta sviluppando quella dei servizi. Software e sistemi operativi da installare sui telefonini per qualsiasi necessità o sfizio: sono centinaia le imprese che offrono contenuti video e addirittura canali Iptv (tv personalizzata via internet) da vedere sullo schermo degli smartphone. Ci sono poi quelle specializzate in musica, videogiochi ed e-commerce, una di queste è italiana, si chiama One Italia, la sede è a Roma, “tutti i video di Tim li facciamo girare noi” spiegano, “ora abbiamo aperto sedi a San paolo e New York e sottoscritto un accordo con Endemol”.
Ma non ci sono solo i video: chi ama i fumetti Manga infatti potrà presto avere delle sorprese: la giapponese Ntt Solmare ha acquisito i diritti di molti di questi comics e li ha resi disponibili per telefonino: si potranno “sfogliare” una vignetta alla volta. Per ora l’idea non ha valicato i confini asiatici, ma chissà. Altra idea interessante è quella della tedesca extrememory: si tratta di audioguide di città in formato mp3 e dizionari caricabili inserendo una piccola scheda nel cellulare. Stupefacente anche l’applicazione venduta dall’inglese Spinvox: si tratta di un software per convertire la voce in testo. E’ disponibile in inglese, francese, spagnolo, tedesco e anche italiano. Panorama.it ha potuto provarlo e il risultato è stato sorprendente, nonostante il caos della fiera. “Il rumore di fondo viene scartato, si può mettere in testo anche un discorso durante un comizio” spiega il responsabile comunicazione di Spinvox Fabrizio Minei, “stiamo discutendo con tutti gli operatori per lanciarlo in Italia”.
Altra idea geniale, per chi opera a livello globale, è l’applicazione che converte gli alfabeti dei messaggi di testo, dal cinese all’hindi all’arabo, come quella venduta dall’americana Bitstream. E ce ne sarebbero molte altre: dalla carta di credito installata sul cellulare (la Visa ha creato Visa Mobile) alla pubblicità personalizzata in base ai gusti dell’utente e al luogo in cui si trova: “vuoi andare in pizzeria e sei in una città straniera? Ecco qua!”. Che si presta a derive Orwelliane: l’austriaca Inew-cs propone infatti un software in grado di leggere gli sms in entrata e in uscita dai telefonini degli abbonati per inviare pubblicità il più mirata possibile.
Ma il segnale che forse più di tutti rende l’idea del fermento e dell’infinità di start-up nascenti intorno agli smartphone è un altro: anche due tra le principali industrie di internet, il porno e le scommesse, hanno messo gli occhi sul nuovo mercato. Chi volesse farsi un’idea può vedere i prodotti per cellulare di “Mobile King“. Ma deve avere più di 18 anni.

LEGGI ANCHE: Mobile world congress, le prime novità, Combattere la crisi a colpi di Smartphone e guarda la GALLERY

Se il telefonino diventa una libreria tascabile

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Iphone

Leggere un libro in viaggio o in un attimo di pausa. Per farlo basta un telefonino e, eventualmente, una connessione wifi. Internet è una biblioteca immensa di testi disponibili gratuitamente. Che sono già stati adattati alla lettura dal cellulare. E ora, come racconta il New York Times, Amazon e Google hanno deciso di aggiungere alcuni scaffali virtuali: la libreria online pubblicherà 230mila titoli e il motore di ricerca, attraverso il servizio specializzato BookSearch, metterà a disposizione degli utenti più di 2 milioni di volumi.

Ma già adesso non sono poche le librerie di testi pronti per il telefonino. Come Manybooks. Per i testi scientifici, invece, può essere utile una ricerca su Scribd e Pdfgenii. Si adatta al mondo wireless anche il progetto Gutenberg, un’iniziativa portata avanti da volontari per la trasposizione in formato elettronico dei libri: presto sarà disponibile un software (Pg Mobile) per goderseli sul cellulare. Dai grandi capolavori a bestseller di nicchia.  Finora sono stati i giovani giapponesi a dare vita al caso di successo più famoso che riguarda la cultura keitai (del telefonino): sono racconti da leggere in pochi minuti tra le fermate della metropolitana che hanno spopolato tra il pubblico nipponico.

Arriva l’Obamaphone. Ma solo nei negozi del Kenya

Obamaphone

Obamaphone: sul dorso la scritta “Yes we can”

Se vi dicessero che è in vendita un telefonino con la scritta “Yes we can”, a chi pensereste? Nei negozi di Nairobi è andato a ruba il cellulare dedicato al presidente eletto degli Stati Uniti, Barack Obama. Che, come è noto, è un fan del Blackberry. Tanto da aver sfidato il cerimoniale della Casa Bianca pur di conservarlo durante la presidenza. Il nuovo telefonino che ha conquistato i giovani kenyani è nero con bordi rossi e blu. Il costo? Appena 30 dollari (22 euro circa) per un cellulare gsm con radio, giochi e torcia. Non è in vendita, però, nelle vetrine degli Stati Uniti, ma soltanto in Kenya, la nazione in cui è nato il padre del prossimo inquilino della Casa Bianca. A Nairobi, infatti, dilaga l’Obamamania. Basta guardare Google per scoprire che i cittadini statunitensi sono settimi nella classifica delle nazioni che cercano il nome dell’ex senatore democratico su internet: risultano preceduti da sei nazioni africane (Camerun, Kenya, Ghana, Etiopia, Costa d’Avorio e Angola). Proprio nel continente più povero del mondo l’elezione del nuovo presidente Usa ha risvegliato speranze.

A fabbricare l’Obamaphone è una società di Hong Kong, la Mi Fone. Che vuole rivoluzionare l’accesso alla telefonia nei paesi in via di sviluppo. Mi Fone produce cellulari a basso costo dai 17 ai 60 dollari (12-45 euro circa) e li vende sui mercati africani e asiatici. Il più economico non ha nemmeno il display e non permette di inviare messaggini: è pensato per i giovani che abitano nelle aree rurali, poco abituati a scrivere e leggere. Il modello “full optional”, invece, è sul mercato a 60 dollari ed è dotato di fotocamera.

Un reportage dal Kenya che mostra il villaggio di origine del padre di Barack Obama

Il vecchio telefonino? Lo riciclo per aiutare i paesi poveri

Persone con i cellulari
Cosa farne del vecchio telefonino abbandonato in fondo al cassetto? Non è un ferrovecchio, ma una piccola miniera che contiene quantità minime di metalli rari: da cento cellulari si può estrarre abbastanza oro per fabbricare un anello. Finora, però, pochi avevano pensato di utilizzarli come strumento di solidarietà. Al prossimo meeting di Rimini sarà possibile consegnarli per riciclarne le componenti metalliche e plastiche: una quota del ricavato andrà a Biteb, un’associazione che recupera tecnologie informatiche per il settore non profit e invia nei Paesi in via di sviluppo apparecchiature biomedicali usate.
“Così potremo completare il finanziamento dei nostri progetti” spiega Paolo Galambra, project manager di Biteb. Anzi, dalla metà di settembre l’iniziativa diventerà “per corrispondenza”: registrandosi sul sito di Biteb, si potrà ricevere a casa una busta già affrancata, grande come quelle per le raccomandate commerciali. Basterà infilare il telefonino e imbucarlo in una comune cassetta postale.

L’abitudine di riciclare i cellulari è poco diffusa: nel mondo lo fanno soltanto tre persone su cento. Ma il bacino potenziale dell’Italia è enorme perché gli abitanti della penisola ne hanno in media più di uno. Qual è il destino del vecchio telefonino? Pochi lo abbandonano nei bidoni dell’immondizia: quattro su dieci, infatti, lo conservano a casa. E, come rivela un sondaggio della Nokia, la maggior parte delle persone non decide di riciclarlo perché “non sa che esiste questa possibilità”. Eppure il 72% degli intervistati crede che riutilizzarlo sia importante per l’ambiente. Dal primo gennaio di quest’anno, inoltre, vale il principio “chi inquina paga”: la gestione dei rifiuti elettrici ed elettronici (Raee) è passata ai produttori. Ma anche i Comuni partecipano all’iniziativa: riceveranno 300 euro per tonnellata.

Rifuti elettronici arrivati clandestinamente in Africa: i metalli estratti finiscono sul mercato nero

Sta diventando un’emergenza, però, il traffico clandestino di rifiuti elettronici: migliaia di computer dismessi arrivano ogni giorno dall’Europa occidentale e dagli Stati Uniti nei porti dell’Africa Occidentale, finendo in discariche altamente tossiche dove i bambini li bruciano per estrarne metalli preziosi. E rivenderli al mercato nero. È una denuncia che arriva dalle organizzazioni internazionali DanWatch e Consumers International. Lo scarico di rifiuti hi-tech dei Paesi occidentali è in aperto contrasto con la legislazione internazionale e sta causando seri problemi di salute agli abitanti delle baraccopoli che sono sorte in mezzo alle discariche della capitale nigeriana Lagos e di quella ghanese Accra. Gli attivisti delle organizzazioni non governative sono convinti che alcuni mercanti senza scrupoli stiano accumulando illegalmente milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi nei Paesi in via di sviluppo con la scusa di esportarli per l’uso nelle scuole e negli ospedali: chiedono controlli internazionali più severi sui questo tipo di rifiuti, da cui vengono rilasciate sostanze chimiche pericolose come piombo, mercurio, cadmio e arsenico.

iPhone2: i segreti del nuovo oggetto del desiderio

Steve Jobs

di Piergiorgio (Zibri) Zambrini

Quando Steve Jobs deve fare un annuncio importante, sceglie sempre il palco del Moscone Center di San Francisco. Successe nel 1998: il numero uno della Apple mostrò al mondo l’iMac, il primo computer colorato in un mondo di scatoloni grigi. Si è ripetuto nel 2001, quando fece vedere l’iPod, il bianco lettore musicale che oggi è nelle tasche di 120 milioni di persone. Accadrà di nuovo il prossimo 9 giugno con l’iPhone 2, la nuova versione del telefonino con la mela morsicata diventato in un anno (fu lanciato sullo stesso palco lo scorso 29 giugno) oggetto del desiderio planetario. Come sarà? Cosa avrà di diverso rispetto alla prima versione? Sarà adatto per un pubblico esigente come quello italiano e, soprattutto, potrà fregiarsi delle lettere 3G che nel linguaggio dei cellulari vogliono dire connessione a internet ultraveloce?
Panorama lo ha chiesto a Piergiorgio Zambrini, “in arte” Zibri, l’hacker romano che ha violato la prima versione dell’iPhone e creato un software (scaricato da 4,5 milioni di persone) per farlo funzionare in tutto il mondo (Italia compresa). L’unico in grado di sapere in anticipo come sarà il nuovo iPhone.
iPhone reloaded
Sono state molte le supposizioni su come sarà questo nuovo gingillo: sulle dimensioni, sul peso, sul colore, sulle funzioni, sulle migliorie dell’hardware, lo spessore, la durata della batteria (qualcuno ha ipotizzato quelle solari) e la qualità della fotocamera, ma pochi finora sono stati in grado di discernere i dati concreti dai puri parti di fantasia dei blog che affollano la rete.
Cominciamo dal colore. Pare certo che l’iPhone2 sarà disponibile in tre colorazioni: nero laccato, bianco laccato e grigio satinato. Lo spessore sarà inferiore a quello attuale (11,6 millimetri), diminuzione di volume resa possibile da una risistemazione interna dell’hardware, ma soprattutto grazie a nuove batterie ultrasottili al litio. Pile che, purtroppo, saranno bloccate all’interno del guscio dell’iPhone2 e quindi non sostituibili quando esaurite (come è possibile invece per qualunque altro cellulare). Una filosofia che la Apple ha utilizzato per gli iPod.
Nuova forma. L’involucro esterno avrà un design che ricorderà quello del MacBook Air, il portatile dalla linea filante e a cuneo recentemente lanciato dalla Apple. Soluzione che lo farà apparire più sottile di quanto in effetti sia.
Sul dorso ci sarà scolpita l’immancabile mela e l’obiettivo della fotocamera, che sarà una sola. Dite quindi addio ai sogni di una seconda ipotetica fotocamera frontale che permetterebbe di effettuare videochiamate.
Il connettore per l’auricolare è probabile che sia standard e non come quello degli iPhone precedenti, che impediva di usare cuffie non prodotte dalla Apple. Nessuna modifica a controlli e tasti presenti sulla versione precedente, né per quanto concerne la posizione del microfono, né dell’altoparlante.
L’iPhone2 a cuore aperto.
Ma è all’interno dell’iPhone che ci saranno le più importanti sorprese. Aprendo il nostro nuovo amico potremo ammirare, oltre alla riorganizzazione dell’elettronica e alla batteria al litio ultrasottile, una nuova “baseband”.
Ai meno tecnologici basti sapere che è la parte dell’iPhone che si occupa di telefonare e di comunicare con l’esterno in wi-fi, Bluetooth e 3G. Le prime due sigle sono ormai entrate nel gergo comune e significano connessione a internet, auricolari e stampanti senza fili. La tecnologia denominata 3G permette al cellulare di connettersi velocemente al web utilizzando l’operatore telefonico. È su questa baseband che trova spazio il cuore del nuovo iPhone: il chip Sgold3 della Infineon (nella versione precedente era l’Sgold2).
Se questo processore sarà del tipo H l’iPhone2 potrà viaggiare sul web con velocità fino a 7 megabit al secondo (50 volte la velocità dell’attuale iPhone1). Prestazioni paragonabili a quelle di un computer di casa collegato a una linea adsl. Ma c’è di più, la compagnia telefonica australiana Telstra ha affermato di recente che l’iPhone2 potrà connettersi fino a 24 megabit sulle loro reti, lasciando tutti perplessi.
Se al posto della versione H il cuore comunicativo dell’iPhone fosse invece in versione standard, la velocità di navigazione si abbasserebbe drasticamente, permettendo connessioni non superiori a 384 kilobit al secondo. Ipotesi che renderebbe l’iPhone2 meno interessante per il pubblico italiano, visto che molti telefoni già in commercio sarebbero più veloci.
Il primo modello di iPhone2 che verrà venduto in Italia, prima dell’estate, avrà una memoria interna da 16 gigabyte (potrà contenere più di 5 mila brani musicali o 10 mila fotografie). Entro Natale arriverà un altro modello con il doppio di memoria (32 gigabyte).
Quando e quanto.
L’iPhone2 verrà annunciato il 9 giugno, ma è presumibile che venga venduto a partire dal 29 (il giorno del compleanno del suo predecessore). In Italia probabilmente lo vedremo in luglio al prezzo di 399 euro (versione 16 gigabyte) con un contratto obbligatorio di 24 mesi e in vendita solo nei negozi della Tim o Vodafone.
L’ipotesi che si potesse trovare anche negli Apple store sembra essere sfumata. Nel contratto sarà presente un’offerta su misura per la navigazione a tariffe fisse senza la quale la stragrande maggioranza delle applicazioni (email, Youtube…) avrebbe un costo proibitivo.
Uno strumento, mille applicazioni. Le vere migliorie saranno nel software. L’iPhone è un oggetto estremamente potente, ma attualmente sottoutilizzato. Il suo processore (Arm da 412 megahertz), potente quanto quello della prima Playstation, è in grado di adempiere compiti ben più complessi di quelli attualmente di serie.
È per questo che, appena acceso l’iPhone2, balzerà subito all’occhio una nuova icona, una A inserita in un cerchio: “AppStore”. Un’applicazione tramite la quale la Apple venderà nuovi programmi. Sarà, insomma, sempre meno un telefono e sempre più un palmare o una console.
Già nei mesi successivi al lancio si potranno acquistare applicazioni di lavoro come word processor, fogli di calcolo, fotoritocco, ma anche videogiochi che faranno tremare Sony e Nintendo. Società del calibro della Sega sono, infatti, già al lavoro. Basterà un clic sullo schermo sensibile al tatto per comprarle, come oggi si fa cone le canzoni sul negozio online iTunes. Stavolta però non si tratterà dei soliti videogame da telefonino, bensì di veri videogiochi tridimensionali con video fluidi a 30 fotogrammi al secondo come quelli della Playstation portatile.
Eroi virtuali e avventure saranno controllati non dalle dita, non da un joypad virtuale, ma dai movimenti della mano sfruttando l’accelerometro incorporato. Basterà inclinare e basculare l’iPhone per muovere i personaggi nel gioco.
L’anti Blackberry.
Neanche i businessmen saranno delusi. L’iPhone2 offrirà supporto per “mail push e per i server exchange”. Che nel linguaggio di chi il telefono lo deve usare vuol dire che ogni volta che vi verrà spedita una email in automatico arriverà anche sull’iPhone2. Funzione che ha reso celebre tra i manager il Blackberry e che ora lo rende un valido avversario.
Gps sì, gps no. Si è vociferato a lungo sulla possibile presenza di un gps all’interno del nuovo parto di Steve Jobs. Beh, scordatevelo. È invece prevista la connessione a gps esterni tramite Bluetooth. Chissà se i ragazzi della TomTom stanno già adattando il loro programma di navigazione anche per l’iPhone. Io scommetto di sì.
Un mondo libero? Non troppo.
La Apple ha consegnato a chi sviluppa software per l’iPhone2 gli strumenti per poterlo fare senza troppe limitazioni. Cosicché finalmente applicazioni come Skype (telefonia tramite internet a prezzi bassissimi), peer to peer (connessione diretta fra utenti per scambio di informazioni, musica e video) e applicazioni di messaggistica potranno vedere la luce.
Tutto questo probabilmente vi avrà entusiasmato, ma usando un tipo di comunicazione simile a quella di mamma Apple ho finora volontariamente tralasciato un dettaglio: vi sarà libertà nello sviluppo e nell’utilizzo? Purtroppo la risposta è no: tutto dovrà passare al vaglio della casa di Cupertino. Anche le applicazioni gratuite, gli accessori, le suonerie, gli sfondi, i temi, tutto.
Non sarà possibile, almeno ufficialmente, sviluppare un’applicazione e installarla sul proprio telefono senza pagare un balzello alla Apple e, anche in quel caso, la stessa Apple avrà sempre l’ultima parola sulla decisione di approvare o meno il vostro software.
Il codice che infatti svilupperete e testerete tramite gli strumenti di sviluppo (oltretutto disponibili solo per macchine Apple e non per pc), dopo aver pagato circa 100 dollari alla Apple, dovrà essere inviato alla società californiana in formato sorgente. Dopo essere stato controllato, ricompilato, firmato digitalmente, finalmente sarà reso disponibile sull’AppStore.
Ecco che la mela in apparenza così rossa e succosa, come quella di Biancaneve, comincia ad avere effetti collaterali e a causare un lento e invisibile avvelenamento progressivo.
Per fortuna non sono il solo su questo pianeta ad aver notato questa pericolosa tendenza e a essermi battuto per rendere realmente libero un hardware acquistato e non in comodato d’uso gratuito. L’antidoto? L’impegno del popolo della rete che cerca di eliminare “un verme” da quella che sarebbe altrimenti una buonissima mela.

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