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Il vecchio telefonino? Lo riciclo per aiutare i paesi poveri

Persone con i cellulari
Cosa farne del vecchio telefonino abbandonato in fondo al cassetto? Non è un ferrovecchio, ma una piccola miniera che contiene quantità minime di metalli rari: da cento cellulari si può estrarre abbastanza oro per fabbricare un anello. Finora, però, pochi avevano pensato di utilizzarli come strumento di solidarietà. Al prossimo meeting di Rimini sarà possibile consegnarli per riciclarne le componenti metalliche e plastiche: una quota del ricavato andrà a Biteb, un’associazione che recupera tecnologie informatiche per il settore non profit e invia nei Paesi in via di sviluppo apparecchiature biomedicali usate.
“Così potremo completare il finanziamento dei nostri progetti” spiega Paolo Galambra, project manager di Biteb. Anzi, dalla metà di settembre l’iniziativa diventerà “per corrispondenza”: registrandosi sul sito di Biteb, si potrà ricevere a casa una busta già affrancata, grande come quelle per le raccomandate commerciali. Basterà infilare il telefonino e imbucarlo in una comune cassetta postale.

L’abitudine di riciclare i cellulari è poco diffusa: nel mondo lo fanno soltanto tre persone su cento. Ma il bacino potenziale dell’Italia è enorme perché gli abitanti della penisola ne hanno in media più di uno. Qual è il destino del vecchio telefonino? Pochi lo abbandonano nei bidoni dell’immondizia: quattro su dieci, infatti, lo conservano a casa. E, come rivela un sondaggio della Nokia, la maggior parte delle persone non decide di riciclarlo perché “non sa che esiste questa possibilità”. Eppure il 72% degli intervistati crede che riutilizzarlo sia importante per l’ambiente. Dal primo gennaio di quest’anno, inoltre, vale il principio “chi inquina paga”: la gestione dei rifiuti elettrici ed elettronici (Raee) è passata ai produttori. Ma anche i Comuni partecipano all’iniziativa: riceveranno 300 euro per tonnellata.

Rifuti elettronici arrivati clandestinamente in Africa: i metalli estratti finiscono sul mercato nero

Sta diventando un’emergenza, però, il traffico clandestino di rifiuti elettronici: migliaia di computer dismessi arrivano ogni giorno dall’Europa occidentale e dagli Stati Uniti nei porti dell’Africa Occidentale, finendo in discariche altamente tossiche dove i bambini li bruciano per estrarne metalli preziosi. E rivenderli al mercato nero. È una denuncia che arriva dalle organizzazioni internazionali DanWatch e Consumers International. Lo scarico di rifiuti hi-tech dei Paesi occidentali è in aperto contrasto con la legislazione internazionale e sta causando seri problemi di salute agli abitanti delle baraccopoli che sono sorte in mezzo alle discariche della capitale nigeriana Lagos e di quella ghanese Accra. Gli attivisti delle organizzazioni non governative sono convinti che alcuni mercanti senza scrupoli stiano accumulando illegalmente milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi nei Paesi in via di sviluppo con la scusa di esportarli per l’uso nelle scuole e negli ospedali: chiedono controlli internazionali più severi sui questo tipo di rifiuti, da cui vengono rilasciate sostanze chimiche pericolose come piombo, mercurio, cadmio e arsenico.

iPhone2: i segreti del nuovo oggetto del desiderio

Steve Jobs

di Piergiorgio (Zibri) Zambrini

Quando Steve Jobs deve fare un annuncio importante, sceglie sempre il palco del Moscone Center di San Francisco. Successe nel 1998: il numero uno della Apple mostrò al mondo l’iMac, il primo computer colorato in un mondo di scatoloni grigi. Si è ripetuto nel 2001, quando fece vedere l’iPod, il bianco lettore musicale che oggi è nelle tasche di 120 milioni di persone. Accadrà di nuovo il prossimo 9 giugno con l’iPhone 2, la nuova versione del telefonino con la mela morsicata diventato in un anno (fu lanciato sullo stesso palco lo scorso 29 giugno) oggetto del desiderio planetario. Come sarà? Cosa avrà di diverso rispetto alla prima versione? Sarà adatto per un pubblico esigente come quello italiano e, soprattutto, potrà fregiarsi delle lettere 3G che nel linguaggio dei cellulari vogliono dire connessione a internet ultraveloce?
Panorama lo ha chiesto a Piergiorgio Zambrini, “in arte” Zibri, l’hacker romano che ha violato la prima versione dell’iPhone e creato un software (scaricato da 4,5 milioni di persone) per farlo funzionare in tutto il mondo (Italia compresa). L’unico in grado di sapere in anticipo come sarà il nuovo iPhone.
iPhone reloaded
Sono state molte le supposizioni su come sarà questo nuovo gingillo: sulle dimensioni, sul peso, sul colore, sulle funzioni, sulle migliorie dell’hardware, lo spessore, la durata della batteria (qualcuno ha ipotizzato quelle solari) e la qualità della fotocamera, ma pochi finora sono stati in grado di discernere i dati concreti dai puri parti di fantasia dei blog che affollano la rete.
Cominciamo dal colore. Pare certo che l’iPhone2 sarà disponibile in tre colorazioni: nero laccato, bianco laccato e grigio satinato. Lo spessore sarà inferiore a quello attuale (11,6 millimetri), diminuzione di volume resa possibile da una risistemazione interna dell’hardware, ma soprattutto grazie a nuove batterie ultrasottili al litio. Pile che, purtroppo, saranno bloccate all’interno del guscio dell’iPhone2 e quindi non sostituibili quando esaurite (come è possibile invece per qualunque altro cellulare). Una filosofia che la Apple ha utilizzato per gli iPod.
Nuova forma. L’involucro esterno avrà un design che ricorderà quello del MacBook Air, il portatile dalla linea filante e a cuneo recentemente lanciato dalla Apple. Soluzione che lo farà apparire più sottile di quanto in effetti sia.
Sul dorso ci sarà scolpita l’immancabile mela e l’obiettivo della fotocamera, che sarà una sola. Dite quindi addio ai sogni di una seconda ipotetica fotocamera frontale che permetterebbe di effettuare videochiamate.
Il connettore per l’auricolare è probabile che sia standard e non come quello degli iPhone precedenti, che impediva di usare cuffie non prodotte dalla Apple. Nessuna modifica a controlli e tasti presenti sulla versione precedente, né per quanto concerne la posizione del microfono, né dell’altoparlante.
L’iPhone2 a cuore aperto.
Ma è all’interno dell’iPhone che ci saranno le più importanti sorprese. Aprendo il nostro nuovo amico potremo ammirare, oltre alla riorganizzazione dell’elettronica e alla batteria al litio ultrasottile, una nuova “baseband”.
Ai meno tecnologici basti sapere che è la parte dell’iPhone che si occupa di telefonare e di comunicare con l’esterno in wi-fi, Bluetooth e 3G. Le prime due sigle sono ormai entrate nel gergo comune e significano connessione a internet, auricolari e stampanti senza fili. La tecnologia denominata 3G permette al cellulare di connettersi velocemente al web utilizzando l’operatore telefonico. È su questa baseband che trova spazio il cuore del nuovo iPhone: il chip Sgold3 della Infineon (nella versione precedente era l’Sgold2).
Se questo processore sarà del tipo H l’iPhone2 potrà viaggiare sul web con velocità fino a 7 megabit al secondo (50 volte la velocità dell’attuale iPhone1). Prestazioni paragonabili a quelle di un computer di casa collegato a una linea adsl. Ma c’è di più, la compagnia telefonica australiana Telstra ha affermato di recente che l’iPhone2 potrà connettersi fino a 24 megabit sulle loro reti, lasciando tutti perplessi.
Se al posto della versione H il cuore comunicativo dell’iPhone fosse invece in versione standard, la velocità di navigazione si abbasserebbe drasticamente, permettendo connessioni non superiori a 384 kilobit al secondo. Ipotesi che renderebbe l’iPhone2 meno interessante per il pubblico italiano, visto che molti telefoni già in commercio sarebbero più veloci.
Il primo modello di iPhone2 che verrà venduto in Italia, prima dell’estate, avrà una memoria interna da 16 gigabyte (potrà contenere più di 5 mila brani musicali o 10 mila fotografie). Entro Natale arriverà un altro modello con il doppio di memoria (32 gigabyte).
Quando e quanto.
L’iPhone2 verrà annunciato il 9 giugno, ma è presumibile che venga venduto a partire dal 29 (il giorno del compleanno del suo predecessore). In Italia probabilmente lo vedremo in luglio al prezzo di 399 euro (versione 16 gigabyte) con un contratto obbligatorio di 24 mesi e in vendita solo nei negozi della Tim o Vodafone.
L’ipotesi che si potesse trovare anche negli Apple store sembra essere sfumata. Nel contratto sarà presente un’offerta su misura per la navigazione a tariffe fisse senza la quale la stragrande maggioranza delle applicazioni (email, Youtube…) avrebbe un costo proibitivo.
Uno strumento, mille applicazioni. Le vere migliorie saranno nel software. L’iPhone è un oggetto estremamente potente, ma attualmente sottoutilizzato. Il suo processore (Arm da 412 megahertz), potente quanto quello della prima Playstation, è in grado di adempiere compiti ben più complessi di quelli attualmente di serie.
È per questo che, appena acceso l’iPhone2, balzerà subito all’occhio una nuova icona, una A inserita in un cerchio: “AppStore”. Un’applicazione tramite la quale la Apple venderà nuovi programmi. Sarà, insomma, sempre meno un telefono e sempre più un palmare o una console.
Già nei mesi successivi al lancio si potranno acquistare applicazioni di lavoro come word processor, fogli di calcolo, fotoritocco, ma anche videogiochi che faranno tremare Sony e Nintendo. Società del calibro della Sega sono, infatti, già al lavoro. Basterà un clic sullo schermo sensibile al tatto per comprarle, come oggi si fa cone le canzoni sul negozio online iTunes. Stavolta però non si tratterà dei soliti videogame da telefonino, bensì di veri videogiochi tridimensionali con video fluidi a 30 fotogrammi al secondo come quelli della Playstation portatile.
Eroi virtuali e avventure saranno controllati non dalle dita, non da un joypad virtuale, ma dai movimenti della mano sfruttando l’accelerometro incorporato. Basterà inclinare e basculare l’iPhone per muovere i personaggi nel gioco.
L’anti Blackberry.
Neanche i businessmen saranno delusi. L’iPhone2 offrirà supporto per “mail push e per i server exchange”. Che nel linguaggio di chi il telefono lo deve usare vuol dire che ogni volta che vi verrà spedita una email in automatico arriverà anche sull’iPhone2. Funzione che ha reso celebre tra i manager il Blackberry e che ora lo rende un valido avversario.
Gps sì, gps no. Si è vociferato a lungo sulla possibile presenza di un gps all’interno del nuovo parto di Steve Jobs. Beh, scordatevelo. È invece prevista la connessione a gps esterni tramite Bluetooth. Chissà se i ragazzi della TomTom stanno già adattando il loro programma di navigazione anche per l’iPhone. Io scommetto di sì.
Un mondo libero? Non troppo.
La Apple ha consegnato a chi sviluppa software per l’iPhone2 gli strumenti per poterlo fare senza troppe limitazioni. Cosicché finalmente applicazioni come Skype (telefonia tramite internet a prezzi bassissimi), peer to peer (connessione diretta fra utenti per scambio di informazioni, musica e video) e applicazioni di messaggistica potranno vedere la luce.
Tutto questo probabilmente vi avrà entusiasmato, ma usando un tipo di comunicazione simile a quella di mamma Apple ho finora volontariamente tralasciato un dettaglio: vi sarà libertà nello sviluppo e nell’utilizzo? Purtroppo la risposta è no: tutto dovrà passare al vaglio della casa di Cupertino. Anche le applicazioni gratuite, gli accessori, le suonerie, gli sfondi, i temi, tutto.
Non sarà possibile, almeno ufficialmente, sviluppare un’applicazione e installarla sul proprio telefono senza pagare un balzello alla Apple e, anche in quel caso, la stessa Apple avrà sempre l’ultima parola sulla decisione di approvare o meno il vostro software.
Il codice che infatti svilupperete e testerete tramite gli strumenti di sviluppo (oltretutto disponibili solo per macchine Apple e non per pc), dopo aver pagato circa 100 dollari alla Apple, dovrà essere inviato alla società californiana in formato sorgente. Dopo essere stato controllato, ricompilato, firmato digitalmente, finalmente sarà reso disponibile sull’AppStore.
Ecco che la mela in apparenza così rossa e succosa, come quella di Biancaneve, comincia ad avere effetti collaterali e a causare un lento e invisibile avvelenamento progressivo.
Per fortuna non sono il solo su questo pianeta ad aver notato questa pericolosa tendenza e a essermi battuto per rendere realmente libero un hardware acquistato e non in comodato d’uso gratuito. L’antidoto? L’impegno del popolo della rete che cerca di eliminare “un verme” da quella che sarebbe altrimenti una buonissima mela.

Sarà il Tube l’anti-iPhone di Nokia?


Dell’anti-iPhone di Nokia se ne parla da tempo, almeno da quando, sul finire della scorsa estate, la casa finlandese mostrò il video di un fanta-telefonino smaccatamente ispirato al gioiellino della Apple. Lo stesso Anssi Vanjoki, vice presidente esecutivo e direttore generale della divisione Multimedia di Nokia, aveva ammesso in quell’occasione senza falsi pudori: “se c’è qualcosa di buono nel mondo, allora Nokia lo copia”.

Ora però, c’è qualcosa di più di un semplice filmato visionario. In rete sono infatti apparse le prime immagini di un telefono – nome in codice Tube – che potrebbe davvero essere il modello designato dalla casa finlandese per rivaleggiare con l’iPhone. Il prototipo, mostrato nel corso di una convention in California, dovrebbe essere di fatto il primo vero terminale “touch” della casa finlandese, essendo basato su una versione tattile della collaudatissima Serie 60 di Symbian, il sistema operativo che fa girare tutti i cellulari Nokia di fascia medio-alta. Difficile dire per il momento se il nuovo Tube abbia le carte in regola per dare filo da torcere al cult-phone di Apple. Quelli di Nokia, naturalmente ci credono. Tom Libretto, vice presidente del Forum Nokia, si è detto per nulla intimorito dei numeri di Steve Jobs e soci e ha fatto capire che Nokia sfodererà per l’occasione tutti i suoi muscoli tecnologici. Già si parla infatti di un equipaggiamento di primissimo livello con connettività a tutto campo (accesso alle reti di ultima generazione, Tv-mobile, Wi-Fi e navigatore satellitare) e fotocamera da 5 milioni di pixel.

Non esiste al momento una data ufficiale riguardo l’uscita del Tube sul mercato. Stando ai rumors, però, il touch-screen di Nokia dovrebbe esordire all’inizio del prossimo anno; ma c’è anche chi sostiene che ben prima di quel momento Nokia potrebbe uscire allo scoperto, magari con un cellulare ancora più evoluto dello stesso Tube.

L’iPhone in arrivo in Italia: un successo annunciato con l’incognita prezzo

Il supertelefonino della Apple è la combinazione di un rivoluzionario cellulare, un iPod widescreen e un dispositivo di comunicazione per Internet<br /> [i](Foto Apple)[/i]
Gli italiani lo aspettano con l’acquolina in bocca da mesi, tanto che qualcuno non ha saputo resistere e ha fatto una scappata oltre confine per averlo fra le mani in netto anticipo sui propri connazionali. L’iPhone, forse l’oggetto tecnologico più desiderato degli ultimi anni, rimane ancora un miraggio per gli utenti nostrani, che pure in quanto a cellulari non sono secondi a nessuno. C’è chi dice che l’arrivo ritardato del versione italiana del telefono sia da collegare proprio alla maturità del nostro mercato che avrebbe imposto ai vertici di Cupertino di debuttare dalle nostre parti con un modello più evoluto (dotato per esempio di connessione Umts) per aumentare le proprie chance di successo. Ma è più probabile che il motivo dell’attesa sia dovuto alle lunghe trattative intercorse con gli operatori di casa nostra, visto che il modello di business scelto da Apple si è orientato fin da subito sulla vendita del telefono in abbinamento a precisi contratti telefonici.

A ogni modo, secondo i ben informati l’ora X sta per scattare anche qui da noi. Ma perché gli italiani dovrebbero innamorarsi dell’iPhone? Innanzitutto perché non sono indifferenti al fascino del “bello”, e l’iPhone è un oggetto dal design accattivante e funzionale. In secondo luogo, perché il cellulare sfornato dalla Apple è diverso dai suoi simili: il tanto sbandierato anti-iPhone in realtà non è ancora stato inventato.

Va detto, poi, che il telefono arriverà da noi dopo un abbondante periodo di rodaggio nel quale è stato migliorato e arricchito con nuove applicazioni create dagli sviluppatori. In ultimo gioca un ruolo determinante il fatto che dentro l’iPhone si nasconde un iPod, e questo è già di per sé un sinonimo di successo. Se poi, come si dice, in futuro Apple decidesse di mettere in commercio una versione più ricca del terminale con accesso illimitato all’intero catalogo musicale di iTunes l’effetto potrebbe essere dirompente.

A guardarla così sembrerebbe che Steve Jobs sia pronto per fare il pieno anche dalle nostre parti. Ci sono però alcuni fattori che invitano alla moderazione o se non altro a un ottimismo più velato. Il prezzo d’acquisto, sebbene non sia stato ancora rivelato, già si preannuncia elevato; e considerate le attuali buste paga degli italiani, per molti l’iPhone sarà un oggetto fuori portata, alla stregua di un bene di lusso. In secondo luogo, va detto che Apple resta comunque una matricola fra i produttori di telefonia mobile, e che molti utenti – almeno per qualche tempo – continueranno a preferire marchi più consumati, anche se magari meno attraenti sul piano del design. In ultimo occorre ammettere che il debutto ritardato se da un lato ha fatto montare l’attesa dall’altro ha permesso alla concorrenza di affilare le armi e di mostrarci alcune interessanti alternative.

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Telefonini: oggi le “geo-foto”, domani le nanotecnologie?

Nokia
Sempre meno cellulari, sempre più oggetti tuttofare. È questo il segnale che il mondo della telefonia mobile ha lanciato dal Mobile World Congress di Barcellona (probabilmente il più importante evento dedicato alle tecnologie senza fili) a tutti gli appassionati del genere. Telefonate e messaggini – e questo lo si era capito da tempo - non bastano più. Ma non ci si accontenta nemmeno delle tradizionali funzionalità multimediali, come quelle che riguardano la possibilità di scattare foto o ascoltare musica. Oggi, il dispositivo per l’utente che non deve chiedere mai deve fare di tutto: ricreare un’esperienza web simile a quella del mondo pc, permettere di consultare la posta elettronica, aggiornare i blog a distanza, localizzare gli utenti e condurli a destinazione. Il tutto se possibile con uno stile al passo coi tempi, giacché – iPhone insegna - anche l’occhio vuole la sua parte.

In quest’ottica, il touch-screen diventa l’elemento centrale sul quale costruire un nuovo rapporto fra utente e dispositivo elettronico. Ne è convinta Lg che dopo il Prada Phone, propone ora un singolare modello di controllo, non più basato su mouse e joystick di navigazione ma su pad e tasti virtuali a sfioramento. Un concetto ripreso da Samsung che con l’uscita del Soul promette addirittura un’esperienza “magica” grazie all’innesto di un touchpad Oled. E Motorola? In barba alle voci di vendita della divisione mobile rilancia la sfida e annuncia l’uscita del Moto Z6w, un cellulare super accessoriato che consente di effettuare conversazioni telefoniche e navigare sul Web senza interruzioni.
Sony Ericsson immagina un cellulare capace di semplificare la vita degli utenti, anche quella lavorativa. In questo senso sono ancora Internet e il controllo tattile gli elementi chiave per trasformare i dispositivi in veri e propri alleati digitali. Ma non solo. Il cellulare si apre a nuovi servizi di localizzazione, come nel caso del C702i Cyber Shot, un telefonino che integra un Gps e un servizio di georeferenziazione delle immagini che provvede a etichettare le foto realizzate con il cellulare con tutte le informazioni geografiche (latitudine, longitudine, coordinate satellitari) del luogo dello scatto. La pensa allo stesso modo anche Nokia, che con la sua recente infornata di modelli mette l’accento proprio sulle opportunità fornite dal geotagging e dalle risorse di navigazione integrate, non ultima la possibilità di guidare passo-passo gli utenti verso la meta desiderata. Ma c’è di più. Proprio in questi giorni la casa finlandese fa sapere di avere in cantiere un prototipo basato su nanotecnologie che potrebbe rivoluzionare il concetto stesso di telefonino. Morph – questo il nome del concept-phone progettato dal Centro di Ricerca della società in collaborazione con l’Università di Cambridge - utilizza infatti la scienza dell’infinitamente piccolo per portare avanti un’idea di dispositivo elettronico mai vista prima: un congegno realizzato con componenti elettronici trasparenti e superfici autopulenti e modellabile come un “pongo”. Eccone una dimostrazione.

Cellulari a prezzi stracciati: Nokia alla conquista dei mercati emergenti

Nokia
Cellulari a prezzi da discount? Non è la prima volta che se ne parla, ma il fatto che questa volta la proposta parta da Nokia fa discutere. Sì, perché solo fino a qualche tempo fa per la casa finlandese il telefonino era un oggetto destinato a diventare sempre più ricco ed esclusivo. Tanto che dai piani alti della società era arrivato un ordine ben preciso: creare una nuova collezione caratterizzata da terminali da funzionalità (e prezzi) di rango superiore. Ora però con l’uscita del 2600 Classic e del 1209 il numero uno dei produttori di telefonia sembra voler imboccare la strada opposta, quella che porta a una democratizzazione della tecnologia. L’obiettivo è chiaro: far sì che il cellulare diventi accessibile a tutti, anche a tutti coloro che fino a ieri lo consideravano un lusso. Lo dimostrano i prezzi dei due nuovi modelli - 65 euro per il primo, 35 per il secondo - decisamente “stracciati”, soprattutto se paragonati alle cifre da capogiro della Serie N. Un invito all’acquisto soprattutto per gli utenti dei Paesi in via di sviluppo, quali ad esempio India, Cina, Brasile, Pakistan e Vietnam, sempre più smaniosi di raggiungere gli status symbol già toccati dai mercati più maturi.
Nokia
Quello di Nokia verso i mercati emergenti è un interesse che non nasce dal caso, ma da una serie di analisi, molte delle quali si sono concentrate sul cosiddetto phone-sharing ovvero sulla condivisione del cellulare fra più utenti, un modello di utilizzo in voga in molti Paesi. Secondo una ricerca, oltre il 50% degli indiani e dei pakistani, e quasi il 30% dei vietnamiti lo utilizzerebbero. Non è un caso che fra le funzionalità dei nuovi modelli della casa ci sia la cosiddetta “rubrica multipla”, una sorta di agenda multi-utente che permette a più utilizzatori (fino a cinque) di gestire i contatti personali attraverso un unico cellulare. Vi è poi il Prepaid Tracker, altra interessante caratteristica pensata per garantire agli utenti un risparmio sui costi d’esercizio mediante il controllo minuto per minuto sul credito residuo. Non saranno gli smartphone multimediali di ultima generazione, ma la strada è ormai aperta. Per le diavolerie tecnologiche c’è tempo.

Telefonini e salute, il vero pericolo viene dal nichel

http://flickr.com/photos/ywds/310670770/
La leggenda metropolitana che il telefonino possa causare tumori cerebrali ha fatto perdere di vista un rischio più concreto, per quanto meno grave, che deriva dal suo uso. E’ quello messo in luce da un articolo pubblicato dal Canadian Medical Association Journal, che illustra un caso di dermatite allergica da contatto analizzato presso il dipartimento di dermatologia della statunitense Brown University. L’origine della patologia, in seguito all’osservazione che la reazione allergica era cessata sul volto di un ragazzo diciottenne che aveva cominciato a utilizzare un telefonino privo di parti in nichel, è stata individuata proprio in quel metallo, presente in 10 dei 23 cellulari delle diverse marche testate, soprattutto in aree come il tasto per la selezione delle funzioni, il logo del produttore e i bordi del display. Il problema, confermato anche dalle prime anticipazioni di uno studio condotto in Danimarca, diventa ancora più rilevante per il fatto che, al contrario di quanto accade, per esempio, per gli occhiali, non esiste una normativa valida su scala europea che stabilisca dei limiti alla quantità di nichel utilizzabile per la produzione delle parti metalliche dei telefonini, che spesso abbondano nei modelli dal design più alla moda. In attesa di una possibile regolamentazione, potrebbe essere utile seguire il suggerimento dei ricercatori statunitensi, quello di intervenire sui rivenditori affinché favoriscano la sostituzione dei telefonini ai clienti che soffrano di un’allergia alle loro parti metalliche documentata dal medico.

E se Motorola staccasse la cornetta?

http://flickr.com/photos/djonemore/344891801/
È stata la mamma di tutti i produttori di telefonia, ma ora potrebbe anche decidere di lasciare ad altri il compito di partorire e far crescere le nuove generazioni di cellulari. Il futuro di Motorola potrebbe essere lontano dalla telefonia, o almeno di quella fetta di business del settore wireless legata alla produzione di telefonini: questo è ciò che verrebbe da credere leggendo le ultime dichiarazioni di Carl Icahn, uno dei membri più eminenti del suo azionariato. Icahn, che attualmente detiene quasi il 3% delle partecipazioni di Motorola, e che lo scorso anno ha cercato (senza successo) di insediarsi in una delle poltrone del cda, ha infatti affermato che la vendita del settore mobile rappresenterebbe per la società un elemento di vantaggio capace di generare oltre 10 miliardi di valore addizionale per gli azionisti. A confortare le intenzioni del magnate ci sarebbero soprattutto gli ultimi risultati della divisione mobile della casa che nell’ultimo trimestre del 2007 ha fatto registrare perdite per 138 milioni di dollari, in netta controtendenza con i dati del comparto delle infrastrutture per le reti domestiche e delle soluzioni per la mobilità d’impresa che hanno invece raggiunto incrementi di crescita rispettivamente del 6 e del 47 per cento. Delle tre divisioni, quella dei dispositivi mobili è l’unica che al momento risulta in perdita, rivela EETimes, sottolineando la scarsa attitudine dei progettisti della casa americana rispetto ai colleghi finlandesi e asiatici a rinnovare il proprio parco prodotti per concentrarsi su quei modelli che catturano l’attenzione degli utenti (prima lo StarTac e poi il Razr). “Motorola è la versione pallida dell’azienda che era un anno fa”, ha dichiarato Carolina Milanesi, direttore dell’area ricerche sui dispositivi mobili di Gartner, che suggerisce al colosso americano di irrobustire quanto prima il proprio portfolio di modelli.
Seppur pesantissima, quella di Icahn resta naturalmente solo una voce all’interno di un coro piuttosto variegato. Per le sorti della società risulterà fondamentale anche l’opinione degli altri azionisti, alcuni dei quali hanno già espresso il loro parere negativo sulla possibilità di uscire dal business dei telefonini, considerato anche il danno di immagine che ne potrebbe scaturire. In fondo Motorola resta pur sempre il terzo produttore mondiale di telefonini (dietro Nokia e Samsung), e circa la metà delle sue vendite è legata proprio al settore dei device mobili.

N82, il telefono di Nokia che sfida le fotocamere


La sua uscita è stata accompagnata da una serie interminabile di rumors, che già a partire da questa primavera hanno stuzzicato l’appetito degli appassionati di tecnologie mobili. Ora Nokia ha finalmente tolto i veli alla sua creatura: si chiama N82 come sostenevano i ben informati, non sarà rivoluzionario come l’iPhone ma integra tutta una serie di funzionalità di eccellenza che detteranno le linee guida dei prossimi prodotti della casa finlandese.
In primo piano le prestazioni fotografiche che, secondo il quartier generale di Nokia, permetteranno al nuovo nato della Serie N di vedersela non solo con i cameraphone più attrezzati, ma addirittura con le fotocamere digitali di tipo compatto. A indurre i vertici dell’azienda a tanto ottimismo sono soprattutto le dotazioni hardware del telefono, dall’obiettivo Carl Zeiss da 5 megapixel al flash allo xenon, dal sistema di autofocus con assist lamp per la messa a fuoco in condizioni di luce critica alla possibilità di realizzare video clip ad alta risoluzione (fino a 30 fotogrammi al secondo e 640 x 480 pixel).


Altro pezzo forte della dotazione è il sistema di navigazione integrato che comprende un ricevitore A-Gps, il software Nokia Maps e una versione di prova del servizio di localizzazione guidata offerto dalla casa. Già inclusa nel corredo una banca dati con circa 15 milioni di punti di interesse come bar, ristoranti e aree di servizio, e una funzione che permette di scattare delle istantanee delle mappe digitali per poi inviarle in forma di Mms ad altri utenti.

Sul piano funzionale, l’N82 riprende per buona parte l’eredità degli ultimi modelli della serie N, con l’aggiunta di qualche apprezzabile dettaglio, come per esempio il sensore per l’orientamento automatico del display (in orizzontale o in verticale, a seconda dell’utilizzo) o il tasto per il caricamento rapido delle foto e dei video. Da citare infine la compatibilità con tutti i servizi di Ovi, la piattaforma per la distribuzione online dei contenuti multimediali, creata questa estate da Nokia per la vendita e la condivisione di musica, immagini, giochi e mappe.

Il prezzo, di circa 600 euro, colloca il nuovo N82 nella fascia alta del mercato dove presumibilmente si andrà a posizionare anche l’iPhone; ma la concorrenza per il nuovo prodotto di Nokia arriva soprattutto dai produttori asiatici, e in particolare da Samsung ed Lg, che con l’uscita rispettivamente del G800 e dell’U990 Viewty entrano di diritto nell’arena dei cameraphone in una sfida all’ultimo megapixel.

Ecco come sarà Android, l’anima del GPhone

http://www.flickr.com/photos/dannysullivan/1876552468/
Il GPhone, il telefonino secondo Google, muove i suoi primi passi. Dopo aver svelato i suoi piani, la casa di Mountain View ha infatti rilasciato il primo kit di sviluppo di Android, la piattaforma basata su Linux sulla quale gireranno tutti i cellulari abilitati ai servizi della grande G. A dare linfa vitale al progetto ci saranno ben 10 milioni di dollari che usciranno dalle casse della stessa Google per finanziare le applicazioni che vestiranno la piattaforma.
Ma come sarà in concreto il sistema operativo che Google farà debuttare dopo la metà del prossimo anno? Andy Rubin, direttore dell’area piattaforme mobili di Google ha rivelato in un’intervista a News.com che rispetto a tutti i sistemi operativi attualmente in commercio, da Symbian a Windows Mobile a Palm, Android sarà in primo luogo più aperto; potrà funzionare su tutti i dispositivi che lo monteranno a prescindere dalle differenze dello schermo, della tastiera e del pad di navigazione. L’Open Handset Alliance - la mega alleanza che coopererà al progetto di sviluppo di Android - dovrà per questo motivo accertarsi che non ci siano inefficienze alla base del progetto. “Sarà una piattaforma molto flessibile”, ha puntualizzato Rubin, “che si baserà sui cosiddetti mashup (i servizi web nati dalla fusione di più applicazioni), permettendo così agli sviluppatori di incrociare e mischiare le proprie esperienze”.
Sul modello di business che permetterà a Google di ottenere il ritorno di un investimento di questa portata, non ci sono dubbi: “L’obiettivo è far sì che l’utilizzatore di ogni telefono cellulare abbia ovunque la possibilità di avere accesso ai servizi di Google”, chiarisce Rubin, specificando che “la piattaforma non integrerà una componente specifica per il direct-advertising ma che permetterà in sostanza agli utenti di avere accesso alla pubblicità allo stesso modo di come attualmente fanno da pc”.

Insomma Google sembrerebbe aver studiato ogni mossa alla perfezione per dare del filo da torcere ai mostri sacri del software telefonico. Che però, almeno per il momento, non sembrano mostrare alcun cenno di preoccupazione, anzi. Symbian liquida il GPhone come l’ennesimo esperimento basato su Linux: “È come un raffreddore, ogni tanto gira, ma poi si ritorna al lavoro”, ha dichiarato John Forsyth, uno dei più autorevoli strateghi della società, sottolineando la scarsa esperienza di Google in ambito mobile.
Ancor più irriverente il commento di Microsoft, per voce del suo Ceo Steve Ballmer: “Il GPhone? Per il momento è solo un comunicato stampa, al contrario di Windows Mobile che è invece un grande software, con milioni di clienti e molti dispositivi a disposizione”. Il discorso però cambia quando si parla di servizi di ricerca e pubblicità. “In queste aree”, ammette il numero 2 di Microsoft, “il leader è Google e noi siamo gli sfidanti”. Non è un caso che la società di Redmond abbia acquisito a carissimo prezzo Aquantive, uno dei più noti provider americani per la pubblicità digitale, in quella che qualcuno ribattezzò a suo tempo la mossa della disperazione di Microsoft.

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