
Un preservativo, simbolo della lotta contro il virus Hiv
No, tanto io non ce l’ho. Non sono mica gay o tossico. Ne sei proprio sicuro?
Sai quella biondina che ti sei rimorchiato l’altra sera? Sei certo che fosse sana come un pesce? Beh, se è un po’ che non lo fai, è il momento di fare un controllino…
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Tutelare la salute degli esseri umani senza mettere a repentaglio quella degli animali è l’obiettivo che, nei cinque anni dal 2008 al 2012, sarà perseguito da un nuovo piano (file pdf) presentato negli Stati Uniti dall’Iccvam (Interagency Coordinating Committee on the Validation of Alternative Methods), l’agenzia federale che dal 1997 si occupa dello sviluppo e della validazione dei test tossicologici alternativi alla sperimentazione animale, tradizionalmente impiegata per valutare la tossicità di farmaci e cosmetici. I metodi alternativi sono quelli che rispettano in misura più o meno ampia la regola delle 3R, vale a dire la riduzione del numero di animali impiegati nei test, il raffinamento delle procedure in modo da ridurre la loro sofferenza, e il rimpiazzo degli animali con metodi sostitutivi. L’alleanza con le aziende e con altre agenzie nazionali e internazionali è la via che sarà seguita dall’Iccvam nel prossimo quinquennio per promuovere l’adozione di nuove tecnologie di valutazione della tossicità dei prodotti che siano in parte o del tutto indipendenti dalla sperimentazione animale, a partire per esempio dalla tossicogenomica, che si serve di materiale biologico umano per analizzare le alterazioni indotte dalle sostanze chimiche nelle funzioni dei geni, ricavando così il grado di pericolosità di queste sostanze per l’intero organismo, con riduzione di tempi e costi rispetto ai test su animali. Nella lista di priorità che in questo modo l’ente statunitense intende soddisfare, rientra in particolare la valutazione di nuovi test di sicurezza non solo per i danni più immediati che i componenti chimici dei prodotti possono arrecare agli occhi o alla pelle, ma anche per quelli possibili a lungo termine, come tumori, sterilità e malformazioni congenite.

Nuovo passo avanti verso l’abolizione della vivisezione nella ricerca cosmetica.
L’Ecvam, l’agenzia dell’Unione Europea incaricata di determinare la validità di sistemi alternativi alla sperimentazione sugli animali, ha approvato, dopo lunghe verifiche, cinque metodi che sostituiranno d’ora in poi il “test di Draize” (uno dei più dolorosi, che consiste nel versare gli ingredienti dei cosmetici negli occhi e sulla pelle dei conigli per valutare in quali dosi provochino irritazione).
Come riferisce la rivista New Scientist, i laboratori dell’Ecvam, che hanno sede a Ispra, in Lombardia, hanno dimostrato che il test si può tranquillamente sostituire con altri 5 metodi: due utilizzano colture cellulari al posto delle cavie, altri due prevedono l’uso di tessuti animali scartati dai mattatoi, l’ultimo consente solo di ridurre il numero di cavie impiegate, valutando la pericolosità dei singoli ingredienti del prodotto.
Il “test di Draize” diventa quindi illegale, almeno per l’Unione Europea, che nel 2009 metterà al bando la maggior parte degli esperimenti su animali nella ricerca cosmetica.
Per gli animalisti è una buona notizia, ma c’è ancora molto da fare. “Siamo contenti che l’Ecvam abbia sbloccato le richieste di approvazione in sospeso da tempo”, commenta Roberto Cavallo, del Collettivo Animalista. “Finalmente si elimina l’uso di conigli per questi test che presentavano vari problemi anche da un punto di vista scientifico, primo tra tutti il fatto che la pelle di un coniglio è diversa da quella umana, con gravi rischi anche per la nostra salute”. E proprio su questo aspetto si concentrano sempre più spesso i difensori degli animali. Sempre più numerosi sono i ricercatori che mettono in dubbio la validità del modello animale applicato all’uomo, non solo nella ricerca cosmetica, ma anche in quella medica. Gli ambienti scientifici sono divisi. Molti esperti sottolineano che se non si facessero esperimenti sulle cavie, i nuovi ritrovati finirebbero per essere testati direttamente sull’uomo. Altri replicano che è proprio il fatto che vengano utilizzati animali, anziché colture di cellule umane, a far sì che la vera cavia finisca per essere l’uomo, una volta che il prodotto è stato immesso sul mercato.
In ogni caso, la distanza tra esseri umani e animali si assottiglia proprio grazie alla scienza, che ha dimostrato come il patrimonio genetico dei macachi sia uguale al nostro per il 97,5%.
E proprio in base a questa considerazione, un gruppo di animalisti austriaci ha chiesto al Tribunale di Vienna di dichiarare “umano” uno scimpanzé ospite del loro rifugio.

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