Una rappresentazione del modello di Snowball Earth
Come fra gli esseri umani, anche in natura accade che gli amici di ieri diventino talvolta i nemici di oggi. Lo sostiene, a proposito dell’anidride carbonica, Philip Allen, docente presso il dipartimento di Scienze della Terra dell’Imperial College di Londra e coautore di uno studio pubblicato sull’ultimo numero di Nature Geoscience. Il gas serra che desta tante inquietudini tra quanti hanno a cuore l’ambiente, mostrò infatti il suo lato virtuoso nel Periodo Cryogeniano, compreso all’incirca tra 840 e 635 milioni di anni fa, durante il quale contribuì a evitare alla Terra una glaciazione completa e mortale. Questa teoria si contrappone all’ipotesi della Snowball Earth, (letteralmente “Terra palla di neve”), che teorizza invece un pianeta rimasto allora totalmente congelato per milioni di anni, in seguito a una inarrestabile reazione a catena che lo raffreddava sempre di più con l’avanzata dei ghiacciai. Allen è infatti convinto, sulla scia di recenti ricerche realizzate all’università di Toronto, che con la discesa della temperatura sulla superficie terrestre l’ossigeno fu attirato nell’oceano, dove ossidò della materia organica, liberando anidride carbonica nell’atmosfera. “Nella dinamica del mutamento climatico”, sintetizza Allen, “il biossido di carbonio può essere ad un tempo santo e peccatore. Oggi siamo tanto preoccupati per il riscaldamento globale e per i danni che questo gas serra sta facendo al nostro pianeta. Che tuttavia, circa 600 milioni di anni fa, probabilmente salvò insieme alle sue elementari forme di vita da una gelida estinzione”. Lo studioso spera di mettere in discussione una teoria come quella della Snowball Earth che molti scienziati ancora ritengono corretta, a dispetto delle sue contraddizioni. L’allarme attualmente destato dall’anidride carbonica in materia di inquinamento rischia di far dimenticare che il passato più remoto della Terra rimane per molti aspetti da comprendere, compito in cui potrebbe farsi strada una distorsione interpretativa che impedisce di relativizzare quella che oggi è una minaccia in quanto ne è stato alterato un ruolo naturale non necessariamente negativo.
![[color=red][b]5 MILIARDI DI ANNI[/b][/color] Il sole morente diviene una stella gigante rossa. Inizia il suo processo di espansione, che brucerà tutti i pianeti intorno. La Terra evaporerà .<br /> [i](Illustrazioni di Stefano Carrara / Panorama)[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/upload/foto-settembre/the-world-without-us/normal_world-without-us06.jpg)
di Antonio De Blasi
Quando una stella si avvicina alla propria fine, diventa una gigante rossa. E per i pianeti che orbitano intorno, se esistono, non sono bei momenti. Fra 5 miliardi di anni il nostro Sole diventerà una gigante rossa, e i pianeti più interni verranno vaporizzati. Compresa la Terra.
O forse no. Il destino che attende il nostro mondo (anche se noi non ci saremo più) potrebbe non essere così infausto. La speranza viene, infatti, dalla scoperta di un pianeta gassoso, V391 Pegasi b, che orbita tranquillamente intorno a un astro morente, la stella V391 Pegasi, a circa 4.500 anni luce da noi. Ad averlo individuato è un team di astrofisici guidati da un italiano, Roberto Silvotti dell’Inaf-Osservatorio di Capodimonte. La scoperta è pubblicata sull’ultimo numero di Nature.
V391 Pegasi è una stella di 10 miliardi di anni, con una massa pari alla metà di quella del Sole e una temperatura superficiale di 30 mila gradi. Una volta esaurita, nel nucleo, la sua riserva di idrogeno, si è espansa, aumentando di volume, diventando più luminosa ma anche più fredda e più rossa. “La scoperta dimostra, per la prima volta, che un pianeta come Pegasi b, distante appena 1,7 volte la distanza media della Terra dal Sole, può sopravvivere alla drammatica fase di gigante rossa” spiega Silvotti. Quando il nostro Sole giungerà alla fine del ciclo, le possibilità sono due: il vento solare e la riduzione dell’attrazione gravitazionale potranno spingere la Terra su un’orbita più esterna, dove sarà solo sfiorata dagli «eventi». Seconda possibilità, resterà nella sua orbita attuale. In tal caso, insieme a Mercurio e Venere, verrà inghiottita dal Sole e vaporizzata. La “fortuna” di Pegasi b potrebbe far propendere per la prima ipotesi: se la Terra avrà modo di allontanarsi fino a circa il doppio della sua attuale distanza dal Sole, potrà forse continuare a esistere.
- Tags: Acqua, ambiente, anidride-carbonica, aria, atmosfera, clima, emissioni, foreste, inquinamento, ipcc, oceani, Onu, pianeta, riscaldamento, scienza, terra
-

Il clima è uno dei temi che più calamita dibattiti e discussioni.
Agli estremi, l’enfasi di chi prevede un’apocalisse ambientale (l’ultimo allarme viene da uno studio inglese e prevede 1 miliardo di profughi nel 2050 a causa dell’effetto serra) e l’indifferenza di chi nega qualsiasi problema. Siamo sommersi da previsioni più o meno attendibili e parole più o meno sensate. Forse conviene fermarsi a riflettere: perché liberarsi dai luoghi comuni è il primo passo per prendere le decisioni giuste. Partiamo dalle cifre:
Le cifre contenute nelle conclusioni del 4° Rapporto (qui il .pdf) dell’Ipcc (Intergovern-mental panel on climate change) dell’Onu rese note tra febbraio e maggio 2007:
- Dal 1750 a oggi sono stati immessi nell’atmosfera circa 1.400 miliardi di tonnellate di anidride carbonica (CO2).
- Il 57% è stato assorbito da oceani e foreste. Il 43% è rimasto in atmosfera.
- Negli ultimi 150 anni la concentrazione di gas serra in atmosfera è passata da 280 parti per milione a 380.
- La temperatura globale è salita di 0,6 °C. Secondo l’Ipcc, il riscaldamento è causato
per il 90% dalla concentrazione di gas serra nell’atmosfera.
- In base alle proiezioni, entro fine secolo la temperatura media della Terra potrebbe salire da 1,8 gradi centigradi a un massimo di 6,4 gradi. Diminuire le emissioni inquinanti sarebbe possibile, secondo alcuni, riducendo il pil mondiale annuo almeno dello 0,12% (del 3% entro il 2030).
Forse esiste un’altra Terra, un pianeta in cui le condizioni ambientali potrebbero aver reso possibile la nascita della vita, grazie a una vicina stella. Pianeta e stella sono stati chiamati rispettivamente (e col minimo sforzo di fantasia) Gliese 581c e Gliese 581. Il primo, che ha una massa pari a 5 volte quella terrestre, orbita intorno alla seconda, che è una nana rossa (una stella più fredda del nostro Sole) posta a circa 20 anni luce di distanza dal nostro sistema solare. A fare la scoperta è stato un gruppo di astronomi europei dell’osservatorio di La Silla, in Cile.
Non è la prima volta che gli scienziati gridano al miracolo pensando di aver individuato il nostro pianeta gemello, che come la Terra sia stato baciato dalla fortuna e si trovi in una posizione che renda la sua atmosfera e la sua temperatura compatibili con la vita. Più di 200 pianeti esterni al nostro sistema solare sono già stati trovati, ma tra tutti questi, l’ultimo scoperto sembra quello che ha le maggiori affinità con la Terra.
Il nuovo pianeta è in realtà più vicino alla sua stella di quanto Mercurio non lo sia al Sole, ma siccome Gliese 581 è una stella meno calda, la maggior vicinanza non determinerebbe temperature troppo elevate. In 13 giorni il pianeta completa la propria orbita intorno alla sua stella, che però ha intorno a sé anche altri corpi celesti: in passato ne erano stati avvistati altri due.
Nella comunità scientifica c’è già chi pensa alla possibilità di organizzare una spedizione. Ad esempio mandando a dare un’occhiata il Terrestrial Planet Finder della Nasa, equipaggiato con una strumentazione adatta a bloccare la luce proveniente dalla stella così da rendere visibili i pianeti che la circondano.
Le nane rosse come Gliese 581 sembrano essere le migliori candidate ad avere attorno a sé un pianeta che possa definirsi simile al nostro. E se fosse proprio quello appena scoperto, chi saranno i primi a metterci piede? Quanti anni ci vorranno prima di avere le tecnologie necessarie e a raggiungerlo in tempi umani e stabilirvi una colonia? Qualcuno si sta gà attrezzando.
Al Seti Institute, dove si cercano segnali dell’esistenza di vita extraterrestre sotto forma di onde radio, hanno già puntato le antenne in direzione di Gliese 581. Per partecipare alla ricerca e dare una mano agli astronomi, basta andare sul sito, scaricare l’apposito programma e aiutare gli scienziati ad analizzare i dati in arrivo dai radiotelescopi. Chi invece vuole osare di più e prepararsi a sbarcare armi e bagagli sulla Terra2, può cominciare a risparmiare per pagarsi un’esperienza spaziale: quella offerta dalla società Zero Gravity che con un Boeing 727 è in grado di simulare un volo spaziale in assenza di gravità. Partenze dall’aeroporto internazionale di Las Vegas o dal Kennedy Space Center in Florida: l’esperienza costa 3.500 dollari e include dal dvd dell’evento, al merchandising, al party post-volo. Da metà maggio i comuni mortali potranno prenotare un posto in uno dei 187 punti vendita Sharper Image. I vip stanno già apprezzando: proprio oggi a sperimentare l’assenza di gravità sarà lo scienziato Stephen Hawking.
- Tags: Acqua, ambiente, cambiamenti, catastrofe, clima, dati, deserti, Giornata-mondiale-pianeta, Kirstin-Dow, naturale, Onu, scienza, sete, terra, Thomas-Downing, uragani
-

Il 22 aprile 174 paesi al mondo celebrano la Giornata mondiale della Terra (Earth day). Un evento che ha quest’anno risonanza particolare: i cambiamenti climatici stanno modificando l’aspetto del nostro pianeta a ritmi senza precedenti, e con costi economici, culturali, ambientali.
Lo conferma il volume Atlas of climate change, di Kirstin Dow e Thomas Downing (pubblicato negli Stati Uniti): dal 2000 sono state 55 mila le vittime in vari paesi del mondo per le temperature eccessive e gli eventi estremi, e 30 mila i morti per inondazioni. Secondo dati provenienti dall’International disaster database, non solo l’incidenza di cicloni e uragani è aumentata in misura considerevole dagli anni 60, ma è cresciuta la loro intensità e durata, e il numero di vittime che provocano ogni anno.
Un’altra emergenza è quella delle terre ingoiate dal mare, a causa dell’innalzamento delle acque. Uno dei casi più eclatanti è quello dell’arcipelago di Tuvalu, nel Pacifico, che rischia di essere sommerso in seguito allo scioglimento di ghiacci ai poli.
E la minaccia non riguarda solo le isole oceaniche. In Italia il 79 per cento della popolazione abita sulle coste. Secondo il saggio di Dow e Downing, a Venezia gli episodi di acqua alta in piazza San Marco sono oggi 50 volte più frequenti degli inizi del ‘900.
Come ricorda l’ultimo rapporto Onu sul cambiamento climatico (qui il .pdf), le quantità di gas serra in atmosfera hanno provocato un aumento di calore dall’epoca della rivoluzione industriale di 1,2 watt per metro quadrato; entro il 2050 si potrebbe arrivare a 4 w/mq.
Purtroppo i combustibili di origine fossile, i principali responsabili del disastro ambientale, sono ancora oggi la fonte prevalente per produrre energia.
