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Tiscali

Nel futuro della tv ci sarà sempre più Internet


La tv, intesa nel senso più tradizionale del termine, è destinata a morire? Lo si dice da anni, e alla fine non è mai successo. In ogni caso, è certamente presto per recitare il de profundis a un oggetto che a tutt’oggi rimane ancora saldamente attaccato al suo vecchio antennone nei salotti di mezzo mondo. Qualcosa però sta cambiando. Colpa o merito della IpTv, la televisione che viaggia sulla banda larga di Internet proposta dai provider delle telecomunicazioni. L’IpTv non può essere più considerata la televisione del futuro, perché sta già vivendo il suo presente. Almeno questo è ciò che dice Peter White, fondatore e primo analista di Rethink Research Associates, secondo cui il numero di utenti IpTv è destinato ad aumentare nei prossimi cinque anni dagli attuali tre milioni a più di 50 milioni, grazie all’interesse suscitato dai servizi aggiuntivi resi possibili dalla comunicazione via Internet.

Un mercato che anche in Italia si sta muovendo, anche se attualmente le uniche proposte di tv via Internet arrivano da Telecom e da Fastweb. La prima ha nel suo carniere l’offerta Alice Home tv adsl proposta a 41,90 euro al mese in abbinamento con un collegamento adsl da 20 megabyte, un decoder e un modem Wi-fi; la seconda ha invece appena rinfrescato la sua IpTv proponendola anche come servizio stand alone (sganciato cioè da qualsiasi offerta di banda larga) a un prezzo di 20 euro al mese. Ma il panorama è destinato ad aprirsi ben presto con l’arrivo di nuovi operatori. Tiscali e Wind sono già pronte a fare il loro ingresso sul mercato, poi si vedrà. In materia, poi, i prezzi di Telecom della cosiddetta banda metropolitana potrebbero fare la differenza. Si vedrà.

Il fermento è forte non solo fra gli operatori delle telecom, ma anche fra tutti quegli attori che in un modo e nell’altro possono contribuire a far volare le quotazioni della tv su protocollo Ip. È il caso di Microsoft per esempio, che prima dell’estate ha rilanciato la sua piattaforma di sviluppo per gli operatori che fanno o faranno IpTv. Mediaroom, questo il nome della tecnologia sviluppata dalla casa di Bill Gates, aggiunge ai tradizionali elementi della tv a banda larga - come i programmi in diretta e i cosidetti video on demand - la possibilità di sviluppare servizi evoluti di tv interattiva, portali dinamici e giochi, e offre alle telecom l’opportunità di fare “Personal media sharing” che tradotto in soldoni significa poter trasferire i contenuti multimediali – come le foto e i file mp3 – dal pc al televisore di casa. Anche Motorola sta investendo fior di quattrini nel settore, come dimostra l’acquisizione di Kreatel Communications, specializzata in decoder e alcune startup del settore come Modulus Video e Tut Systems, mentre Samsung ha annunciato la nascita di un consorzio con sette compagnie di gaming coreane per la creazione di una personalissima gamma di box interattivi con videogiochi già preinstallati. Insomma, si sperimenta. Anche in Italia, per esempio, come dimostra N3tv.

Tutto farebbe presagire dunque a un futuro dalle tinte davvero rosee. Ma la strada per l’affermazione dell’IpTv potrebbe non essere così in discesa. Qualcuno sostiene che l’attuale strategia degli operatori sia troppo orientata sulle prestazioni più che i sui contenuti e sui servizi. Ma la minaccia maggiore per l’IpTv potrebbe arrivare da Internet stesso, o meglio dalla Web-tv, la tv che si vede sul computer attraverso il peer to peer e che per alcuni è la vera erede del tubo catodico. La Web-tv sembra una normale trasposizione del televisore sul pc, ma in realtà è qualcosa di più: può contare su una quantità di canali decisamente più vasta e contenuti on demand come in una tv via cavo, e per di più gratis. Il tutto condito da tutti quegli strumenti tipici del mondo di Internet che portano gli utenti a interagire fra loro. Gli esempi più maturi di questa frontiera di trasmissione si chiamano Joost e Babelgum, due televisioni peer to peer che possono essere visualizzate tramite due semplici programmini. La prima, partorita dai fondatori di Skype vanta già accordi di primissimo piano con alcuni big del mondo mediatico, da Viacom (la grande rivale di YouTube) a Cbs alla Warner Bros. Analogo il discorso per Babelgum, nata da un’idea di Silvio Scaglia, il fondatore di Fastweb, e che rispetto alla prima è più orientata verso le produzioni di qualità. E lo scacchiere si sta rinfoltendo di giorno in giorno con l’arrivo di nuove realtà, come per esempio VeohTV, Miro, Zattoo, Bbtv, Jalipo, senza contare l’ultimo affondo dell’onnipresente Microsoft, che con LiveStation vuole dire la sua anche su questo versante. Comunque vada a finire una cosa è certa: nel futuro della televisione ci sarà sempre più Internet.

Grazie a Telecom, Tiscali diventa operatore mobile

Un accordo di collaborazione con Telecom permetterà a Tiscali di aggiungersi alla lista degli operatori mobili presenti sul nostro territorio. In realtà la compagnia sarda non diventerà una vera e propria mobile company al pari di Tim, Wind, 3 e Vodafone, ma un operatore virtuale, ossia un provider di rete fissa abilitato – grazie al supporto offerto dalle reti Telecom – a offrire servizi di telefonia mobile, sia in Italia che all’estero. Per la società, si tratta di un passo decisivo verso il completamento di una proposta commerciale che fino a oggi si è focalizzata soprattutto sulle attività di rete fissa. L’obiettivo numero uno è naturalmente quello della convergenza fisso-mobile, chiave di volta per offrire servizi alternativi a quelli attualmente offerti dagli operatori nostrani, compresi quelli di Telecom Italia. Il tutto nella più completa autonomia, sia per ciò che riguarda i prezzi che per la modalità di erogazione dei servizi.

Quello dei cosiddetti operatori mobili è un fenomeno in piena evoluzione che ha già portato alcuni marchi illustri della grande distribuzione, come Coop e Carrefour, a firmare accordi di collaborazione con le compagnie di telecomunicazione per offrire servizi di mobilità, con tanto di sim e prefissi proprietari. È la prima volta, però, che la notizia riguarda un operatore di rete fissa.

Il futuro di Facebook

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